Marco Monforte - FOH Engineer; Mimmo Lettini - PA Manager

Tiziano Ferro incontra il suo pubblico con l'imponente tour estivo Stadi26.

Marco Monforte - FOH Engineer; Mimmo Lettini - PA Manager

Marco Monforte, fonico di sala; Domenico Lettini, PA manager; Giuliano Bailetti, assistente fonico.

Noi l’abbiamo incrociato nella data di Bologna del 14 giugno: a tre anni dall’ultimo tour negli stadi, Tiziano Ferro torna con una grande produzione. Intervistiamo i protagonisti che l'hanno resa possibile.

Marco, raccontaci come è nato questo lavoro.

Partiamo dal fatto che fino a pochi giorni prima dell’inizio del tour mi trovavo in un altro continente, impegnato con un’altra produzione. Le ultime date di quella tournée si sovrapponevano alle prove musicali di Tiziano Ferro e, a quel punto, le possibilità erano sostanzialmente due: rinunciare al progetto oppure trovare una soluzione condivisa che permettesse di non interrompere il lavoro. Ho proposto quindi Gianluca Bertogli, che oltre a essere un caro amico è un professionista di assoluto livello. L’idea era quella di avviare insieme il progetto: lui presente alle prove e alle prime date, mentre io lo supportavo da remoto.  Gianluca ha seguito tutte le prove e le prime tre date come fonico FOH. Nel frattempo Giuliano Bailetti, mio ottimo assistente, si è occupato di ricostruire il setup che avevo utilizzato nell’ultimo tour di Ferro, ripristinando i rack e tutta la catena outboard che avevo sviluppato negli anni. Gianluca, naturalmente supportato dal direttore musicale Luca Scarpa, ha preparato e seguito le prove e gestito le prime date. Quando sono arrivato a Torino ho trovato un lavoro straordinario: routing, macchine, impostazioni operative, tutto era esattamente come lo avrei fatto io. Grazie al loro impegno mi sono ritrovato immediatamente nella mia comfort zone, nel mio ambiente di lavoro ideale.

Nel rack outboard vedo però alcune novità…

Sì, è vero. Negli ultimi tempi è tornata una certa attenzione verso i sommatori. L’anno scorso avevo visto questa soluzione nel rack di Mark, durante il tour di Cesare Cremonini, e la cosa mi aveva incuriosito parecchio. Quest’anno ho deciso di adottarla anch’io, dedicandola principalmente al mix della band. All’uscita del sommatore entriamo poi nell’MBT, che prende il segnale stereo LR e lo rielabora ulteriormente. È una sorta di rifinitura finale che aggiunge carattere e coesione al mix.

La voce segue invece un percorso differente?

Sì, la voce ha una catena dedicata. La filosofia di lavoro resta quella che utilizzo da tempo, ma quest’anno ho introdotto un paio di novità interessanti. La prima è il Governor di Gainlab Audio [un compressore ottico valvolare], una macchina che sto testando in questo tour e che mi ha colpito per la sua velocità operativa. La caratteristica che più mi interessava è la presenza di due stadi di compressione integrati nello stesso apparecchio, che permettono di intervenire contemporaneamente con due comportamenti differenti.

E la seconda?

Il plugin 5045 Primary Source Enhancer di Rupert Neve. Si tratta di un sistema estremamente efficace per il controllo del rumore ambientale e dei rientri indesiderati. In pratica riesce a privilegiare il segnale diretto della voce, attenuando tutto ciò che non arriva immediatamente dal microfono: rientri dal palco, inneschi, riflessioni e altre componenti che tendono a sporcare il segnale. Il risultato è sorprendente. La voce acquista una definizione incredibile e una pulizia che ricorda molto quella di una registrazione in studio, pur mantenendo tutta la naturalezza e l’energia di una performance dal vivo. È uno strumento che, utilizzato correttamente, permette di fare un notevole salto di qualità nel mix vocale.

Mimmo, tu invece ci puoi descrivere questo sistema? Marco ne ha fatto grandi elogi…

In questo tour si è deciso di usare il nuovo sistema d&b audiotechnik serie GSL. Il main è composto da 18 elementi per lato, una configurazione piuttosto standard per questo tipo di produzione. Sul cluster principale sono tutti GSL8, con angolo di apertura 80°. Sul side, invece, abbiamo combinato 12 x GSL8 nella parte superiore, con le ultime sei unità di GSL12 da 120° per aprire leggermente di più la copertura nelle zone esterne.

Mentre la parte dei sub?

Possono sembrare pochi, ma bisogna considerare che abbiamo a che fare con dei 3 x 21", con una resa esagerata. Abbiamo optato per una configurazione che prevede nove sub appesi per lato e nove a terra sempre per lato. La scelta naturale è caduta sul modello GSL -SL per la sua peculiarità di essere nativo cardioide. Una delle criticità è il posizionamento della band, a lato palco, sotto gli array e molto vicino ai sub. Dovevamo necessariamente cercare di non causare loro problemi di risonanze fastidiose e garantire una certa “pulizia” sonora. Tranne per i frontfill, dove usiamo dodici Y10 e due Q10, pilotate dai finali D40, per il resto dell’impianto usiamo i nuovi D90, che sono ben cinquantaquattro. Per quanto riguarda la gestione del segnale io ricevo da Marco Monforte due mix separati, band e voce, in AVB attraverso un Meyer Sound Galaxy – di cui ho uno spare – che serve solo ed esclusivamente come matrice del segnale, mentre la gestione di allineamenti e fine tuning la faccio direttamente dal software proprietario d&b R1. Ho anche un backup analogico, così da garantire continuità operativa in caso di necessità. Com’è noto i D90, qualora ci fosse un malfunzionamento, sono capaci di passare in totale trasparenza dal segnale digitale al backup analogico.

Quali strumenti usi per la taratura dell'impianto?

Faccio una prima simulazione con ArrayCalc, che mi aiuta molto, poi la verifica finale la faccio sul campo tramite strumento e orecchio. Vanno sempre considerati l’ambiente reale, i materiali, le riflessioni e tutta la parte che un modello matematico non può prevedere fino in fondo. Alla fine il risultato vero lo confermi sempre sul posto.