La squadra video

L’OraZero in Tour, la nuova tournée di Renato Zero, debutta con un grande successo.

La squadra video

Parte della squadra video. Da sinistra: Alessandro Pellegrino, operatore di regia; Diego Buonanno, regia live e visual; Mikkel Garro Martinsen, motion graphics; Marco Brancato, motion graphics.

Il tour è partito con una prima data al Palazzo dello Sport di Roma; dopo le cinque date nella capitale, è proseguito con altre venticinque tappe nei principali palasport italiani, tutte rigorosamente sold out. Per conoscere a fondo le dinamiche di questo tour, intervistiamo i protagonisti che l'hanno reso possibile.

Gabriele Mancini - Operatore mediaserver

Gabriele, come hai impostato il lavoro?

Le sequenze sono sincronizzate dal timecode, che è legato alle basi musicali. Ci sono alcuni momenti dello show, per esempio quando Renato scende dal palco e fa un giro in mezzo ai fan, in cui apro il live a mano, e altri momenti in cui mi chiamano il buio e vado a nero manualmente; per il resto è il timecode che manda avanti la timeline. L’impostazione grafica è molto pulita ed elegante, con elementi 3D che danno continuità alla scenografia reale cambiando colore in accordo con le luci. C’è poi il grande sipario virtuale che si apre in alfa e sotto c’è il program live che ricevo dalla regia camere o, in altri momenti, una grande scalinata con la ripresa video dell’orchestra che suona in sincrono con le sequenze.

Il media server è Disguise?

Sì, ormai lo conosciamo: per questi live è una garanzia, sono macchine da tour. In questo caso utilizzo due server GX2 per main e backup, ognuno con due uscite 4K: uno fa la parte sinistra del LED e uno fa la parte destra e in più un piccolo LED centrale che è posizionato dietro alla porta da cui entra ed esce Renato durante il concerto.

I due schermi hanno un passo diverso?

No, è sempre lo stesso, la dimensione e la risoluzione dello schermo piccolo però possono cambiare, in certe location, per motivi di spazio nel backstage. Anche lo schermo principale, in alcuni palazzetti come Bari o Messina, viene montato leggermente ridotto, ma rimane sempre un 16:9.

Quindi su ogni server hai due VFC con la DisplayPort?

Esatto, attraverso i trasmettitori in fibra ottica vanno nel backstage alle sending card VX2000 di Novastar. La trasmissione avviene attraverso due sistemi di fibra ridondanti per il main e due per il backup.

Quanto tempo avete impiegato per la realizzazione dello show?

Abbiamo fatto quattordici giorni di prove a Roma, in cui abbiamo lavorato anche la notte per il montaggio di tutte le sequenze e per trovare la massima pulizia in tutti i passaggi. Parliamo comunque di tre ore di concerto: era necessario sincronizzare il video dell’orchestra virtuale con l’audio che è stato registrato separatamente e infine aggiungere le clip di Gabriele Lavia e Luca Ward che fanno degli interventi parlati.

Valerio Scarlato - Responsabile video per Agorà

Valerio, parlaci di questo schermo così brillante e definito.

Lo schermo principale ha 16 m di base e 9 m di altezza, e c’è questa porticina di un metro per due al centro per l’ingresso di Renato. Dietro alla porta c’è un altro schermo alto 3 m che può essere 5/6 m di larghezza, in base alle dimensioni dello spazio nel backstage e anche alla visibilità del pubblico laterale. Entrambi gli schermi sono costituiti da pannelli VMX 3.9 Touring, con passo 3,9 mm. Sono pannelli calpestabili e arrampicabili, pensati apposta per l’ambiente live; il pannello è in lega quindi abbastanza leggero, una mattonella da mezzo metro per un metro pesa circa 16,5 kg, mentre altri sistemi in alluminio arrivano anche a 23 kg. In totale solo i pannelli, senza la barra e i cavi, pesano 4.750 kg, parliamo comunque di un carico rilevante.

Come gestite il segnale dalla regia allo schermo?

Tutto il trasporto è in fibra con TX e RX Lightwear. Oltre al main e al backup di Simone dobbiamo gestire anche altri segnali, per esempio portiamo il segnale pulito di una camera all’interno del camerino di Renato, questo segnale viene poi distribuito anche in varie zone del backstage per permettere a tutti di avere una visione frontale dello stage anche da dietro. Inoltre distribuiamo il segnale del gobbo che viene inviato a sei monitor sul palco, al mixer audio in sala e a svariati altri monitor nel backstage, perché alle volte Renato inizia a cantare fuori scena.

Quanto tempo impiegate per montare tutto il sistema video?

Fortunatamente entriamo al giorno meno uno. A livello di cable bridge siamo un po’ vincolati, perché audio e luci chiaramente sono sopra la nostra americana quindi attendiamo loro e verso mezzogiorno iniziamo a lavorare. Dopo pranzo, attorno alle 15 è tutto finito.

Molto rapido!

Abbiamo un sistema con dei carrelli su ruote, ognuno è composto da 15 mattonelle, cioè 5 file da 3 mattonelle ciascuna. Caliamo i motori, ci appoggiamo, ancoriamo e saliamo con il metro intero per tutti i 16 m di larghezza. Poi procediamo con il metro successivo. Il sistema è rapido e non particolarmente faticoso, in quanto si cerca di prendere il pannello in mano il meno possibile.

Diego Buonanno - Regia live e visual

Ciao Diego, spiegaci il tuo ruolo nella produzione.

Come puoi immaginare il regista del concerto è Renato, che è anche il direttore artistico; io e il mio team ci siamo occupati di trasformare in immagini i suoi desideri e portare sullo schermo LED quello che lui voleva vedere. Il suo essere artista è qualcosa che rompe gli schemi in tutto, anche nella scelta dei soggetti per i video; le sue idee rimangono al centro, e per quanto riguarda la forma invece lascia molta libertà.

C’è una linea precisa, uno stile grafico uniforme per tutto lo show?

I contenuti sono molto diversi tra loro, non c’è un’unica tecnica perché ci sono molti artisti che hanno contribuito alla loro realizzazione. Tra questi l’illustratore bolognese Marco Brancato, che in una clip ha disegnato a mano tutti i fotogrammi con il suo stile personale. Per un’altra clip abbiamo animato circa 3500 foto, tutta la prima parte del concerto è in grafica 3D e poi ci sono altre cose fatte completamente in VFX con tecniche cinematografiche. Nel cosiddetto “medley fast”, dove ci sono Il Triangolo e Madame, abbiamo utilizzato dei filmati di repertorio e grazie all’AI li abbiamo trasformati e uniformati secondo uno stile preciso che avevamo definito con Renato. Lui è una persona estremamente stimolante e che trasmette molto, ma non ha mai punti fissi, parla di idee e di sensazioni e poi tu devi essere bravo a tradurle, a interpretarle e renderle funzionali al resto dello spettacolo. Le tecniche quindi sono molteplici, ma insieme vanno a costruire visivamente una narrazione unitaria perché sono state realizzate sotto un’unica guida.

Vi siete occupati anche delle riprese?

La prima cosa che abbiamo fatto sono state le riprese dell’orchestra all’Auditorium di Roma, poi abbiamo fatto le riprese di alcuni contributi di Renato e dei due ospiti che fanno degli interventi parlati in video durante il concerto, infine le riprese del coro. È stato un processo lungo.

Come gestite le camere durante il live?

In alcuni brani sono specchiate, in altri casi effettate, oppure bucano lo schermo in alfa; in altri casi ci sono delle parole del testo che compaiono in sovraimpressione: l’idea di base è che se uno fa una fotografia dalla platea, dalla sola fotografia riesce a capire quale è il brano. Non troverai due brani identici tra loro, ognuno ha la sua identità precisa.

Ho visto che oggi consegnavi a Simone dei contenuti aggiornati da caricare sul Disguise: ci sono delle clip che richiedono modifiche durante il tour?

No, c’era un frame che non funzionava, il loop non girava come previsto; una cosa che non ha visto nessuno, però io l’ho vista! Questo è sufficiente per non andare a letto sereno, per cui ho tirato fuori il portatile e l’ho sistemato. Essere perfezionisti fa parte del mio ruolo.