Michael Gario - Playback Engineer
Il tour VERA BADDIE di Anna infiamma i palazzetti di tutta Italia.

La tappa bolognese del tour di Anna Pepe è stata una serata intensa sotto ogni punto di vista. La giovane artista urban, salita alla ribalta nel 2020 grazie al singolo Bando, è cresciuta costantemente in questi anni, fino a mettere a segno un tour nei palazzetti di grande successo. Intervistiamo coloro che l'hanno reso possibile.
Michael, che ruolo hai?
Gli americani hanno coniato il termine Playback Engineer. Oltreoceano questa figura esiste già da diversi anni, mentre da noi sta iniziando ad affermarsi da poco, grazie anche a un lavoro che dura oramai da quasi dieci anni per molti artisti nel settore, come Ultimo, Gazzelle, Tommaso Paradiso, Måneskin,Tedua, Elisa, per citarne giusto alcuni.
Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?
Essendo uno show senza band sul palco e interamente organizzato in timecode, il nostro compito è raccogliere e caricare tutti i file necessari, montarli in un sequencer — in questo caso Ableton Live — e creare una struttura completa dello spettacolo. All’interno del progetto generiamo il timecode, produciamo e colleghiamo i click per l’artista e per eventuali ospiti, gestiamo tutte le cue che vengono inviate al sistema di Intercom per le automazioni dello show. Ovviamente abbiamo effetti di autotune, che viene gestito internamente e automatizzato dal sequencer: cambi di tonalità, attivazioni, disattivazioni… tutto è programmato, così che durante la performance il nostro unico compito sia dare il play al momento giusto e controllare che non ci siano intoppi. Utilizziamo anche un software esterno ad Ableton, chiamato AbleSet, che ci permette di gestire la scaletta, creare medley e adattare rapidamente i brani ai continui cambiamenti dello show. Capita spesso infatti che il set cambi all’ultimo momento per la presenza di ospiti o per esigenze artistiche. Dentro Ableton abbiamo moltissime versioni dei pezzi: solo con lei, con guest, senza guest, acustiche, non acustiche, e così via. Io devo gestire tutto questo materiale, ovviamente con una configurazione dual computer, main e backup. L’intero sistema è in rete: qualsiasi variazione che faccio sul mio setup viene immediatamente trasmessa a tutta la crew.

Se cambio brano o faccio una modifica in tempo reale, tutti ne sono informati, dai tecnici alle automazioni. Il sistema gestisce anche il prompter: il computer dedicato va a leggere in rete uno script generato dei due computer principali dell’audio di modo che si possa gestire in autonomia il prompter e avere un’interfaccia che non solo mostri un feed in tempo reale, ma che permetta anche di avere anche uno switch del prompter in tempo reale.
Che prodotti hai scelto?
Il sistema principale è basato su Apple Macintosh. La scheda audio utilizzata per le sequenze è una PlayAudio 1U di iConnectivity: una macchina molto diffusa, con doppio driver che permette di collegare i due computer e gestire la ridondanza tramite un bus interno.
Qual è stato il tuo percorso professionale?
Il mio background – come per molti, in questo settore – è quello di musicista. Sono diventato presto fonico di studio, quindi ho familiarità con le apparecchiature da recording e soprattutto con il sequencer. La velocità e la precisione nell’uso del sequencer sono fondamentali: un fonico da studio moderno deve sapere esattamente come ragiona la macchina, perché passa tutto da lì. In situazioni live devi trovare soluzioni immediate: se l’artista ti chiede un click in un punto, una nota diversa, una variazione al volo, devi avere inventiva ed elasticità mentale per risolvere in pochi secondi.
Insieme al mio socio Marco Peraldo abbiamo fondato MPMG, una società che offre consulenza, assistenza e realizzazione di sistemi di playback per spettacoli dal vivo.




