The Italian Job

Aida al NCPA di Pechino

di Mike Clark

Aida a PechinoInaugurato nel dicembre 2007, il Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo (NCPA, National Center for the Performing Arts) è un imponente complesso da 217.500 m2 con un design futuristico che sorge nel centro di Pechino vecchia. Contiene ben quattro sale principali: il Teatro dell’Opera (capienza 2.398), la sala concerti (2.019), il teatro (1.035) e la sala polifunzionale (556).
Dalla sua inaugurazione, la struttura ha ospitato e prodotto numerosi importanti concerti e opere liriche con artisti e orchestre di fama mondiale. Fra i più recenti, un’imponente produzione del NCPA di Aida che, con i suoi 160 artisti, è stata la prima collaborazione lirica con il grande maestro Zubin Mehta.

Oltre al regista Francesco Micheli, la squadra creativa era tutta italiana è comprendeva alcuni dei nomi più prestigiosi del mondo teatrale: lo scenografo Ezio Frigerio, sua moglie Franca Squarciapino (premio Oscar per i suoi costumi), il projection designer Sergio Metalli e il lighting designer Vinicio Cheli.
Oltre alla quantità impressionante di elementi scenografici costruiti e i sofisticati sistemi di videoproiezione e di illuminazione, l’opera è stata ancora più interessante dal punto di vista tecnico grazie alla decisione del NCPA di eseguire una registrazione video in 4K dello spettacolo. Anche qui, gli specialisti interpellati erano italiani.

Sergio Metalli, fondatore dello studio Ideogamma, specializzato in grandi proiezioni e in scenografie virtuali, aveva già lavorato in diverse occasioni con Frigerio, per, ad esempio, La Dama del Lago (Rossini) al Palais Garnier di Paris e Tristano e Isotta a Napoli e a Madrid.
Metalli e le sue proiezioni spettacolari sono richiesti dai teatri top di tutto il mondo, come il Teatro Reina Sofìa di Valencia, il Teatro Municipal di Rio de Janeiro, il Teatro Real di Madrid, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala, la Los Angeles Opera, l’Opernhaus di Zurigo e la English National Opera, per citarne solo alcuni. Ha collaborato con alcuni dei più noti registi, scenografi e coreografi anche in molte altre location prestigiose.

Metalli spiega: “Al NCPA, qualche anno fa ho scelto gli schermi in PVC e il tulle per L’Olandese Volante. Lo schermo era la versione Studio (grigio) della Gerriets International, mentre il tulle era italiano – Peroni Rexor Lamé, spruzzato di nero, in modo che non venisse fuori l’argento e ‘prendesse’ solo la proiezione.
“Il tulle era appeso in boccascena, davanti a tutto – poi avevamo un PVC che era usato per il gineceo (il giardino di Amneris) mentre un altro, calato dietro l’enorme nave quando entrava in scena, aggiungeva un effetto veramente drammatico, con il cielo e le fiamme. I PVC (15 m x 20 m e 15 m x 24 m) erano paralleli al tulle, mentre ai lati erano invece installati due grossi specchi (16 m x 16 m) che allungavano le immagini, ad esempio del deserto, e sono un classico di Frigerio”.

I tredici videoproiettori Barco utilizzati (apprezzati da Metalli per la qualità, affidabilità e luminosità) erano nove FLM‑HD20 da 20.000 ANSI lm, 1080p HD (tre sullo schermo PVC più grande, quattro sul fiume e due sul tulle) e quattro FLM R22+ da 22.000 ANSI lm, SXGA+ (tre sull’altro PVC e uno sulla tomba).
I quattro media server impiegati erano dei modelli custom (Watchout Dataport 4X), con processori Intel i7 e schede grafiche ATI V7900 FirePro, scelte per le loro funzioni di Framelock e Genlock.

Continua Metalli: “Questa è la quarta Aida sulla quale ho lavorato, e la caratteristica che la distingue è sicuramente la quantità di scenografia costruita e i grossi cambi di scena, che per noi costituiscono una grande sfida. Frigerio è venuto ai nostri studi di Rimini con Micheli, dandoci dei suggerimenti, e dopo abbiamo iniziato il lavoro grafico – sei mesi prima di volare in Cina, dove siamo arrivati l’11 e siamo rimasti fino alla prima, il 24 gennaio”.
Quasi tutti i contenuti video, come la grande città nel deserto, sono stati creati ad hoc dall’equipe di grafici di Ideogamma, che ha anche creato numerosi simboli geroglifici (ispirati alle meravigliose illustrazioni eseguite dai membri della spedizione napoleonica in Egitto, riproducendo i caratteri sui monumenti egizi) e un’enorme pergamena delle divinità che si srotolava. Altri effetti mozzafiato comprendevano delle fiamme altissime, una valanga di sabbia che ha “sommerso” il palcoscenico e un enorme muro che è crollato, simbolizzando la prigione nella quale muoiono Aida e Radames.
Per l’elaborazione delle immagini i grafici hanno usato Photoshop, Adobe After Effects per la composizione e Autodesk 3ds Max per il lavoro in 3D.

Metalli è arrivato a Pechino con il figlio Mattia – che ha seguito gli aspetti 3D dei contenuti video, soprattutto la programmazione Watchout e una parte del lavoro con Photoshop – e con un altro tecnico dello studio, Giacomo Delucca. Per adattare con precisione le proiezioni al palcoscenico hanno utilizzato due workstation grafiche e un server NAS con una capacità di otto terabyte. Ognuno dei sette render slave consisteva in una stazione quad-core completa di software Adobe After Effects e Autodesk 3ds Max per il rendering.

Prima dell’arrivo di Metalli, una carovana di sessanta bilici ha trasportato la scenografia dai laboratori al teatro e, infatti, gli elementi montati hanno in pratica occupato tutto lo spazio utile di stivaggio del teatro, cioè 1570 m2, per un totale di circa 11.000 m3 di volume, senza contare la parte della scena montata sui 450 m2 del palcoscenico.

L’aiuto scenografo Giuliano Spinelli commenta: “Questo progetto è stato possibile grazie al Beijing National Theatre! Dal punto di vista economico, non credo che ci fosse alcun teatro disposto a produrre uno spettacolo dal costo simile. Riguardo invece l’aspetto pratico, anche se al mondo possono esserci teatri grandi quanto il NCPA in grado di ospitare uno spettacolo di queste dimensioni (come, ad esempio, la Royal Opera House di Londra oppure l’Opera Bastille di Parigi), nessuno potrebbe permettersi di bloccare la propria programmazione per più di due settimane al fine di mettere in scena uno spettacolo su questa scala. I teatri come questo, infatti, utilizzano lo spazio di stivaggio per ospitare tre o quattro produzioni contemporaneamente, in maniera da poter alternare tutte le sere titoli differenti”.

L’imponente set e i numerosi artisti sono stati illuminati magistralmente da Vinicio Cheli, che collabora frequentemente con Metalli in giro per il mondo.
Una console MA Lighting grandMA1 Full Size (ai comandi c’era il capo del reparto luci del teatro, Sun Nanpu) controllava il rig delle luci, composto da 95 teste mobili Clay Paky Alpha (36 Wash 1200 e 59 Profile 1500), oltre a 162 PAR CP62, 10 sagomatori ADB 2 kW 15°/35° e 24 ADB cyc asimmetrici.
Il lighting designer toscano, il cui lavoro è stato applaudito da spettatori al Rossini Opera Festival, al Festival di Salisburgo, al Théâtre des Champs-Elysées e al Théâtre du Châtelet a Parigi, al Teatro alla Scala e alla Fenice (per citare solo alcune location) dichiara: “Se i proiettori Clay Paky non fossero già stati in dotazione al teatro, li avrei chiesti comunque, perché sono strumenti con una buona ottica che si adattano perfettamente alle dimensioni del palcoscenico. Li ho usati un po’ ovunque, ma in particolare quando dovevo creare dei piccoli raggi per accentuare certi particolari della scena. Avevo i Wash e i PAR per costruire gli ambienti e i toni di colore mentre, con i Profile, andavo sui particolari e sui personaggi, creando dei contrasti molto belli”.
Per la scena del tempio, Cheli ha impiegato una nuova generazione di piccoli strumenti LED della Spotlight di Milano (dieci FN LED 150 RGBW DMX e sei MINI LED 15 RGB), a proposito dei quali commenta: “Grazie alle loro dimensioni ridotte, ho potuto incastrarli direttamente nella scenografia, ottenendo dei risultati veramente belli!”.

La squadra di nove specialisti della Metis Film Classica arrivata a Pechino per registrare il video era guidata dal regista Tiziano Mancini, coadiuvato dall’assistente alla regia e consulente musicale Pierluigi Montesi e dal capo tecnico Francesco Lo Gullo, e contava sei cameramen e il regista delle riprese backstage, Davide Mancini.
Mancini commenta: “Oltre alle dimensioni della produzione, la caratteristica di questo progetto per quanto riguardava Metis era indubbiamente l’utilizzo del nuovo formato, che ha condizionato anche il lavoro degli operatori, a causa dell’utilizzo di ottiche dedicate al cinema con una profondità di campo ridotta rispetto alle ottiche televisive”.
Il team ha usato otto telecamere CineAlta Sony PMW‑F55, in grado di registrare in formato 4K con una risoluzione di 4096 x 2160@50 fps. È stato scelto un codec XAVC, poiché il formato RAW avrebbe generato un volume di dati 2,5 volte superiore, richiedendo tempi di download eccessivi.
Si è reso necessario scegliere ottiche cinematografiche, le uniche a poter raggiungere valori di luminosità sufficientemente elevati ed escursioni di focale abbastanza estese. Il backstage è stato registrato invece con i nuovi camcorder Sony PXW‑FS7, con ottiche fotografiche.

Durante la prova generale, Metis ha usato due Jimmy Jib, ai lati della buca d’orchestra, dislocando le altre camere in platea con un punto di vista molto più vicino al palco rispetto ad altre opere registrate in HD, così da ovviare al problema dell’utilizzo delle lenti cinematografiche che hanno una minore profondità di campo e zoom meno spinti rispetto alle ottiche TV. Durante le recite, invece, sono stati eliminati i Jimmy Jib, per non disturbare il pubblico, e due camere poste ai lati del primo ordine di posti, a destra e a sinistra del palco, con un punto di vista abbastanza alto. Le altre camere sono state utilizzate sempre in platea, secondo una configurazione standard di copertura: due laterali e tre centrali.

Conclude Mancini: “Poiché le registrazioni erano eseguite dalle singole telecamere, invece di una regia video tradizionale avevamo una postazione di controllo con monitoraggio e intercom. Il prodotto finale è stato preparato poi in post-produzione, con un modus operandi simile a quello del cinema”.

MASClassica, con sede a Monte Porzio, è stata responsabile per le registrazioni audio. Ci spiega il contitolare Antonio Martino: “Anche se eseguiamo delle registrazioni audio autonomamente, da anni collaboriamo con Metis Film Classica alla realizzazione di DVD di opere liriche e dal 2013 abbiamo realizzato l’audio stereo e 5.1 di Un ballo in Maschera, Turandot, Otello e Carmen al NCPA.
Abbiamo usato la console Studer Vista 6 del teatro, un sistema I/O remoto Studer D21m, due workstation digitali Avid Pro Tools (un sistema principale PT 7 HD e un PT 11 HD come backup), un processore TC Electronic M3000 e una coppia di monitor Dynaudio BM15A”.

I 44 microfoni impiegati per le riprese erano una combinazione di modelli DPA (4006, 4006C, 4011, 4017B, 4022 e 4027), Schoeps (MK 2S, MK 4, MK 41, ORTF MSTC 64 U e microfoni boundary), Neumann (KM 183, 184 e U87), AKG (C414 XLII, C414 XLS e C416) e Sennheiser (MKH 20), oltre ai sistemi wireless Sennheiser 2000 Series con microfoni MKE 2 GOLD per i solisti.

Martino e il suo socio Claudio Speranzini sono entrambi musicisti (il primo diplomato in flauto e musica elettronica al Conservatorio di Pesaro, il secondo, in veste anche di consulente musicale per la registrazione, in organo). I due sono stati supportati dai tecnici audio del teatro, guidati dal capo tecnico, Lu Han.
Conclude Martino: “Su richiesta del Maestro Mehta, abbiamo registrato tutte le recite, per disporre di più materiale orchestrale eventualmente editabile”.

Estremamente soddisfatto dei risultati dell’ambizioso progetto, dopo gli spettacoli Mancini, entusiasta, ha commentato: “Abbiamo intenzione di dare continuità al nuovo formato nei teatri dove lavoriamo con una certa frequenza, come l’Arena di Verona, il Rossini Opera Festival di Pesaro e La Fenice di Venezia. Inoltre, sarà registrato in 4K anche uno spettacolo molto importante e singolare, di cornice all’EXPO, che sarà messo in scena all’interno del Duomo di Milano nel mese di giugno: il Mosè di Rossini, dove io curerò sia la regia di scena sia la regia video”.

Metalli ha ripreso a girare il mondo immediatamente dopo la prima di Aida, spiegando: “Fra i prossimi eventi per Ideogamma c’è il balletto Carmina Burana a Roma, poi andremo a Napoli per una replica di Tristano e Isotta, con scenografia ancora di Frigerio e regia di Luis Pascal. Poi abbiamo un Werther con Hugo de Ana a Buenos Aires e La Fontana di Bakhchisarai ad Astana (Kazakistan). Ci stiamo anche preparando per un balletto a Novosibirsk – sono venuti a vedere l’Aida a Pechino, ed evidentemente lo spettacolo è piaciuto molto!”

 

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