Elisa - Tour 2020

L’artista friulana ha voluto fare qualcosa di concreto per la sua crew in questo periodo nero per lo show business: un tour in cui lei stessa ha rinunciato totalmente al proprio cachet, retribuendo invece, e in maniera adeguata, tecnici e musicisti al lavoro. Inutile dire che a lei va il nostro plauso e quello di tutto il settore.

Elisa - Tour 2020

di Giancarlo Messina

A dire il vero il nostro plauso va ad Elisa non solo per la sensibilità e la generosità verso la sua crew, ma soprattutto per la sua bravura. Abbiamo assistito a decine di concerti di questa artista e ogni volta ne siamo sempre rimasti coinvolti. È successo anche all’Arena della Regina di Cattolica il 19 settembre, dove siamo andati per rivedere qualche amico al lavoro.

La produzione, firmata da F&P, ha cercato davvero di ottimizzare ogni costo senza incidere sulla qualità artistica. Ha al seguito regie e backline, mentre tutto il resto viene preso sul posto. Fra l’altro l’attrezzatura sul palco è di proprietà della stessa artista, mentre la regia di sala è del fonico: un sistema molto interessante quanto agile.

I dettagli tecnici, come sempre, ce li facciamo raccontare dagli addetti ai lavori.

Giulio Koelliker – Direttore di produzione

“Inizialmente – racconta Giulio – con Elisa volevamo fare una sola data estiva, a Tarvisio. A Elisa e a tutti noi piaceva infatti l’idea di portare la musica nella natura, nella sua terra, e lì c’è un bel festival, con un allestimento molto adatto anche alla situazione sanitaria attuale. 

“Dopo quella data, Elisa si è mostrata molto partecipe alla situazione del lockdown, e lei stessa ha deciso di fare altri quattro concerti dedicati ai professionisti, ovvero in cui lei non percepisce cachet. La crew storica di Elisa è qui tutta presente, band compresa; da quattro le date sono diventate otto, e credo che solo lei potesse fare qualcosa del genere, rappresenta in pieno la persona che è. Il promoter compra la data e fa il suo guadagno, ovviamente: quel cachet copre i nostri costi vivi di produzione, ovvero benzina, ristorante e poco altro, e il resto è diviso fra la squadra”.

Come vedi il futuro di questo lavoro?

Durante questa estate, in particolare a settembre, qualcosa si è mosso, e io personalmente ho lavorato abbastanza. So bene che da ottobre non succederà più niente, e ho paura che nemmeno la prossima estate si tornerà ai forum pieni e ai lunghi tour. Lo spero, ma non credo accadrà. Sicuramente si faranno eventi sostenibili, come questo tour, però in maniera limitata e con metà delle persone al lavoro, e questa è una brutta cosa. Se le grandi produzioni non riprenderanno appieno la prossima estate, le agenzie dovranno rimborsare i biglietti, e si aprirà una nuova serie di problemi. Pensa a tutti i tour mondiali: rischia di non partirne nessuno. A casa nostra gli artisti da stadio dovranno inventarsi qualcosa di diverso: le squadre saranno così piccole che molti rischieranno di dover cambiare mestiere. Insomma la situazione è drammatica ma non vorrei che il peggio dovesse ancora arrivare!

Davide Fusco – Operatore Luci

“Il disegno luci è di Francesco De Cave – ci dice Davide – e io sono qui in veste di operatore. Qui il service Back Stage ci ha fatto trovare tutti ottimi prodotti Robe, con l’assistenza di ragazzi molto bravi. Gli abbiamo mandato un plot e loro lo hanno eseguito come da disegno. Abbiamo i MegaPointe come spot, i Pointe come beam, Spiider come wash. Poi abbiamo dei Q7 SGM per gli accenti musicali, dei blinder classici, dei LED DTS e qualche convenzionale per la luce diffusa sul palco. Siamo ai minimi termini: il disegno inizialmente era più carico ma poi ci siamo adeguati con quello che abbiamo trovato; qui a Cattolica comunque la situazione è tra le migliori. In regia il banco è un Hog 4 Full Boar, il trasporto del segnale è in Art-Net fino al palco con solo quattro universi.”

In questo periodo hai trovato dei lavori?

Io vengo dalla televisione, quindi ho lavorato con Avanti un altro di Bonolis; sono stato fermo fino a luglio, quando finalmente ho lavorato di nuovo a Battiti Live, su Italia 1. In aprile, maggio e giugno c’è stato ovviamente uno stop totale e forzato, per quanto con la TV io sia stato favorito nella ripartenza.

Hugo Tempesta – Fonico di sala

“Dal punto di vista tecnico – spiega Hugo – Elisa è proprietaria del suo set di palco, dalla console, agli in-ear, ai microfoni, e anche i musicisti hanno portato il loro backline. Ognuno di noi ha poi messo del suo, per rimanere nei margini prefissati. Viaggiamo con una motrice con trenta bauli, portando il backline e la regia di palco, mentre chiediamo sul posto PA, luci, aste dei microfoni e quattro BNC MADI per connetterci con le regie. Tutto è digitale, sul palco c’è una DiGiCo.

“A me il segnale arriva via MADI: ho due motori audio, due server uguali di cui uno è spare dell’altro, poi un’interfaccia DiGiGrid per uscire verso il PA e fornire altri eventuali segnali per televisione e servizi vari. Il software di gestione gira su un Mac Mini, e fondamentalmente dice ai server come processare l’audio per farlo uscire dal sistema DiGiGrid; io controllo tutto su un remote controller MIDI Waves. Ho 16 fader, ma gli input possono arrivare a 128. Il sistema è comodo, stand-alone, e sta in due valigette; è come la sezione plug-in che si usa di solito con i mixer nei grandi tour. Il sistema fondamentalmente replica una console canonica; sono gli stessi elementi che compongono un banco digitale, ma separati: in entrambi i casi c’è un software che gestisce l’interfaccia grafica, i motori audio che curano l’elaborazione e la parte di controllo. Qui tutto è modulare bisogna stare attenti a capire perfettamente come far funzionare il sistema al meglio, cosa serve realmente. Poi, anziché la fabbrica, è il tecnico che deve curare l’assemblaggio del banco. Tutto lavora con i plug-in Waves, con cui faccio il suono di ogni canale; la versatilità è estrema e ormai anche l’affidabilità. Userò infatti questo sistema come spare nei tour grandi. Sul palco il set è quasi lo stesso dell’ultimo tour, mancano violini e pianoforti spesso aggiunti nelle sequenze. È Ricky Carioti che si occupa di tutta questa parte.”

Come lavori durante la fase di mix?

Dopo le prove realizzate autonomamente dai musicisti, io ho ricevuto via Dropbox il multi-traccia e ho iniziato a fare un virtual mix da casa. È un banco che, essendo di mia proprietà, conosco davvero benissimo; grazie a questo riesco a gestirlo come voglio. Lavoro sempre con i gruppi, tutto è suddiviso in gruppi. Dal punto di vista del suono, c’è una gran differenza rispetto ad altri sistemi: essendo tutto plug-in, il calcolo della latenza dei flussi è ben integrato e tutto viene automaticamente rimesso in fase; questo rende il suono più corposo, più dettagliato, niente si rimpicciolisce. Comunque dai canali vado ai gruppi e tendo a lavorare su quelli; con le memorie fatte, richiamo la song e con sedici fader riesco a gestire tutte le situazioni normali, tenendo a portata di mano la voce e i suoi effetti. Il master è sempre a 0 dB e va nelle matrici, dove posso intervenire a livello di eq in base al PA residente che trovo. Tecnicamente non mi manca davvero niente. E, finito lo show, smonto in cinque minuti!

Giacomo Balducci – PA Engineer

“Io lavoro per il service Back Stage di Fano. Il sistema usato stasera è composto da due main Nexo STM, composti da satelliti M46 e sub B112. Le M46 contengono quattro trasduttori a membrana planare da 6,5” e quattro driver a compressione con membrane da 2,5”, mentre i B112 usano un singolo 12”. Come downfill e anche come front-fill usiamo degli M28, il modello di medio livello della serie STM. I sub a terra sono ventiquattro S118 in modalità cardioide, in rapporto due a uno. Tutto è gestito da quattordici finali Yamaha e un Newton Outline. Il segnale è in Dante, ma abbiamo anche una ridondanza in analogico. Tutto il sistema sta in piedi con tre switch Luminex serie GigaCore, con il trasporto del segnale sia in fibra sia in CAT, sempre per avere una ridondanza.

“Hugo ci dà quattro feed: Left, Right, Front, Sub; io ho spezzettato l’impianto in main e down fill, replicando Left e Right, mentre i sub sono in mono, naturalmente. Con questo impianto sono possibili molte configurazioni, ma abbiamo scelto i down fill esterni dato che la platea stasera è molto allargata”.

Lo show

Ci siamo gustati questo concerto seduti fra il pubblico, con i dovuti distanziamenti, congiunti esclusi. Tutto molto bello, a sottolineare come quando sul palco c’è un artista di spessore si può tranquillamente affidare la serata esclusivamente alla musica. Nonostante ciò il disegno luci, non faraonico ma di qualità, è stato assolutamente importante nel creare le giuste atmosfere, accentuando al meglio i momenti più intensi e quelli più poetici.

Ottimo l’audio, diffuso dal sistema Nexo, controllato da Hugo Tempesta col suo mixer-nel-baule che ci ha ricordato la Fonovaligia Philips: ma solo nella forma, perché la sostanza ha dato un risultato senza dubbio di alta qualità.

A nostro personalissimo gusto avremmo preferito qualche sequenza in meno, anche perché gli ottimi musicisti sul palco non ne avrebbero fatto sentire troppo la mancanza, ma sono scelte di produzione più che altro mirate ad accontentare il pubblico affezionato a certi suoni che caratterizzano alcuni brani. 

Elisa ha cantato benissimo, divertendosi e divertendo: in periodi di trap e Auto-Tune ascoltare un’artista vera come lei è una gran bella boccata di ossigeno.

Circa 1800 persone hanno segnato il sold-out di questa grande piazza, ovviamente con capienza limitata, tutte andate via a fine serata davvero felici ed emozionate. 

La cantante Elisa si è spesa in prima persona per sostenere il settore, rappresentando un punto di riferimento per i ragazzi del suo gruppo di lavoro con iniziative puntuali.

“Quando ho iniziato a vedere che c’erano persone che cercavano lavoro, che mettevano in vendita i loro strumenti materiali con cui lavorano, mi sono sentita impotente e volevo assolutamente fare qualcosa” dichiara ai microfoni della trasmissione Report (QUI il video), in chiusura delle sue date estive.

“Alla fine questo tour ha generato circa 280.000 € di ricavato, dei quali 190.000 sono andati a band e crew, che ho scelto di pagare il doppio; poi ho fatto una donazione di circa 40.000 € a una ONLUS che aiuta 270 lavoratori del nostro settore, mentre i nostri costi di viaggio li metto un po’ nell’indotto che abbiamo creato con questo tour per l’economia territoriale.”

“Sarebbe veramente importante lavorare insieme al governo a questo inquadramento fiscale e professionale per ogni mestiere del settore, anche per poter gestire tutti gli aiuti in modo proporzionale. Siamo in emergenza e stiamo vivendo un momento purtroppo unico, molto difficile, ma sarebbe possibile ripartire con delle produzioni più ridotte, più essenziali. Questa è una soluzione supportata da un senso etico, che non deve rappresentare una minaccia per il mercato ma soltanto un modo per sopravvivere.”

“La musica, la cultura, l’arte, il cinema sono come delle finestre sull’anima: abbiamo bisogno di questa parte nella nostra vita.”


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