Maurizio Nicotra - Fonico FOH
L’OraZero in Tour, la nuova tournée di Renato Zero, debutta con un grande successo.

Il tour è partito con una prima data al Palazzo dello Sport di Roma; dopo le cinque date nella capitale, è proseguito con altre venticinque tappe nei principali palasport italiani, tutte rigorosamente sold out. Per conoscere a fondo le dinamiche di questo tour, intervistiamo i protagonisti che l'hanno reso possibile.
Maurizio, raccogli l’eredità di Franco Finetti, storico fonico dell’artista fin dagli esordi in RCA Records. Hai portato avanti l’approccio di Franco? Rispetto ai lavori precedenti ci sono novità?
L’obiettivo resta sempre quello di costruire un mix che valorizzi ciò che arriva dal palco e le relative caratteristiche timbriche, sfruttando al massimo la dinamica disponibile ed evitando qualsiasi forma di compressione eccessiva o “impacchettamento” del suono. Questo comporta che ogni show sia fortemente legato all’intenzione esecutiva dei musicisti, che cambia ogni sera, ma che garantisce un forte impatto sonoro per il pubblico. Il sistema PA, per me, deve essere uno strumento espressivo, capace di tradurre l’emozione trasmessa dal palco.
Il setup FOH si basa su una DiGiCo SD7 Quantum, piattaforma che, nonostante la sua longevità, continua a garantire stabilità operativa e qualità sonora di riferimento. In parallelo, il fonico di palco Enrico Belli utilizza una DiGiCo Quantum 852, scelta che riflette un workflow più recente ma perfettamente coerente in termini di performance complessive.

Per quanto riguarda il processing?
Integriamo il sistema Waves Audio principalmente sugli insert, EQ e dinamiche, pur privilegiando ove possibile gli strumenti interni della console, già pienamente adeguati per la maggior parte delle applicazioni.
Come è stata gestita l’integrazione tra orchestra virtuale e band live?
Dal punto di vista FOH, il segnale arriva già correttamente allineato. Il lavoro si concentra quindi sul bilanciamento dei livelli e sull’integrazione timbrica. La priorità resta la resa della band con particolare attenzione alla presenza di Renato nel mix.
Questo implica una scaletta fissa oppure c’è margine di variazione?
Il sistema è configurato per garantire flessibilità operativa: la scaletta non è rigidamente fissa e il database include un numero di brani superiore rispetto a quelli eseguiti in ogni serata. Questo consente una rapida riconfigurazione sia della playlist sia dei contenuti orchestrali, non presenti in tutti i brani. Per quanto riguarda la band, la struttura resta consolidata: i musicisti sono sostanzialmente gli stessi dei tour precedenti, quindi estremamente rodati. Lele Melotti alla batteria e Lorenzo Poli al basso sono una vera certezza ritmica; Danilo Madonia è presente come sempre al piano e alle tastiere, insieme a Bruno Giordana, che suona anche i sax. Poi gli otto coristi e i due chitarristi – Bicio Leo e Andrea Maddalone – oltre al grande e storico percussionista Rosario Jermano. Dal punto di vista musicale non è cambiato molto, ma nei brani nuovi c’è una maggiore attenzione alla componente orchestrale: gli arrangiamenti sono molto curati e questo porta a un risultato sonoro complessivamente più ricco.
Chi ha curato la direzione musicale e gli arrangiamenti?
Il direttore musicale e arrangiatore è il grande Danilo Madonia che, insieme ai maestri Adriano Pennino e Alterisio Paoletti, ha realizzato gli arrangiamenti dell’ultimo progetto discografico di Renato, “L’ora Zero”.
Entriamo nel dettaglio del tuo approccio al mix.
L’impostazione di base del banco è sempre quella. Lavoro molto con i VCA e con i gruppi.
Utilizzo i VCA come strumento di controllo dinamico “indiretto”. Sulla batteria, ad esempio, alzare il VCA consente di ottenere una percezione di maggiore compressione senza modificare direttamente la threshold del compressore applicato al gruppo. I gruppi, invece, sono utilizzati principalmente per il controllo del livello e dell’eq complessivo. Questa metodologia mi consente una gestione più flessibile delle sorgenti, mantenendo al contempo coerenza e rapidità operativa.
Infine, mi dicevi che hai una novità tecnica introdotta in questo tour.
Quest’anno, su suggerimento di Enrico Belli, ho provato una soluzione diversa. Sono sempre stato abituato a utilizzare i radiomicrofoni acquisendo i segnali in analogico tramite gli SD-Rack DiGiCo a 32 bit.
In questo tour, invece, tutto il sistema radio microfoni entra negli stage box direttamente in digitale, in AES/EBU, evitando la preamplificazione analogica. Devo dire che ho percepito un miglioramento, soprattutto sui transienti e sulle medio-alte frequenze, che risultano più aperte e definite.




