Elvis, The King is Back - Phil Proietti interpreta Elvis Presley: the King is Back.
A Firenze, abbiamo preso parte a un viaggio d’autore che ha attraversato la storia dei più grandi successi del Re del Rock’n’Roll.

la Redazione
Interpretare Elvis Presley è una sfida complessa, forse una delle più insidiose nel mondo dei tribute show. Il rischio di scivolare nella caricatura, nell’imitazione grossolana o nell’eccesso folkloristico è sempre dietro l’angolo. Proprio per questo, quando uno spettacolo riesce a restituire l’essenza del personaggio, e riesce a farlo senza trasformarlo in maschera, il risultato merita attenzione. Elvis – The King is Back è uno spettacolo portato in scena da Phil Proietti, che rientra pienamente in questa categoria: un omaggio rispettoso, musicale e scenicamente credibile al Re del Rock’n’Roll.
Phil Proietti, all’anagrafe Filippo Proietti, classe 1991, è un musicista, cantante e performer italiano che negli anni ha costruito una carriera solida nel mondo dello spettacolo dal vivo. E non chiamatelo “imitatore”: Phil è un artista a tutto tondo che firma i suoi progetti come interprete, produttore e frontman. Nel caso di Elvis – The King is Back, Proietti assume un ruolo centrale non solo sul palco, ma anche nella visione complessiva dello show. Il suo percorso musicale nasce presto e si sviluppa attraverso esperienze eterogenee: dal rock classico alle produzioni su navi da crociera, fino ai grandi tribute show dedicati a band iconiche. Ha lavorato come cantante e chitarrista, affinando nel tempo una presenza scenica che oggi rappresenta uno dei suoi punti di forza. Proietti è noto anche per alcune partecipazioni televisive, in programmi come Tale e Quale Show su Rai 1, dove ha vestito i panni di un’altra grande rock band, i Kiss.

In Elvis – The King is Back, Proietti lavora sulla voce, sul fraseggio, sulla postura e sull’energia scenica di Elvis Presley, scegliendo di raccontare l’artista più che il mito stereotipato. Il tutto, accompagnato da una messa in scena che richiama gli anni d’oro del rock’n’roll senza appesantirsi di elementi superflui.
Lo show è costruito come un vero concerto dal vivo, con una band numerosa e arrangiamenti fedeli allo spirito originale, ma pensati per funzionare oggi, in teatro. Le coreografie, i costumi e le luci contribuiscono a creare un’atmosfera coerente con le diverse fasi della carriera di Elvis, lasciando sempre la musica al centro. Unica concessione alle tecnologie moderne: l’uso di un videoproiettore che manda delle grafiche iconiche su uno schermo al centro del palco, soluzione che aiuta l’immersione nell’estetica e nella “vibe” dell’epoca.
Non solo Elvis
Accanto al progetto dedicato a Elvis, Phil Proietti è anche ideatore e produttore di altri format, tra cui The Rockstar Show, un ambizioso spettacolo “multi-tribute arena rock”. Nato nel 2022 in collaborazione con Live for Music, il progetto si distingue per un’idea chiara: condensare in un’unica serata l’esperienza dei grandi miti del rock mondiale.
Queen, Bon Jovi, Europe, Ozzy Osbourne, Kiss, AC/DC, Guns N’ Roses, Tina Turner e molti altri vengono celebrati attraverso performer specializzati, veri “impersonator” capaci di restituire non solo i brani, ma anche l’immaginario e il carisma degli artisti originali. The Rockstar Show ha superato i 150 concerti tra Italia e resto d’Europa, con tre tour che hanno toccato Svizzera, Croazia, Germania e Austria, fino ad arrivare nel 2025 all’Arena Vitrifrigo di Pesaro. Un progetto che testimonia la capacità organizzativa e produttiva di Proietti, oltre alla sua visione artistica.
Noi abbiamo incontrato Phil e la sua crew venerdì 9 gennaio al Teatro Cartiere Carrara di Firenze, occasione ideale per osservare da vicino non solo lo spettacolo, ma anche la macchina tecnica che lo sostiene. Come di consueto, il nostro interesse si è concentrato sugli aspetti produttivi, partendo dal reparto audio.

Audio
Il fonico di sala Mattia Boni ha seguito la produzione su alcune date del Centro-Nord Italia, in collaborazione con il service che fornisce parte delle attrezzature. “Non seguiamo tutte le date – spiega Mattia – ma quelle in cui la produzione si appoggia al nostro service. Ieri eravamo al Teatro Duse di Bologna, con la produzione completa, e stasera siamo qui a Firenze; poi proseguiremo con alcune date al sud”.
A Firenze l’impianto audio utilizzato è il sistema K-array residente del teatro. “È la prima volta che lo utilizzo: l’ho ascoltato solo oggi durante il soundcheck. È un progetto particolare, con una filosofia diversa rispetto ad altri sistemi. All’inizio ho dovuto prenderci un po’ la mano, ma una volta capite le sue peculiarità, devo dire che suona proprio bene”.
In regia FOH il mixer scelto è un Midas M32. “Per questo tipo di produzione è una soluzione ideale. Non utilizziamo outboard esterni: i plug-in interni del mixer sono più che sufficienti. Lo spettacolo è completamente suonato dal vivo, a eccezione di una intro iniziale e della sigla finale”.

La formazione è importante: tre fiati, due tastiere, chitarra, basso, batteria, tre coristi più il cantante principale. In totale, circa 30 canali gestiti in console. E il lavoro si raddoppia sul palco: la gestione dei monitor è affidata a Matteo Bertelli, che coordina la microfonazione degli strumenti e la distribuzione dei segnali verso la regia di sala.
“Durante l’allestimento mi occupo di posizionare i microfoni e di garantire che i segnali arrivino correttamente in regia – spiega – poi seguo la parte degli ascolti, sia per chi usa monitor a terra sia per chi è in cuffia.
“In altre produzioni lavoriamo con doppia regia, in questa preferiamo una soluzione più snella, con una regia sola. Qui utilizziamo un iPad collegato in rete al mixer FOH. Abbiamo creato una rete ad anello: io faccio la regolazione iniziale dei monitor, poi durante lo show, se serve qualche intervento rapido, può intervenire direttamente Mattia dalla regia di sala.”
La dotazione comprende dieci monitor wedge RCF da 12” e due sistemi di ascolto in cuffia, tutti parte dell’equipaggiamento del service.

Luci
Il terzo elemento della crew è Moreno Gilberti, in veste di operatore luci. Anche lui fa parte di MG Service, realtà di Brescia che segue la produzione nelle date del centro-nord, mentre la gestione artistica e il calendario sono affidati all’agenzia Aurora Eventi di Brindisi. “In queste date utilizziamo una dotazione compatta: otto beam e otto wash – spiega Gilberti – integrati con i fari residenti del teatro per il piazzato frontale”.
La programmazione è interamente manuale, realizzata con Chamsys. «Ogni volta bisogna rifare buona parte dei puntamenti. Non c’è timecode, perché lo show non prevede effetti spettacolari o particolari. L’idea è ricreare un’estetica anni Sessanta: illuminare correttamente i musicisti, valorizzare il protagonista e accompagnare le scene senza sovraccaricarle. Il momento più “spinto” è l’uso dello strobo in un brano specifico».
Il successo di Elvis – The King is Back dimostra in primo luogo la grande attrattiva che uno spettacolo “tribute” può esercitare sul pubblico, e poi il livello elevato che hanno raggiunto le produzioni di questo genere. Grazie a una visione chiara, a una produzione curata e a una squadra tecnica competente, lo spettacolo riesce a restituire due ore di musica live e intrattenimento, senza un lavoro di iper-produzione o tecnologie fantascientifiche. Phil Proietti si conferma un interprete credibile e un produttore consapevole, capace di costruire progetti solidi, musicalmente validi e tecnicamente ben realizzati. Un Elvis autentico, insomma: is the King Back?




