Nameless Festival: La produzione
Il festival lecchese conferma nel 2026 il suo ruolo nel panorama europeo della musica elettronica.

Tutto lo staff di produzione guidato da Jimmy Pallas, al centro.
Dal 30 maggio al 1° giugno, Nameless è tornato nell’area del Bione di Lecco. Dietro le esibizioni di artisti come Calvin Harris, John Summit, Fisher, Tony Pitony, HALO e Clara si è messa in moto una macchina produttiva di dimensioni notevoli. Intervistiamo chi ha reso possibile questo evento.
Incontriamo Jimmy Pallas nel suo quartier generale all’interno del festival. Durante lo smontaggio, riusciamo a sequestrarlo per qualche minuto, iniziando subito con una domanda.
Jimmy, come sei entrato in contatto con il Nameless?
È successo circa tre o quattro anni fa. Alberto Fumagalli mi contattò perché si era reso conto di avere tra le mani una manifestazione che stava crescendo a un ritmo impressionante e che, senza una struttura organizzativa adeguata, rischiava di diventare difficile da gestire, sia dal punto di vista operativo che economico. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme e ormai da due anni mi occupo della direzione della produzione.
Avete avuto il supporto delle autorità locali?
Assolutamente sì. Si è instaurata una collaborazione molto positiva con le istituzioni e le autorità del territorio, che hanno compreso il valore che il festival porta alla zona. In tre giorni siamo riusciti ad attirare circa 90.000 persone, delle quali oltre il 30% provenienti dall’estero. Di questa quota internazionale, una percentuale significativa arriva addirittura dagli Stati Uniti. Secondo le stime, il Nameless genera un indotto economico per il territorio di circa 50 milioni di euro, quindi è naturale che amministrazioni e istituzioni guardino con favore a una manifestazione di questo livello.

Sembra che tutto sia andato bene sia dal punto di vista dell’ordine pubblico sia della viabilità.
Sì, direi proprio di sì. Per quanto riguarda l’ordine pubblico, il primo ringraziamento va al nostro pubblico, che si è dimostrato ancora una volta educato e responsabile. Sul fronte della viabilità, invece, è stato svolto un grande lavoro di coordinamento insieme all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine. Inoltre, grazie alla collaborazione che ho sviluppato con piattaforme come Google Maps e Waze, siamo riusciti a fornire aggiornamenti e indicazioni in tempo reale, migliorando la gestione dei flussi di traffico e agevolando gli spostamenti del pubblico.
Il Nameless è ormai considerato uno dei festival più importanti d’Europa?
Credo proprio di sì. Il merito va soprattutto all’organizzazione guidata da Alberto Fumagalli, che negli anni è riuscita a costruire una credibilità internazionale. Questa reputazione consente oggi al festival di ospitare alcuni degli headliner più richiesti e prestigiosi del panorama mondiale.
Nameless è nato tredici anni fa proprio qui a Lecco, in un’area molto più piccola all’interno del centro sportivo. Negli anni si è spostato in diverse location della zona, seguendo la propria crescita, per poi tornare al Centro Sportivo Bione, che oggi viene occupato e trasformato nella sua interezza per ospitare il festival.

Quanto tempo richiede l’organizzazione di una manifestazione di queste dimensioni?
Io e il mio staff, composto da una quindicina di persone, lavoriamo praticamente tutto l’anno. Si susseguono riunioni continue con il Comune, le associazioni sportive, la Prefettura, la Commissione di Vigilanza e tutti gli enti coinvolti. Inoltre, ci troviamo a operare in un quartiere che sta cambiando rapidamente, anche a causa dei lavori di riqualificazione e delle modifiche alla viabilità urbana. L’aspetto più importante, però, è l’esperienza maturata nel mondo dei grandi eventi live. Negli anni ho lavorato su produzioni di artisti come AC/DC, Bruce Springsteen, Genesis, Prince, Bob Dylan e molti altri. Questo bagaglio professionale mi ha permesso di ottimizzare enormemente i processi. Oggi riusciamo a completare l’allestimento del festival in appena otto giorni, mentre in passato erano necessari quasi due mesi. Lo smontaggio richiede soltanto cinque giorni. Una riduzione dei tempi che si traduce in un notevole risparmio economico e in una maggiore efficienza organizzativa.

Una riunione di produzione con Alberto Fumagalli, CEO di Nameless, in piedi a sx.




