Quando la tecnologia trasforma gli spazi – Il teatro di Tavagnacco
Immersività, gestione e nuovi modelli di fruizione negli ambienti culturali e multifunzionali.

di Chiara Benedettini
Non tutto accade nelle grandi città. Il teatro in Italia si muove quasi interamente nell’ambito della pubblica amministrazione e, alle volte, le piccole realtà dimostrano più intraprendenza e libertà di movimento delle grandi. È questo il caso di Tavagnacco, in provincia di Udine: il suo teatro è uno dei primi in Italia, e forse non solo, ad aver adottato una installazione immersiva audio-video permanente, capace di trasformare sia la sala principale sia il foyer in ambienti flessibili e coinvolgenti. Grazie a un sofisticato sistema di videomapping con blending e correzione geometrica, le immagini si fondono senza interruzioni, avvolgendo lo spettatore e trasformando la percezione dello spazio .
Con questo nuovo assetto, inaugurato nel 2023 dopo ben 10 anni di lavori che hanno coinvolto tutta la struttura – anche se noi ci concentreremo sulla parte immersiva – il teatro di Tavagnacco, intitolato a Paolo Maurensig, è divenuto un contenitore polifunzionale dove si possono ospitare, anche nello stesso giorno, convention aziendali, mostre d’arte, installazioni, eventi musicali o performance immersive. Così il territorio ha guadagnato un centro culturale versatile, mentre gli spettatori vivono un’esperienza unica, in cui architettura e multimedialità si fondono per creare atmosfere memorabili.
Un risultato raggiunto grazie alla collaborazione di diverse realtà pubbliche e private: per comprendere meglio visione, scelte tecniche e percorso che hanno portato alla realizzazione di questo progetto, abbiamo raccolto le voci dell’Assessore alla Cultura di Tavagnacco, Ornella Comuzzo, dell’architetto Francesco Marciano dell’Ufficio tecnico del Comune, e di 4Dodo nelle persone di Giulia Totis e Stefano Vidoz, la realtà che ha progettato e realizzato l’impianto immersivo.

Quando ha inizio questa storia?
Ornella Comuzzo – La struttura originaria era stata inaugurata circa cinquant’anni fa come auditorium della scuola media, ma era diventata inadeguata, soprattutto dal punto di vista sismico. A un certo punto non era più agibile e siamo stati costretti a chiuderla. Da lì abbiamo voluto ripensare l’edificio: abbiamo chiesto contributi alla Regione e deciso che non dovesse tornare a essere solo un auditorium: il nostro obiettivo era creare un polo culturale che avesse un forte radicamento nel territorio, ma che al tempo stesso fosse innovativo, dotandolo di tecnologie immersive permanenti, una dotazione rara in Italia e quasi unica in Regione.
In questo modo il teatro è divenuto parte della ‘piazza dei saperi’: nella medesima area ci sono la biblioteca, le scuole primarie e secondarie, le materne, il parco e presto anche un asilo nido. Volevamo un luogo che fosse punto di riferimento per la comunità e aperto a diversi pubblici, capace di ospitare spettacoli teatrali e musicali tradizionali, ma anche eventi multimediali e immersivi. La prima stagione, gestita dalla Fondazione Bon, è stata molto positiva e ha mostrato le potenzialità di questo spazio, che vogliamo mettere a disposizione del nostro territorio, ma anche a livello regionale e nazionale.
Il teatro ha avuto una lunga incubazione?
Francesco Marciano – Quando l’amministrazione ha deciso di ripensare il vecchio auditorium, ci siamo trovati di fronte sia ai problemi strutturali, come l’adeguamento sismico, sia alla necessità di trasformarlo in un vero teatro. Dal punto di vista amministrativo l’iter è stato impegnativo: i primi contributi risalgono a dieci anni fa, mentre la realizzazione ha richiesto cinque anni, articolata in nove lotti e ben 22 appalti. Ogni finanziamento andava tradotto in interventi specifici, dalle opere edili agli impianti fino alle dotazioni tecnologiche, con un costante lavoro di coordinamento. Le difficoltà non sono mancate – pandemia, crisi internazionali, aumento dei costi – ma l’intervento da semplice riqualificazione strutturale è diventato un’occasione per realizzare un teatro realmente innovativo.
Quali sono stati i principali interventi strutturali?
FM – Abbiamo affrontato trasformazioni radicali: mancava un impianto scenico e il boccascena, e per realizzarli abbiamo demolito un terzo del solaio e ricostruito l’intero foyer, abbiamo ampliato il palco più che raddoppiandone la superficie, costruito una vera platea e ridisegnato la distribuzione delle sedute eliminando il corridoio centrale, per garantire migliore visibilità. Abbiamo dedicato molta attenzione all’acustica: il teatro ospiterà l’orchestra regionale e oggi possiamo beneficiare di un ascolto naturale, con voce e musica percepibili in modo chiaro anche dalle ultime file. Infine abbiamo introdotto elementi architettonici che fondono estetica e tecnologia: le vele interne customizzate, illuminate da un sistema RGB e da un bianco dinamico regolabile, contribuiscono tanto alla resa visiva quanto alla qualità sonora. È stato proprio lavorando su questi dettagli che è maturata l’idea di spingersi verso l’immersivo. Contestualmente alla parte scenica abbiamo lavorato all’efficientamento energetico, raggiungendo la classe A. Il teatro oggi dispone di tetto verde, impianto fotovoltaico e climatizzazione a pompe di calore completamente elettriche, in linea con le direttive europee per l’abbandono delle fonti fossili.

E dal lato delle strutture di rete?
FM – Abbiamo scelto un approccio completamente digitale, ma soprattutto abbiamo ascoltato gli operatori, perché spesso sono loro a scontrarsi con i limiti pratici degli spazi. Una delle criticità più frequenti è la gestione dei cavi: nei teatri capita che vengano fatti passare tra le sedute o in aree poco sicure, per evitarlo abbiamo creato un sistema di canalizzazioni nel seminterrato che collega direttamente la sala regia al palco. Sempre su suggerimento degli addetti abbiamo previsto la gestione di audio e luci dalla platea, senza obbligare i tecnici a lavorare chiusi in regia. L’area del seminterrato ospita anche la distribuzione del riscaldamento e del condizionamento, semplificando la gestione e riducendo l’impatto sugli spazi scenici e sulla sala. In questi interventi siamo stati affiancati da Decima 1948, specializzata proprio in progetti e tecnologie per gli spazi per lo spettacolo ed espositivi.
Veniamo alla parte immersiva: come avete sviluppato questa dimensione?
FM – È stato un percorso graduale. Inizialmente abbiamo lavorato sulla sala, in collaborazione con 4Dodo, con cui avevamo avuto contatti già in passato. Oltre al videomapping in sala si sono aggiunte due telecamere ad alta risoluzione per produrre contenuti in streaming o registrati, un’eredità dell’esperienza Covid che amplia la capienza del teatro oltre i suoi 360 posti. Il videomapping può essere utilizzato sia come esperienza visiva ma anche come scenografia virtuale. Successivamente abbiamo esteso il progetto al foyer, circa 250 m² trattati acusticamente e immersi in una proiezione a 360°, con un impianto audio di dodici diffusori. Questo spazio, indipendente dal teatro, può ospitare eventi, presentazioni aziendali o installazioni digitali. Anche l’involucro esterno è stato completamente ripensato: la facciata è stata rivestita con circa 500 pannelli metallici piegati diagonalmente, con vertici a profondità differente, creando superfici tridimensionali che interagiscono con la luce naturale e artificiale. La percezione del teatro cambia così durante la giornata, offrendo un gioco di ombre e riflessi che valorizza sia l’edificio sia il contesto urbano circostante.
L’intervento è durato diversi anni, come avete gestito l’inevitabile obsolescenza delle scelte iniziali?
FM – Cercando di fare scelte di qualità, con protocolli aperti e puntando sul digitale.
Potete raccontare qualcosa sul lavoro svolto?
Stefano Vidoz – La sala principale è dotata di quattro videoproiettori Laser 3LCD WUXGA da 8.000 ANSI lumen con ottiche Short Throw motorizzate, che illuminano le pareti laterali, e di un quinto proiettore da 13.000 ANSI lumen dedicato al palcoscenico. La risoluzione massima arriva a 9.600 × 1.200 px, garantendo immagini estremamente nitide e dettagliate. Tre telecamere PTZ, integrate con Vmix, permettono la trasmissione in streaming, mentre due mediaserver 4U by 4DODO gestiscono centralmente i contenuti multimediali e il controllo DMX delle vele luminose interne, creando atmosfere variabili e personalizzabili. Il foyer immersivo è ancora più dinamico: sei videoproiettori laser da 8.000 ANSI lumen, più due dedicati al pavimento. L’audio immersivo è affidato a 12 diffusori e due subwoofer posizionati in modo circolare nell’ambiente per una distribuzione omogenea del suono. Il processore DSP Q-SYS Nano permette di gestire sia canali stereo sia multicanale immersivo, con possibilità di posizionare virtualmente le sorgenti sonore nello spazio. Ci siamo occupati anche di produrre i contenuti video di base, che possono essere variati facilmente grazie a template preimpostati, a seconda delle esigenze.

Qual è l’elemento chiave del progetto?
Giulia Totis – La flessibilità: sala e foyer possono operare indipendentemente, adattandosi a eventi diversi e consentendo una gestione agevole grazie ai mediaserver 4DODO, alla regia multimediale centralizzata e al sistema DSP avanzato.
Grazie a questi interventi come è cambiata la proposta culturale del Comune?
Ornella Camuzzo – La trasformazione tecnologica ci ha permesso di ampliare enormemente le possibilità. I teatri oggi affrontano sfide importanti sui costi, e già la ristrutturazione è stata impegnativa, quindi aprire a usi congressuali e multimediali significa offrire alle aziende, alle scuole e alla comunità opportunità di fruizione e produzione prima impensabili. Il foyer e la sala permettono esperienze immersive: ad esempio, si possono organizzare lezioni virtuali, combinando didattica e spettacolo, oppure eventi aziendali. La stagione inaugurale ha già visto spettacoli di teatro, musica e danza, ma il teatro è anche aperto alla comunità. Abbiamo ospitato eventi pubblici in occasione delle feste nazionali, presentazioni di libri e iniziative scolastiche. È stato emozionante vedere il teatro vivo ogni giorno e il pubblico ha risposto con entusiasmo: in molte occasioni il teatro è stato pieno, addirittura sold out, dimostrando che il progetto non è rimasto solo un oggetto bello da ammirare, ma un vero e proprio luogo vissuto dalla comunità.




