Giorgio Geromin - Operatore luci
L’OraZero in Tour, la nuova tournée di Renato Zero, debutta con un grande successo.

Il tour è partito con una prima data al Palazzo dello Sport di Roma; dopo le cinque date nella capitale, è proseguito con altre venticinque tappe nei principali palasport italiani, tutte rigorosamente sold out. Per conoscere a fondo le dinamiche di questo tour, intervistiamo i protagonisti che l'hanno reso possibile.
Giorgio, approfondiamo il concept dello show e il suo sviluppo scenografico.
Come spesso accade, il concept è ideato, scritto, diretto e interpretato da Renato Zero. Dopo una serie di riunioni preliminari abbiamo definito la direzione artistica. L’ispirazione iniziale nasce dall’idea della “piazza”, intesa come luogo aperto e punto d’incontro: uno spazio accogliente, quasi materno, capace di abbracciare e accompagnare il racconto dello spettacolo. All’interno dello show si sviluppa infatti un vero e proprio filo narrativo, costruito attraverso momenti recitati e contributi video con le voci di Gabriele Lavia e Luca Ward. Da questo concetto nasce una scenografia che richiama, in modo evocativo, un Pantheon sezionato, con una cupola a copertura. Il grande LEDwall di fondo lavora sulla profondità prospettica, mentre al centro troviamo una porta – fortemente voluta da Renato – che diventa elemento scenico e drammaturgico per ingressi e uscite. Dal punto di vista tecnico abbiamo dovuto affrontare alcune criticità legate alla presenza dell’orchestra virtuale, elemento che l’artista utilizza ormai da diversi tour. La disposizione dei LEDwall su più livelli ha generato problematiche di parallasse e percezione prospettica: per compensarle abbiamo lavorato su una soluzione scenografica rialzata, progettata con Mikkel di Roof, creando una struttura a gradoni su cui posizionare l’orchestra. Durante le sessioni di programmazione – due o tre notti intense – assieme a Francesco Mina, abbiamo lavorato molto sulla componente cromatica, cercando di “matchare” la fotografia generale dello show. Il risultato è una scalinata che diventa parte integrante del racconto visivo, già sperimentata in precedenti produzioni e qui ulteriormente sviluppata.

Il disegno luci sembra più orientato alla qualità della luce, quasi teatrale, che alla dinamica del movimento.
Assolutamente sì. L’impronta è fortemente teatrale: nei momenti più intimi il movimento lascia spazio al colore e alla sfumatura. Renato costruisce un dialogo diretto con il pubblico e, in quei passaggi, la luce deve accompagnare senza invadere. Anche la scenografia è volutamente pulita e lineare. Le pedane dedicate all’orchestra – realizzate da Tekset – permettono una connessione visiva e narrativa con la componente virtuale. In alcuni brani, però, serve maggiore impatto: lì il lavoro delle luci diventa più “coprente”, andando a costruire energia e volume sul palco.
Che tipo di materiale hai utilizzato?
Per la parte effetti abbiamo utilizzato diversi Strike M: paradossalmente è uno dei tour con meno utilizzo di strobo degli ultimi anni, ma li abbiamo sfruttati molto per illuminare il parterre, integrandolo nella fotografia generale. Come proiettori principali abbiamo impiegato gli Arolla Aqua e i K25 di Clay Paky. Per il followspot remoto utilizziamo il sistema RoboSpot, che controlla gli iForte LTX in controluce, mentre sull’americana frontale troviamo anche dei Robe Esprite. Altri iForte LTX sono posizionati in sala, su un’americana sopra la regia, per seguire l’artista quando si muove fuori dal palco. Ai lati dello schermo abbiamo una serie di calate che richiamano un colonnato in stile Pantheon. Sono integrate con barre LED e proiettori a terra che, a seconda delle scene, illuminano la scenografia o vengono puntati verso il pubblico. Altri apparecchi sono nascosti dietro e all’interno delle pedane della band, creando un effetto “tenda”: la sorgente non è visibile, ma si percepisce il fascio luminoso. L’intero sistema – audio, luci e video – è fornito da Agorà, inclusa la distribuzione di rete basata su tecnologia Luminex.




