Alessandro Giangi - Amministratore e responsabile ufficio tecnico

L'edizione 2026 di San Marino Song Contest e i suoi protagonisti.

Alessandro Giangi - Amministratore e responsabile ufficio tecnico

Alessandro Giangi, amministratore e responsabile dell’ufficio tecnico, con la figlia Carlotta.

La finale di San Marino Song Contest è costruita come uno spettacolo televisivo,  con una componente musicale che si integra con un impianto tecnico costruito secondo logiche chiaramente broadcast. Scopriamo i segreti dell'ultima edizione del festival, presso il Teatro di Dogana.

Alessandro, tu lavori in forza a Planet Service. Raccontaci la genesi di questa produzione.

Questa è una produzione che nasce già diversi anni fa, inizialmente gestita direttamente da RTV con personale interno. All’epoca era una produzione piccola, meno sfarzosa e con minori ambizioni scenografiche. Già da un paio d’anni, anche con l’ingresso di iCompany e con l’arrivo di una squadra di produzione, c’è stato un deciso salto di qualità. Nella scorsa edizione, anche se in forma più contenuta, abbiamo iniziato a testare le potenzialità della location. Eravamo però inseriti tra due produzioni importanti e ci siamo dovuti “incastrare” negli spazi disponibili: il palco era meno profondo e la scenografia più snella. Avevamo soltanto 36 ore diponibili per il montaggio, quindi abbiamo organizzato il lavoro a ciclo continuo, con tre squadre che si alternavano su tre turni.

Da quanto tempo siete legati all’Eurovision?

Sono cinque anni. Quest’anno abbiamo fatto un ulteriore passo avanti sia nel numero dei partecipanti sia nella complessità della scenografia. Il palco è stato notevolmente ampliato: lo abbiamo portato 4 metri più avanti, eliminando tre file di poltrone della platea. Il disegno scenografico è firmato da Marco Calzavara, mentre la parte illuminotecnica e la direzione della fotografia sono curate da Marco Lucanelli. Io mi interfaccio principalmente con loro due per tutta la realizzazione tecnica.

Qual è stata la difficoltà maggiore?

La sfida principale è stata l’allineamento di tutti i pannelli scenografici. Dovevano creare un disegno perfettamente simmetrico, con distanze identiche e inclinazioni costanti lungo tutta la scenografia. Abbiamo dovuto realizzare una dima di precisione nella parte posteriore per collegarli correttamente alle americane. Ci siamo inventati un sistema di ancoraggio che permette di fissare ogni pannello esattamente nella posizione prevista: nello stesso punto, sullo stesso dado, con la stessa inclinazione. Questo sistema ci ha garantito la precisione necessaria per mantenere la simmetria dell’intero impianto scenico. Un altro aspetto delicato è stato quello dei carichi strutturali. Non sono pesi enormi in senso assoluto, ma per questa location rappresentano comunque un valore significativo: parliamo di circa 17 t complessive.

Dove avete potuto ancorare la struttura? Il teatro non sembra progettato per sostenere carichi così elevati.

Abbiamo dovuto progettare un sistema di supporto importante con otto torri portanti, che purtroppo sottraggono un po’ di spazio a terra. In origine avevamo ipotizzato di installare un grid sospeso su cui montare la maggior parte dei proiettori, ma solo il peso del grid avrebbe raggiunto circa 9 tonnellate, superando la portata del soffitto del teatro, e per questo motivo abbiamo dovuto abbandonare l’idea. C’è poi un’altra complicazione: il teatro si trova al terzo piano di un immobile, con spazi vuoti sottostanti. Abbiamo quindi progettato le torri in modo che fossero posizionate esattamente sulla verticale dei colonnati portanti dell’edificio, così da scaricare il peso nei punti strutturalmente più resistenti.

Parliamo un po’ dell’impianto audio e luci.

Per l’audio utilizziamo un sistema K-Array KH7, che per uno spazio come questo è perfetto: ha un impatto visivo molto contenuto, si integra bene nell’architettura del teatro e offre una qualità sonora eccellente. Abbiamo installato quattro sistemi per lato, oltre a sei sub sotto il palco, ognuno equipaggiato con un 21”. Per quanto riguarda invece le luci, a parte alcune barre a terra, il resto è tutto materiale nostro: i nuovi Claypaky Arolla Aqua LT, i Robe Esprite, una sessantina di DTS Raptor e anche i nuovi scanner laser DTS, in totale 16 macchine, di cui 8 a terra e 8 sospese in quota.

Per quanto tempo avete lavorato a questa produzione?

Le prime riunioni e le prime idee sono partite subito dopo l’estate. Negli ultimi due mesi siamo entrati nella fase esecutiva, mentre negli ultimi venti giorni si sono svolti il montaggio e tutte le prove. La produzione è di RTV, la parte tecnica è seguita da Matteo Bravi, mentre Massimo Bonelli è il direttore di produzione. Tutte le riprese televisive vengono fatte da BLQrew, un’agenzia di Bologna organizzata per le riprese video, poi tutta la trasmissione viene trasmessa da RTV San Marino e dalla Rai, che trasmette il programma sui propri canali.