Kennell in F1

Un weekend dentro la storia.

Kennell in F1

di Alfio Morelli

Kennell è un’azienda italiana che per oltre quarant’anni si è distinta per qualità e affidabilità; fondata nel 1977 da Luciano Biamino, Italo Ghirotti e Mariangela Fossati, la ditta torinese segue il motto: “Essere sempre protagonisti nell'evoluzione della tecnologia”. Noi di Sound&Lite abbiamo avuto il piacere – e il privilegio, oserei dire – di essere invitati da Kennell direttamente a Montecarlo, in occasione del 15° Gran Prix de Monaco Historique 2026. Un’esperienza che ci ha catapultato in un ambiente per noi inusuale, quello della Formula 1, e in un contesto altrettanto lontano dalla nostra quotidianità professionale: il circuito cittadino di Monte Carlo.

A fare gli onori di casa c’erano alcuni soci Kennell e lo stesso Luciano Biamino. L’invito non è stato solo una formalità: il brand è sponsor di una prestigiosa F1 Lotus 81, dotata di una livrea nero e oro John Player Special, condotta nel 1980 da Mario Andretti e da Elio De Angelis, e nel 1981 da Nigel Mansell e ancora De Angelis. Abbiamo potuto vivere l’evento dall’interno, respirando – letteralmente – odori, suoni e dinamiche di un paddock che raramente si concede a osservatori esterni. Durante le prove del sabato abbiamo avuto accesso ai box, dove si apre un vero e proprio museo vivente della meccanica da competizione. Davanti a noi, senza filtri, modelli che normalmente si vedono solo nei libri o nei filmati d’archivio: la Bugatti Type 35C, la Alfa Romeo 8C Monza, la Maserati 4CL. Fino ad arrivare alle monoposto più “recenti”, si fa per dire, degli anni Settanta e Ottanta, tra cui spiccavano le Ferrari di Niki Lauda e di Gilles Villeneuve.

Oltre duecento vetture provenienti da tutto il mondo hanno preso parte alla manifestazione, suddivise per epoche e categorie. Il valore economico medio di ciascun esemplare supera abbondantemente il milione di euro: una concentrazione di capitale tecnico, storico ed economico difficilmente replicabile altrove. Ma ciò che colpisce davvero è che non si tratta di una semplice esposizione statica. Qui le auto corrono davvero, si spingono al limite, si danneggiano e vengono riparate. È una competizione vera, con tutto ciò che ne consegue.

Terminata la sessione di qualifiche del sabato pomeriggio, ci siamo spostati insieme al team e a un gruppo di amici in uno spazio espositivo con alcune vetture in vendita. Più che un autosalone, l’impressione era quella di una galleria d’arte contemporanea: tra numerose Ferrari da collezione, spiccava una Aston Martin Valkyrie Coupé, esemplare estremo e tecnologicamente avanzato, progettato dal mitico Adrian Newey, creatore di monoposto F1 leggendarie, tra cui la Williams FW14B, la McLaren MP4/13, le Red Bull RB6 e la dominante RB19. Un contrasto netto tra passato e futuro dell’ingegneria automobilistica, racchiuso nello stesso ambiente.

La serata è proseguita a cena con la squadra e alcuni amici di Luciano, e lì posso dire di aver colto un altro aspetto fondamentale di questo mondo: il capitale umano. I meccanici e i tecnici presenti non erano semplici appassionati, ma professionisti con esperienze di altissimo livello. C’è chi arriva direttamente dalla mitica Dakar, chi ha lavorato nella Formula 1 contemporanea, chi ha collaborato con la Scuderia Ferrari. Le conversazioni, inevitabilmente tecniche, spaziavano dalla gestione dei materiali alle strategie di gara, fino alle soluzioni adottate per mantenere operative vetture progettate decenni or sono. Per rendere l’idea con un parallelo più vicino al nostro settore: è come trovarsi a cena con gli ingegneri di L-Acoustics, d&b audiotechnik e Meyer Sound che discutono con i progettisti di DiGiCo e Solid State Logic. Un confronto di altissimo livello, dove ogni dettaglio tecnico diventa oggetto di analisi.

Un altro elemento che ha richiamato l’attenzione è stata l’organizzazione del Principato di Monaco: la gestione logistica di un evento di questa portata, in un contesto urbano così complesso, è semplicemente esemplare. Siamo arrivati nel pieno delle qualifiche e, senza alcuna prenotazione, abbiamo avuto accesso con l’auto a un parcheggio multipiano interno al circuito. All’uscita, la città continuava a vivere quasi normalmente: traffico regolato, flussi pedonali ordinati, attività aperte. Un equilibrio difficile, e che tuttavia in quella strana e luminosa metropoli sembra naturale.

La gara, come detto, non è una rievocazione ma una competizione autentica, e come tale porta con sé anche un po’ di rischio. Tra gli episodi più significativi, l’incidente di Jean Alesi, finito contro le barriere alla Nouvelle Chicane con una Ferrari 312. Un impatto importante, che in termini economici sarebbe difficile persino quantificare, considerando il valore storico della vettura. Va sottolineato il lavoro straordinario dei meccanici, che sono riusciti a rimettere in pista l’auto per la gara, in perfetta coerenza con lo spirito di queste competizioni: preservare la storia, ma senza rinunciare all’azione.

In conclusione: per noi è stato un weekend fuori scala, difficile da incasellare nelle consuete categorie editoriali. Un’esperienza che, pur lontana dal nostro ambito principale, condivide con esso un elemento chiave: la centralità della tecnica, del dettaglio e delle competenze. Che si tratti di un impianto audio o di una monoposto storica, il principio è lo stesso: dietro ogni performance c’è sempre un sistema complesso, fatto di uomini, macchine e conoscenza. 

Clicca qui per accedere alla galleria fotografica
(6 Foto)