Giorgio Biffi

L'intervista al CEO di Outline.

Giorgio Biffi

di Alfio Morelli

Giorgio è amico di vecchia data, e anche per lui si avvicina il momento di appendere il woofer al chiodo. Ma seduto sul fiume, a pescare, proprio non ce lo vedo. Non dopo una vita passata al centro del mercato professionale, dove siede di diritto insieme alla sua Outline. Per questo in uno dei miei giri mi sono fatto invitare a pranzo e ho approfittato per farmi raccontare la sua storia, dall’incontro nel negozio di Brescia con il compianto Guido Noselli fino ad arrivare alla presentazione del sistema Newton.

Anche se un po’ la conosco, raccontami la tua storia. Tutta, però.

Il mio percorso di formazione è iniziato con una grande passione per l’elettronica, che mi ha portato a scegliere subito una scuola di quel tipo e, successivamente, un percorso professionale in quell’ambito, grazie alla mia passione per la musica riprodotta attraverso l’hi-fi. Un mondo in cui sono entrato appena dopo il servizio militare, nel 1972.

Iniziai a occuparmi di alta fedeltà ad alti livelli, in quel settore che oggi viene chiamato Hi-End. Tra i tanti clienti avevo Guido Noselli, allora conosciuto come negoziante e successivamente rivelatosi un genio dell’elettronica. In quel periodo lui aveva progettato e costruito un quadro incrocio elettro-meccanico per un grosso marchio internazionale: allora quel genere di prodotto si usava molto nelle salette per dimostrazioni nei negozi di alta fedeltà, poter fare i confronti tra i vari diffusori.

Fu un progetto che ebbe un ottimo sviluppo commerciale. A causa di varie incomprensioni tra le aziende, i prodotti successivamente progettati e realizzati non furono mai distribuiti dal grande marchio. A causa di questo inconveniente, Guido si trovò in magazzino un certo numero di apparecchiature, e mi propose di venderle ai miei clienti hi-fi abituali.

Giorgio Biffi con Mike Lowe.

L’esperimento ebbe un ottimo successo e questo diede il via a un ampliamento della gamma. Guido iniziò la progettazione e la costruzione di altre piccole componenti elettroniche per l’Hi-Fi, come equalizzatori, mixer, eccetera. Nel 1975 mi diede l’incarico di organizzare una rete commerciale in tutta Italia, e la cosa funzionò tanto che l’anno successivo mi chiese di entrare in quota nella società. E così iniziò la mia avventura di Outline.

Il periodo era quello degli ultimi anni Settanta, e il nostro catalogo era formato da piccoli mixer, equalizzatori, preamplificatori e finali di potenza. Conta che in quegli anni iniziava il fenomeno della discoteca e che molte balere cominciavano ad installare gli impianti audio e piccole console DJ; allora non esisteva il concetto di system integration; gli installatori dell’epoca erano o i negozi di strumenti musicali o i negozi di alta fedeltà.

Nel nostro catalogo erano già presenti apparecchiature che rispondevano a queste necessità e allo stesso tempo avevamo una rete commerciale presente sul territorio con dei contatti con gli stessi negozi. Da li iniziò il nostro percorso, progettando apparecchiature sempre più performanti ed affidabili per esigenze sempre più alte.

All’epoca i marchi di casse acustiche presenti erano JBL, ElectroVoice, Bose, Cervin Vega e pochissimi altri. Unitamente al mercato delle discoteche stava crescendo anche il mercato delle radio private, in cui abbiamo venduto tantissimi mixer della serie Pro.

Agli inizi degli anni Ottanta, cominciò l’avventura con il marchio americano Klipsch, prima con la linea professionale e poi con l’Hi-Fi. Era una distribuzione che ci aveva ceduto un nostro grosso cliente di Reggio Emilia, dato che lui si era interessato più alla nascita di un nuovo mercato, quello dell’informatica, in cui gli avevano proposto la distribuzione di un piccolo marchio americano di nome Apple. La storia poi dirà che la loro scelta fu quanto mai azzeccata!

Con Klipsch entrammo con più incisività nel mercato audio professionale, che era formato prevalentemente da discoteche e, anche se agli inizi, dai service dell’epoca. Erano mercati che crescevano molto in fretta, ed era lo stesso per le loro esigenze: gli americani non furono abbastanza attenti ai cambiamenti, dato che erano molto più sensibili al mercato Hi-Fi, che invece a noi interessava sempre meno. Decidemmo così di abbracciare completamente il mercato professionale, rinnovammo i modelli della parte elettronica e ci mettemmo a costruire casse acustiche più aderenti alle richieste tecnico-commerciali del tempo, dapprima con il marchio Formula Sound e poco dopo con lo stesso marchio dei prodotti elettronici, Outline. 

In quel periodo il SIB di Rimini era il centro del mondo, per le discoteche, e così arrivavano clienti da ogni continente. Cominciammo ad esportare i nostri prodotti in molti paesi. Anche il mercato dei service cresceva, mentre poco dopo quello delle discoteche cominciava a dare i primi segni di crisi. Attorno a metà anni Novanta siamo entrati nel mercato rental con delle tournée, con Anna Oxa, Fausto Leali, i Ricchi e Poveri, Albano e molti altri di quel calibro. All’epoca i concerti si facevano nelle discoteche o nelle piazze, e ancora non esistevano i concerti negli stadi da 100.000 persone. Le nostre prime esperienze negli stadi furono con i Pooh, che avevano un pubblico molto ampio e con i quali abbiamo collaborato per diversi anni.

E poi nei primi anni Duemila arrivò una ditta francese, per non fare nomi, L-Acoustics, che sparigliò il mercato con il suo innovativo line-array.

Nessuno più voleva le casse tradizionali, c’era la corsa ai diffusori orizzontali da appendere opportunamente impilati uno sopra l’altro. Non tutti riuscirono nell’intento di emulare i francesi, dato che molti non avevano la tecnologia adatta e alcuni andarono a infrangere il brevetto del Dr. Christian Heil. Per quel che ci riguardava, era un po’ di tempo che Guido aveva in testa un qualcosa di simile, e così si mise al lavoro con grande dedizione e nacque Butterfly. Un progetto che non solo non andava a infrangere il brevetto dei francesi, ma che a sua volta includeva diversi brevetti internazionali ottenuti dal nostro reparto R&D.

Questo progetto ci diede una visibilità internazionale ancora maggiore, fino a quando il service Britannia Row – tuttora feudo di L-Acoustics – dopo un’audizione live allo stadio Olimpico in occasione delle prove dell’allestimento per le Olimpiadi invernali del 2006, ci scelse per la qualità, la ridotta dimensione e soprattutto la “gittata”  del nostro prodotto, che  poteva essere usato per concerti rock in grandi stadi.

Nel corso degli anni lo hanno usato per alcuni tour Europei e Americani molto importanti, come Andrea Bocelli, Peter Gabriel, Amy Winehouse, Foo Fighters, Alanis Morissette, Oasis, Robert Plant e diversi altri.

In dimensioni pressoché analoghe al best seller del momento, che era il DV-Dosc, il Butterfly riusciva a fornire molti più medio-bassi e soprattutto una straodinaria gittata che ne ha consentito l’utilizzo negli stadi.

Fu una tappa fondamentale del nostro percorso.

Giorgio Biffi con Bryan Grant di Britannia Row.

Quali sono stati i momenti più belli e i momenti più brutti, lungo il percorso?

Sicuramente tra i primi posso mettere il concerto “Live Earth” di Londra del 2007, con artisti del calibro di Madonna, Metallica, Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers, solo per citane alcuni. Poi, i numerosi tour degli Oasis e le diverse edizioni di Rock in Rio e di molti altri festival nel mondo. Sono concerti dove sono stati usati i nostri prodotti, e che ti gratificano di tutte le fatiche e le delusioni che sopporti quotidianamente.

Tra le cose peggiori, penso solo alla perdita di Guido. Considero il resto come delle inevitabili esperienze che ognuno di noi fa nella propria vita, che a mente serena si rivelano poi semplicemente delle sciocchezze.

Se dovessi scattare una fotografia: dove sta andando il mercato mondiale dell’audio professionale?

Il Covid ha rimescolato tutte le carte, e attualmente è difficile fare un’istantanea e tanto meno delle previsioni sul futuro. Se guardiamo il mercato da lontano, si percepiscono dei movimenti a livello mondiale: c’è chi acquista, c’è chi si unisce, c’è chi cambia mercato. Se a tutto questo aggiungi le compagnie di rental e i loro magazzini pieni, anche delle ultime tecnologie, ti rendi subito conto che, senza qualche innovazione tecnologica, il mercato non si rinnoverà in modo sensibile.

Nell’immediato vedo attenzione per l’effetto cardioide da parte dei diffusori e per il cosiddetto “immersive sound” i cui contorni sono ancora da definire.

Al presente sembra decisamente poco pratico per i tour ma utilizzabile solo per installazioni fisse o concerti live al chiuso. Penso che il post - Covid sarà più tranquillo del passato ma non ci giurerei. Noi siamo una realtà medio piccola e abbiamo una struttura abbastanza dinamica e flessibile, che riesce a sopportare le variazioni del mercato piuttosto bene. In questi ultimi anni, oltre a una linea da installazioni che sta dando ottimi risultati e che ci ha aperto a nuovi mercati,  ci siamo impegnati nello sviluppo di un prodotto che prima non c’era, il Newton, e vi abbiamo dedicato molto tempo ed energia. Abbiamo ottenuto così ottimi risultati sia di vendite sia di soddisfazioni professionali, che provengono da alcuni tra i più blasonati e grossi clienti al mondo: da qualche anno lo usano regolarmente e lo richiedono in moltissimi tech rider. Nella prima fase lo abbiamo prodotto per sistemi iOS, ma attualmente abbiamo ormai pressoché completato lo sviluppo anche per Windows, che è il linguaggio prevalente nel mercato professionale e che verrà ufficialmente presentato a breve. Vista l’accoglienza ottenuta dalle rental “beta tester” che da qualche mese lo stanno utilizzando con i PC e i tablet, pensiamo che questo sviluppo ci darà moltissime ulteriori soddisfazioni.

Visto che sono un po’ di anni che tiri la volata all’Outline, non è arrivata l’ora di rallentare e farsi da parte?

In effetti, è arrivata l’ora. Già da qualche anno ci stiamo organizzando in modo che io lasci il comando ai due figli di Guido, Michele e Stefano, oltre che a mio figlio Stefano, affiancati da personaggi con solida esperienza, da Fernando Rey Mendes a Paolo Calza. In questo ultimo periodo è arrivato anche Daniele Tebaldi nel reparto sviluppo tecnico. Penso che questa squadra non mi farà rimpiangere il graduale distacco, perché è una squadra di valore. Poi se ogni tanto la mia più che quarantennale esperienza si rivelerà utile o necessaria per qualche cliente o situazione particolare, mi presterò comunque volentieri, rendendo quindi il mio distacco ancora più soft!

In fondo 47 anni di “marciapiede” non li possiedono tutti.

Quindi sei già passato a comprare la canna da pesca?

Non ho la passione della pesca, ma comunque il pesce mi piace molto, quando è ben cucinato e messo nel piatto. Da giovane avevo una grossa passione per i trenini elettrici, che per mancanza di tempo ho dovuto temporaneamente accantonare. Dal lockdown in poi, ho rispolverato la mia passione e ho già concretamente iniziato a dedicarmi ai trenini e a un grande plastico interamente digitalizzato dove far girare simultaneamente circa 30 convogli.

E non dimenticare che uno dei miei due figli mi ha fatto dono di tre meravigliose nipotine, quindi dedicherò con grande gioia anche molto tempo al lavoro di nonno. 


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