Lele Moreschi - Scenografo

La Febbre del Sabato Sera, lo storico musical riparte da Tolentino: le interviste ai protagonisti.

Lele Moreschi - Scenografo

Dopo la messa in scena di Milano, il tour della Febbre del Sabato Sera è ripartito il 20 novembre dal teatro Nicola Vaccaj con un nuovo allestimento e la stessa energia di sempre. Come sempre, ci inoltriamo nei backstage del teatro con grande entusiasmo, per incontrare i personaggi chiave che hanno reso possibile la partenza di questo tour.

Lele, sappiamo che hai lavorato strettamente con Mauro Simone, regista dello spettacolo, per ricreare alcune immagini iconiche del film.

Fin dall’inizio c’è la celebre camminata di John Travolta per le vie di Brooklyn: un lungo piano sequenza in steadicam. L’obiettivo era riportare in teatro quella stessa sensazione. Per farlo, la scelta è ricaduta sulla pedana girevole, utilizzata poi anche in altri momenti dello spettacolo. Dopo diverse soluzioni e prove, insieme a Francesco Vignati e al Regista, è stata trovata una configurazione efficace che unisce il movimento del girevole a un gioco di luci dedicato. Il girevole è diventato inoltre un mezzo narrativo per realizzare rapidamente i numerosi cambi di ambientazione: il passaggio dagli esterni agli interni, e viceversa. Gli interni sono volutamente realistici, con mobili veri, evitando scenografie simboliche; gli esterni, invece, sono ricreati attraverso forme architettoniche stilizzate che richiamano i palazzi della città.

Per quanto riguarda l’ambiente iconico della discoteca?

Invece di costruire una pista vera e propria e preoccuparci della sua visibilità dalla platea, abbiamo deciso di ribaltare il concetto, portando la luce sulle pareti. Nascono così le griglie con canaline LED dinamiche, modellabili in vari modi e utilizzate anche per caratterizzare altre scene: quella dell’ospedale, per esempio, o quella del bar, con due linee più basse che delimitano lo spazio ricreando l’atmosfera di un locale pubblico.

Un ulteriore passaggio fondamentale è la scena del ponte, completamente ripensata per questa versione da tour.

Ho dovuto spezzare il ponte in due parti, come due bracci di un ponte basculante che si incontrano al centro scendendo verso il basso. Una scelta che ha ottimizzato sia gli spazi nei teatri sia le esigenze di trasporto.

Quali elementi sono manuali e quali motorizzati?

La pedana girevole è motorizzata: un modello di ultima generazione, molto silenzioso e veloce, con comando elettronico a joystick per regolare la velocità. Il movimento è affidato a ruote motorizzate che spingono direttamente la piattaforma, senza catene o cinghie come nei sistemi tradizionali. Tutto il resto è manuale: il ponte, le scritte “2001” e “Dance Studio” che scendono dall’alto tramite contrappesi, e i grattacieli con le grate di fondo illuminate a LED, movimentati dai macchinisti sui rispettivi binari. È stato un progetto dalle tempistiche molto strette, ma ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti che conosco da anni: Mauro Simone, Francesco Vignati e Claudio Cianfoni, operatore Madrix che ha curato la programmazione del LED dinamico, sono stati decisivi per la buona riuscita dello spettacolo. E alla fine, oltre alla fatica, rimane la soddisfazione più grande: vedere il pubblico alzarsi in piedi e ballare sulle note finali.