Nino D’Angelo - I miei meravigliosi anni ’80… bis! - Tour 2026

Uno “scugnizzo” di grande successo porta la tradizione napoletana a Bologna: il 7 di marzo il tour per i cinquant’anni di carriera di Nino D’Angelo si ferma all’Unipol Arena di Casalecchio Di Reno.

Nino D’Angelo - I miei meravigliosi anni ’80… bis! - Tour 2026

di Alfio Morelli

Quando si presenta l’occasione di assistere a un concerto di Nino D’Angelo, difficilmente ce la si può lasciare sfuggire. In questo caso, la curiosità era doppia: da un lato volevo tornare all’origine della canzone napoletana, che oggi vive una nuova ondata di successi, dall’altro volevo studiare come un artista di così lunga carriera riesca ancora oggi a parlare a pubblici diversi, ben oltre i confini della propria terra. Negli ultimi decenni sono tanti gli artisti che – pur molto differenti tra loro – hanno scelto di continuare la tradizione della musica in lingua napoletana, da Pino Daniele a Gigi D’Alessio, passando per Clementino, Rocco Hunt, Luchè, Geolier e, ultimo consacrato dal festival nazionale per eccellenza, Sal Da Vinci. Emerge una scena articolata e trasversale: in questo panorama, la figura di Nino D’Angelo resta inevitabilmente un punto di riferimento. A colpire è anche la scelta della location: l’Unipol Arena di Bologna, uno spazio da oltre 10.000 posti; non era affatto scontato immaginare un artista napoletano capace di richiamare un pubblico così importante al di fuori del proprio contesto naturale.

Entrando nel pomeriggio, l’impressione è subito quella di una produzione di livello elevato: palco a due livelli, grandi superfici LED e un impianto audio importante, basato sui prodotti Meyer Sound. Da lì è iniziato il consueto giro tra regie e backstage, raccogliendo impressioni e dettagli direttamente dalla crew tecnica coinvolta nell’allestimento. Poi il momento dell’apertura delle porte: il pubblico affluisce con continuità. Il concerto non ha forse registrato il sold out, ma ha segnato oltre 5.000 presenze: un risultato significativo per una piazza come Bologna. Ancora più interessante la composizione della platea: una forte componente partenopea, certo, ma anche molte presenze provenienti da Emilia-Romagna e Toscana, oltre a una quota tutt’altro che marginale di pubblico giovane. Un segnale chiaro di quanto il repertorio e la figura dell’artista riescano ancora a dialogare con generazioni differenti.

La produzione si rivela solida sotto ogni aspetto: impianto scenico ben costruito, racconto video sviluppato attraverso materiali d’archivio e altri di recente concezione, un disegno luci importante firmato da Max Tomasino e, sul fronte audio, una configurazione Meyer Panther decisamente adeguata al contesto. Ho modo di assistere anche all’arrivo dell’artista e alla sua salita sul palco dal backstage: nonostante la carriera lunghissima, si percepisce ancora una certa emozione. Un dettaglio che è sempre significativo. In sala il pubblico risponde con partecipazione piena: per oltre due ore la platea canta insieme a lui, confermando il legame emotivo che Nino D’Angelo continua a mantenere con il proprio pubblico.

Nei giorni prossimi pubblicheremo le voci dei professionisti che hanno reso possibile questo tour. Clicca in fondo alla pagina per vedere la galleria.

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