Cristian Biondani, Max Bettoni - Regia e produzione video
Tiziano Ferro incontra il suo pubblico con l'imponente tour estivo Stadi26.

Noi l’abbiamo incrociato nella data di Bologna del 14 giugno: a tre anni dall’ultimo tour negli stadi, Tiziano Ferro torna con una grande produzione. Intervistiamo i protagonisti che l'hanno resa possibile.
Max, ci racconti il vostro ruolo all’interno della macchina?
Facciamo parte di Tonico Production. In questo progetto ci siamo occupati, insieme a tutto il team creativo, della realizzazione dei contenuti video e, durante il tour, continuiamo a seguire la regia di tutto ciò che viene visualizzato sugli schermi. Cristian è il regista, mentre io ricopro il ruolo di producer.
A volte si ha la sensazione che nei concerti moderni si stia un po’ esagerando con gli schermi LED, sei d’accordo?
È difficile convincere chi è contrario ai grandi schermi, ma oggi questa è una tendenza ormai consolidata nel modo di concepire gli show contemporanei. Il vero aspetto da considerare è che a schermi sempre più grandi corrispondono responsabilità sempre maggiori. Se commetto un errore su un LEDwall da 5 m x 5 m, il difetto può quasi passare inosservato; quando invece l’errore appare su una superficie larga 60 metri e alta 15, anche il più piccolo dettaglio diventa enorme. Per questo motivo tutto deve essere programmato in modo quasi maniacale. Ogni elemento deve essere verificato e controllato, perché su dimensioni di questo tipo non ci si può permettere alcuna svista.
Qual è il vostro ruolo durante lo spettacolo?
Durante tutta la fase di preparazione siamo stati costantemente aggiornati sull’avanzamento dei lavori, verificando che ciò che veniva progettato fosse compatibile con la regia dello show. Una volta completata la programmazione, e una volta sincronizzato tutto sulla timeline, gran parte del sistema procede in automatico e lo spettacolo può svolgersi senza interventi diretti, salvo eventuali imprevisti. La parte delle riprese live invece continua a essere gestita in tempo reale secondo dopo secondo. In pratica restiamo noi del reparto video, insieme all’artista e ai musicisti, a non avere margine di errore per oltre due ore di spettacolo. Abbiamo realizzato un sistema piuttosto complesso; persino i tecnici di PRG ci hanno confessato che una configurazione di questo tipo non l’avevano mai affrontata prima. Fortunatamente si tratta di professionisti di altissimo livello. In totale utilizziamo una quindicina di telecamere tra broadcast, remote, microcamere e sistemi speciali.

Come viene gestito un sistema così articolato?
L’intero sistema è controllato tramite CuePilot ed è naturalmente sincronizzato con il timecode. Ho programmato oltre 2.100 stacchi video, tutti preparati, verificati e aggiornati rispetto alle esigenze specifiche dello show. È un lavoro enorme, non solo per noi ma anche per chi lavora sul palco, perché ogni movimento deve essere eseguito con precisione assoluta e sempre nello stesso momento, affinché tutto rimanga perfettamente sincronizzato.
E invece qual è il rapporto tra luci, automazioni e video?
Dietro c’è stato un lavoro immenso di programmazione. Tutti i movimenti delle automazioni e delle luci dovevano corrispondere a posizioni estremamente precise. Grazie alla pre-visualizzazione è stato possibile costruire virtualmente l’intero spettacolo e verificare che, una volta montato il materiale reale, tutto combaciasse perfettamente. La seconda fase si è svolta a Lignano, durante l’allestimento e la pre-produzione. Abbiamo trascorso giornate intere a rivedere cue, chiamate, movimenti delle tracce, posizioni delle camere e possibilità di ripresa. Molto lavoro è stato fatto in anticipo, ma il confronto con il palco reale è sempre fondamentale.
Max, quanto è durata la fase di pre-produzione?
La pre-produzione è iniziata ufficialmente a marzo. Da quel momento è cominciato un continuo scambio di informazioni tra tutti i reparti. Noi raccoglievamo i dati necessari, per passarli poi a Cristian per scrivere la regia delle inquadrature; il reparto automazioni forniva le informazioni relative alle movimentazioni; il direttore artistico, Santucci e Comicx hanno realizzato i contenuti visivi, che ci inviavano progressivamente. Poi attraverso riunioni, call e scambi continui di documentazione, il progetto ha preso forma e tutte le informazioni sono confluite all’interno di CuePilot. Successivamente Cristian ha inserito la programmazione delle telecamere live, integrandola nel sistema Disguise D3, che viene poi sincronizzato con la traccia di timecode.
Quindi ogni movimento deve essere condiviso tra i vari reparti?
Assolutamente sì. Le tracce e le automazioni hanno limiti fisici, velocità e angolazioni precise: tutte queste informazioni vengono condivise fin dall’inizio e inserite nel sistema. CuePilot permette di coordinare i diversi dipartimenti, ma il vero lavoro consiste nello scambio continuo di dati tra le squadre. Quando siamo arrivati a Lignano abbiamo effettuato il classico fine-tuning, indispensabile perché finché non ci si confronta con il palco reale è impossibile avere la certezza assoluta che tutto funzioni esattamente come previsto.

Che differenza c’è tra programmare in studio e vedere poi il risultato su uno schermo di queste dimensioni?
È una differenza enorme. Quando si lavora su una superficie panoramica larga 60 metri, l’immagine assume una dimensione completamente diversa e spesso sorprende anche chi l’ha progettata. La difficoltà maggiore riguarda le riprese live. Gli operatori lavorano osservando monitor da 6 o 7 pollici, spesso mascherati per simulare il formato panoramico effettivo. Su quei monitor uno spostamento di pochi millimetri può sembrare insignificante; riportato però su uno schermo, quello stesso movimento diventa gigantesco. È un lavoro estremamente delicato che richiede grande esperienza e precisione.
Chi è che sviluppa il concept iniziale dello show?
L’idea nasce da Claudio Santucci, che prepara uno storyboard preliminare per tutte le canzoni. Da lì inizia un vero lavoro di squadra. Ogni reparto contribuisce allo sviluppo del progetto, confrontandosi con le possibilità offerte dalla tecnologia e con i limiti tecnici della produzione. Attraverso questo processo il concept evolve fino ad arrivare alla versione definitiva che il pubblico vede durante lo spettacolo.




