Antonio Paoluzi - System Engineering; David Matteucci - Fonico FoH

Coez Live 2025, un viaggio sonoro e visivo dentro agli anni novanta.

Antonio Paoluzi - System Engineering; David Matteucci - Fonico FoH

David Matteucci e Antonio Paoluzi.

Ad Ancona è partita la data zero del tour di Coez. Un artista solido e con una produzione importante, che ha calcato i palchi della Penisola in una sequela di sold out. Raccontiamo da vicino le scelte tecniche che definiscono la produzione, attraverso le voci dei professionisti coinvolti.

Antonio, ormai ci incontriamo spesso nei tour più importanti. Ci spieghi come è stato concepito l’utilizzo del sistema L-ISA in questo progetto?

Spesso L-ISA viene associato alle orchestre o alla riproduzione di musica “seria”, dove c’è l’obiettivo di ricostruire l’immagine orchestrale sul palco e darle profondità e spazialità. In questo caso, invece, come avevamo già fatto nel precedente tour di Coez, abbiamo voluto usarlo non tanto come effetto di spazializzazione, ma come un sistema capace di proporre qualcosa di realmente nuovo rispetto al classico impianto left/right. Un approccio interessante per tutti gli spettatori, che supera i limiti tipici della stereofonia tradizionale.

Come è configurato il sistema?

L’impianto è progettato con cinque cluster frontali. I tre cluster centrali sono composti da tre moduli L2, ovvero 4×12” + 8×10” + 8×3” per modulo; più un L-Acoustics L2D in fondo al cluster, che ha la stessa componentistica di L2 ma un’apertura più ampia, utile per le prime file. I due cluster laterali montano invece due L2 e un L2D ciascuno. Questo per quanto riguarda il fronte principale.

Per coprire le tribune laterali abbiamo usato un’architettura più tradizionale: 12 K2 più un cluster di 6 Kara per lato. Per i subwoofer – visto il genere – abbiamo volutamente abbondato per ottenere un punch maggiore. Dietro ai cluster L2 centrali abbiamo appeso un array composto da 6+6 K1-SB in configurazione end-fire. A terra, davanti al palco, abbiamo aggiunto quattro cluster da tre KS28 per lato in configurazione cardioide. Con i due cluster di K1-SB in end-fire, uno dietro l’altro, abbiamo ottenuto un’emissione puntiforme eccellente. Ovviamente non sempre è possibile mettere i sub al centro del palco: nei palasport l’altezza utile resta il principale limite.

Come gestite il segnale verso i sidefill?

Il segnale dei side è generato da L-ISA come somma ragionata di ciò che mandiamo nel panorama principale. Abbiamo scelto di avere un po’ più voce sui side fill perché, essendo laterali, gran parte dell’energia rimbalza sulle pareti generando un riverbero naturale. Dare un po’ più voce ci aiuta a mantenerla sempre in evidenza.


Da quanto tempo lavori con L-ISA?

Uso L-ISA da diversi progetti, soprattutto con le orchestre. Con Coez è la seconda volta che lo applico al pop. A differenza del tour precedente, stavolta io e il fonico abbiamo voluto sperimentare, capire se esistessero margini per un uso “non convenzionale”, alla ricerca di un suono più creativo e democratico per tutti.

E per quanto riguarda la fase di pre-produzione?

Io e David abbiamo allestito un sistema in uno studio grande, montando cinque stack di Syva per replicare il comportamento dell’impianto che avremmo usato in tour. Siamo rimasti lì diversi giorni: ascolti, prove, spostamenti, decisioni sulle posizioni, verifiche. Alla fine lo spirito di L-ISA è rimasto intatto: quanto più riesci a collocare uno strumento in una posizione precisa, tanto meglio funziona il mix. Nel nostro setup, voce e cassa sono state posizionate nel cluster centrale: questo ha pulito enormemente la voce, mentre gli altri strumenti sono stati distribuiti sui vari cluster. Ci siamo anche divertiti a muovere nello spazio gli strumenti che lo permettevano. Da una canzone all’altra una chitarra poteva spostarsi a sinistra, un pad coprire l’intero fronte, un suono comparire da un punto preciso. Cose che puoi fare anche con un left/right, certo… ma se ne accorgono solo quelli al centro.

Per ottenere questo tipo di lavoro servono microfonazioni particolari?

No, assolutamente. La ripresa è standard: la batteria è microfonata normalmente, senza nulla di speciale. Dal mixer il fonico invia 64 canali al processore L-ISA, che li lavora e li colloca nello spazio, come deciso nel progetto. In questo modo liberi tantissima energia nel cluster dedicato alla voce. La batteria rimane potente ma non proviene tutta da un unico punto: è distribuita, e questo permette di avere una grande riserva di headroom e di spazio per la voce. Il risultato è un mix più pulito, più aperto e più uniforme per tutti.

David, noi è la prima volta che ci incontriamo. Qual è la tua storia professionale?

Io sono un classico fonico di sala: ho lavorato come freelance, direttamente con gli artisti; poi seguo i miei progetti in studio, faccio musica… questo è un po’ il background. Conosco Coez da molti anni, dai primi concerti con la band, possiamo dire che siamo cresciuti insieme.

Che tipo di approccio hai dovuto adottare con questo impianto, e come ti sei trovato?

Sicuramente bisogna resettare tutto quello che hai fatto finora e usare un approccio diverso: a differenza dell’altra volta, dove siamo stati molto ligi ai dettami di L-Acoustics su come utilizzare il sistema, questa volta abbiamo cambiato delle cose facendo un po’ di testa nostra. Abbiamo impostato un mix a gruppi, proprio per poter recuperare alcune abitudini che sappiamo che funzionano, e abbiamo sperimentato soprattutto sulla batteria. Abbiamo portato la voce e la cassa sul cluster centrale, come fondamenta del nostro mix, come fosse un Dolby Atmos. Una particolarità di questo L2 è che sulla parte mediobassa è cardioide, e questa cosa apre tante possibilità: la prima volta che ho usato questo sistema, pensavo che non fosse possibile tirare fuori quello che volevo. Poi con Antonio ci siamo messi giù a studiare e fare degli esperimenti, per riuscire a ottenere quello che avevamo in testa, finché non ci siamo riusciti e abbiamo perfino trovato delle soluzioni nuove. 

Se dovessi fare un paragone con i sistemi tradizionali, come lo posizioneresti per l’ambito pop e rock?

Senza se e senza ma, la qualità di questo sistema con le nuove L2 compie un nuovo step in avanti. Ti permette di sentire una voce con un semplice 58 sul cluster centrale con una resa bellissima; anche l’uso dei riverberi e dei delay risulta con una resa diversa. L’unica verifica che vorrò fare, per dare un giudizio definitivo, sarà utilizzare questo sistema in venue molto più grandi, per sentire l’effetto che fa.