IL VOLO – Live Palasport 2016

di Douglas Cole

X-FactorLa chiamano “Pòpera” questa risorgenza della lirica nell’ambito della musica popolare ed è un fenomeno che, nella nostra umile opinione, restituisce un po’ di fede nell’abilità del grande pubblico di discernere una vera capacità di esecuzione musicale... perché, gusti a parte, sono innegabili il talento e il lavoro necessari a sviluppare la virtuosità con la voce lirica come strumento.

Fin ora, in quest’ultimo ritorno del canto classico, il pubblico estero è stato più ricettivo di quello italiano, un fatto attestato dall’immensa popolarità mondiale di gruppi come Amici Forever, Il Divo e il re indiscusso del genere: Andrea Bocelli. Come Bocelli, e largamente grazie allo stesso manager, Michele Torpedine, Il Volo ha guadagnato fama fuori dall’Italia prima di essere veramente riconosciuto nel paese d’origine, cosa successa solo con la vittoria dello scorso Festival di Sanremo. Infatti, nonostante la nascita del trio nell’ambiente del programma Ti Lascio una Canzone, in RAI, Il Volo è stato subito “esportato” negli Stati Uniti e, grazie all’essere stato visto per caso su RAI International da Tony Renis mentre era a Los Angeles, è diventato il primo gruppo italiano nella storia a firmare direttamente un contratto discografico in America prima che in Italia. In generale, si parla di fuga dei cervelli, mentre recentemente in Sound&Lite abbiamo parlato di fuga delle orecchie... qui si tratta di fuga delle ugole.

Dalla pubblicazione del primo disco, questo trio è stato quasi costantemente in tournée tra America del Nord, America del Sud, Europa e Italia. Nel 2012, oltre ad un tour in America Latina e il tour Il Volo Takes Flight negli Stati Uniti, il gruppo ha anche fatto da spalla nelle date americane di una rarissima (e riuscitissima) tournée di Barbra Streisand, che ne ha cementato la notorietà nel pop americano. Da allora, ogni anno ha visto almeno due tour de Il Volo su almeno due continenti.

Essendo stati portati via in America proprio all’inizio della carriera e nonostante un elevato numero di concerti in Italia, fino all’inizio dell’anno scorso con la quasi fortuita vincita di Grande Amore al Festival di Sanremo e con la conseguente rappresentanza dell’Italia nell’Eurovision Song Contest (terzo posto, ma con il premio della stampa), Il Volo era ancora piuttosto sconosciuto nel nostro paese. Il 2015, invece, ha segnato il vero ritorno in patria, con il loro nuovo disco Sanremo Grande Amore che ha guadagnato un triplo disco di platino, ed un tour estivo di grande successo, culminato in un grande evento all’Arena di Verona a settembre, ritrasmesso in prima serata su RAI1.

Beh… meglio tardi che mai: benvenuti a casa, ragazzi!

La produzione

Una tournée invernale con una produzione importante nei palasport italiani è stata il modo migliore per consolidare il successo in casa, prima di ripartire per l’America. Lo spettacolo è stato distribuito da F&P Group, ma prodotto da Il Volo, sotto la guida di Torpedine. Abbiamo incrociato questo tour più o meno a metà strada, in una data all’Unipol Arena di Bologna, dove abbiamo trovato moltissimi vecchi amici e dove abbiamo incontrato anche la direttrice di produzione, Eliana Dalila Biondi.

“Lavoro per Michele Torpedine dal 2011 – ci dice Eliana –. Nel 2013, in occasione di una tournée in Sud America, mi ha chiesto di seguire la produzione; io sono argentina e, per una questione di lingua, ero la persona idonea per il ruolo. In quel caso abbiamo fatto un tour con produzioni locali, 28 date in 50 giorni... Santo Domingo un giorno, Cile il giorno dopo, Porto Rico il giorno successivo e via così. Durante quell’esperienza, si è formata una squadra molto efficace ed affiatata con Alessio Guerrieri, Enrico Belli, Gianluca Bertoldi, e con Roberto Mezzi alle luci. Questa squadra è rimasta intatta fino alla tournée nelle piazze della scorsa estate.

“Quest’anno, invece, è stato deciso di fare il passo, organizzando la tournée nei palazzetti, e le cose sono cambiate un pochino con l’ingresso di Francesco De Cave per quanto riguarda le luci e lo show-design. Abbiamo proprio preparato questo progetto insieme a lui per un tour mondiale, che parte dall’Italia per poi andare negli Stati Uniti e poi di nuovo in Europa”.

Con la produzione intera?
In Italia e negli Stati Uniti con la produzione intera, mentre in Europa con materiali di produzione locali, anche se ci porteremo comunque dietro le regie. Consideriamo quella europea una tournée promozionale, mentre in Italia, dove il gruppo è già consolidato, avevamo bisogno di una produzione importante.

Certamente Il Volo è prima diventato famoso all’estero: negli Stati Uniti e poi in Sud America. Negli Stati Uniti prevale un pubblico più adulto, mentre in America Latina ha molto seguito tra i più giovani.

Il gruppo ha comunque un paio di zii importanti in Michele Torpedine e Tony Renis, no?
Beh, sì. Penso che Michele sia il manager numero uno in Italia, almeno per quanto riguarda l’estero. È riuscito ad iniziare con loro quello che era già riuscito a fare con Bocelli. Non può essere un caso, no?

Questa produzione è un grande salto in avanti rispetto a quella dell’estate scorsa?
Sì, anche perché quella di quest’estate puntava fondamentalmente sulle scenografie naturali: Taormina e altri posti pittoreschi dove non c’era bisogno di molto. I ragazzi, in realtà, non hanno bisogno di molto... lo show lo fanno loro. Certamente, però, dare la cornice giusta, come si è deciso di fare per questo tour, aggiunge quell’elemento in più che lascia a bocca aperta il pubblico. Abbiamo degli schermi LED molto belli sul palco, oltre agli schermi laterali per il live... un bel disegno e un parco luci importante, oltre a dei contributi video fatti molto bene.

L’agenzia è F&P anche per le date in Europa?
Per quanto riguarda l’Europa, sì. F&P è stata l’agenzia che ha creduto in loro fin dall’inizio. C’è una bella collaborazione; si è creata una bella squadra con le persone di F&P che vengono in tour con noi. F&P fa il booking e la distribuzione, seguendo la gestione con i promoter locali. Le forniture, a parte i generatori, sono gestite da noi. Sono cinque camion di audio, video e luci, uno per il palco e uno per il generatore.

Audio, luci e video sono di Agorà, il palco è de La Diligenza, mentre il generatore è di CME, ma di questo si occupa F&P.

I ragazzi sembrano già molto bravi nel tenere il palco con professionalità!
Sono molto sicuri delle loro capacità, nel senso positivo, quindi non sono mai arroganti. Fanno questo lavoro da quando avevano 14 anni, perciò sono cresciuti a musica e palchi. Hanno quella sicurezza dettata dall’esperienza. Sul palco creano un clima molto bello, grazie alle loro battute ed alla complicità con il pubblico: sono cose create nel tempo ed in tantissime esibizioni dal vivo.

In quanti siete in tour?
Circa una sessantina, e se aggiungiamo l’orchestra di ben 34 elementi in ogni città… si arriva ad un bel numero.

Le orchestre sono diverse ad ogni tappa?
Diversamente dalla scorsa estate, dove c’era sempre la stessa orchestra, quest’anno per una questione di calendario abbiamo scelto di prendere delle orchestre locali, anche perché volevamo coinvolgere le orchestre giovani. Per esempio a Roma e a Caserta abbiamo usato l’Orchestra Giovanile di Roma, mentre a Torino e Milano ci sarà l’Orchestra Giovanile del Piemonte. Per Bologna e Padova, invece, abbiamo la Filarmonica Veneta, che è quella che ci ha accompagnato tutta l’estate scorsa. In Sicilia c’è l’Orchestra dell’Associazione Toscanini, mentre nelle prime due date c’era la Filarmonica Marchigiana.

Logisticamente, per le prove musicali delle orchestre, come fate?
C’è tutto un lavoro che viene fatto a monte. Viene raccolto tutto il materiale del repertorio, ed il nostro direttore musicale lo manda in anticipo alle orchestre che fanno le prove in autonomia. Poi ci sono state anche delle prove con il Maestro che, quando possibile, anticipa la produzione per poter ascoltare e guidare le orchestre prima del concerto... magari anche la mattina stessa dello show o, addirittura, nel caso dei back-to-back lunghi, qualche ora prima del concerto!

Alessio Guerrieri – Direttore di palco

“Sono arrivato a lavorare con Il Volo nel 2012 – ci racconta Alessio –  per il tour americano, dopo che loro avevano già fatto un tour in Europa e in America Latina nei teatri. Ero partito senza sapere dove andavo, perché in Italia ancora non erano così conosciuti. Sono andato in una piccola cittadina in Canada, dove hanno fatto le prove e siamo partiti facendo le arene. Nella crew c’era anche Enrico (Belli – ndr), che è con loro dall’inizio, ed un lighting designer italiano, ma il resto della squadra era sempre americano. Io gestisco il palco spesso da solo, appoggiandomi al personale del service o locale. Qui siamo in tre: io, Alessandro Fabbri e Felice Gosta.

“Sto abbandonando sempre di più gli strumenti – continua Alessio – e il lavoro del backline. Seguo molto più aspetti relativi all’organizzazione. Già in partenza mi sono interfacciato con Francesco De Cave per il disegno del palco: come disporre i musicisti, le misure, ecc. Avendo 34 membri d’orchestra sul palco – che diventano ottanta in situazioni particolari o 16 in situazioni più piccole – era necessaria una sistemazione intelligente per poterli gestire con facilità ed attenzione.

“La band utilizzata è più nella norma: basso, batteria, chitarra, pianoforte, tastiere e polistrumentista. Dal punto di vista della strumentazione, li ho spinti ad avere il setup più semplice possibile. Pian piano abbiamo abbandonato totalmente gli amplificatori, anche perché finalmente anche con la chitarra, grazie alle tecnologie di oggi, riusciamo a raggiungere il risultato voluto.

“Il basso ha solo una DI... ma stiamo attenti anche alla lunghezza del cavo... niente peso in più: questo è il concetto. Il chitarrista ha la sua pedaliera: left/right e via. Con Kemper o con Fractal ci deve essere comunque un controller, perciò stiamo usando un nuovo Line6 che offre tutto direttamente nella pedaliera, sia per l’elettrica che per l’acustica, così ci risparmiamo anche la DI di quest’ultima”.

“Mi lasciano molto spazio nella scelta degli strumenti: ho in mano un budget e le scelte sono dettate da questo. Alcune cose sono fondamentali: il pianoforte, per esempio, deve essere uno strumento vero perché ci sono dei brani classici”.

Così rendere leggera la produzione dipende anche da te?
Ho maturato negli anni i miei rapporti con i ragazzi e con la produzione, nonché l’esperienza delle tournée lunghe e dure. Se guardi il calendario, ti rendi conto che la precedenza in questa tournée deve andare alle cose che funzionano e che sono affidabili.

Hai un lavoro molto complesso durante lo show?
Oltre a strumenti e palco, mi occupo dei quickchange dei ragazzi: potrebbe sembrare una sciocchezza, ma lo show è molto complesso dal punto di vista degli ingressi ed uscite di scena. Sono cantanti che vengono dall’impostazione lirica, chi più chi meno, quindi seguono le tipiche accortezze del caso, come quella di avere sempre la bocca inumidita, ecc.

Sono difficili da gestire come artisti?
Assolutamente no. Anzi: sono bravissimi. Non sono abituati a fare grandi allestimenti o grandi prove.... infatti quando è arrivato Francesco (De Cave), che era nuovo della produzione e stava progettando lo show, mi ha chiesto: “Ma come faremo a spiegargli uno show in due giorni?”. L’ho rassicurato dicendogli che doveva fare solo la scaletta e spiegargli le dinamiche dello show: gli artisti avrebbero fatto esattamente quello che era loro richiesto, e ogni volta. Infatti vengono da un’impostazione e da una formazione musicale lirica, quindi hanno tutto un altro tipo di disciplina. Siccome devono fare una precisa routine di riscaldamento, devono mangiare e fare tutto secondo un orario fisso. Se lo show è alle 21:00, per esempio, si sa che devono mangiare alle 18:00, e fanno ogni giorno le stesse cose. Sono molto quadrati e questa è la nostra fortuna. È importante anche come forma di rispetto. Se mi danno l’orario dello show, mando su l’orchestra alle 20:55 e gli artisti sono sul palco alle 21:00. Fino ad oggi non abbiamo mai iniziato con un minuto di ritardo. Sono molto professionali ed attenti a queste cose. E vi assicuro che non è affatto scontato.

Enrico Belli – Fonico di sala

“Usiamo la stessa configurazione di quest’estate – ci spiega Enrico – più o meno anche con lo stesso setup delle console; infatti il tempo è stato molto risicato: abbiamo fatto l’allestimento il 2 gennaio, così siamo arrivati tutti dai vari show di Capodanno in tutta Italia piuttosto trafelati. Pensavano, inizialmente, di utilizzare le console Avid S6L, ma sono state consegnate dal produttore un po’ in ritardo, così le stiamo ancora studiando. Stiamo comunque facendo il progetto lo stesso, perché quando porteremo lo show in America useremo le S3L.

Veramente passerete dall’SD7 alla S3L... con la stessa produzione?
Sì, dai... rock-n-roll! Beh, in realtà avrò due S3L, una per la band e l’altra per l’orchestra, mandando dei premix al palco.

Puoi illustrarci il set-up di adesso?
SD7 con due splitter, 112 canali quasi pieni. Waves vari, alcuni di default, alcuni i miei. Sul palco ci sono tre voci, batteria, basso, chitarra, pianoforte e un polistrumentista che suona un po’ di sax, di percussioni e un’altra tastiera. Abbiamo otto canali di sequenze di supporto. Poi ci sono 34 elementi di orchestra: sette primi violini, sei secondi violini, sei viole, quattro violoncelli, due contrabbassi, più legni, ottoni e timpani.

I tre cantanti sono ripresi con dei DPA D:Facto, con radio Sennheiser 2000. Avevamo scelto dei radio Axient Shure ma, anche se gli Axient sono più performanti, avevamo il limite dei 25 chili per tutto il sistema radio, e Sennheiser pesava meno.

I componenti dell’orchestra sono microfonati singolarmente, con dei DPA 4099 sugli archi, e degli Schoeps singoli per ogni fiato. Poi ci sono due timpani con gli AKG C 414B.

Ogni orchestra suona in una o due tappe, e sono sempre molto preparate, ma nel caso ci fosse una vera tragedia abbiamo anche delle tracce di orchestra preregistrate come ultima spiaggia. Queste partano normalmente con il timecode, ma, almeno fin adesso, sono sempre rimaste in mute.

Il volume arriva al punto in cui è necessario il microfonaggio individuale degli strumenti?
Sì. Perché, per scelta di Michele, i concerti nei palazzetti devono avere un impatto molto più rock.

I delay no, però!
Qui, per una questione di vendita, abbiamo la regia molto indietro. Questo, magari, rende a me il lavoro un po’ più difficile, ma a livello di pressione e balance, il K2 sta facendo un lavoro più che sufficiente. Abbiamo scelto di non mettere mai dei delay, neanche a Torino e a Milano. A mio avviso il K2 è il più versatile di tutti gli impianti che ci sono in giro: si apre, si chiude, si riesce a plasmarlo ad ogni esigenza.

Quanto dipende lo show dall’orchestra?
Per i brani classici moltissimo, ovviamente. Sono brani che i ragazzi cantano singolarmente (infatti non cantano sempre in tre, ma fanno anche dei duetti e dei pezzi solisti) per lo più su opere classiche che dipendono quasi completamente dall’orchestra e dal pianoforte.

Come gestisci il mixaggio dell’orchestra?
Io faccio un mix per me, che è a valle di quello che mando al palco. Sul palco mando dei gruppi, ovvero archi, legni, ottoni e percussioni, ma sono a valle delle mie snapshot. Per cui, se sappiamo che in un brano serve più volume dei violoncelli, io li alzo e questa modifica passa anche nel mix che faccio per il palco. Abbiamo preso le misure con il Maestro: il clarino un po’ di più qui, l’oboe un po’ di più la...

Essendo uno stile di canto classico, tu devi mantenere una certa dinamica. Come gestisci questo?
Tutti loro hanno una dinamica veramente elevata – dai pianissimi incredibili ai fortissimi. In palasport, quindi, io ho sempre la mano destra sulle tre voci.

Diciamo che li comprimo poco... e magari si sente che ogni tanto mi scappa, ma ho scelto di lavorare così. Invece li limito quando cantano tutti e tre insieme. Quando uno canta da solo con la massima emissione, il segnale arriva quasi alla soglia, ma il limiter non interviene. Però, quando iniziano a cantare tutti e tre, se non li limitassi arriverebbe in sala una “volumata” impressionante. Non ho bisogno di comprimerli, ma di limitarli piuttosto pesantemente, per questo uso un plug-in L2.

In compenso non avrai molti effetti da gestire…
Ho un Lexicon 960 che uso per la batteria, per un effetto speciale su chitarra acustica o sax, al fabbisogno; la quantità di suono effettato globale dipende poi dalla venue.

Come esce il mix dal banco?
L’uscita è “all’Americana”... un’abitudine acquisita nei vari tour con loro all’estero. Infatti, quando arrivi sul posto nelle venue in America, praticamente per default ti trovi quattro cavi per il collegamento al PA (per left, right, sub e front-fill). Se gli si propone uno stereo quasi storcono la bocca. Io mando i gruppi in matrice e dalla matrice escono direttamente le quattro mandate. Questo mi permette di mandare meno orchestra e nessuna voce nei sub, perché durante il parlato a volte la frequenza emessa è più bassa del taglio e rientra ad intermittenza nei sub, con un effetto molto fastidioso. Sui front-fill invece c’è meno batteria e più voce. Addirittura non utilizzo più un master, ma un VCA che controlla le quattro matrici, altrimenti non avrei più il controllo del volume. Le quattro uscite vanno poi dentro il Lake e direttamente a LA Manager per equalizzare.

Luca Nobilini – PA engineer e assistente FoH

“Abbiamo 64 K2 – ci dice Luca – che gestiamo, secondo la venue, tra main, side ed extra side. L’unica cosa particolare è la configurazione dei sub in una fila dritta dalla destra alla sinistra del palco con un leggerissimo arco elettronico per dare più omogeneità. Il program musicale, non essendo pop o rock, non ha bisogno di spinta ma di definizione. Non lavoriamo moltissimo con i sub, con cui muoviamo solo un po’ d’aria sotto, ma le teste scendono parecchio.

“I front-fill sono dei 12xt – continua Luca – mentre i sub sono 24 SB28. Enrico manda un L/R più un mono di front-fill e sub. In realtà, abbiamo questo setup perché verrà usato in tutto il mondo con degli altri impianti, ma qui il mix per i front-fill è praticamente un mix mono del L/R.

“L’SD7 manda le quattro linee in AES/EBU che entrano nel Lake (del quale c’è anche uno spare) e le uscite del Lake LM44 vanno in analogico fino al palco. Il Lake al FoH fa la funzione di matrice, mentre ci sono altri due Lake ai finali che gestiscono i vari array e che io uso per l’equalizzazione. Lavoriamo molto per l’equalizzazione con gli LA8, ma le finezze dell’EQ più i ritardi vengono fatte con i Lake.

“Qui – conclude Luca – ci siamo ritrovati con la regia così indietro per una questione di biglietti e posti a sedere: si potevano anche usare dei delay, ma il K2 ci sta meravigliando”.

Gianluca Bertoldi – Fonico di palco

“Io sono stato in ospedale per le prove e le prime date, e mi hanno sostituito – premette Gianluca – perciò sono arrivato con un setup già deciso, sul quale, fra l’altro, sono perfettamente d’accordo.

“Il monitoraggio è completamente in-ear o in cuffie. Per l’orchestra ci sono degli amplificatori per cuffie, ognuno ha la propria prolunga per le cuffie con il controllo di volume.

“Enrico fa il mixaggio dell’orchestra e mi rimanda dei sub-guppi, tre stereo e uno mono, con le sezioni. È la cosa più efficiente che abbiamo perfezionato nei diversi tour.

“Stiamo usando l’SDRack: sullo splitter della band e le voci io seguo il guadagno, Enrico invece gestisce i guadagni sui canali dell’orchestra.

“Sul palco non ci sono amplificatori – spiega Gianluca – il chitarrista utilizza la nuova pedaliera Line6 e il bassista entra in diretta. Solo la batteria, le percussioni e l’orchestra fanno rumore sul palco.

“Io ho contatto visivo solo con il direttore, vedo poco da qui in realtà: tutte le informazioni mi arrivano tramite i vari talkback posizionati sul palco oppure da Alessio.

Quanto tempo ci vuole per un soundcheck in questa situazione?
Adesso è abbastanza lungo perché ci porta via tempo ri-testare tutto quanto con le orchestre differenti, e anche gli artisti hanno l’esigenza di provare ed assicurarsi che l’orchestra arrivi loro in maniera corretta. Quindi siamo più o meno alla stessa lunghezza del concerto come tempo per sistemare il suono.

Quanti sono gli ascolti in totale?
L’orchestra ha circa quaranta cuffie, ma tutti hanno lo stesso ascolto. Poi il direttore ha un mix differente, ed i tre cantanti hanno ognuno il proprio mix. Poi ci sono i cinque diversi ascolti della band: batterista con la sua batteria, il resto della band, le sequenze, il click e le voci, tutto separato; il pianista ha il suo mix e il click separato. Tutti gli altri hanno un mix stereo gestito direttamente da me. Gli ascolti radio sono otto – tutti Sennheiser 2000.

A cosa servono i registratori?
I JoeCo BlackBox sono per le sequenze, che mando io. Infatti ho elaborato il progetto come nei tour precedenti, in modo che quando richiamo una scena di un brano, tramite MIDI, il JoeCo mi richiama le sequenze per quel brano e ho sulla console i pulsanti play e stop. Ho automatizzato in questa maniera il discorso delle sequenze perché un volta preparate sono sempre quelle: ricevo un commando dal direttore musicale e mando il play.

Come ti trovi con i JoeCo?
È scomodo preparare il materiale audio, ma poi l’utilizzo dal vivo è molto agevole. Sto usando due HD SSD montati negli chassis alimentati e collegati tramite USB; uno è il main, l’altro è uno spare. Al momento ho uno switch meccanico per commutare tra i due. In realtà, negli Usa elimineremo lo switch, perché useremo le nuove versioni dei JoeCo che hanno un sistema di ridondanza automatico che, quando una delle unità si dovesse fermare mentre l’altra continua ad andare, automaticamente commuta l’uscita sull’unità funzionante.

Mentre in sala Enrico utilizza dei limiter, per gli ascolti tramite radio devi per forza comprimere?
Sì, devo usare un compressore multibanda. Interviene poco, ma ci deve essere per mantenere un range adatto alla trasmissione. Per il resto seguo i fader. Sono qui per il mixer e devo mixare!

Nello scenario di caso peggiore, tu hai accesso a tutti i canali dell’orchestra se dovessi prendere controllo di quelli?
Assolutamente sì. Siccome dobbiamo organizzare il lavoro prevedendo di usare anche le macchine più piccole – le S3L negli Stati Uniti, un bel salto dalle SD7 – è stato previsto di tenere l’orchestra separata dal resto per facilitare quel passaggio.

In quel caso, però, perderete la possibilità della ridondanza con i segnali dall’orchestra?
In quel caso, sì. Siamo tutti ben a conoscenza di questo.

Portate tutto dietro, in America, a parte le console: come farete per quanto riguarda le frequenze?
Abbiamo previsto anche questo e proprio oggi ho finito di modificare alcuni preset dei radio per lavorare con gamme di frequenze utilizzabili anche in America. I rack sono limitati a 25 kg per gli spostamenti in aereo: questo è stato un fattore importante nella scelta dei Sennheiser.

Emanuele Vangelatos – Operatore luci

“Francesco De Cave è stato coinvolto in questo progetto – spiega Emanuele – per creare lo show che porteremo in giro per il mondo per sei mesi... sempre più o meno con questo setup. In Nord America andiamo ad affrontare delle venue leggermente più piccole e ci saranno delle riduzioni sensate, che non ci faranno perdere il concept dello show.

“In realtà nello spettacolo c’è un buon bilanciamento tra le scene più statiche, usate sui pezzi classici, belle, colorate, sviluppate in profondità insieme al video, e quelle più dinamiche dei brani pop, in cui spingiamo anche parecchio, perché abbiamo in dotazione dei proiettori in grado di muovere molto la scena.

“I pezzi degli assoli, che sono quasi tutti puramente lirici, vengono infatti illuminati con scene molto statiche ed intime, quasi teatrali. Quando invece ci sono i pezzi in trio, più pop, c’è una regia alle spalle e Francesco ha anche coordinato e concordato i movimenti degli artisti sul palco.

“Paradossalmente – dice Emanuele – nonostante la loro età così giovane, hanno parecchi anni di esperienza sul palco. La presenza c’è, e il pubblico apprezza molto. Ovunque abbiamo fatto il pieno: è una conferma del fatto che vanno forte anche in Italia”.

Com’è composto il parco luci?
Ha fornito tutto Agorà: usiamo 15 profile Clay Paky appesi sull’americana sopra il palco per controluci, gobo, ecc. Ci sono 46 Sharpy Wash e 41 Sharpy per l’effettistica. Abbiamo due AlphaSpot 700 HPE sopra, uno per il controluce sul Maestro ed uno per fare il frontale del piano per i momenti di piano e voce. Ci sono altri quattro 700 a terra che danno un po’ di luce dal basso, per riempire il buco che ci sarebbe altrimenti sulla pedana. Abbiamo otto MAC Aura sulle scale che fanno i tagli per l’orchestra e per illuminare le scale. Poi c’è la parte imponente del video: quattro gradoni fatti di schermi LED. Praticamente l’orchestra è seduta dentro il video, mentre ci sono cinque schermi a filo del palco e quando ci sono i contributi su tutti gli schermi è un colpo d’occhio bellissimo: si crea un palco avvolto nel video.

Tutto intorno lo schermo c’è la skyline prodotta dai Sunstrip. L’idea dello show era anche avere questa skyline, tipo Broadway, usata in vari brani. Ci sono sia l’effetto della skyline sia altri mappati dalla console. Io gestisco questo aspetto con due Catalyst con due uscite DVI, controllati dalla Whole Hog.

Infine ci sono tre seguipersona rigorosamente piazzati al centro. Fotograficamente sarebbe stato più corretto avere sei laterali, ma purtroppo non abbiamo né le tempistiche né la possibilità di montarne sei nei palazzetti italiani.

I contributi sono grafiche o videoclip?
I contributi comprendono due videoclip originali, mentre Francesco ha scelto altre grafiche dalla sua libreria per altri numeri. Ci sono poi le riprese live, curate da Maurizio Maggi, che vanno solo ed esclusivamente sugli schermi laterali, quindi non vengono mai indirizzate allo schermo LED del palco.

È uno show complesso da montare?
Il calendario è composto per la maggior parte da back-to-back, perciò lo show doveva per forza essere abbastanza veloce da montare. La produzione gira con degli ottimi tempi.

La squadra luci è di cinque persone più me. Ci sono tre elettricisti – Marco Carroncini, Mimmo Armenio e “Deutsch” Pezzettone; i due rigger sono Andrea Basta e Arturo Contaldi.

Una cosa importante è che, per velocizzare i tempi, tutte le americane verticali ed i due tagli, sui quali c’è un numero importante di proiettori, viaggiano cablate e montate.

Il video

In questa data abbiamo trovato Stefano Ranalli, responsabile video per Agorà, che ci ha spiegato la particolare configurazione degli schermi LED.

“La squadra video di Agorà in tour – ci dice Stefano – è di solito composta da Fabio Ciccone, Carlo Barbero, Saverio Ranalli, Nicola Caccamo e Iari Nicoli. Io sono entrato stasera per sostituire Carlo.

“Stiamo usando gli schermi LED di Agorà, gli Acron da 9 mm – spiega Stefano –. La configurazione è abbastanza particolare, fatta a strisce: due schermi laterali a destra e due a sinistra, rettangolari e configurati in verticale. La particolarità è che abbiamo messo i nostri LED anche sotto i gradoni dell’orchestra, mettendo solo le scale in plexiglass trasparenti, creando la sensazione che le band, l’orchestra e gli artisti siano dentro il video.

“Per poter fare questa configurazione, abbiamo dovuto usare molte centraline per i LED e tre processori separati per avere l’elasticità della geometria. È stata un sfida interessante, ed è venuto un buon lavoro.

“I contributi – spiega Stefano – sono stati realizzati per un’unica uscita 1920 x 1080. A livello di adattamento, abbiamo dovuto prendere due uscite dal Catalyst: dalla prima uscita mandiamo agli schermi sopra solo la parte alta del formato, mentre del segnale proveniente dalla seconda uscita viene mascherata la parte alta. La parte video sui gradoni è larga 15 metri e non sarebbe entrata in verticale in un formato 16:9. Perciò questo segnale già mascherato viene diviso a metà verticalmente e la parte di sinistra viene girata a 90° verso destra e messa su un layer video. L’altra parte, a destra, viene girata di 90° verso sinistra e messa su un altro layer. Quindi abbiamo mappato i LED come se fossero due schermi verticali, parti di due strisce. Però, in realtà, il segnale inviato compone quattro strisce orizzontali per 15 metri di altezza. Trovare una soluzione per fare questa cosa è stato piuttosto complesso”.

E le riprese live?
Il live va solamente sugli schermi laterali in proiezione, fuori dal palco. In tour abbiamo due proiettori Panasonic 12000, ma stasera usiamo schermi e proiettori residenti. Abbiamo fatto in modo di mettere un nostro processore a monte del sistema residente che gestisce gli schermi, al quale mandiamo il segnale dalla regia di Maurizio e commutiamo tra i contributi loro e il segnale del video live.

Lo show

Nonostante i gusti personali, stimo senza riserva il talento musicale di ogni tipo e apprezzo un’esecuzione maestosa di qualsiasi genere. Non conoscevo in precedenza Il Volo e, quando mi è stato descritto quale tipo di concerto sarebbe stato, temevo molto di dover soffrire la serata.

Invece è un concerto veramente gradevole. Era scontato che i ragazzi fossero bravi a cantare, ma la scaletta comprende così tanti brani con una familiarità quasi universale che l’interesse non cala mai – nemmeno durante i momenti del parlato, nei quali gli artisti dimostrano un controllo totale del palco e del pubblico. Mi meraviglia il pubblico, composto in pari misura di ragazzine teenager e di signori più attempati fuori per una serata annuale, spesso con le due categorie combinate in gruppi di nonni con le nipoti: universal appeal!

Il mix è molto ben realizzato, con un’orchestra che sembra addirittura proveniente da tracce registrate (detto come complimento!) ed una mano molto sensibile nel seguire le dinamiche di quel tipo di voce riprese con microfoni a mano. L’audio in sala è molto bello, in particolare nel parterre. Riteniamo che comunque un paio di delay non avrebbero nuociuto per offrire un maggior rapporto diretto/riflesso in fondo alla sala.

Lo spettacolo visivo è veramente notevole. L’effetto del video che esce ed ingloba l’orchestra è davvero efficace. L’immancabile scala centrale alla Broadway, con skyline in LED, impone subito il tono dello spettacolo, ma è tutt’altro che una scenografia statica. Anche il disegno luci è molto flessibile: a volte offre un’illuminazione da bandstand show, con scene colorate o bianche combinate tra grafiche e luci, in altre sembra uno show di musica pop o rock con tanto di Sharpy in movimento e controluce. Complimenti a Francesco De Cave.

Ma anche, soprattutto, ai tre artisti ed al loro management.

Personale e aziende

Produzione Il Volo srl
Production manager Eliana Dalila Biondi
Site coordinator Andrea Sembiante
Show designer Francesco De Cave
Management
Manager Michele Torpedine
Assistant manager Barbara Vitali
Booking agent F&P Group
Ferdinando Salzano
Orazio Caratozzolo
Responsabile locale Giovanni Chinnici
Assistente di produzione Fenia Galtieri
Band Il Volo
Pianista Giampiero Grani
Chitarra Giovanni Di Caprio
Sax, Percussioni Marco Guidolotti
Basso Patrizio Sacco
Batteria Salvatore Corazza
Direttore orchestra Maestro Diego Basso
Hanno collaborato le seguenti orchestre
Roseto e Ancona Orchestra Filarmonica Marchigiana
Padova e Bologna Orchestra Filarmonia Veneta
Firenze e Livorno Orchestra Classica di Livorno
Roma e Caserta Orchestra Giovanile di Roma
Bari Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana Di Bari
Acireale Orchestra Associazione Musicale Toscanini
Torino e Milano Orchestra Giovanile del Piemonte
Service Agorà
Responsabile Wolfango De Amicis
Head rigger Filippo Lattanzi
Fonico FoH Enrico Belli
Fonico palco Gianluca Bertoldi
Operatore luci/video Emanuele Vangelatos
Capo elettricista Marco Carancini
Tecnici luci Domenico Armenio
Andrea Basta
Antonio Pezzettoni
Arturo Contaldi
Tecnici video Fabio Cicconi
Saverio Ranalli
Carlo Barbero
Nicola Caccamo
Nicoli Iari
Stage manager Alessio Guerrieri
Backliner Alessandro Fabbri
Felice Gosta
PA engineer Luca Nobilini
PA man Fabrizio De Amicis
Palco La Diligenza
Responsabile Franco Commanducci
Francesco Lombardo
David Giannoni
Federico Frezzati
Vincenzo Pecunia
Autista Massimo Montagnoli
Riprese Live Telemauri
Maurizio Maggi
Ornella Bonaccorsi
Michele Innocente
Marco Murat
Generatore CME
Massimo Mauriello
Bilici Rock Road
Responsabile Antonio Celli
Autisti Marino Maio
Loreto Margani
Benito Aresta
Andrei Julian Neagu
Duilio Pirazzi
Sleeperbus Beat The Street
Autisti Gordon Ward
Stefan Haidacher
Catering Food&Sound
Maurizio D’Amico
Gabriele Giustolisi
Mahmoud Ibrahim
Hotel In&Out
Responsabile Sabrina Codato
Merchandising Martinelli
Antonio Martinelli
Simone Maresca
Salvatore Davino
Davide Mevo
Hanno collaborato
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