RCF

77 anni e sentirli bene.

RCF

Nata nel 1949 come azienda specializzata in trasduttori e microfoni, RCF ha attraversato settori molto diversi, tra cui installazione, Hi-Fi, automotive e audio professionale. Negli ultimi vent’anni si è concentrata sempre di più sui sistemi professionali ad alte prestazioni, cambiando profondamente il proprio modo di progettare apparecchiature audio.

Trasduttori, amplificazione, DSP e software non vengono più sviluppati separatamente, ma concorrono fin dall’inizio allo stesso risultato. Ne parliamo con Alessandro Manini, Direttore della sezione Ricerca e Sviluppo, ripercorrendo le tappe che hanno accompagnato la crescita dell’azienda.

Negli ultimi vent’anni RCF è cambiata molto. Qual è stata l’evoluzione più importante?

Senza dubbio il passaggio dalla progettazione del singolo prodotto a una vera progettazione di sistema. RCF ha sempre avuto una forte competenza elettroacustica ed è sempre stata aperta alle nuove tecnologie. Nel tempo, però, è cambiato soprattutto il modo in cui integriamo le diverse componenti. È un processo che parte dagli uffici di progettazione e dalle persone: mettendo in comunicazione fin dall’inizio i diversi dipartimenti, il prodotto prende forma in modo più organico.

Non sviluppiamo più prima il trasduttore, poi la cassa, poi l’amplificatore e infine il DSP. Partiamo dal risultato che vogliamo ottenere e lavoriamo contemporaneamente su tutti gli elementi necessari per raggiungerlo.

Quali prodotti hanno segnato maggiormente questo percorso?

ART ed EVOX sono certamente tra le famiglie di maggiore successo. ART ha portato il suono professionale a un pubblico molto ampio, attraverso prodotti affidabili, semplici da utilizzare e capaci di offrire prestazioni consistenti. Nel tempo è diventata un riferimento nel mercato dei sistemi portable. EVOX ha invece interpretato la richiesta di sistemi integrati, trasportabili, veloci da installare e poco invasivi dal punto di vista visivo. L’obiettivo è sempre stato ottenere da un sistema a colonna la migliore qualità sonora possibile, senza rinunciare alla praticità.

E poi è arrivata HDL.

HDL ha rappresentato un’altra svolta importante, perché ha reso accessibile a un pubblico molto più ampio una tecnologia fino ad allora associata soprattutto ai grandi sistemi di touring. La produzione interna e il controllo diretto sulle principali componenti ci hanno permesso di offrire prestazioni elevate mantenendo il sistema competitivo anche dal punto di vista economico. Oggi HDL viene utilizzato in tutto il mondo, in applicazioni estremamente diverse. Una diffusione così ampia comporta però anche alcune responsabilità. Negli anni abbiamo visto sistemi utilizzati senza seguire le procedure indicate nei manuali o nei training, e in quei casi il risultato non può essere ottimale. Per questo investiamo molto nella formazione, nelle best practice e in strumenti come ACE, che semplificano il setup e riducono la possibilità di errore.

La produzione interna dei trasduttori continua quindi a essere centrale?

Assolutamente. Il trasduttore è un fulcro del progetto. Ma non necessariamente il primo step. Producendolo internamente possiamo sviluppare un componente esattamente sulle esigenze del diffusore, tenendo conto fin dall’inizio del cabinet, dell’amplificatore e degli algoritmi che dovranno controllarlo. Possiamo intervenire contemporaneamente su efficienza, affidabilità, risposta dinamica e comportamento termico. Avere progettazione, prototipazione e produzione sotto lo stesso tetto riduce inoltre i tempi di sviluppo. Quando c’è la necessità di modificare un componente, possiamo intervenire rapidamente, verificarlo nel sistema completo e correggere il progetto senza dipendere dai tempi di un fornitore esterno.

Quanto incidono elettronica e algoritmi sulle prestazioni di un sistema RCF?

Le piattaforme moderne integrano alimentazione switching, amplificazione in Classe D, DSP, protezioni, diagnostica e controllo remoto. Abbiamo più potenza, meno ingombro e una gestione più precisa del sistema. Anche gli algoritmi entrano nel progetto fin dall’inizio. Non sono correzioni aggiunte a valle, ma parti integranti del sistema. FiRPHASE ottimizza fase, transienti e allineamento tra le vie con latenza contenuta, mentre Bass Motion Control gestisce dinamicamente l’escursione del woofer, estendendo la risposta e contemporaneamente proteggendo il trasduttore. 

Un altro tema centrale è il controllo della direttività.

È uno degli ambiti su cui stiamo lavorando maggiormente. In sistemi come TT+ Audio GTX 7C e GTS 16C, i trasduttori anteriori e posteriori vengono pilotati indipendentemente. Il DSP può quindi modellare la distribuzione dell’energia attraverso preset pensati per applicazioni e configurazioni differenti. La direttività cardioide diventa una funzione integrata, prevedibile e adattabile alle caratteristiche della venue. Questo permette di ridurre l’energia inviata verso il palco, le pareti o le aree esterne al pubblico, migliora la pulizia del sistema e semplifica il lavoro del system engineer.

Quanto conta oggi l’ecosistema software nella gestione di un sistema professionale?

È fondamentale per garantire continuità tra progettazione, configurazione e utilizzo. RDShape nasce per la prima fase, per progettare, simulare acusticamente e realizzare la documentazione tecnica di montaggio, mentre RDNet consente di configurare e controllare il sistema sul campo. RDTap estende questo flusso allo smartphone, permettendo di leggere lo stato dei prodotti e trasferire impostazioni via NFC, anche a dispositivo spento. ACE, invece, ottimizza l’integrazione tra subwoofer e diffusori RCF coordinando crossover, fase, polarità, delay ed equalizzazione semplicemente richiamando un preset. 

Il software sta quindi diventando importante quanto l’hardware? 

Hardware e software ormai non possono più essere considerati separatamente. Il valore, però, non dipende dal numero di funzioni disponibili. Dipende dalla continuità e dalla flessibilità del flusso di lavoro. Un tecnico deve poter passare dalla previsione alla configurazione, dal tuning al concerto, senza interruzioni e senza dover ripetere le stesse operazioni su strumenti differenti. Il software deve ridurre la complessità, non aggiungerne altra.

Quale sarà il prossimo passo?

Continueremo a lavorare sull’integrazione, facendo in modo che ogni elemento del sistema disponga delle informazioni necessarie per interagire meglio con gli altri. Espanderemo ACE a nuovi modelli e nuove combinazioni, continueremo a sviluppare gli strumenti di previsione e controllo e introdurremo presto importanti novità, sia nel mondo portable sia nel touring.