Claudio Baglioni e Gianni Morandi – Capitani Coraggiosi

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di Giancarlo Messina e Douglas Cole
Foto live di Angelo Trani

X-FactorL’album doppio, registrato live durante le serate al Foro Italico di Roma, uscito in febbraio, è stato per molte settimane ai primi posti delle classifiche nonché certificato Disco di Platino. Ma anche il tour, che chiuderà in bellezza il 23 aprile all’Arena di Verona, si appresta a superare i 300.000 spettatori.
Insomma davvero un grande successo, uno di quei casi in cui l’alchimia artistica fa sì che 1+1 dia come risultato 4.
Noi abbiamo visto lo spettacolo dal vivo, prodotto e promosso da F&P Group, in varie venue, e siamo rimasti sempre positivamente impressionati dal coinvolgimento del pubblico e da come i tanti classici della nostra musica leggera in scaletta abbiano saputo risorgere e dire ancora la loro con rinnovata energia, grazie alle interpretazioni di questi due artisti.
Il bello di rivolgersi ad un pubblico di specialisti è quello di poter usare metafore che altri non capirebbero nemmeno lontanamente; quindi ci perdonerete se ne approfittiamo e diciamo che Baglioni e Morandi sono un d:facto e un SM58 sullo stesso palco: non a caso i microfoni scelti proprio dai due artisti. Il primo ha le raffinatezze del condensatore, nelle escursioni vocali, nel suo pianoforte, ma anche nelle movenze e nel modo di proporsi in scena; l’altro ha l’energia verace del microfono live più diffuso al mondo, nella simpatia con cui sa rivolgersi al pubblico, nel suo contrabbasso, nel suo sorriso, nel suo modo di muoversi quasi goffo ma gradevole. Ne nasce un connubio davvero vincente che, abbinato a degli arrangiamenti bellissimi e a musicisti di primissimo livello, dà nuova linfa a canzoni ascoltate mille volte, ma ancora capaci di emozionare e coinvolgere un enorme pubblico.
L’audio, tutte le volte che abbiamo ascoltato il concerto, è sempre stato assolutamente ottimo, sebbene sul palco ci sia un numero di musicisti non indifferente; quindi un plauso al fonico Maurizio Nicotra ed al sound designer Davide Grilli, che sono riusciti a domare quella rombante e magnifica auto da corsa che è il K1 L-Acoustics, spesso da trattare con i guanti in situazioni indoor.
Lo spettacolo visivo, seguito in buona parte dallo stesso Baglioni, è senza dubbio bello e coinvolgente: non risparmia momenti didascalici e dà al pubblico tutto quello che ci si può aspettare da un grande spettacolo che vuole essere popolare, ma sempre con eleganza e senza mai trascendere nel dozzinale. Quando guardiamo uno spettacolo di Baglioni ci viene sempre in mente il “nostro” Pepi Morgia, ed è bello pensare che in Claudio e nella sua idea di show ci sia ancora un segno dei tanti anni vissuti professionalmente insieme a Pepi.
Insomma, un tour-evento davvero straordinario che non potevamo non raccontare ai nostri lettori. Lo abbiamo fatto con le consuete interviste agli addetti ai lavori, chiedendo loro di scendere, per quanto possibile, nel dettaglio tecnico.

Orazio Caratozzolo – Produttore esecutivo per F&P Group

“All’idea di questo connubio artistico – Racconta Orazio – Ferdinando Salzano lavorava da tempo e dopo parecchi anni si è realizzato. Tutto parte dal progetto allo Stadio Centrale del Tennis, al Foro Italico di Roma, nel 2015, in cui abbiamo fatto dieci date più due dirette televisive tra fine settembre e inizio ottobre. L’idea di Claudio, seguita da tutta la nostra squadra – con me, Igor Ronchese, Carlo Pastore e Bicio Marchi – è subito stata quella di sfruttare i gradoni in cemento a fini scenografici; così ci siamo messi al lavoro in questa direzione. Doveva trattarsi di eventi unici in una location prestigiosa, ma si sono trasformati pian piano in un tour molto intenso e di grande successo. Per la scenografia nei palasport abbiamo voluto seguire il concept dei vari livelli nato per il Centrale, con una struttura che fosse ovviamente possibile portare in tour. Così come l’idea dei video, sebbene non fosse possibile usare lo stesso mapping del Centrale, è stata ricreata usando degli schermi LED, infatti ne abbiamo in tour ben 150 m2, una quantità notevole per i palasport.
“Non volevamo assolutamente far vedere al pubblico nulla delle tecnologie – spiega Orazio – un po’ come nel tour del ‘92 di Claudio con il palco centrale; ed infatti, a parte un paio di momenti in cui i backliner devono entrare in scena per cambiare delle chitarre, non c’è niente di visibile: i dimmer, i quickchange, i finali dell’impianto... tutto è sotto o dietro il palco.
“La produzione è di F&P Group, ovviamente con Ferdinando Salzano e con Ivana Coluccia, responsabile della nostra divisione concerti. Gli artisti invece sono rappresentati dai loro management: Bag di Claudio Baglioni e Mormora di Gianni Morandi.
“La cosa particolare – conclude Orazio – è che si tratta di una grande produzione, con 21 musicisti sul palco, tanto video LED, luci ed audio ottimi e abbondanti, e certamente un bel successo, con ben 37 date, oltre alle 12 al Centrale, ed un ragguardevole numero di spettatori”.

Bicio Marchi – Direttore di produzione

“Si tratta di un palco di 22 metri di larghezza e 15 di profondità – spiega Bicio – costruito in due pezzi, perché sarebbe stato troppo pesante da rollare, da pieno, come un corpo unico. Questi due pezzi rimangono in sala mentre si fa il riggeraggio della produzione, poi, tra mezzogiorno e l’una, si rullano al loro posto.
“Quando, come qui a Pesaro, opzioniamo il palazzetto dal giorno precedente, nel pomeriggio scarichiamo ed iniziamo il riggeraggio, operazione indispensabile nelle venue con i riggeraggi più complicati. Filippo Lattanzi, head rigger, ieri sera ha fatto tutto il riggeraggio usando due gru, finendo tra le undici e mezzanotte. Abbiamo fatto anche il montaggio del palco il giorno prima, così alle sette di stamattina eravamo messi già piuttosto bene. In situazioni normali, dopo due o tre ore di riggeraggio si potrebbe già cominciare ad appendere audio e luci.
“All’uscita, invece – continua Bicio – facciamo tutto in circa quattro ore, abbastanza tranquilli. Le date sono quasi tutte doppie e il calendario è pienissimo: contando i premontaggi avremo solo cinque giorni completamente liberi in dieci settimane.
“Del ferro si occupano sei persone di Italstage, a cui si aggiunge un gruppista. Poi ci sono otto rigger di chiamate locali, più il nostro head rigger in tour, Filippo Lattanzi, che si occupa di tutta la piantina, del riggeraggio, del posizionamento del palco. Lavorano con noi anche cinque tecnici luci per Agorà, tre per il PA, quattro per il video, cinque tecnici di palco e due macchinisti.
“In totale – dice Bicio – in tour siamo una sessantina di persone, compresi i 21 musicisti sul palco – 23 contando i due Capitani – catering e merchandising al seguito.
“Le problematiche sono come sempre molto varie, come ad esempio i fogli di compensato da posizionare per terra prima di rullare il palco, per proteggere il parquet. Al Palapartenope, a Napoli, ad esempio, non abbiamo potuto rullare perché, da quando hanno fatto la ristrutturazione, c’è un dislivello di quasi 25 cm in larghezza nella zona palco, quindi è impossibile mettere in bolla lo stage prima. C’è anche un dislivello di 15 centimetri in lungo, nel parterre, fatto per migliorare la visuale del pubblico. Abbiamo comunque scelto tutte strutture in cui fosse possibile appendere, tranne a Roma in cui abbiamo dovuto usare un ground support.
“Un’altra difficoltà riguarda il posizionamento delle regie e dei seguipersona, perché davvero, vista la vendita dei biglietti, rimane pochissimo spazio!
“Audio, luci e video sono forniti da Agorà – ci dice Bicio – mentre i contributi video sono di 4DODO.
“Al FoH c’è Maurizio Nicotra, subentrato l’anno scorso, quando il fonico storico di Baglioni, Alberto Butturini, era impegnato con Ligabue a Campovolo; il disegno luci è di Carlo Pastore che lavora con Baglioni già da diversi anni. Quella che è scomparsa è la figura del regista, dello show-designer, storico ruolo di Pepi Morgia: adesso la regia è proprio dello stesso Claudio. Anche Gianni è molto attento, ma si fida molto del lavoro e del gusto di Claudio, che, da architetto, è un vero perfezionista.
In produzione in tour, oltre me, ci sono Davide Bonato, Chiara Trabalza e Giuseppe Benzi, tutti colleghi in super-democrazia.
“È una produzione che viaggia con sette bilici – conclude Bicio – più il gruppo elettrogeno, mentre tutto il personale si sposta in auto, in totale una quindicina di mezzi, più il personale di Agorà che si sposta indipendentemente”.

Carlo Pastore – Lighting Designer

“Il disegno nasce da una base utilizzata al Centrale del Tennis di Roma – Spiega Carlo – poi con Igor di Tekset abbiamo ragionato su cosa inventarci per il tour. Io ho proposto questo disegno che è piaciuto subito all’artista, cosa rara, e lo abbiamo elaborato tecnicamente. La prospettiva orizzontale vuole portare lo spettatore a casa nostra, cioè creare un’atmosfera intima. Grazie a questo progetto possiamo anche entrare in tutti i palazzetti senza stravolgerlo o ridimensionarlo in larghezza, mentre in altezza siamo costretti in qualche venue ad abbassarci.
“Una delle prime scelte è stata relativa alle dimensioni dei proiettori, perché non dovevano impallare il video; così ho optato per dei Mythos Clay Paky, una macchina molto performante, mentre come wash abbiamo dei Martin MAC Quantum, fra i più potenti sul mercato, 26 Alpha Spot HPE Clay Paky per l’illuminazione dei musicisti e per i tagli sul palco, molto morbidi, mentre i MAC Aura rispecchiano poi le posizioni sul floor. I Robin 300 LEDWash li utilizzo sotto le scale, ma ho anche alcuni DWE e follow spot sul front. Abbiamo cinque americane, una frontale, ed ogni americana fa da controluce ad una zona del palco, quindi ogni gradone ha il proprio controluce.
“Claudio è stato molto presente nella preparazione dello show – racconta Carlo – è un architetto, ha una grande conoscenza tecnica e un bel gusto, quindi è del mestiere e capisce i dettagli della materia, così lavorare con lui è davvero formativo e molto impegnativo ma anche gratificante. Certamente i tanti anni insieme a Pepi Morgia hanno contribuito ad avvicinarlo a questo mondo e a far nascere in lui la passione per l’aspetto visivo e creativo dello show.
“Per me è uno spettacolo da seguire passo-passo: ho ovviamente delle scene, ma su queste intervengo manualmente con accenti e speciali, perché a Claudio non piacciono le ripetizioni: quando vede il faro che fa due volte lo stesso giro o effetto già vuole qualcosa di diverso. Anche a me piace, diventa un lavoro più coinvolgente e creativo.
“Alle luci lavoro con Daniele De Santis che mi assiste in regia – continua Carlo – Alessandro Saralli e Jacopo Germiniasi, tecnici luci e rigger, e Pino Miselli, dimmerista storico.
Angelo Cioci mi ha aiutato nella programmazione con la MA rivelandosi davvero molto preparato e capace. La figura del programmatore, lavoro che ho fatto anche io, anche quando il lighting designer è in grado di programmare, è fondamentale per i tempi stretti di allestimento dello show, anche perché a volte o si è concentrati sulla creatività o sulla macchina; se si deve pensare a cosa fare e allo stesso tempo a come farlo diventa difficile. Il programmatore ha la fortuna di interagire con così tanti creativi che alla fine lo arricchiscono professionalmente. A me, personalmente, piace anche avere un punto di vista critico da parte del programmatore, soprattutto se è una persona che stimo come Angelo.
“Ho una grandMA2 Light come main e una UltraLight come spare: la doppia console è un’esigenza anche del fornitore, per essere sicuro di offrire la massima affidabilità”.

Stefano “Flash” Ranalli – Operatore video

“La squadra video è composta da quattro persone – spiega Stefano – abbiamo montato 144 pannelli di schermo LED Acronn, con passo da 9 mm. Le prime strisce in alto sono direttamente agganciate su dei truss 52 Thomas frontali, rispecchiate da quelle strisce sui tre livelli montati sui Layher dei pedanamenti del palco. A fare da fondale c’è un 16 m x 3 m.
“Per la messa in onda c’è un semplicissimo sistema WatchOut, sincronizzato alla scaletta in TimeCode.
“L’unica difficoltà è stata la mappatura dei LED, perché era difficile gestire gli spazi.
“I contributi sono principalmente grafici, ma c’è anche del video. Non c’è però alcuna ripresa live. Devo dire che dal mio punto di vista lo show è abbastanza semplice, ma è comunque molto spettacolare e di impatto”.

Maurizio Nicotra – Fonico di sala

“Sul palco – ci dice Maurizio – ci sono ben 23 musicisti, ma non per questo la situazione è particolarmente difficile. Io adoro la DiGiCo SD7, perché in contesti del genere è sempre la numero uno. Da quando ho cominciato il tour Con Voi, inoltre, sto anche lavorando con le Waves, con due SoundGrid, main e spare, che aiutano molto a migliorare la sonorità.
“Abbiamo due batterie e due set percussivi, però le partiture si alternano e non lavoro mai con due casse contemporaneamente, come mi è successo in passato, in un tour di Jovanotti. Poi ci sono il basso, una sezione di archi con due violini, una viola e un violoncello, microfonati tutti uno per uno con dei DPA che, anche in situazioni come i palazzetti, sono sempre una buona soluzione. Al centro c’è un tastierista, poi una sezione classica di fiati: tromba, trombone, sax alto e tenore.
“Sulla pedana di sotto – spiega Maurizio – ci sono un altro tastierista e un chitarrista e, al centro, cinque coristi. Per finire, ci sono un altro chitarrista ed un tastierista.
“Le due postazioni laterali sono invece una per Claudio, con il suo pianoforte, e una per Gianni che lì suona il contrabbasso e la chitarra.
“Poi c’è anche un momento dello show in cui Gianni e Claudio devono usare degli archetti. Lavoriamo con tre splitter SD-Rack da 56 canali ognuno, due pieni e il terzo utile per poter aggiungere qualsiasi altra cosa.
“I microfoni per le voci sono un DPA d:facto con trasmettitore Sennheiser 5200 per Claudio, ed una capsula Shure Beta58 per Gianni, su un trasmettitore Shure. I microfoni così diversi comportano qualche difficoltà, ho dovuto lavorare un po’ per renderli omogenei, ma alla fine tutto si fa.
“La mia regia SD7 ha a bordo SoundGrid; in più c’è un Manley ELOP che utilizzo sulle voci e, infine, un TC System 6000.
“Ovviamente gestisco tutto a gruppi – spiega Maurizio – con i DCA, ma il totale rimane gestito come una singola orchestra per tutto il concerto, nonostante i cambiamenti degli arrangiamenti da un momento del concerto all’altro. Ci sono dinamiche molto diverse tra i vari brani, ma i gruppi sono sempre gli stessi.
“Per quanto riguarda i due capitani, la voce di Claudio viene ripresa dalla capsula d:facto con un trasmettitore Sennheiser; dal ricevitore il segnale passa direttamente all’SD-Rack di cui utilizzo preamplificatore e convertitore.
“Ho una catena di plug-in sulla voce di tutti i due cantanti: C4, Renaissance Compressor, EQ SSL... un po’ di quella robetta lì. La gestione durante lo show è molto delicata, perché si alternano in parecchi brani, a volte è molto difficile trovare il balance giusto tra le due voci, molto diverse tra loro e riprese in modo diverso. Diciamo che il vero lavoro delicato è proprio in questo.
“Ho già lavorato con Remo, fonico di palco, tantissime volte – ci dice Maurizo – e mi trovo molto bene con lui. Abbiamo il guadagno in comune e lo controlla lui, perché non ho alcuna esigenza di avere un guadagno separato.
“Usciamo dal banco in analogico e anche in digitale. Prediligo dare semplicemente un left&right per il sistema, così il PA engineer fa quello che pensa sia meglio fare per quanto riguarda la distribuzione.
“Faccio sempre il virtual souncheck con Reaper – spiega Maurizio – che trovo bellissimo. Ho un MiniMac i7 con la DigiGrid come scheda, con la comodità dell’ultimo aggiornamento software che ha Listen to Copy patchabile, quindi, anche se abbiamo tre splitter, questo legge 64 canali nel flusso, così con i 16 canali in più vado a rimettere le cose che si trovano in giro. È comodissimo, perché adesso si fa in un attimo il patch, senza dover fare il direct out con MADI...
“Aiuta molto il mix il fatto che il palco sia quasi del tutto muto – continua Maurizio – inoltre non avere monitor e side dà alla scena maggiore pulizia estetica.
“Sono molto contento e soddisfatto di come sta andando, anche perché lavorare con due mostri sacri come Gianni e Claudio è la massima soddisfazione per chi fa il mio lavoro.
“Mixo molto durante il concerto – conclude Maurizio – perché sono veramente in tanti sul palco e bisogna dare non solo dinamiche ma anche scelte di mix. In tre ore di musica bisogna dare un po’ di dinamica lungo la serata; anche il livello, tendenzialmente, non è molto alto, sia perché il genere non lo richiede, sia perché il pubblico non apprezzerebbe volumi eccessivi”.

Davide Grilli – PA engineer

“Orlando Ghini ha cominciato le prove – racconta Davide – poi sono subentrato io; con Maurizio avevo già lavorato, anche se molto tempo fa, e con lui mi sono subito trovato molto bene.
“L’impianto è un K1 miscelato con K2, in totale 15 K1 più quattro down K2 come main, quattro K1 più otto K2 come side, extra side di otto K2 che monto quasi sempre, perché le venue sono tutte sold-out.
“I sub non sono sospesi – spiega Davide – perché servirebbe un’altezza di sospensione che nei palazzetti non ho; il palco è quasi del tutto muto e cerchiamo, anche per non affaticare gli artisti, di mandare meno rientri possibili dal PA. Sfruttiamo tanta energia dal K1 e poi aggiungiamo i sub, quel po’ che ci serve per dare più ricchezza. I sub principali sono 12 ad arco, molto asciutti per evitare le somme al centro. Gli altri sub, cosa particolare, sono otto, posti all’esterno del palco, e in base al frastuono del palazzetto decidiamo quanti accenderne.
“In alcuni casi la cassa si sente in stile anni ‘80, morbida e larga, altre volte è più aggressiva, e con questo sistema riusciamo a rendere entrambe le sonorità molto bene; i sub vecchia maniera suonano morbidi, ma sporcano molto dietro, quindi posti così esternamente possiamo sfruttarli, anche se in maniera tranquilla.
“Per le primissime file ho dei TT22 RCF, usati in maniera molto moderata, giusto per dare una maggiore uniformità sonora.
“Uso il Lake LM44 con protocollo Dante – continua Davide – che non avevo mai usato in un concerto, e lo trovo bellissimo, in pratica il sistema sostituisce il Galileo. Ho 12 uscite, con la prima macchina che fa da matrice; prendo il mixer di sala, il mixer di palco come “paracadute” ed entro anch’io col mio tuning e le mie canzoni; invece le altre sono tutte schiave Dante e sono uscite. I finali sarebbero pronti per ricevere il segnale digitale, perché hanno già le schede AES-EBU, ma noi non abbiamo ancora iniziato ad usare questa tecnologia.
“Uso poi Smaart 7 che ormai è meglio del SIMM, e riesco a vedere il risultato finale di ogni mia operazione e piccola equalizzazione.
“Come chicca – aggiunge Davide – posso farvi vedere questa scatoletta che ho costruito per testare il PA anche in presenza di enorme baccano durante i montaggi. È in pratica un generatore di rumore rosa Apogee, con un amplificatore da 7 watt, con quattro canali di uscita pronti per collegarsi con gli amplificatori; così riesco a testare tutte le casse che ho montato senza corrente e anche senza palco per dare l’ok per le sicure ai rigger prima possibile, velocizzando molto il lavoro”.

Remo Scafati – Fonico di palco

“Il set-up è abbastanza complesso – dice Remo – perché abbiamo un sacco di musicisti: due batterie, un basso, due chitarre, tre tastieristi, quattro fiati, quattro archi, cinque coristi e due artisti principali. Quindi, non è proprio una passeggiata.
Abbiamo una SD7 sul palco ed una SD7 in sala, con tre unità SD-Rack che fanno sia gli ingressi sia alcune uscite per i musicisti. Detto ciò, siamo sui 120 canali in ingresso.
“Io faccio i guadagni dal palco e Maurizio li trimmera al bisogno.
“Per semplificare le cose – spiega Remo – tutti i musicisti che non hanno bisogno di movimento ascoltano in cuffia via cavo. Hanno dei mixerini analogici in cui c’è sia il rilancio del loro strumento diretto sia un mix e un click che gli do io dal banco. In realtà i click sono tre: quello delle sequenze e quelli dei due batteristi in caso succedesse qualcosa... ci deve essere la possibilità di averlo sempre in tempo reale. Quindi, con delle matrici, ho predisposto questo sistema.
“Poi, per i musicisti che hanno l’esigenza di movimento – artisti, coristi – ci sono degli IEM. Vista l’esigenza di pulizia sul palco, non abbiamo né monitor né side... tutto è in cuffia. Ci sono soltanto i due sub per le batterie, gli unici a generare un suono più deciso. Anche i chitarristi hanno degli in-ear, per le esigenze dei cambi-chitarre. Quindi, in totale, ci sono 12 IEM, compresi quelli dei backliner e gli spare.
“Claudio usa ambedue gli auricolari – continua Remo – mentre Gianni, che adopera questi sistemi per la prima volta, ne utilizza solo uno, per sentirsi meno isolato dal palco.
“Abbiamo fatto per la prima volta il sistema IEM per lui al Centrale di Roma per le 12 date che abbiamo fatto a settembre e ottobre, si è trovato abbastanza bene così abbiamo continuato nei palazzetti.
“Per Claudio usiamo degli auricolari Ultimate Ears, modello UE11 o UE18; Gianni invece usa gli Earphonic, un modello particolare in silicone... un prodotto non standard, il primo realizzato con questa tecnologia.
“Uso tutto dal banco – ci dice Remo – ho esternamente solo due Lexicon PCM91 e tre Yamaha SPX2000, utili per fare la consueta pasta sonora alla quale è abituato l’artista o qualche musicista.
“Gianni – conclude Remo – essendo abituato a cantare senza cuffia, va e canta dovunque, infatti gli piaciuto molto il controllo della voce che si può avere con gli IEM. Lui ha un mix essenziale e funzionale, mirato a tonalità e tempo. Claudio, invece, è più preciso: usa gli IEM da quando sono nati ed è più esigente, perché ne conosce bene le possibilità”.

Alessandro Roseo – Direttore di palco e sequenze

“Le sequenze servono più che altro per sincronizzare in SMPTE le varie parti dello show – spiega Alessandro – perché musicalmente ci sono solo alcuni rinforzi di orchestra. Uso due MacBookPro con due Digidesign 003 da 16 canali ognuna, con un sistema di ridondanza della Radial per sicurezza.
“La fase di in e out dal palco è un po’ complessa, per la forma particolare dello stage, e va curata per non creare confusione. Durante lo spettacolo poi parlo con la band, lancio i brani, do se necessario delle piccole indicazioni, ma diciamo che lo spettacolo fila via dritto. Gianni e Claudio si sono allineati l’uno con l’altro, hanno due modi completamente diversi di stare sul palco, ma nei confronti del pubblico sono ugualmente efficaci ed attenti. I testi sono mandati da un altro operatore, io invece ho degli appunti per ricordare a tutti cosa succede nei vari brani in scaletta”.

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Produzione e distribuzione F&P Group
Management Claudio Baglioni Bag
Management Gianni Morandi Mormora
Service audio,luci e video Agorà
Palco e generatore Italstage
Contributi video 4Dodo
Catering Mediterraneo
Merchandising 2Effe
Band
Basso Mario Guarini
Batteria Stefano Pisetta
Elio Rivagli
Chitarra e arrangiamenti Paolo Gianolio
Marco Rinalduzzi
Piano e fisarmonica Roberto Pagani
Tastiere e Chitarra Aidan Zammit
Tastiere, vilino e fisarmonica Pio Spiriti
Sax alto, tromba Carlo Maria Micheli
Sax tenore, baritono, clarinetto basso Franco Marinacci
Tromba, Flicorno Giancarlo Ciminelli
Trombone Ambrogio Frigerio
Primo violino Angela Tomei
Secondo violino Cristina Miwa Shiozaki
Viola Rosarita Panebianco
Violoncello Benedetta Chiari
Coro Claudia Arvati
Serena Bagozzi
Serena Caporale
Francesco Lo Vecchio
Rossella Ruini
Personale in tour
Produzione
Direttore di produzione Bicio Marchi
Assistente di produzione Chiara Trabalza
Site coordinator Davide Bonato
Giuseppe Benzi
Fonico FoH Maurizio Nicotra
Datore luci Carlo Pastore
Stage manager Alessandro Roseo
Fonico di palco Remo Scafati
Head rigger Filippo Lattanzi
Macchinista Christian Mazzocchi
Responsabile camerini Donella Serafini
Bag Guido Tognetti
Moira Fioravanti
Personal Artista Sandro Lorusso
Responsabile sicurezza Flavio Bonfante
Personal artista Sandro Stefanelli
Lorenzo Visci
Morandimania Ketty Antonacci
Cinzia Basile
Tecnici
Dimmerista Pino Miselli
Programmatore luci Angelo Cioci
Tecnici luci Alessandro Saralli
Daniele De Santis
Jacopo Germiniasi
Tecnici video Stefano Ranalli
Saverio Ranalli
Pablo Consoli
Matteo Rinaldi
Assistente Fonico FoH Orlando Ghini
Davide Grilli
PA Man Alfredo Coppola
Silvio Visco
Backliner Fabio Sacchetti
Maurizio Magliocchi
Francesco Serpenti
Teleprompter Vincenzo Vita
Scaff Palco Marian Florescu
Aronne Ballabio
Alexandru Apetroaie
Jonel Tesa
Gruppo Elettrogeno Giovanni Fiorentino
Catering Osvaldo Di Gennaro
Pietro Vaccaro
Armando Donatucci
Autisti bilici Donato Palangio
Marino Rocco Maio
Tony Afilani
Nazzareno Brunamonti
Angelo Storti
Massimo Montagnoli
Ferdinando Ardiano

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La nostra rivista apre i battenti, allora col nome di SOUND&CO., nel 1995, fornendo al mercato ed ai professionisti uno strumento di informazione che non esisteva: una rivista dedicata al settore tecnico dello show business, in grado di trattare i relativi temi con chiarezza e competenza. Presto arriva il supplemento SHOWBOOK – che nel 2016 ha compiuto il suo ventesimo compleanno – la prima guida professionale del mondo dello spettacolo, in grado di fornire nomi, indirizzi, contatti di aziende e professionisti; da subito un vero punto di riferimento per il nostro mondo.

 

A lungo abbiamo progettato e studiato il nostro sbarco nel mondo del web, prima con un sito di tipo tradizionale, poi, dopo anni di attenta progettazione, con la consulenza tecnica e commerciale di due aziende leader nel settore del web design, abbiamo lanciato il nuovo sito nel 2012.

 

SOUNDLITE.IT, il sito internet della rivista più prestigiosa dell’entertainment italiano, si pone l’obiettivo di emulare sul web i successi della sorella cartacea, punto di riferimento per tutto il settore.

 

Una nuova redazione dedicata all’informazione sul web, la piattaforma “News Flow” senza limite fisico, la tecnologia “responsive”, in grado di adattare automaticamente il sito a qualsiasi piattaforma, la grande interazione con i social network, la sinergia con il sito SHOWBOOK.PRO fanno del nuovo sito un portale unico ed innovativo, che raccoglie il meglio delle tecnologie e delle strategie di informazione del web 2.0 e le plasma per il nostro settore.

 

Non solo vengono pubblicate tempestivamente tutte le news ma anche le anteprime dei servizi sui concerti con relative gallerie fotografiche. Grazie alla viralità creata dalla sinergia coi principali social network, ad oggi uno dei più efficaci mezzi di comunicazione, tutti gli articoli pubblicati possono essere commentati direttamente da tutti i navigatori del web, dando così alla notizia una potenza e un’interattività fino a ieri sconosciute.

 

Conosciamo i nostri utenti e vogliamo seguirne interessi e intenzioni, senza snaturare quindi minimamente quella qualità dei contatti cui dobbiamo buona parte del nostro successo. Sarà infatti un unico grande database a fare da collettore, identificando i nostri lettori, gli utenti, dandogli visibilità con SHOWBOOK.PRO, inviandogli la rivista, interagendo con loro.

 

Un preciso e dettagliato report di statistiche ci permette di destreggiarci nella grande mole di dati e di contatti, veicolando in maniera ancora più mirata la comunicazione pubblicitaria, che non è mai invasiva quando è soprattutto informazione professionale.

 

Contatti: Redazione
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Abbonamento alla Rivista

La rivista SOUND&LITE è riservata esclusivamente ai professionisti appartenenti al mondo dello spettacolo e alle industrie direttamente collegate.

 

Per gli interessati non professionisti, SOUND&LITE rimane sempre fruibile interamente online, in formato .pdf e sfogliabile.


Abbonandosi alla rivista, si acquisisce il diritto di apparire in SHOWBOOK.PRO, il nostro motore di ricerca esclusivo per il mondo dello spettacolo.

 

Se siete già presenti su showbook.pro, potete rinnovare o controllare lo stato del vostro abbonamento alla rivista una volta effettuato il login.

 

 

 

Arretrati

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