Quando la tecnologia trasforma gli spazi – Il Salone delle Colonne di Roma

Immersività, gestione e nuovi modelli di fruizione negli ambienti culturali e multifunzionali.

Quando la tecnologia trasforma gli spazi – Il Salone delle Colonne di Roma

di Chiara Benedettini

Videomapping, illuminazione dinamica, audio immersivo, ma anche stimoli olfattivi e percorsi sensoriali: oggi possiamo intendere queste tecnologie come vere e proprie infrastrutture culturali, capaci di ampliare le possibilità d’uso di ambienti esistenti e di abilitare nuovi modelli di fruizione, programmazione e sostenibilità economica.

In questo articolo raccontiamo due esempi 100% Made in Italy che mostrano come l’immersività possa trasformare luoghi molto diversi tra loro in spazi polifunzionali e contemporanei. Da un lato il Teatro di Tavagnacco, in provincia di Udine, dove le tecnologie immersive permettono di estendere l’utilizzo dello spazio oltre le rappresentazioni teatrali tradizionali; dall’altro il Salone delle Colonne di Roma, un ambiente particolare, architettonicamente vincolato che, grazie a un progetto tecnologico integrato si apre oggi a eventi aziendali, mostre, attività formative e iniziative culturali di varia natura. Due casi che dimostrano come la tecnologia, se governata da una visione progettuale, possa diventare il motore della relazione tra spazio, contenuti e pubblico.

Il Salone delle Colonne di Roma

Restituire alla città uno spazio monumentale rimasto a lungo chiuso e trasformarlo in un luogo capace di accogliere eventi culturali, istituzionali e aziendali, senza snaturarne l’identità storica. È da questa doppia ambizione che nasce il progetto del Salone delle Colonne di Roma, oggi uno degli esempi più interessanti in Italia di spazio reso polifunzionale grazie alle tecnologie immersive. A raccontarne storia e visione sono Francesco Mazzei, Direttore Artistico del Salone delle Colonne e Giuliano Gasparotti, CEO di KIF Italia e fondatore di Kosmos (l’azienda che lo gestisce).

Il Salone delle Colonne è uno spazio monumentale, con una storia importante alle spalle. Da dove nasce l’idea di intervenire proprio qui e quali sono state le sfide nel suo recupero?

Giuliano Gasparotti – Il Salone si trova all’interno del Palazzo dell’Arte Antica all’Eur, originariamente era stato pensato come un giardino d’inverno aperto nella parte superiore, successivamente chiuso con una copertura in vetro. La sala, non semplice da utilizzare per scopi contemporanei vista la sua conformazione circolare, è stata chiusa nel 2016. La prima sfida è stata quindi recuperarla e restituirla alla pubblica fruibilità; la seconda, altrettanto complessa, è stata dotarla di tecnologie innovative e in grado di trasformarla nell’ambiente immersivo più grande d’Italia. L’idea non era semplicemente ristrutturare lo spazio, ma sperimentare un nuovo modo di fare eventi: volevamo un luogo capace di comunicare messaggi diversi, adattandosi a contenuti e pubblici differenti, senza mai perdere il proprio carattere. Il primo bilancio è positivo: dall’inaugurazione, avvenuta l’11 gennaio del 2024 con la mostra Artika, abbiamo ospitato oltre 200 eventi tra mostre, eventi aziendali, convegni e spettacoli, stiamo anche avviando una scuola di alta specializzazione per le arti visive e immersive.

La tecnologia è quindi parte integrante del progetto. Perché avete scelto soluzioni immersive e di mapping come elemento centrale?

GG - Il Salone delle Colonne è legato a un gruppo di imprese che da anni si occupa di creazione di contenuti tecnologici di natura culturale, spesso senza avere una sede fissa. Abbiamo realizzato installazioni in Italia, in Europa e anche fuori dal continente, portando in giro il nostro punto di vista sulla cultura italiana ed europea. Ed essere italiani ed europei, da questo punto di vista, è un vantaggio: certamente non come un “primato”, ma perché la produzione dei contenuti nasce da un approccio che unisce il rigore scientifico con la relazione quotidiana con un patrimonio storico e culturale straordinario, unico al mondo. Il mapping e le tecnologie immersive ci permettono di mettere tutto questo a sistema, di aggiungere nuove dimensioni al racconto, di superare la bidimensionalità e di coinvolgere le persone. In Europa il peso della storia è spesso vissuto come un limite rispetto alla contemporaneità; noi proviamo a ribaltare questa prospettiva, usando la tecnologia come strumento per rendere la storia viva e attuale, accessibile a tutte le generazioni.

Il Salone ha la capacità di trasformarsi rapidamente. In che modo la tecnologia vi consente di rendere lo spazio così flessibile, e adattabile a contesti diversi tra loro?

GG – Si tratta di uno spazio estremamente affascinante, ma anche tecnicamente complesso. Parliamo di un grande cilindro con 16 colonne in marmo di Carrara, un soffitto in vetro ed un pavimento marmoreo: una configurazione che, dal punto di vista acustico e visivo, rappresenta una vera sfida. Per le videoproiezioni abbiamo collaborato con Epson, mentre per l’audio immersivo con Bose. Il risultato è uno spazio completamente immersivo, con proiezioni a 360° e un sistema audio che avvolge il pubblico, a cui abbiamo deciso di aggiungere ulteriori livelli sensoriali come percorsi olfattivi e, sempre più spesso, esperienze che coinvolgono anche il gusto, come le cene immersive, nonché delle performance live che si integrano nel racconto esperienziale. Quando diciamo che lo spazio si trasforma alla velocità di un clic, è chiaro che dietro ci sono giorni, settimane di progettazione e preparazione. Ma una volta messa a punto l’infrastruttura tecnologica, il salone può essere riconfigurato con grande rapidità per rispondere alle esigenze più diverse: eventi aziendali, mostre, celebrazioni istituzionali, progetti formativi. Ogni volta lo spazio si reinventa, mantenendo però una coerenza di fondo. È questa capacità di adattamento che rende possibile passare, ad esempio, da una mostra d’arte alla celebrazione dei cento anni della radio con la Rai, fino a grandi eventi corporate o a progetti culturali destinati a viaggiare in altre città e in altri Paesi.

Come riuscite a coniugare impresa e cultura?

GG - La proprietà del Salone delle Colonne è di EUR S.p.A., una società di diritto privato ma a capitale pubblico, partecipata per il 90% dal Ministero dell’Economia e per il 10% dal Comune di Roma. In questo contesto abbiamo presentato, ormai diversi anni fa, una proposta di gestione basata su un progetto di imprenditoria culturale. È stato un percorso lungo e complesso, costruito in dialogo con i vertici della proprietà, che non si è limitato al recupero fisico dello spazio, ma ha riguardato soprattutto la sua visione futura. Un’idea imprenditoriale capace di farlo vivere nel tempo, di produrre valore  sia dal punto di vista culturale sia da quello economico. Noi siamo un gruppo di imprese culturali e ci teniamo a ribadirlo: fare impresa con la cultura non è una contraddizione ma una sfida necessaria, crediamo che la cultura possa e debba essere anche un ambito produttivo, capace di generare valore, lavoro e competenze.

In Italia utilizzare le tecnologie nei luoghi storici non è semplice, per via di una sorta di barriera culturale. Come siete riusciti a infrangerla?

GG - Più volte ci è stato detto che sarebbe stato tutto più semplice aprire una sede negli Emirati o a Singapore, dove esiste una predisposizione più naturale verso la contemporaneità e l’utilizzo delle tecnologie applicate alla cultura. Ed è probabilmente vero. Ma questo non può diventare un alibi per rinunciare a operare in Italia. Come imprenditori italiani sentiamo il dovere di operare qui, anche facendo uno sforzo in più, e provare a invertire una rotta che spesso vede il nostro straordinario patrimonio storico e artistico come un elemento solo da conservare. Tuttavia, i nostri padri costituenti avevano indicato con grande lucidità due dimensioni: la conservazione, certo, ma anche la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. È proprio su questo secondo aspetto che, a volte, si tende a essere più timidi. Valorizzare oggi non può prescindere da uno sguardo contemporaneo e dall’utilizzo delle tecnologie, senza forzare il passato, ma anzi cercando di metterlo in relazione con i linguaggi del presente. Quando questo accade, si innesca un circolo virtuoso che riguarda sia gli eventi culturali, che quelli aziendali e istituzionali. La tecnologia diventa un motore di trasformazione, capace di generare nuove forme di racconto, nuovi pubblici e nuove opportunità. È su questa visione che si fonda il nostro modello di gestione del Salone delle Colonne.

Come realizzare un’esperienza immersiva in un ambiente storico

Francesco, ci puoi raccontare in merito al progetto tecnologico del salone e delle sfide legate alla progettazione e installazione?delle Colonne.

Francesco Mazzei - La complessità è stata notevole per la natura dello spazio: a pianta circolare, ispirata al Pantheon, rende l’inserimento delle tecnologie particolarmente delicato… un contesto affascinante, ma sicuramente non semplice da trattare dal punto di vista tecnologico. Partendo dalla mappatura video, la proiezione avviene sulle superfici murarie retrostanti le 16 colonne in marmo di Carrara, distanziate tra loro di circa tre metri, che rappresentano un elemento iconico dello spazio ma anche un vincolo tecnico molto forte. Abbiamo utilizzato proiettori Epson dotati di ottiche ultracorte “a collo di cigno”, che consentono inoltre un ampio lens shift, fondamentale per regolare l’immagine in un ambiente così vincolato dal punto di vista architettonico. Considerando l’intera superficie di proiezione arriviamo a circa 18.500 px di larghezza, questo significa che anche la produzione dei contenuti deve essere pensata in un formato fuori scala rispetto agli standard tradizionali, sia in termini di definizione sia di coerenza visiva lungo tutta la superficie cilindrica. Per la mappatura iniziale abbiamo utilizzato i software integrati nei proiettori Epson, che ci hanno permesso di gestire il primo allineamento e il blending tra le diverse immagini. Successivamente siamo passati a un software dedicato, Resolume Arena, che ci consente di controllare in modo più evoluto la sincronizzazione dei contenuti, le transizioni e l’intero ambiente visivo a 360°, anche durane gli eventi stessi.

Dal punto di vista audio come avete combinato immersività e amplificazione del parlato? E come avete affrontato le inevitabili problematiche acustiche di una sala come questa?

FM - Il sistema audio è pensato su due livelli: abbiamo un impianto “classico” per la diffusione del parlato e per gli eventi tradizionali, e un sistema di audio immersivo vero e proprio, composto da otto satelliti dedicati, che consente di lavorare su più canali separati. La vera sfida, naturalmente, è stata l’acustica della sala: ci troviamo in uno spazio circolare tappezzato di superfici riflettenti… l’incubo di qualunque fonico. Dal lato dell’acustica passiva abbiamo agito sulla copertura e inserito elementi fonoassorbenti, in particolare all’interno delle nicchie del Salone. Per la parte elettroacustica abbiamo coinvolto direttamente Bose, che è intervenuta con i propri tecnici per diversi giorni di taratura in loco. Oggi il sistema consente di gestire sia il parlato sia la musica, inoltre offre ai compositori e ai sound designer la possibilità di lavorare sugli otto canali separati, sfruttando appieno la dimensione immersiva dello spazio.

Immagino che l’illuminotecnica abbia un ruolo importante nella valorizzazione del luogo…

FM – In corrispondenza delle colonne sono stati montati dei PAR, per valorizzare la struttura architettonica, evidenziando i dettagli del marmo e creando un’atmosfera elegante e uniforme. Abbiamo completato con dei dispositivi motorizzati per la copertura superiore della sala, per generare effetti dinamici o scenografici… l’idea è modulare la luce come un vero strumento di racconto, sia per la fruizione culturale sia per l’immersività.

Come coordinate l’intero impianto?

FM - Tutti i sistemi convergono in una regia centralizzata, dove abbiamo console per le luci, console audio e un media server per la gestione dei proiettori; la rete video, anche per via della mole di dati da trasferire, sfrutta extender e una infrastruttura digitale, mentre audio e luci restano su cablaggio analogico. L’impianto non è “residente” nel senso tradizionale; vista la natura vincolata della sala, la cablatura è stata realizzata come si farebbe per un grande concerto: i cavi passano all’interno di tubi metallici o di strutture predisposte, nascosti sotto cartongessi o coperture temporanee, così da rispettare il patrimonio architettonico e le normative vigenti. Tutto è stato progettato per garantire flessibilità e rapidità di trasformazione dello spazio senza compromettere la struttura storica: ogni intervento ha richiesto un attento coordinamento tecnico e procedure burocratiche, ma il risultato consente di gestire l’intero ambiente in modo funzionale, dagli eventi culturali a quelli aziendali. 

Il Salone delle Colonne

Si colloca all’interno del Palazzo dell’Arte Antica, uno degli edifici simbolo del grande progetto urbanistico dell’Esposizione Universale di Roma del 1942. Insieme ad altre tre architetture, il Palazzo avrebbe dovuto costituire il nucleo centrale della rassegna, affacciandosi sulla monumentale Piazza Imperiale, concepita come una moderna agorà di ispirazione classica.

Nella visione originaria dei progettisti, il Palazzo dell’Arte Antica avrebbe dialogato architettonicamente con quello dell’Arte Moderna attraverso il Teatro Imperiale, progettato dall’architetto Luigi Moretti. Un’opera rimasta incompiuta, realizzata solo nelle fondazioni e mai portata a termine a causa dell’interruzione dei lavori dovuta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

All’interno del Palazzo, il Salone delle Colonne occupa il cuore della grande corte interna. Al piano terra prende forma come giardino d’inverno porticato a pianta circolare pensato inizialmente come ambiente aperto verso l’alto. Oggi il Salone è coperto da una struttura in vetro e scandito da 16 colonne rivestite in marmo di Carrara, elementi che ne definiscono l’identità architettonica e ne fanno uno degli ambienti più suggestivi dell’intero complesso. 

Scheda tecnica

Superficie e dimensioni

 Area salone: 475 m²

 Diametro sala: 24,6 m

 Altezza soffitto: 5,90 m (interno colonne) / 6,70 m (area centrale)

Videoproiezione immersiva

 Superficie 360°: 480 m² (80 × 6 m)

 Definizione complessiva: 18,5K

 Superfici proiettabili aggiuntive: 270 m²

 Sistema immersivo

8 × Epson EB-PU2113W (laser 3LCD, 13.000 lumen)

 Proiezioni dedicate:

   3 × Epson EB-L1715S (15.000 lumen)

   1 × Epson EB-770F (ottica ultracorta, 5.000 lumen)

LEDwall

 16 × LINSN MA 500 × 1000 mm, passo 3,9 mm (indoor/outdoor)

Audio

 Sistema Bose Professional

 Diffusori: 8 × AMU 208

 Subwoofer: 6 × ShowMatch SMS118 DeltaQ

 Amplificazione: PowerShareX PSX4804D e PSX2404D

 Processing: ControlSpace EX-1280

Sistemi mobili: Bose L1 Pro16 e L1 Pro32 con Sub2

Illuminazione

 32 × Veristage PAR (illuminazione architettonica)

 8 × Spot Projection Beam Fresnel

 8 × Sky Pearl Wash (testa mobile)

 8 × Light Sky (testa mobile)

 Console luci: HedgeHog 4X

Esperienza multisensoriale

 5 × AS750 Diffusori di essenze Bluetooth


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