L’Orchestra di Piazza Vittorio - Sferisterio di Macerata

La variegata compagine romana raccoglie in uno spettacolo i migliori frutti di tre anni di opere e live show.

L’Orchestra di Piazza Vittorio - Sferisterio di Macerata

di Giovanni Seltralia e Alfio Morelli

C’erano una volta i musicisti di strada, che riarrangiavano le arie d’opera più famose in chiave popolare per far danzare le piazze. Uno dei luoghi in cui lingue e ritmi si sono incrociati con maggior successo è stato piazza Vittorio Emanuele II a Roma, a due passi dalla stazione Termini e crocevia dell’immigrazione capitolina.

Diciotto anni fa l’Orchestra inizia a cercare per le strade i suoi musicisti – africani, mediorientali, sudamericani – e in breve tempo trova il successo a teatro con la sua interpretazione del Flauto Magico di Mozart: prodotto dal Festival Les Nuits de Fourvière de Lyon e da Romaeuropa Festival e rappresentato in più di 150 città in Italia e nel mondo tra cui Parigi, Lione, Atene, Barcellona, Mannheim, Londra, Bahrain, Helsinki, Aix en Provence, Amsterdam e Rotterdam.

Un esperimento che continua a generare interesse e assolutamente in linea con i tempi: innanzitutto, mettere in scena una commistione di culture è sempre più necessario di fronte all’imbarbarimento dell’opinione pubblica e la musica si dimostra ancora il veicolo più rapido per farlo; in secondo luogo, come abbiamo tante volte sottolineato sulle nostre pagine, il pubblico cerca esibizioni dal vero sapore live, dove i musicisti non solo portano a casa uno show di qualità, ma diventano veri e propri performer del palco.

L’Orchestra concede a ogni musicista e alla sua storia il giusto spazio, non solo a livello sonoro, ma anche visivo e interpretativo. Può accadere che il percussionista si ritrovi improvvisamente a cantare al centro del palco, portando un timbro africano su un ritmo latino; una cantante può improvvisare passi di flamenco, mentre quello dopo rimane impostato come un tenore d’opera.

La coproduzione tra Vagabundos / Teatro Bellini / Isola Di Legno e il Macerata Opera Festival opta per l’intima e suggestiva disposizione Palco Reverse: orchestra e pubblico entrambi sul palco, poche centinaia di posti disponibili, e sullo sfondo il grandioso colonnato neoclassico dello Sferisterio. L’8 agosto siamo andati a fare due chiacchiere con i diretti interessati.

Mario Tronco - Direttore artistico

“Il progetto nasce nel 2001 da una mia idea, che ha potuto contare fin da subito sulla collaborazione determinante dell’associazione culturale che ha sede nel quartiere Esquilino. È un esempio di orchestra finanziata dagli abitanti di un quartiere, mentre le orchestre di solito sono finanziate dalle istituzioni; gli abitanti si erano così appassionati che hanno messo soldi in prima persona. Abbiamo cercato musicisti immigrati e subito la fortuna ci è venuta in aiuto: abbiamo trovato talenti veri, alcuni direttamente per strada, altri con il passaparola. Quando poi abbiamo avuto abbastanza finanziamenti da pagare le prove, sono arrivate orde di musicisti veri e finti, alcuni dei veri gioielli. Da allora l’Orchestra ha fatto tre dischi, tre opere, un progetto sulla musica sacra e si è configurata come un vero laboratorio musicale dove i musicisti collaborano direttamente alla creazione degli arrangiamenti, dove non c’è un vero leader e io mi ritrovo a fare da organizzatore dell’anarchia; così ogni artista sente il progetto come suo.

“Ormai è un lavoro e ci siamo rivolti a un mercato più che italiano: le opere sono prodotte in Francia da un festival lionese; la nostra attività teatrale è lunga e complessa. Il Don Giovanni ha visto una tournée di quattro mesi, che è stata a Parigi, a Lione e in Olanda, prima di chiudere al Piccolo Teatro Strehler di Milano.

“Il nostro pubblico varia in base alla proposta: quello che assiste alle opere è un pubblico teatrale; quello di piazza è un pubblico quasi “danzereccio”. Oggi abbiamo un’agenzia di nome Just in Time che distribuisce il progetto, mentre le produzioni teatrali come il Don Giovanni sono curate dal Bellini di Napoli. Quest’anno abbiamo fatto ottantaquattro serate: mentre con il Don Giovanni ci muoviamo con un service, con i tecnici, stasera siamo con impianto residente e personale tecnico nostro.

“L’Orchestra è un esempio di convivenza civile, di popoli diversi, una storia di integrazione: unire culture produce bellezza e non paura. Nella formazione completa abbiamo tutti i continenti tranne l’Oceania… Una volta avevamo un fonico di palco neozelandese, però!”

Angelo Longo  - Fonico FoH

“Questo spettacolo è un po’ una sintesi di tutta l’operazione sviluppata in questi anni: loro hanno iniziato a riarrangiare le opere, dal Flauto Magico, con cui sono esplosi, fino alla Carmen e al Don Giovanni; hanno messo poi insieme queste esperienze operistiche e tirato fuori questa scaletta; a volte il linguaggio è quello originale, a volte no. In un’ora e venti si sintetizza il lavoro di quindici anni, sviluppatosi tra opera e concerti live. La cosa divertente è che ogni pezzo ha grandi variazioni di timing, di mood, di colore.

“Io mi occupo dell’orchestra da circa quattro anni: stasera sono fonico FoH, insieme a Riccardo Cola, fonico di palco, e Lorenzo Policiti, che è più di un backliner, è un vero e proprio direttore tecnico. Siamo tre figure che possono scambiarsi i ruoli, così da poter affrontare ogni situazione.”

Cosa avete richiesto sul posto?

Con l’Orchestra lavoriamo in maniera “smart”: abbiamo una base di richieste tecniche su cui lavorare, poi molto materiale ci viene proposto di volta in volta. Gli spettacoli devono essere fruibili, veloci da montare e facilmente gestibili: cerchiamo di lavorare con quello che troviamo, sempre con un alto livello di qualità. Le channel list e le tipologie di microfoni adatte agli strumenti devono essere garantite; come mixer qui abbiamo uno Yamaha M7CL, cosicché ho 48 fader sotto mano. Avendo lavorato sulle opere complete, conosco benissimo i pezzi: riesco a seguire le parti e so a menadito dove vanno i suoni. Lavoro anche qui in funzione di quello che mi mettono a disposizione: io setto l’impianto e faccio i dovuti calcoli; in questo caso lavoriamo con l’impianto dietro e una parete in faccia, quindi ho lavorato molto sulle frequenze. Svolgo anche il ruolo di PA Man, e lavoro per avere il suono più fermo possibile; poi loro sono musicisti bravissimi che sanno gestire le proprie dinamiche. Una parte importante demandata a noi è invece quella di riverberazione ed effettistica: il suono deve essere il più aperto possibile, anche per richiamare la profondità e l’apertura di un’orchestra reale.

Quanti musicisti ci sono sul palco?

Sono in dodici e ognuno suona diversi strumenti. In tutto abbiamo fra i quaranta e i settanta canali: sono canali puri, ognuno è un vero strumento. Tutte le connessioni sono analogiche, si suona alla vecchia. Un altro elemento che apprezzo molto è il rapporto tra musicisti e operatori tecnici: non si cerca più solo il tecnico “puro”, ma qualcuno che interpreti ciò che accade sul palco e lo riporti sull’impianto. Lo apprezzo molto perché personalmente faccio il produttore; ho uno studio a Latina, e curo tutto dalla pre-produzione al mastering: ho seguito produzioni di Francesco di Bella, Almar’à – l’Orchestra delle donne arabe, I ragazzi della Piccola Orchestra di Tor Pignattara, eccetera. Molti progetti vengono proprio dai membri dell’Orchestra di Piazza Vittorio, che si concepisce come un vero e proprio nucleo produttivo dove la musica è al primo posto, davanti anche all’approccio tecnologico.

Riccardo Cola  - Fonico di palco

“Durante i concerti utilizziamo monitor wedge in abbondanza, dato che sul palco ci sono dieci o dodici persone. Il volume è sempre piuttosto alto! Con le opere è diverso: teniamo molto pulito, siamo tutti in-ear monitor. Stasera è un misto di wedge e in-ear.

“Qua abbiamo quattro wedge, due per i cantanti centrali e due per i tastieristi. In particolare il maestro Leandro Piccioni ha sempre un wedge con sé, anche durante le opere, per tenere sotto controllo la situazione: è una guida per l’orchestra, deve sentire cosa avviene realmente sul palco. I musicisti poi girano molto; stasera abbiamo in tutto otto voci.

“Dietro all’orchestra c’è una bella squadra di lavoro, costruita negli anni: tre tecnici per l’audio, un tecnico luci per i concerti, un direttore di palco per le opere, più gli aiuti su piazza. Di base siamo a Roma, la maggioranza di musicisti e tecnici vive lì.”

Daniele Davino - Datore luci

“Per queste date estive non c’è un vero e proprio disegno luci: ci appoggiamo a quello che troviamo, più qualche special che ho portato io. Allo Sferisterio ci va piuttosto bene: il parco luci è imponente, oltre al fatto che ci sono moltissimi BMFL Blade, a mia opinione il miglior proiettore della sua fascia. Oggi comunque siamo molto piccoli, con il palco a rovescio.

“Io ho portato giusto qualche PAR LED Zoom per fare degli speciali sui cappelli, che sono un elemento scenico vero e proprio. In questi giorni abbiamo tuttavia quattro date di prova dello spettacolo e ogni data ha un disegno luci diverso; nella prima, per esempio, ho lavorato sui controluce per creare un ambiente più intimo; per la seconda data, in un teatro di pietra a Roma, ho invece usato tutto un parco luci alogeno; oggi cercherò di essere teatrale e valorizzare la venue. La base è comunque lo spettacolo da teatro musicale: bisogna isolare i cantanti, isolare i musicisti, dare atmosfere di fondo, stare attenti ai piani di profondità.”

Come sei connesso al parco dello Sferisterio?

La MA della venue è la master. Dato che il palco al contrario non ci permetteva di mettere una console nella posizione canonica, ho portato una MA onPC command wing e una MA onPC fader wing e le ho messe in rete con ArtNet; sono nella stessa sessione della master che tuttavia controllo da qui. Non ho programmato nulla a casa, faccio tutto live: seguendo l’Orchestra da dieci anni, avendo fatto il disegno luci delle tre opere, conosco bene lo spettacolo. Nella versione concerto, da piazza, li seguo meno; nella versione teatrale seguo anche il disegno luci; sono un libero professionista, ho diversi lavori, ma cerco sempre di ritagliare tempo per loro.

Qualche problematica particolare da affrontare?

Come dicevo, il palco così disposto è piccolo: le luci arrivano da molto lontano, quindi per avere speciali su ogni musicista lavoro con zoom stretti, bandiere strette. È come se illuminassi un teatro di marionette con luci teatrali. Poi a me questa disposizione non dispiace: invece del muro dello Sferisterio a cui siamo abituati, il pubblico vede lo Sferisterio stesso.

Quanti universi occupi?

Dodici universi. I punti luce sono circa una sessantina di motorizzati BMFL, che occupano una più che discreta quantità di spazio!

Fabio Alfonsi Titolare di A.M. Service

“Siamo un service di Macerata. Questa sera abbiamo montato un impianto Kombo Project, una ditta di Foligno. L’impianto è custom e suona bene. Per il resto abbiamo seguito la scheda tecnica fornita dall’Orchestra: microfoni AKG, Sennheiser, Shure, eccetera. Abbiamo fornito i mixer Yamaha LS9 e M7CL, datati ma sempre validi per questo tipo di situazioni.

“Per il monitoraggio abbiamo utilizzato dei wedge FBT, monitor coassiali con cono da 12”. Le luci invece sono state fornite da un’altra ditta, oltre a qualcosa portato da loro.”

“Noi da maggio ad agosto lavoriamo con lo Sferisterio per la stagione operistica: io rivesto il ruolo di fonico, e siamo il service di riferimento. Curiamo tutto il lato audio, dal monitoraggio alle chiamate; anche se l’opera alla fin fine non è amplificata, bisogna curare tutti i servizi, come gli ascolti e le comunicazioni.” 


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