Yamaha - CL Series

Yamaha ha presentato a Francoforte, in occasione di Prolight+Sound 2012, l’ultima evoluzione dei suoi mixer digitali.

di Michele Viola

Yamaha ha presentato a Francoforte, in occasione di Prolight+Sound 2012, l’ultima evoluzione dei suoi mixer digitali. Dopo anni di solida permanenza sul mercato dei mixer digitali della serie PM (PM1D e PM5D), PM1D era uscito dalla produzione nel 2010, dopo 10 anni di onorato e affidabile servizio. PM5D, lanciato nel 2004, è ancora presente sul sito della multinazionale giapponese, insieme, tra gli altri, ai modelli M7CL e LS9.
La serie CL riempie, tra l’altro, il posto lasciato vacante da PM1D ed è composta attualmente da tre modelli: il piccolo CL1, il medio CL3 e il fratello maggiore CL5.
La differenza principale è nelle dimensioni fisiche – e quindi nel numero di fader direttamente disponibili sulla console – e nel numero di canali di ingresso gestibili.
CL1, il più piccolo della serie, permette di gestire fino a 48 ingressi mono più otto stereo e il pannello superiore comprende otto fader assegnabili ai canali più otto fader Centralogic e due fader per il Master in circa 65 cm di larghezza per 24 kg.
CL3, 84 cm per 29 kg, permette 64 ingressi mono più otto stereo e la superficie di controllo contiene 16 fader assegnabili più otto Centralogic e due Master.
CL5 gestisce fino a 72 ingressi mono più otto stereo e la superficie di controllo presenta 24 fader assegnabili più otto Centralogic e due Master in 105 cm per 36 kg.


CL5 integra anche il meter bridge per gli indicatori di livello d’uscita, mentre un meter bridge opzionale è disponibile per CL1 e CL3.
A parte gli ingressi e le dimensioni della superficie di controllo, tutti i modelli CL condividono le stesse caratteristiche, tra cui 24 mix e otto matrix, 16 DCA, delay sugli ingressi e sulle uscite, 300 memorie di scena, 16 user defined keys e 4 user defined knobs. Il pannello posteriore di tutti e tre i modelli comprende otto ingressi e otto uscite analogiche XLR, out digitale AES/EBU (due canali su XLR), MIDI in e out, wordclock in e out, due connessioni Dante e un connettore RJ45 per la rete, oltre a tre slot Mini‑YGDAI per le schede aggiuntive opzionali.
Le console della serie CL hanno per compagni due modelli di box I/O in formato rack standard: Rio3224‑D fornisce 32 ingressi, 16 uscite analogiche e quattro moduli di uscita AES/EBU in 5U rack, mentre Rio 1608D offre 16 ingressi e otto uscite in 3U.
Entrambi i modelli Rio si connettono alle console tramite il protocollo di rete Dante.

L’evoluzione
La gamma PM (Professional Mixer) ebbe inizio con PM200 nel 1972 e soprattutto con PM1000 nel 1975, con cui Yamaha ha cominciato a far sentire la sua presenza nel mercato dell’audio professionale. Alcune console PM1000 furono utilizzate per la cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Montreal nel 1976.
Nel 1978 fu messo in commercio il modello PM2000, 146 kg di peso per 24 canali con 8 bus, 8 aux e 8 matrix.
Nel 1985 arrivò PM3000, con l’innovazione dei VCA nel mixaggio dal vivo.
PM4000, lanciata nel 1992, disponeva di fino a 48 canali di ingresso e PM5000, l’ultima console analogica di grandi dimensioni, fu lanciata nel 2003.
Nel frattempo, nel 1987, esce DMP7, la prima console digitale Yamaha, con otto canali e due pre microfonici, tre effetti interni e fader motorizzati.
ProMix01, dedicata al mixaggio live, con 16 ingressi mono più uno stereo, ha visto la luce nel 1994, mentre il 1995 è stato l’anno del lancio della fortunata 02R, seguita da 03D e 02RV2 nel 1997 e da 01V nel 1998.
Nel 2001 è uscita PM1D, la prima console digitale Yamaha di grande formato, dotata di box I/O con motore DSP e superficie di controllo separati.
M7CL, uscita nel 2005, ha introdotto l’interfaccia Centralogic, ovvero una sezione composta da otto fader assegnabili e da un touch screen che riproduce una qualunque sezione di otto ingressi o otto uscite del banco, selezionabile molto rapidamente tramite la pressione di un solo tasto.


Un’altra caratteristica dell’interfaccia Yamaha, anche questa resa ormai standard dai precedenti modelli di mixer digitali della casa giapponese, riguarda il controllo e la visualizzazione dei parametri del canale selezionato: premendo il tasto SEL su una channel strip, tutti i parametri significativi del canale corrispondente (filtri di EQ, controlli di dinamica, guadagno di ingresso, pan e quant’altro) vengono visualizzati sul display centrale e possono essere controllati tramite una serie di pulsanti e cursori rotativi dedicati.
La serie CL contiene, ovviamente, tutto il know-how e l’esperienza accumulati in questo pluri-decennale percorso, opportunamente rivisti in alcuni particolari dal team che ha curato la progettazione di questa che rappresenta la nuova serie ammiraglia tra i sistemi di mixaggio della rinomata casa giapponese.

Ogni strip di canale comprende un piccolo display che visualizza il nome assegnato al canale, ovviamente editabile, oltre al livello ed alla posizione del pan; immediatamente sotto c’è una striscia colorata che si illumina di uno tra otto colori selezionabili, gli stessi visualizzati nello schermo centrale, per un colpo d’occhio più efficace. La luminosità del display e della striscia colorata possono essere regolate per adattarsi alle diverse condizioni di luminosità ambientale.

Per l’occasione, gli ingegneri Yamaha hanno collaborato con il progettista americano Rupert Neve per cercare di portare qualcosa delle leggendarie caratteristiche sonore dei suoi prodotti all’interno delle console Yamaha CL, utilizzando una tecnologia denominata VCM, che sta per Virtual Circuitry Modeling, in grado di simulare il comportamento dei circuiti analogici a livello dei singoli componenti elettronici, condensatori e resistenze. Questa tecnologia, applicata all’implementazione dell’equalizzatore Neve Portico 5033 e del compressore Neve Portico 5043 all’interno delle console CL, ha ricevuto l’approvazione del signor Rupert Neve e della sua azienda, Rupert Neve Designs.
Insieme a questi, il software delle console CL rende ovviamente disponibili molti altri dispositivi simulati tramite VCM e non solo, tra equalizzatori, controlli di dinamica ed effetti.Inferno o Paradiso
Il protocollo di rete Dante, sviluppato dall’azienda australiana Audinate, è stato scelto, tra l’altro, per la sua compatibilità con TCP/IP, oltre a flessibilità e affidabilità.
L’implementazione del protocollo sulle console Yamaha permette connessioni con topologia a stella o daisy-chain.
Fino ad otto unità Rio possono essere connesse ad ogni singola console CL, in modo da portare ingressi e uscite nella posizione più conveniente per la specifica applicazione. Nello stesso modo, fino a quattro console possono condividere una stessa unità di I/O avvantaggiandosi della funzione di compensazione automatica del guadagno. Se da una delle console si modifica il guadagno di ingresso di un canale condiviso, per le altre console connesse il guadagno viene automaticamente compensato nel dominio digitale, in modo che il segnale disponibile all’ingresso del canale rimanga costante.

Le console della serie CL offrono due soluzioni per la registrazione live: due tracce direttamente su USB e/o multitraccia su DAW tramite Dante.
Un plug-in per Nuendo permette una aumentata integrazione con le console; in particolare, ad esempio, i nomi dei canali condivisi e i cambi di scena registrati come marker.
Il software Dante Virtual Soundcard di Audinate permette di abilitare la registrazione multitraccia su un computer Windows o Mac utilizzando come interfaccia audio direttamente la scheda di rete, che mette a disposizione di qualunque software di registrazione multitraccia fino a 64 canali di audio digitale in ingresso o in uscita.

Tutti i modelli CL permettono un sample rate di 44,1 kHz o 48 kHz, sincronizzato internamente o esternamente, con una latenza minore di 2,5 ms tra OMNI IN e OMNI OUT (a 48 kHz).
I fader, motorizzati da 100 mm, permettono una regolazione da +10 dB a ‑138 dB e ‑∞ dB in 1024 passi.
La dinamica disponibile è di 112 dB per i convertitori DA e di 108 dB per il percorso totale del segnale all’interno della console, da OMNI IN a OMNI OUT con guadagno di ingresso al minimo.

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