Colin Norfield - Sound Engineer
La spettacolare “residency” di Zucchero all’Arena di Verona, raccontata dai suoi protagonisti.

Da sx: Colin Norfield, Sound Engineer e Antonio Paoluzi, System Ingineering.
Per tutto il 2025, Zucchero “Sugar” Fornaciari ha portato avanti il suo Overdose D’Amore World Tour in una serie di tappe prestigiose e venue importanti, in Italia come all’estero.
Colin, ti vediamo dietro al mixer di Zucchero da parecchi tour.
Sono solo diciassette anni che lavoro con Zucchero, e ancora non sono stanco… mi piace molto lavorare con lui e con i ragazzi italiani!
Come organizzi la tua postazione?
Io sono un fonico datato, sono nato con il mixer analogico e continuo a impostare tutto in modo più “analogico” possibile, perché il mio background è quello e continuo a ragionare in quel modo. Naturalmente non è un setup completamente analogico: uso le funzioni del digitale come gli snapshot, i mute e i fader motorizzati. Sono strumenti utili per costruire un punto di partenza per ogni brano, ma poi preferisco lavorare “a mano”, muovere i fader e seguire il mix in tempo reale, come si faceva una volta. Non considero il digitale come un dogma, ma solo come un aiuto. Lo uso per comodità, non per automatizzare tutto.
Da dove nasce questa tua filosofia di lavoro?
Ho iniziato la mia carriera con i Midas Pro, e ancora prima su un mixer 8 canali Orange – parliamo del 1971, lavoravo con i Temptations! Quindi per me è naturale pensare in termini “analogici”, basandomi sull’ascolto e sul feeling del momento.

Quali sono i sistemi di diffusione che hai usato con Zucchero?
Forse il primo fu un Turbosound: ho sempre amato i vecchi Flashlight, li usavo anche con i Pink Floyd. Penso che il primo tour con Zucchero, quando c’era Willy Gubellini, lo facemmo proprio con Flashlight; poi siamo passati ai V-DOSC. La prima volta che ho usato il sistema V-DOSC è stato però con Mike Oldfield. Ora usiamo L-Acoustics K1: non ho particolari lamentele, è un ottimo sistema, molto coerente e naturale.
Qual è la tua filosofia nel mixare Zucchero?
Cerco di mantenere tutto molto naturale. Non seguo una teoria precisa in quello che faccio: mi affido all’orecchio e all’esperienza. Non mi considero un “ingegnere” nel senso accademico del termine, mi sento più un musicista: suono il mix, per così dire. Quando lavoro, non penso troppo: ascolto, reagisco e faccio quello che mi suona giusto. Non amo riempire la mia postazione di outboard o plugin: meno roba ho intorno, più riesco a concentrarmi su quello che sento. Poi la voce di Zucchero è abbastanza facile da gestire: è raro che trovi cose difficili, qualunque artista io segua. Lavoro con ciò che ho e cerco di tirarne fuori il meglio.
Adesso siete in tour negli stadi italiani, e prima eravate in Europa.
Sì, esatto. Abbiamo fatto diversi teatri e venue in Europa in primavera, poi siamo arrivati in Italia per gli stadi. Adesso in Arena, per poi partire per l’America.
Ormai hai fatto più concerti con Zucchero che con i Pink Floyd!
Non ancora! [ride, ndr] Ma continuando così con Zucchero, potrei anche raggiungerli. Con i Pink Floyd facemmo cinque mesi e mezzo di tour solo in America, prima ancora di venire in Europa. Loro sì che facevano tante date! Tra l’altro, continuo a lavorare con David Gilmour: siamo stati anche a Roma di recente, al Circo Massimo, dove abbiamo registrato il film evento.




