Panariello non esiste

One Man Show in prima serata – anche questo di lunedì – con una grande produzione nello Studio 5 di Cinecittà.

panariellodi Alfio Morelli

Ormai sembra che la serata clou della televisione si sia spostata dal sabato al lunedì sera. Riteniamo che tutto sommato non fosse poi così tanto difficile capirlo: se molte persone utilizzano il fine settimana per fare vita sociale, uscendo o spostandosi per il week end, il lunedì sera la quasi totalità del pubblico potenziale rimane a casa e, gioco forza, dopo cena si mette davanti alla TV.
Il nuovo programma di Panariello, trasmesso da Canale 5 per quattro settimane, a partire da lunedì 5 marzo, ha visto la partecipazione della cantante Nina Zilli, dell’illusionista di fama internazionale Gaetano Triggiano ed alcuni suggestivi interventi della compagnia francese Les Farfadais, nonché i raffinati interventi di Fabrizio Bosso.
La scenografia, come prevedibile, è stata affidata a Gaetano Castelli: “Per questo show – ha affermato – ho pensato di utilizzare materiali semplici come le leghe invecchiate, la ghisa, che danno alla scenografia un respiro cinematografico e teatrale, abbandonando fin da subito l’idea di utilizzare le tecnologie più all’avanguardia che ormai hanno largo riscontro nella maggior parte delle produzioni”; il che significa niente schermi LED a fare da fondale, cosa ormai fin troppo usata ed abusata in tutte le principali trasmissioni televisive. Gli unici schermi presenti sono posizionati in fondo alla sala e sono rivolti esclusivamente al pubblico presente in studio.
Il backstage riprodotto sul palcoscenico stesso rappresenta un acquedotto romano, e le gradinate dove prende posto il pubblico riproducono un vero e proprio abbraccio, metafora della vicinanza che Panariello cerca e ritrova con il suo pubblico. Inoltre il legno che sovrasta le scene è un ovvio rimando al Globe Theatre di shakespeariana memoria. Insomma un vero e proprio ritorno alla scenografia più classica, lavorata dagli artigiani di Cinecittà, veri maestri in questo campo.

La produzione, come ci spiega Orazio Caratozzolo, produttore esecutivo di F&P Group, è di Mediaset, in collaborazione con la sua azienda che si è occupata principalmente della parte artistica, dallo stesso Panariello ai vari ospiti internazionali, dando poi una mano anche alla realizzazione tecnica.
Da un primo sguardo alla scenografia, spicca subito il palco girevole – 25 metri di diametro e dotato di 184 ruote – che da una parte rivela l’orchestra di 24 elementi, dall’altra la riproduzione di un backstage teatrale. Della scenografia fanno parte due quadrati, formati da americane in alluminio, sui quali sono montati dei testamobili e delle barre LED, movimentate tramite dei Cyber Hoist, motori a velocità variabile con freno di sicurezza. Questi quadrati vengono utilizzati sia per effetti luminosi scenografici, sia per la sospensione di artisti e funamboli. Altro elemento scenografico di grande impatto è il lampadario, posizionato al centro dello studio e quasi sempre dentro le inquadrature a campo lungo. È realizzato facendo uso di LED Balls, una serie di palline contenenti LED multicolori e collegate tra di loro da quelli che sembrano i fili di una collana. La principale caratteristica è che, oltre a cambiare colore, può essere pilotato da un segnale video, ed è quindi in grado di visualizzare immagini in movimento, con un effetto molto bello.

Questa, a grandi linee, la descrizione della scenografia. Possiamo approfondire l’aspetto tecnico della produzione grazie alle interviste ad alcuni professionisti che troviamo al lavoro alla seconda puntata dello spettacolo, durante la nostra visita a Cinecittà.

L’audio


Per primo incontriamo Beppe Andolina, personaggio importante per tante scelte di questa produzione. Con una nuova divisa, è da poco entrato a far parte della squadra di Friendship Sound, nuova società che fornisce tutta la tecnologia audio in studio, nata dall’esperienza della Di and Di Lighting.
Che ruolo ricopri in questa produzione?
Un po’ di tempo fa sono stato contattato da Massimiliano Curci, il quale mi ha proposto di aiutarlo a far nascere un nuovo service audio che si occupasse principalmente di televisione ed eventi, con qualche puntatina anche al live. Ho accettato molto volentieri, e da questo incontro è nata Friendship Sound. Come sai, negli anni passati ho lavorato molto negli studi televisivi, partecipando a diverse produzioni importanti, una tra tutte Amici, quindi ho diverse conoscenze all’interno delle strutture e conosco tanti tecnici che durante gli anni hanno collaborato con me; quindi è stato abbastanza semplice mettere assieme una squadra di bravi professionisti affiatati.
Hai anche un compito preciso durante la trasmissione?
Sì, ricopro anche il ruolo di fonico nella regia dedicata alla ripresa musicale, quindi mixo l’orchestra ed eventuali gruppi ospiti, per poi mandare il mio contributo al van della messa in onda, come fanno tutte le altre regie. In studio lavoriamo con mixer Yamaha PM1D, ma io ho voluto provare un Soundcraft Vi6.
La scelta dell’impianto audio è stata una tua responsabilità?
Esattamente. Conosco Davide Lombardi da diverso tempo e lo ritengo un bravo professionista; mi parlava sempre delle sue esperienze fatte in giro per il mondo con questo impianto Outline, fino al punto di convincermi ad utilizzarlo. Devo dire che sono molto contento della scelta: abbiamo montato un impianto molto versatile per la televisione, poco pesante e poco invasivo, con un controllo della direttività molto efficace; soprattutto sulla voce ha una precisione impressionante. E della mia stessa idea sono stati anche tutti i ragazzi e lo stesso responsabile di Mediaset, che mi ha dato fiducia in questa scelta. In tutto questo devo fare un grosso ringraziamento ai ragazzi della Mods Art, Davide e Luigi Lombardi, che durante dell’installazione, con la loro conoscenza del prodotto, mi hanno dato un grosso aiuto.

panarielloVisto che Beppe ha citato Claudio Soncin, responsabile del progetto per Mediaset, ci mettiamo alla ricerca di questo professionista che ci concede gentilmente qualche minuto del suo tempo prezioso.
Signor Soncin, che ruolo occupa in questa produzione?
Lavoro da molti anni in Mediaset, dove svolgo la figura di responsabile audio; in questo ultimo periodo ho chiesto alla struttura di poter fare qualche lavoro esterno, così mi hanno subito dato in mano questa produzione. Ho iniziato a lavorarci sopra già alla fine dell’estate scorsa, contattando le varie aziende e sottoponendo loro il progetto. Ognuna mi ha fatto la propria proposta, così mi sono chiuso nel mio ufficio per qualche giorno e ne sono uscito con la soluzione che a me sembrava la più congeniale.
Com’è quindi composto l’impianto audio?
Il progetto prevede due cluster di otto Butterfly ognuno, posizionati ai lati del boccascena, con cui serviamo la platea fin quasi al fondo; in aggiunta, per le prime file, abbiamo posizionato nella parte bassa del palco, coperti, due down-fill, composti da quattro Butterfly appoggiate sopra quattro sub in configurazione cardioide. Per avere una diffusione uniforme e dei livelli accettabili per la TV, abbiamo inoltre posizionato due cluster di delay, oltre la metà della platea, per coprire bene l’ultima parte del pubblico. Infine altri due cluster, composti da sei Mantas ognuno, servono uniformemente la galleria. Il monitoraggio del palco “backstage” è realizzato con monitor Clair Brothers, mentre lungo la passerella, nei punti strategici, abbiamo usato sei H.A.R.D. 212 Outline. Per il monitoraggio dell’orchestra abbiamo fatto una scelta mista, con Aviom e Roland M‑48, tutto controllato da una regia monitor con una console PM1D Yamaha.
Come siete arrivati a questa scelta per l’impianto PA?
I motivi sono molteplici: conosco Beppe Andolina da molto tempo, ho già avuto modo di lavorare con lui e lo ritengo una persona preparata ed affidabile. Mi ha presentato un buon progetto e mi ha parlato molto bene di questo impianto italiano. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere anche i fratelli Lombardi, in particolare Davide, che lavora spesso con questo impianto in Inghilterra presso Britannia Row. Inoltre era da tempo che avevo la curiosità di lavorare con un buon prodotto italiano, ed in questa occasione ho avuto la possibilità di farlo: devo dire di essere molto soddisfatto della scelta. Il risultato è andato oltre le mie aspettative: devo riconoscere che è un impianto potente, fedele e preciso, quindi... viva l’Italia.

L’ultima chiacchierata riguardante l’audio la facciamo con Franco Patino, che si occupa appunto della diffusione in studio.
Cosa puoi aggiungere a quello che ha detto Soncin sulla diffusione in sala?
Anch’io uso questo impianto per la prima volta ed anch’io sono molto soddisfatto della scelta. Ma visto che gli altri hanno tutti parlato così bene di questo PA, io gli voglio trovare qualche difetto, che poi non è un vero difetto. Infatti ho dovuto apportare delle piccole modifiche sulla parte alta e sui medio bassi, molto probabilmente a causa di un effetto di interazione con l’ambiente: un piccolo ritocchino di circa 3 dB in alto e una sottrazione di circa 2 dB intorno ai 250 Hz. Per il resto sono rimasto favorevolmente colpito: qualsiasi regolazione io esegua sul mixer, anche minima, trova subito un riscontro sull’ascolto. Il PA dispone poi di una headroom considerevole e di un controllo della dispersione coerente. Anche una parte di monitoraggio è stato realizzato con diffusori Outline, serie H.A.R.D., mentre un prodotto altrettanto interessante si è rivelato il K‑Array KK 102, diffusore con controllo variabile della dispersione. Ne abbiamo posizionati una ventina dalla parte esterna della passerella e ci hanno aiutato molto a diffondere il parlato. Per il controllo di tutto ciò, lavoro con un PM1D Yamaha, collegato in MADI con le altre regie, usando tutti gli effetti e le dinamiche interni al banco.

Le luci


Spostandoci dal mondo audio a quello del lighting, andiamo in regia luci dove incontriamo la squadra capitanata da Massimo Pascucci.
Che ruolo hai avuto nella produzione di questo programma?
Il mio ruolo è quello di direttore della fotografia, lavoro iniziato alla fine dell’estate scorsa; dopo varie riunioni e rinvii, all’inizio di quest’anno ci siamo dedicati alla produzione effettiva. Assieme alla famiglia Castelli, Gaetano e la figlia Chiara, abbiamo lavorato alla scenografia e alle luci, con Giorgio Panariello sempre presente durante la realizzazione. Lavoravo con questo artista per la prima volta, e devo ammettere che all’inizio ero un po’ titubante, perché non eravamo entrati subito in sintonia, ma poi, chiarite certe scelte, la strada è stata tutta in discesa. Adesso sento piena fiducia ed assenso su quello che faccio. L’idea del progetto iniziale, poi realizzato, era quella di ricreare l’ambientazione di un teatro, con tanto di palcoscenico e sipario, ma anche evocare un po’ l’idea del varietà che andava di moda qualche decennio fa in TV, quindi anche con una passerella per coinvolgere il pubblico; insomma un mix di atmosfere tra antico e moderno. La scenografia ha diversi elementi distintivi. Il primo, più evidente, è il palcoscenico girevole: è stato possibile crearlo perché lo Studio 5 di Cinecittà, il famoso studio di Fellini, ha una grande piscina, in cui abbiamo potuto montare la meccanica girevole del palco. Il palco girevole ci dà la possibilità di creare per tutta la serata delle ambientazioni sempre diverse e mai monotone. Per illuminare questo movimento ho dovuto prevedere una serie di proiettori che girano con la scenografia, per poter tenere l’orchestra sempre illuminata mentre gira, ed un’altra doppia serie di proiettori posizionati sul soffitto, una parte più adatta all’orchestra e una più adatta allo spettacolo. Per illuminare lo studio ho usato due tipologie di proiettori e pochissimi tradizionali alogeni bianchi. Il grosso dell’illuminazione è infatti realizzato con dei LED, dalle barre Evolight e dei PARlite Coemar, ai nuovi proiettori a testamobile Robe, i Robin LED Wash 1200. Ho usato questo faro perché ha alcune caratteristiche fondamentali per il lavoro in TV. panariello

Innanzitutto è molto potente, cosa indispensabile perché deve lavorare da un’altezza di 15 metri. Ho montato una settantina di questi proiettori con i quali riesco a fare i bianchi, come se usassi proiettori tradizionali, ma con la possibilità di cambiare temperatura colore; così, con lo stesso proiettore, posso colorare tutto lo studio con colori molto belli e saturi. Inoltre, lavorando con telecamere in HD, anche se la trasmissione non è trasmessa in HD, dobbiamo avere una grande sensibilità, perché se da una parte abbiamo bisogno di meno luce, dall’altra le telecamere leggono ogni minima variazione e tonalità di luce. Questa soluzione, oltre ad avere i vantaggi che ho descritto, ha un altro enorme vantaggio: fa risparmiare alla produzione una grossa quantità di energia, perché il consumo di energia si riduce del 70%. Per l’uso della luce d’effetto ho usato invece gli ormai classici Clay Paky, gli Sharpy sul palco in controluce, con l’aggiunta di Alpha 700, ed i meravigliosi Alpha 1500 che, con la loro potenza, arrivano da una parte all’altra dello studio. Altra particolarità della trasmissione è l’uso di motori Cyber Hoist, motori a velocità variabile e con tutte le sicurezze necessarie per poter lavorare con carichi sospesi sul pubblico. A questi motori abbiamo attaccato due quadrati, formati da americane, su cui abbiamo montato alcune barre LED e dei testamobili. Li usiamo in certi stacchetti della trasmissione per scenografie luci o per sospendere artisti e giocolieri, con un risultato molto bello. Altra chicca è il lampadario, i cui LED hanno la possibilità di venire gestiti come una matrice video, quindi ricreando anche figure in movimento.
Mi hai parlato di una particolare attenzione per la sicurezza...
La produzione si è avvalsa di un’azienda di Milano, DRM Studio, che ha curato ed organizzato tutta la parte relativa alla sicurezza. Questa azienda ha organizzato e presenziato a tutta la fase di montaggio, secondo una procedura ed una scaletta per il montaggio piuttosto rigida: sul cantiere dovevano essere presenti a svolgere il proprio lavoro solo le squadre previste dal programma e chiunque volesse entrare nel cantiere doveva avere l’autorizzazione dal capo della sicurezza, Panariello compreso, ed essere attrezzato di tutto punto.

 

 

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