Opel Firenze Rocks, dalla carbon footprint alla city footprint
La sostenibilità tra energia, mobilità, dati e coinvolgimento del territorio.

di Chiara Benedettini
L’approccio alla sostenibilità nei grandi eventi è cambiato molto negli ultimi anni: in passato l’attenzione si concentrava su aspetti visibili come la raccolta differenziata o l’utilizzo di energie rinnovabili, oggi l’approccio si sta evolvendo verso modelli più strutturati, basati sulla misurazione scientifica dell’impatto ambientale e sulla definizione di obiettivi verificabili nel tempo. Ne abbiamo parlato con Luigi Cernigliaro, sustainability manager di live nation italia, per approfondire le iniziative avviate per firenze rocks come laboratorio per la sostenibilità dei grandi eventi.

Le volontarie dell’associazione Greenbassi di Gambassi Terme (FI) in azione.
Per manifestazioni che richiamano decine di migliaia di persone, il tema della carbon footprint coinvolge ormai l’intero ciclo di vita dell’evento: trasporti del pubblico e delle produzioni, logistica, gestione dei rifiuti, approvvigionamento energetico e utilizzo delle risorse. Inoltre, accanto alla dimensione ambientale acquista importanza il rapporto tra il festival e il territorio che lo ospita, perché un grande evento interagisce con la mobilità urbana, i servizi pubblici, il patrimonio culturale e con la qualità della vita dei residenti. Misurare l’impatto di una manifestazione significa quindi valutare anche la sua capacità di integrarsi nel contesto urbano, riducendo le criticità e generando valore per la città.
In quest’ottica, Firenze Rocks 2026 ha rappresentato un interessante laboratorio per l’intero settore. Il festival è stato infatti il progetto pilota di un percorso promosso da AssoConcerti e Music Innovation Hub, con il supporto di Live Nation Italia, Le Nozze di Figaro e Justonearth, finalizzato alla creazione di un osservatorio nazionale sulla sostenibilità degli eventi live. L’obiettivo è stato sviluppare metriche condivise, strumenti di monitoraggio e linee guida replicabili, capaci di fornire al settore criteri comuni per valutare e ridurre il proprio impatto ambientale e territoriale, e comprendere quali interventi producano risultati concreti.
Tra gli aspetti più interessanti, l’introduzione di sistemi avanzati di raccolta e analisi dei dati, che hanno utilizzato anche informazioni satellitari e algoritmi di intelligenza artificiale per monitorare parametri come emissioni di CO2, qualità dell’aria, dispersione dei rifiuti e andamento dei flussi generati dall’evento. Infatti, la mobilità del pubblico rappresenta uno dei principali ambiti di intervento, tramite il potenziamento del trasporto pubblico locale.

Una delle molte isole per la raccolta diffeenziata sparse nell’area del Firenze Rocks.
Le strategie hanno coinvolto anche la città di Firenze e la sua offerta culturale: #EnjoyRespectFirenze è stata la campagna in collaborazione con il Comune, PromoFirenze e la Fondazione Destination Florence, per promuovere comportamenti responsabili, una fruizione consapevole del territorio (magari rimanendo più a lungo per visitare musei e monumenti) e un dialogo più equilibrato tra visitatori e comunità ospitante.
Infine i grandi eventi sono anche una grande occasione di divulgazione dei valori ambientali perché come tutti sappiamo, è l’azione coordinata di tutti a fare la differenza.
Luigi, quali sono le principali sfide ambientali di un grande festival come Firenze Rocks?
Un grande evento dal vivo è un sistema molto complesso. Le principali aree di impatto riguardano la mobilità del pubblico, della crew e delle merci, i consumi energetici, la gestione dei rifiuti, il consumo di acqua e, più in generale, l’interazione con il territorio che ospita la manifestazione. L’obiettivo più importante oggi non è soltanto ridurre gli impatti diretti dell’evento, ma lavorare lungo tutta la filiera, coinvolgendo fornitori, artisti, partner istituzionali e pubblico in un percorso condiviso di sostenibilità.
È davvero possibile ottimizzare il consumo energetico?
L’illuminazione, la sonorizzazione e tutte le infrastrutture tecniche richiedono una notevole quantità di energia. Negli ultimi anni il settore ha fatto passi avanti grazie all’impiego di tecnologie più efficienti, come l’illuminazione LED, sistemi di gestione intelligente dei consumi e, quando possibile, l’approvvigionamento da fonti rinnovabili – per esempio l’uso di diesel rinnovabile per alimentare i generatori di palco, o utilizzo certificato di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. È importante però ricordare che la sostenibilità non dipende da una singola tecnologia, ma da una pianificazione complessiva che tenga conto dell’intero ciclo di vita dell’evento.
Come affrontate il tema dei rifiuti nei grandi eventi?
La strategia si basa su: prevenire, ridurre, riutilizzare e riciclare. Lavoriamo per diminuire l’uso di materiali monouso, promuoviamo la raccolta differenziata attraverso un sistema di isole ecologiche e collaboriamo con fornitori e operatori specializzati per garantire una corretta gestione, per esempio consorzi del riciclo quali CIAL. È anche importante sensibilizzare il pubblico, perché il successo di queste iniziative dipende dalla partecipazione attiva di tutti. In quest’ottica, da quest’anno abbiamo coinvolto un team di volontari coordinato dalla società benefit “Un Sacco Pulito”, che ha svolto attività di comunicazione e supporto alla corretta raccolta differenziata.
La mobilità rappresenta una delle principali fonti di impatto ambientale. Come la affrontate?
In molti studi internazionali, rappresenta una delle quote più rilevanti dell’impronta carbonica di un festival. Per questo incentiviamo l’utilizzo del trasporto pubblico, e di forme di mobilità condivisa, lavorando in collaborazione con le amministrazioni locali, gli operatori del territorio e con Frecciarossa. Anche sul fronte della logistica e degli spostamenti dello staff si cerca di ottimizzare e pianificare per ridurre i viaggi non necessari. Infine, abbiamo deciso di investire nella raccolta e nell’analisi dei dati sugli spostamenti del pubblico: abbiamo realizzato un questionario, distribuito al pubblico tramite le biglietterie del festival, le cui informazioni raccolte contribuiranno a migliorare i servizi di trasporto pubblico e a valutare i benefici ambientali associati a scelte di mobilità più sostenibili, inclusa la riduzione delle emissioni di CO2.
Come si tutela il territorio che ospita l’evento?
Un festival deve essere temporaneo anche nel suo impatto. La progettazione degli allestimenti e delle infrastrutture tiene conto della necessità di preservare il sito ospitante e garantire il ripristino delle aree al termine della manifestazione. Il dialogo con le istituzioni e con i gestori degli spazi è fondamentale.
Esistono standard internazionali di riferimento?
Sì. A livello internazionale esistono diversi strumenti e standard che aiutano a gestire la sostenibilità degli eventi, tra cui la norma ISO 20121, che rappresenta una guida per migliorare continuamente i processi organizzativi e rendere misurabili i risultati ottenuti.
Come sei arrivato a occuparti di sostenibilità negli eventi?
Il mio percorso nasce dalla passione per gli eventi e i festival, fin da quando, durante la mia “prima vita” universitaria, collaboravo all’organizzazione di rassegne cinematografiche a Palermo. Da turista musicale, come mi piace definirmi, sono sempre stato curioso dell’impatto ambientale del singolo individuo, e in quanto parte di un pubblico di un festival o un concerto. Negli ultimi cinque anni ho approfondito questi temi sia dal punto di vista accademico, prima con un Master in Industrie Creative e Culturali e successivamente nel mio dottorato di ricerca in Management della Sostenibilità presso la Scuola Sant’Anna di Pisa, poi attraverso l’esperienza sul campo, e infine lavorando in Live Nation, dove coordino le iniziative del programma Green Nation. Mi appassiona la possibilità di contribuire allo sviluppo di un settore che ha un grande impatto economico e sociale e che può diventare un laboratorio di innovazione sostenibile.
Com’è la situazione oggi in Italia?
Negli ultimi anni il settore dello spettacolo dal vivo ha compiuto passi significativi. C’è una crescente attenzione da parte degli organizzatori, delle istituzioni e degli sponsor, ma anche una maggiore richiesta di trasparenza e responsabilità da parte del pubblico. Siamo in una fase di evoluzione: molte buone pratiche si stanno consolidando, e resta fondamentale misurare l’impatto e la collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Fino a pochi anni fa infatti, la sostenibilità era spesso legata a singole iniziative, oggi lavoriamo su strumenti di misurazione condivisi e standard comuni, ambito nel quale Opel Firenze Rocks è un esempio virtuoso. La sostenibilità può trasformarsi in un progetto collettivo: quando organizzatori, istituzioni, fornitori e pubblico lavorano nella stessa direzione, anche piccoli cambiamenti possono generare risultati importanti, facendo della sostenibilità un processo di miglioramento continuo. Uno degli aspetti che trovo più stimolanti di questo lavoro è proprio contribuire a qualcosa che va oltre il singolo festival.
Quali sono i principali ostacoli e le migliori pratiche?
Direi conciliare sostenibilità, sicurezza, esigenze artistiche e sostenibilità economica dell’evento. Le migliori pratiche nascono dalla collaborazione, per realizzare un evento sostenibile e un metodo replicabile e misurabile, diventando un riferimento per tutto il settore.
Il pubblico è sensibile a questi temi?
Credo che la sensibilità sia cresciuta molto. Le persone si aspettano che anche gli eventi adottino comportamenti responsabili e, quando vengono offerte alternative sostenibili semplici e accessibili, sono generalmente disponibili ad aderire. Per coinvolgere le persone, però, la sostenibilità non deve essere percepita come un sacrificio, ma come un valore aggiunto che migliora l’esperienza complessiva del festival.

La sostenibilità è un percorso
Per ridurre l’impatto ambientale, anche il più piccolo contributo moltiplicato per l’azione di tutti può fare la differenza. Per questo i grandi eventi sono una occasione per sensibilizzare le persone, e questo è stato il primo obiettivo di Un Sacco Pulito, Società Benefit di Marco Polito e Armando che ha collaborato con Cernigliaro al progetto Green Nation, laboratorio per la sostenibilità dei grandi eventi, durante Firenze Rocks. Un Sacco Pulito ha sua volta coinvolto l’associazione Greenbassi di Gambassi Terme (FI), per ampliare l’azione sul territorio, e Media Verde con Matteo Cimitan, che promuove progetti di comunicazione e attivismo ambientale su vari canali sociale e TV. Ecco la loro esperienza sul campo:
Irina Leoncini (Greenbassi) – Spesso si pensa che sostenibilità significhi fare la raccolta differenziata. Un festival come Firenze Rocks mette in movimento migliaia di persone e rappresenta un’occasione: ogni comportamento corretto, anche il più semplice, può contribuire a creare una maggiore consapevolezza ambientale.
Marco Polito – A Firenze Rocks abbiamo utilizzato la raccolta dei rifiuti come “scusa” per dialogare con le persone e far riflettere sui propri comportamenti. Quando qualcuno vede un volontario raccogliere un mozzicone, spesso si ferma a parlare e nasce un confronto che vale più del gesto stesso. La sostenibilità è però anche sociale: significa prendersi cura delle persone che lavorano all’evento, garantire servizi adeguati, accesso all’acqua, condizioni di lavoro corrette e un’organizzazione che ritenga centrale il benessere di tutti.
Armando – Nella maggior parte dei casi troviamo grande disponibilità da parte del pubblico. Le persone sono curiose, spesso basta una breve conversazione per comunicare che il rispetto dell’ambiente e degli spazi comuni riguarda tutti.
Matteo Cimitan – Soprattutto, noto che il pubblico desidera vivere un’esperienza a 360°, dove la musica è un ingrediente ma non l’unico. Gli altri possono essere il rispetto del territorio, la gestione dei rifiuti e la sostenibilità. C’è una crescente attenzione verso questi argomenti e gli eventi possono svolgere un ruolo educativo importante.




