Marco Lucarelli - Direttore della fotografia
L'edizione 2026 di San Marino Song Contest e i suoi protagonisti.

Marco Lucarelli, direttore della fotografia, con Enrico Ridolfi, operatore e programmatore luci.
La finale di San Marino Song Contest è costruita come uno spettacolo televisivo, con una componente musicale che si integra con un impianto tecnico costruito secondo logiche chiaramente broadcast. Scopriamo i segreti dell'ultima edizione del festival, presso il Teatro di Dogana.
Marco, come è nata l’impostazione visiva di questa produzione?
Questa è la seconda edizione di cui curo la fotografia: ho ereditato una manifestazione che negli anni precedenti è stata realizzata in una forma più contenuta. Dall’anno scorso si è deciso di dare un impulso importante alla crescita dell’evento, soprattutto dal punto di vista della qualità generale. Per questo abbiamo iniziato a lavorare in modo molto coordinato con il regista e lo scenografo, cercando di portare ciascuno il proprio contributo per elevare il livello della produzione. Siamo comunque all’interno del circuito dell’Eurovision e tutti sanno cosa rappresenta la serata finale di quell’evento. Naturalmente non possiamo competere con quei livelli produttivi, ma abbiamo cercato, per quanto possibile, di allinearci a quel linguaggio televisivo e a quel tipo di format. Ognuno di noi ha portato qui l’esperienza maturata in altre produzioni. Personalmente ho lavorato a diverse edizioni del Festival di Sanremo, oltre a molte altre produzioni di alto livello, e insieme ai miei colleghi abbiamo cercato di mettere a disposizione tutto il nostro know-how. In questo lavoro sono stato affiancato da Enrico Ridolfi, operatore e programmatore luci che ha lavorato su MA3.
Naturalmente il lavoro si è dovuto confrontare con le caratteristiche della location e con i mezzi disponibili.
Ci siamo dovuti rapportare con le risorse e soprattutto con la location che RTV San Marino mette a disposizione qui a San Marino, anche se la struttura è strettamente legata alla RAI. È stata proprio una volontà condivisa tra il direttore generale della RAI e quello di RTV quella di far crescere questo evento e portarlo a un livello più alto.
La finale andrà in diretta sia su RTV sia su RaiPlay, oltre a essere trasmessa in Eurovisione. Questo significa che potrà essere vista in molti paesi; l’anno scorso ha vinto Gabry Ponte, che ha rappresentato San Marino all’Eurovision Song Contest, quindi è un evento che ha una risonanza internazionale e che fa parlare molto di sé. Il nostro obiettivo è stato proprio quello di portare le nostre esperienze per contribuire alla crescita della manifestazione, soprattutto dal punto di vista dell’immagine.

Anche lo spazio scenico ha subito alcune modifiche rispetto al passato.
Le dimensioni del teatro sono naturalmente diverse da quelle dell’Ariston, è uno spazio più piccolo, ma per certi versi lo ricorda. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità di smontare alcune file di poltrone per aumentare la profondità del palco. Questo ci ha permesso di guadagnare spazio scenico e di dare più respiro all’immagine. Inoltre, per la prima volta abbiamo potuto portare scenografie e luci anche sulle pareti laterali del teatro. Questo ha ampliato molto la percezione dello spazio, creando una sensazione di maggiore ampiezza rispetto alle edizioni precedenti. Oggi, anche grazie al linguaggio televisivo e al tipo di regia utilizzata, si lavora molto con totali dinamici e movimenti di camera. L’idea è quella di non separare più palco e platea come due mondi distinti, ma di integrarli e farli dialogare visivamente, in modo che tutto lo spazio contribuisca alla costruzione dell’immagine.
Come nasce invece la scenografia?
L’idea iniziale della scenografia è di Marco Calzara, che poi è stata sviluppata e definita insieme a me e al regista. Conoscendo le esigenze di questo format, abbiamo deciso di lavorare su una presenza importante di corpi illuminanti, in modo da poter costruire per ogni artista un disegno luci e un’impostazione visiva differenti, in relazione al brano presentato. Tra semifinali e finale abbiamo gestito circa cinquanta canzoni, e in molti casi il lavoro è stato fortemente influenzato anche dai contenuti video. Avendo superfici LED piuttosto importanti, il visual utilizzato da ogni artista determina inevitabilmente anche la scelta del disegno luci. In alcuni casi gli artisti arrivano già con i loro contenuti video e quindi dobbiamo adattare il progetto luci a quel materiale.
Quest’anno anche il parco luci ha avuto un deciso potenziamento?
Planet Service ha messo a disposizione un parco luci molto più ampio rispetto allo scorso anno. Avevamo già collaborato con loro e devo dire che sono una squadra davvero molto professionale: attenti, precisi e molto ordinati nel lavoro. Hanno fatto un lavoro davvero egregio. Abbiamo avuto anche la possibilità di utilizzare alcuni nuovi proiettori DTS: avevo visto recentemente questo nuovo scanner e mi è sembrato il contesto giusto per utilizzarlo, anche perché qui, in qualche modo, giochiamo in casa. In origine avevo immaginato un disegno scenico ancora più articolato, con americane in movimento e una struttura più complessa, ma non è stato possibile realizzarlo per ragioni di spazio, di carichi e naturalmente di budget, con cui bisogna sempre fare i conti. Sono comunque molto contento della resa di questo nuovo prodotto. Lo scanner riproposto in una chiave più moderna è sicuramente molto interessante. Lo specchio resta una caratteristica molto affascinante e la sorgente laser consente di ottenere una potenza luminosa importante con consumi davvero contenuti.

I nuovissimi scanner DTS V-SNAP.
Come possiamo concludere la descrizione di questa esperienza?
Posso dire che questo lavoro mi ha arricchito ulteriormente. Ho avuto la possibilità di lavorare per diversi giorni in un luogo molto bello e soprattutto con un gruppo di professionisti di grande qualità. Questo, alla fine, è sempre l’aspetto più gratificante di produzioni come questa.




