Nicola Pacetta - Fonico di sala
L'edizione 2026 di San Marino Song Contest e i suoi protagonisti.

La finale di San Marino Song Contest è costruita come uno spettacolo televisivo, con una componente musicale che si integra con un impianto tecnico costruito secondo logiche chiaramente broadcast. Scopriamo i segreti dell'ultima edizione del festival, presso il Teatro di Dogana.
Nicola è fonico di sala e coordinatore della squadra audio. Nicola, come avete organizzato la catena audio?
Per la gestione dell’intera catena abbiamo adottato lo schema classico delle produzioni che prevedono anche la parte di broadcast. Abbiamo organizzato tre regie con tre superfici di controllo, e quindi tre mixer distinti. Il primo è dedicato al mix per la diffusione in sala e gestisce sia la parte musicale sia il parlato: i microfoni dei cantanti e dei presentatori, gli interventi del pubblico, le giurie e tutto ciò che deve essere ascoltato all’interno del teatro. Il secondo mixer è invece dedicato al palco e si occupa esclusivamente dei monitoraggi per gli artisti, sia quelli in gara sia gli eventuali ospiti. Il terzo mixer è dedicato esclusivamente al mix musicale per il broadcast, cioè il segnale che verrà mandato in onda per la trasmissione televisiva.
Che tipo di monitoraggio avete previsto sul palco?
Quest’anno, per esigenze televisive, ci è stato chiesto di rendere il monitoraggio il più possibile invisibile. Per questo motivo i monitor principali sono stati installati in una buca nascosta sotto una grata sul palco, dove abbiamo posizionato tre diffusori Nexo PS10. Nella parte più arretrata del palco sono invece presenti due sidefill K-Array, che fungono da ascolto generale sul palco e sono utili soprattutto per ballerini o per eventuali musicisti che non utilizzano sistemi in-ear monitor. Va detto però che ormai la quasi totalità degli artisti utilizza sistemi in-ear.

Un sistema K-array a colonna usato per la diffusione sul palco.
E per quanto riguarda la regia?
In regia lavoro su una DiGiCo SD12, senza outboard esterni: utilizziamo esclusivamente il processing interno della console. Gestiamo circa 56 canali di input, in modo da essere sempre pronti a gestire qualsiasi situazione durante lo show. Per quanto riguarda invece le uscite, il segnale passa attraverso un processore esterno Outline Newton, che riceve il doppio flusso sia in MADI sia in Dante come sistema di ridondanza. In questo modo, se dovesse verificarsi un problema su uno dei flussi audio, il sistema commuta automaticamente sulla linea di backup. Il PA in sala è organizzato in L e R sospesi ai lati del palco, mentre con gestione separata abbiamo utilizzato sei subwoofer e front-fill. I subwoofer, posizionati sotto il palco, sono configurati in un arco elettronico, in modo da garantire una copertura omogenea delle basse frequenze su tutta la platea e anche nelle zone più alte del teatro, e allo stesso tempo lasciare pulito il palco da rientri.
Con un sistema K-array così articolato avete suddiviso i diffusori per zone del teatro?
In realtà no: il flusso audio viene inviato in modo uniforme a tutti i diffusori, come se l’impianto fosse un’unica sorgente. La gestione della distribuzione e dell’ottimizzazione avviene tramite il software K-Array, dove, attraverso filtri FIR, viene applicato il progetto sonoro sviluppato per la sala. In questo modo riusciamo a ottimizzare risposta e copertura senza dover dividere il sistema in zone differenti.

L’impianto PA K-array modello KH7 usato per la diffusione in teatro.
Lo spettacolo prevede basi registrate con voce rigorosamente dal vivo. Chi gestisce le basi?
Le basi sono gestite dal collega Arturo, che lavora in una stanza acusticamente trattata e isolata. È lui a occuparsi del mix musicale destinato al broadcast. Ha ricevuto con largo anticipo tutte le basi musicali e ha effettuato un lavoro di normalizzazione e livellamento dei volumi, in modo da rendere omogenee le varie tracce provenienti dagli artisti. Da regolamento non è possibile utilizzare processamenti esterni sulle voci che possano alterarne l’intonazione, quindi niente autotune né sistemi che modifichino in maniera sostanziale la performance vocale. Molti artisti inviano le basi sotto forma di stem separati, e questo ci consente di lavorare fino a otto canali distinti, realizzando così un mix più preciso e controllato. All’interno degli stem possono essere presenti cori, ghost track o altri elementi di supporto, ma in ogni caso questi non devono mai interferire o sostituire la performance vocale dal vivo.
Per quanto riguarda la gestione delle radiofrequenze?
Per quanto riguarda i microfoni lavoriamo con circa trenta canali radio, tra gelati, palmari e bodypack per archetti, utilizzati sia dagli artisti in gara sia dagli ospiti. Cerchiamo sempre di soddisfare le richieste specifiche degli artisti. Per il sistema radio utilizziamo principalmente Shure Axient, mentre per le capsule c’è un mix tra SM58 e Beta 58. Alcuni artisti hanno esigenze particolari: chi deve ballare o muoversi molto preferisce utilizzare microfoni ad archetto, per i quali utilizziamo capsule DPA cardioidi. Nel caso di Dolcenera, ad esempio, utilizziamo un microfono ad archetto dinamico portato direttamente dalla sua produzione, che integriamo senza problemi nei nostri bodypack. Per Paolo Belli, invece, utilizziamo un microfono a filo, sempre su richiesta dell’artista, sia per ragioni sceniche sia per una precisa scelta estetica legata alla sua performance.




