LTPTrackingPalette HTPPlayback Programmer

08 Nov 2012

di Aldo Visentin

Non affrettatevi a programmare uno spettacolo prima di averlo pensato. Se lo pensate prima non dovrete affannarvi più del dovuto!

Già nelle passate edizioni dei miei manoscritti ho affrontato (seppur brevemente), la questione: metodi di programmazione.
Oggi proveremo a vedere la cosa un po’ più a fondo cercando così di riuscire a fare un po’ di chiarezza per tutti coloro che “stanno ancora al buio” e, inoltre, per aggiungere eventuali informazioni utili a chi già si destreggia più o meno bene.
Vi sembrerà strano ma una programmazione “vera” inizia ben prima di aprire il flight-case della console. Di fatto inizia a livello concettuale, di fronte ad un pezzo di carta su cui sono incise strane linee e cerchietti che rappresentano il plot luci. Non ha importanza se si tratta di un piccolo plot da “Fiera della Castagna” o di uno con su scritto in calce “Rolling Stones”. L’approccio è strutturalmente lo stesso. L’unica cosa che cambia è la dimensione (che non necessariamente corrisponde ad un maggiore guadagno!).
In un plot luci, normalmente, diversi tipi di apparecchi vengono disposti in modo da svolgere rispettivamente al meglio compiti diversi. Alcuni compiti sono spesso “obbligati”, altri sono invece pensati e realizzati per scopi specifici in seno al tipo di show. Posizioni obbligate dei proiettori luci, causate da forze maggiori, non vi devono comunque allontanare (diciamo il meno possibile) dall’obbiettivo principale, ossia dare a ciascun proiettore (o gruppi di proiettori) il proprio ruolo (o ruoli).


Veni vidi vici
Il postulato che va affermato è che ogni disegnatore ha la sua “visione” di come dev’essere illuminato cosa e per questo le tecniche di pensiero che io normalmente applico non rappresentano necessariamente la regola.
Possiamo inoltre assumere che, nella stragrande maggioranza dei casi, uno show avviene ove esiste l’azione/interazione di uno o più performer in uno spazio scenico più o meno adibito. Detto ciò, possiamo già cominciare a mettere un certo ordine (seppur basilare) su “ruoli e metodi d’illuminamento” principali relativi ad uno show.
I soggetti che si devono illuminare in scena definiscono già la “mansione” più importante per una parte dei proiettori disponibili. La luce dedicata ai performer ed al loro ambiente viene normalmente definita luce di chiave. La luce di chiave è importante nella scena perché ne definisce forma, espressività, carattere, drammaticità.
Altro tipo di illuminazione scenica che normalmente si introduce è la luce d’ambiente. Quest’ultima “arriva” dove la luce di chiave non c’è (o non arriva).
La luce d’effetto o accento è destinata invece ad interpretare ruoli individuali di accento ad eventi o soggetti in scena.
Detto questo, potremmo continuare ad elencare altri tipi di luce necessari ma, per semplicità, ci fermiamo qui, visto che solo per queste (tre) ci sarebbe già a lungo da discutere in fatto di forma, direzione, colore, intensità.
Una volta definito come si illuminerà la scena va definito il quando.


Tempi e Modi
La sintesi come-quando, di fatto, si realizza attraverso il playback di una programmazione dedicata. Detto ciò appare ovvio che la programmazione diventa funzione di una specifica forma di playback. Questo aspetto viene sovente sottovalutato (o, nei casi più gravi, ignorato). Sono molti i programmatori che spesso compiono l’errore di pensare allo show “guardandolo” dal punto di vista della programmazione e non da quello della sua messa in onda.
Le moderne console (per nostra fortuna) consentono di mettere in onda una o più “scene” attraverso tempi e modalità diversi e desiderati. Sono queste due variabili che definiscono come dev’essere programmata la console al fine di ottenere il giusto playback; mai il contrario.
Se tempi e modi di ciascuna scena luminosa sono stati definiti (o vengono definiti lungo la programmazione), la struttura di esecuzione che ne uscirà sarà corretta e semplicemente sequenziale per ciascun “evento” nello spettacolo. Le programmazioni per cue-list (pile di cue) sono tipiche degli spettacoli teatrali, dove un copione viene seguito in forma sequenziale da cue messe in onda in “fila indiana”.
La programmazione per cue-list non è comunque scevra da trabocchetti, per cui è bene stare sempre attenti. Le moderne consolle, nel creare cue-list, adottano un sistema di memorizzazione dei dati, ormai omologato da tutti, che si chiama tracking. Prevedendo una logica sequenziale di playback, in ciascuna cue vengono memorizzati solamente i parametri che di fatto cambiano lo stato luminoso esistente in scena, e non tutti i parametri dei proiettori configurati. Così facendo, la console memorizza una quantità di dati molto molto inferiore (a parità ipotetica di cue). Tutto ciò ha delle controindicazioni (come sempre) che è bene conoscere al fine di evitare di perdersi.
Nelle cue-list già programmate, spesso capita di dover effettuare dei cambiamenti (cosa del tutto naturale) che, non essendo stati pensati in maniera organica alla programmazione stessa, “affliggono” (causa tracking) le cue che ne seguono. Questo “problema” forza il programmatore a rivedere le cue “post” cue modificate. Va detto che sempre più spesso, nelle console moderne, questi tipi di “sgambetti” da tracking vengono elusi con funzionalità dedicate, il che ci fa dormire un po’ più tranquilli.
La faccenda si complica ancor di più qualora le necessità di playback impongano l’utilizzo di più cue-list separate e contemporanee. Le regole, a questo punto, diventano due: tracking e LTP. Qualsiasi cue attivata da qualsiasi cue-list modifica lo stato luminoso in corso secondo i parametri in essa memorizzati e secondo una priorità denominata LTP (Last Take Precedence = l’ultima azione prende la precedenza). Mi sembra abbastanza chiaro che, sapendo come stanno le cose, prima di procedere in questo verso è bene avere chiaro quali cue di quali cue-list controllano cosa, come e quando. Se da un lato i playback multipli offrono una vasta flessibilità e combinazione di azioni-effetto, dall’altro possono portare alla spiacevole situazione per la quale “ci si perde” e non si riesce più a capire da chi sia formata la scena in onda.
È perciò di fondamentale importanza organizzare bene la programmazione al fine di  controllare tutto in maniera sicura nelle fasi di playback.
L’interazione tra diversi eventi generati da diverse cue aventi proprietà diverse apre a svariate combinazioni possibili di playback. Attraverso queste chiavi si possono perciò realizzare le forme di playback più aderenti alle necessità.
L’esempio più “estremo” è quello per il quale si necessita di un set di cue la cui combinazione è in grado di realizzare qualsiasi scena luce in tempo reale e desiderato. La cosa, detta così, può spaventare, tuttavia potrei fare l’esempio classico che richiede tale necessità, ossia il “festival” (e non sto parlando del Festival di Sanremo).
Spesso, nei festival, si alternano sul palco diverse band e/o performer (anche in uno stesso giorno) i quali, ovviamente, non hanno a disposizione set e tempi di programmazione dedicati. In questi casi, vista l’imprevedibilità della cosa, si programmano svariate cue che controllano famiglie di attributi per gruppi preferiti di proiettori. Si creano perciò set di cue che controllano solo parametri di intensità (e loro effetti), solo colore (e loro effetti), solo forme, solo posizioni e movimenti.
Ciascun gruppo di cue, quindi, manipolerà esclusivamente una tipologia di parametri tale da non disturbare, durante il playback, altre cue dedicate alle altre famiglie di parametri. Di fatto ciascuna cue convive con le altre e viene modificata solo da altre cue appartenenti alla stessa famiglia. La scena luce sul palcoscenico può così essere composta a necessità in tempo reale, a seconda delle “classi” di cue attivate.


Palette: queste sconosciute
Tale metodo di programmazione può essere velocizzato attraverso l’uso delle palette.
Le palette sono, di fatto, strumenti fondamentali di programmazione delle cue, utili per spettacoli itineranti in cui palcoscenico e show possono subire modifiche strada facendo. Tutte le palette specifiche e relative ai proiettori configurati sono generate automaticamente durante la configurazione della console (eccetto le palette di posizione). Ciò, di fatto, rappresenta un lavoro utilissimo in quanto le palette possono essere utilizzate non solo per programmare cue, ma anche come ingredienti principali nella creazione di scene di luce in modalità live, vista la possibilità di determinare il tempo d’ingresso al gruppo desiderato di proiettori.
Le programmazioni luci nei concerti musicali sono spesso una miscela tra una programmazione tipicamente teatrale, cioè a cue-list multiple, e quella live appena menzionata. Generalmente si organizza il playback assegnando a ciascuna pagina di playback (otto, dieci o più a seconda della console che si dispone) una o più cue-list che “interpreteranno” un singolo brano. Nell’ambito di queste, una sola cue-list in particolare detiene il controllo generale di tutti gli eventi luce del brano stesso, mentre le altre cue-list servono da supporto per interventi ed accenti manuali. Molto spesso le stesse cue-list “gregarie” sono utilizzate su più pagine (quindi per più brani), mentre altre sono specifiche per ciascun brano. Maggiore dettaglio si desidera dare all’interpretazione del brano attraverso la luce, maggiore sarà il numero di cue-list e relative sequenze di playback.
Le diverse modalità di Playback e relativa flessibilità della messa in onda delle cue dipendono dalla console che si usa. Non tutte le console hanno le stesse capacità “esecutive”, dipende dalla classe di prodotto di cui si dispone. Tuttavia, a parità di “potenza di fuoco”, spesso alcune funzionalità (a tutti i livelli) in alcune console sono meglio sviluppate che in altre e viceversa. Investire sulla conoscenza “profonda” del controllo che si utilizza può velocizzare la programmazione e, molto spesso, semplificare o aggirare problematiche di playback complesso.

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