Sara Maccari - Compagnia della Rancia

La Febbre del Sabato Sera, lo storico musical riparte da Tolentino: le interviste ai protagonisti.

Sara Maccari - Compagnia della Rancia

Dopo la messa in scena di Milano, il tour della Febbre del Sabato Sera è ripartito il 20 novembre dal teatro Nicola Vaccaj con un nuovo allestimento e la stessa energia di sempre. Come sempre, ci inoltriamo nei backstage del teatro con grande entusiasmo, per incontrare i personaggi chiave che hanno reso possibile la partenza di questo tour.

Sara, qual è il tuo ruolo nella Compagnia e cosa puoi raccontarci di questo spettacolo?

Il mio ruolo nella Compagnia è quello di amministratore delegato. Questo però non significa che io sia la figura decisionale “chiave”: il mio lavoro è soprattutto operativo. Ho la responsabilità di portare avanti i progetti artistici e tecnici e di seguire la tutela e lo sviluppo dei talenti che intercettiamo, sia artistici che tecnici. In sostanza, ho una overview su tutte le attività della Compagnia, e poi mi affido ai professionisti che conoscono in maniera specifica e approfondita i rispettivi settori. Insieme al team, e in particolare alla mia collega Laura Volta, mi occupo della produzione: il nostro compito è mettere tutti nelle condizioni di lavorare al meglio. Ci appoggiamo a un team creativo e operativo estremamente rodato: in questo spettacolo collaboriamo con persone con cui lavoriamo da decenni. Il rapporto consolidato, la conoscenza dei processi e delle modalità di lavoro ci permettono di trovare soluzioni sempre efficaci.

La Febbre del Sabato Sera è uno spettacolo imponente dal punto di vista scenografico. È stato allestito lo scorso anno al Teatro Nazionale di Milano, dove è rimasto in scena per dodici settimane. Poiché quel teatro offre caratteristiche sceniche particolari, abbiamo dovuto ripensare l’allestimento in vista della tournée italiana: verso la fine delle repliche milanesi abbiamo iniziato a studiare come adattare la produzione senza perdere qualità. Insieme allo scenografo Gabriele Moreschi e al regista Mauro Simone, abbiamo lavorato per mantenere intatto l’impatto visivo e funzionale. E devo dire che alcune soluzioni trovate per la tournée sono risultate altrettanto, se non più, efficaci: rispondono meglio a un modello produttivo e distributivo diverso. Abbiamo riallestito lo spettacolo in questo splendido Teatro Vaccaj, ricostruito dopo l’incendio del 2008 e ristrutturato nella parte scenica nel 2018. In questa versione, Mauro Simone ha fatto una scelta molto apprezzata: tutte le canzoni dei Bee Gees sono state tradotte in italiano, per raccontare con maggiore immediatezza le emozioni dei personaggi, mentre i brani della discoteca Odyssey 2001 sono rimasti in lingua originale.

Oggi siete concentrati qui… Ma cosa succederà domani?

Posso dirti cosa abbiamo in programma a breve, perché è una stagione ricchissima. In ottobre abbiamo debuttato al Teatro Nazionale con Flashdance, in scena fino al 17 gennaio. Nel frattempo partirà la tournée de La Febbre del Sabato Sera, che toccherà tutta l’Italia e si chiuderà a marzo al Teatro Repower, per un totale di circa 62 repliche. Successivamente riprenderemo anche una coda di Grease: la richiesta del pubblico e dei teatri è talmente alta che saremo nuovamente in tournée ad aprile e maggio.

Come funziona il meccanismo delle “riprese”? Avete tutte le scenografie pronte in magazzino?

Abbiamo un grande magazzino con moltissime scenografie, ma va considerato che cambiano i gusti del pubblico, le esigenze dei registi – che non sono sempre gli stessi –, le possibilità tecnologiche e anche le dinamiche produttive tra residenze e tour. Per questo motivo, ci è capitato di riallestire lo stesso spettacolo tre volte con tre allestimenti diversi: non solo scenografie differenti, ma veri e propri approcci concettuali nuovi, in base alla volontà del regista. Questo si riflette su tutto: luci, cast, costumi, disegno audio. In questa stagione Grease è in deposito, pronto a ripartire; Flashdance è stato completamente ricostruito, arrivato direttamente dal laboratorio al teatro e poi viaggerà; mentre La Febbre del Sabato Sera mantiene circa il 90% dell’allestimento originale, con alcuni adattamenti per la tournée.

Attualmente quante persone compongono la Compagnia della Rancia?

Abbiamo un nucleo fisso organizzativo di otto persone, tutte donne, con competenze specifiche: promozione, ticketing, gestione del personale, produzione. Il resto dell’organizzazione è dinamico e varia in base alle produzioni. Nei momenti di massima attività, con più spettacoli contemporanei, arriviamo a oltre cento collaboratori.

Compagnia della Rancia

Era da tempo che cercavamo l’occasione per conoscere più da vicino questa compagnia. Approfittiamo della gentilezza di Sara Maccari, figura chiave della Compagnia della Rancia, per farci raccontare la storia di una realtà che ha portato il musical in Italia: incontriamo Sara nel foyer del Teatro Vaccaj – gestito dalla Compagnia – e da qui partiamo per ripercorrere le origini di questa avventura creativa.

Per cominciare, la Compagnia della Rancia nasce a Tolentino nel 1983, dall’intuizione di tre amici: Saverio Marconi, Michele Renzullo e Tommaso Paolucci. Saverio Marconi era venuto a Tolentino per i legami familiari – il nonno era originario della città, e il suo busto campeggia ancora oggi nel foyer del teatro – in un momento in cui la sua carriera cinematografica era al massimo, dopo il successo di Padre Padrone con i fratelli Taviani e altre importanti esperienze sul grande schermo.

Il nome “Compagnia della Rancia” deriva dal vicino Castello della Rancia, storica fortezza del territorio. Quando Marconi fondò la compagnia, scelse questo nome proprio come omaggio alla zona e a uno dei suoi simboli culturali. Nel tempo, quel nome è diventato un vero marchio di fabbrica del musical italiano.

La presenza sempre più assidua di Marconi a Tolentino diede vita a un percorso di “fertilizzazione culturale” del territorio, che portò alla nascita di una scuola di recitazione – ancora attiva – presso il Centro Teatrale San Gallo: un centro di formazione non professionale, inclusivo e aperto a tutti, senza selezioni, capace di coinvolgere generazioni di cittadini. Da questa esperienza amatoriale furono piantati i semi di un percorso che sarebbe poi diventato altamente professionale.

Dai primi spettacoli di prosa con attori professionisti, si arrivò così alla grande scommessa: portare in Italia il musical di tradizione anglosassone, con performer capaci di recitare, cantare e ballare – la cosiddetta triple threat, la “tripla minaccia”.

Il primo musical fu La piccola bottega degli orrori, tradotto in italiano per garantire al pubblico la piena comprensione dei brani, fondamentali nella narrazione. A seguire arrivò A Chorus Line, che debuttò nel 1990 al Festival di Todi, con la regia di Saverio Marconi affiancato da Baayork Lee, artista del cast originale di Broadway. Fu un successo straordinario: un quotidiano di allora titolò che quella produzione era “la prova che il musical in Italia si può fare”.

La storia successiva è diventata quarantennale; in questi anni ci sono due svolte fondamentali: la prima nel 1997 con Grease, autentico campione d’incassi, uno spettacolo che ha conquistato un pubblico vastissimo e che, a quasi trent’anni dal debutto, continua ad andare in scena quasi ininterrottamente, con oltre due milioni di spettatori e più di duemila repliche. La seconda svolta arriva nel 2003 con un progetto colossale: Pinocchio, musical originale interamente italiano, scritto da Saverio Marconi insieme a Pierluigi Ronchetti, con musiche inedite dei Pooh. Per questo spettacolo venne persino costruito appositamente un teatro: il Teatro della Luna, accanto al Forum di Assago – oggi Teatro Repower.

Il resto è storia recente, fatta di titoli, tournée e produzioni che hanno segnato un’epoca e contribuito a definire l’identità del musical italiano contemporaneo.