Mikkel Garro, Simone Magnani - Video

Coez Live 2025, un viaggio sonoro e visivo dentro agli anni novanta.

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Simone Magnani e Mikkel Garro.

Ad Ancona è partita la data zero del tour di Coez. Un artista solido e con una produzione importante, che ha calcato i palchi della Penisola in una sequela di sold out. Raccontiamo da vicino le scelte tecniche che definiscono la produzione, attraverso le voci dei professionisti coinvolti.

Mikkel e Simone, cosa vedremo stasera?

A noi è stato chiesto di curare l’identità visiva del live. È ormai qualche anno che lavoriamo con Coez e, con il tempo, abbiamo imparato a conoscerlo a fondo e a immedesimarci nei suoi testi. Coez ha un’identità visiva molto forte, che si riflette non solo nel live, ma anche nella sua comunicazione e nel merchandising. Per questo tour sono stati allestiti quindici televisori giganti con schermi LED e sette televisori tradizionali a tubo catodico. Abbiamo cercato di riprodurre il concept dell’album 1998, un ritorno alle atmosfere degli anni Novanta.

Anche nelle riprese live avete mantenuto questo stile?

Sì, abbiamo voluto ricreare quel sapore e la grana tipica dell’epoca, disturbi compresi. Non ci sono veri e propri visual intesi come scenografie animate: utilizziamo solo alcuni effetti, inserti grafici e loghi. A volte compaiono testi di alcune canzoni o messaggi scelti dall’artista, ma per il resto lavoriamo quasi esclusivamente su rielaborazioni delle camere, seguendo mood e ritmica dei brani. Gli schermi LED sono “vestiti” da televisori giganti, mentre i vecchi televisori a tubo catodico vengono usati per mandare piccole grafiche che servono a dare luce e profondità alla scena.

Che macchine utilizzate per mandare le immagini ai vari schermi?

Usiamo Resolume Arena come media server, gestendo da lì tutta la distribuzione e la programmazione. Quest’anno, grazie al lavoro di Simone, abbiamo inserito il più possibile il programma in timecode.

Avete utilizzato QLab?

No, niente QLab per gli stacchi camera. C’è un regista posizionato dietro il palco che costruisce in diretta il Program 1 e il Program 2. Abbiamo anche una camera a spalla dedicata all’artista, che viene mandata direttamente in linea insieme alle altre camere, senza passare dalla regia.

Il segnale inviato ai LED è lo stesso dei televisori a tubo catodico?

Agli schermi LED mandiamo un classico segnale HDMI, mentre ai televisori catodici inviamo un segnale composito in SDI. È una gestione abbastanza semplice, anche se mentalmente siamo dovuti “tornare indietro”: di solito i disturbi e le interferenze si eliminano, questa volta invece li abbiamo volutamente creati e amplificati per ottenere l’effetto retrò.

Per simulare l’effetto del tubo catodico sugli schermi LED avete usato filtri particolari?

Sì, per ricreare l’effetto TV abbiamo aggiunto una leggera bombatura e arrotondato i bordi, poi applicato un filtro televisivo “fake”, lasciato sempre attivo. Sono tutti effetti interni di Arena che contribuiscono a dare quella sensazione analogica. Gli schermi restano accesi con un effetto grigio, tipo monoscopio senza immagine. Quando il pubblico entra, vede questo “sporco” tipico dei televisori vecchio stile e rimane sempre molto sorpreso!  

Un momento d’oro per la musica live 

Per la musica live è un periodo particolarmente favorevole. Michael Rapino, presidente di Live Nation, prevede un futuro in crescita. Giorgio Ioan è in questo settore da tanti anni, e chiediamo la sua opinione.

“Io lavoro da quarant’anni, e devo dire che dopo il Covid c’è stata una vera impennata: tantissimo lavoro. Forse la gente ha più voglia di uscire, di divertirsi, di tornare ai concerti. Probabilmente pesa anche l’overdose di digitale che ci circonda: computer, TV, social, device di ogni genere, passa tutto da lì. Il concerto invece è un’esperienza unica e irripetibile: oggi è così, la data seguente è diversa. Condividi il momento con persone che amano le stesse cose, non sei isolato, è un modo sano per socializzare.

“Io ho iniziato nel 1985, in un altro periodo e con altri mezzi. E finché avrò la passione di progettare, disegnare, assemblare e mettere in piedi cose nuove, andrò avanti. Finché mi diverto, continuo.

Non è un lavoro di forza, ma quando si allestisce una produzione devi essere lucidissimo. Gli allestimenti partono dalle sette del mattino e finiscono alle tre di notte: basta un attimo per lasciarsi sfuggire un dettaglio, che in tour può diventare un problema. Se però lavori bene all’inizio, quando il tour parte è tutto più leggero.”

Il futuro 

Oggi Lemon and Pepper è una realtà importante, che lavora con tutte le agenzie live e non solo. Ma bisogna pensare al futuro.

“Da quando abbiamo iniziato con Vivo, abbiamo avuto un’enorme quantità di lavoro e una grande sinergia con Clemente, Andrea, Pippo e tutto lo staff. Questo ci ha lasciato poco spazio per altro, tranne i clienti storici come Ramazzotti e Zucchero. A volte dobbiamo dire di no, perché siamo circa venti persone: con tre o quattro tour contemporanei siamo al limite. Il nostro obiettivo è mantenere sempre lo stesso livello qualitativo, senza rischiare.

“Abbiamo un piccolo vivaio: portiamo i ragazzi in tour con noi, per insegnare il mestiere. Stanno crescendo molto bene: prima i palazzetti, poi gli stadi. Saranno loro a portare avanti questo lavoro. Purtroppo non esistono scuole che lo insegnano: serve voglia, sacrificio e sporcarsi le mani. Noi abbiamo fatto così: ricordo che a vent’anni dormivo pochissimo. Ma, appunto… avevamo vent’anni.”