Direttivo - 1 parte

24 Set 2009

di Stefano Cantadori e Lino Esposto

 

Lettore, prima di esercitare la mia dubbia arte di cantastorie in palle che si espandono acusticamente, faccio doveroso e grato riferimento ad un articolo dello scorso numero, quello raccontato da Willy Gubellini sulla storia di Nuovo Service.

Grazie Willy. Le parole che hai scritto su di me mi onorano. Giocare con la tua squadra è stata una delle esperienze più gratificanti ed emozionanti che potessero capitare a chi fa il mio mestiere.

I fornitori erano affascinati dalle stronzate che gli chiedevamo e ci fabbricavano le “cose” con doppia soddisfazione. Insieme abbiamo imparato “come si faceva” dai più grandi del mondo, percorso nuove strade. Non ultimo, ho apprezzato un’azienda con un etica cristallina.

Wow, devo riprendermi dall’emozione!

E adesso un’altra piccola emozione: il sior Lino Esposto, che da qualche tempo prende il caffé nello stesso bar dove vado io, ci parlerà di altoparlanti in fila indiana. Abbiamo fatto riferimento a un articolo del sig. Olson che nel 1939 descriveva, tra l’altro, anche la “moderna” teoria dei bassi direttivi.

Lino, che è diffidente, durante il weekend invece di andare a pescare ha fatto esperimenti pratici di cui ci metterà al corrente. Invece di farli in campo libero, si è complicato la vita in una piazza a ferro di cavallo con tutte le riflessioni del caso.

Et voilà, signori e signore: Lino Esposto.

Presente!

È bello sapere che non solo i signori ma anche le signore sono interessate alla direttività delle basse frequenze. Mi sforzerò di essere meno scurrile del solito.

Dopo uno dei caffé (risultato un po’ troppo allucinogeno), Stefano mi ha ricordato di un articolo di Olson che trattava di sistemi di altoparlanti a gradiente, che, oltre a descrivere il funzionamento delle “moderne” teorie dei bassi a cardioide, permette la realizzazione di sistemi ben più direttivi, indipendentemente dalla frequenza. Brevemente, Olson descriveva varie configurazioni relative al posizionamento di diverse sorgenti sonore, classificandole in “ordini”. La trattazione inizia da un ordine “0”, nel quale l’altoparlante, montato in un cabinet chiuso, provoca un solo gradiente di pressione, cioè comprime e decomprime l’aria solo sulla faccia rivolta all’ascoltatore. In questa situazione, e per frequenze la cui lunghezza d’onda è molto maggiore delle dimensioni fisiche della sorgente, il diagramma polare è esattamente omnidirezionale. (figura 1)

Lo studio prosegue con altri ordini e configurazioni, ma noi ci concentreremo su quella “di moda” attualmente, quella cioè che ci consentirà di ottenere un diagramma polare cardioide.

Questo risultato, ci spiega Olson, può essere raggiunto posizionando due sorgenti di ordine “0” l’una dietro l’altra (in fila indiana...), distanziate di una frazione di lunghezza d’onda.

La seconda indiana sarà in controfase e ritardata. Il disegno di figura 2 rende più chiara la descrizione.

Olson ci dice che il massimo SPL frontale si ottiene per una distanza tra i diffusori pari a metà lunghezza d’onda. Va sottolineato che quanto descritto da Olson non riguarda solo le basse. Vale per tutta la banda. Il principio è impiegato, tra l’altro, per rendere direttive le sirene.

Limitando le nostre osservazioni ai sub, viene da chiedersi quanto possa interferire l’ambiente nei casi pratici. E poi, con Olson a guidarci, in pratica come decideremo la distanza tra i sub (distanza che è in funzione della frequenza)?

Lo zero posteriore del cardioide coinciderà con il primo o con il secondo diffusore?

Sennonché, ricevo una telefonata da Riccardo da Senigallia che ha un service, sa far suonare anche i sassi, e soprattutto è curioso come una nutria. Mi dice: “Stiamo allestendo uno spettacolo, abbiamo un po’ di tempo disponibile, vuoi venire che facciamo qualche prova con i sub orientati? Ci saranno anche altri tecnici”.

Figuriamoci, a pesca ci andrò un’altra volta, sono già lì.

Il luogo è molto interessante oltre che problematico: forma circolare, colonnati, cavità risonanti, insomma tutto meno che campo libero.

In regia alcuni amici di vecchia data e comprovata competenza: Massimo (Ciare) e Eugenio (Top Service). Si decide di fare due tipi di prova: una strumentale misurando gli SPL nelle diverse situazioni, e con il microfono in diverse posizioni, e una a orecchio mettendoci noi al posto del microfono (secondo me risultata molto significativa).

I sub sono dei moduli con doppio 18” in reflex, i moduli sono tre per lato, ne sistemiamo due affiancati in prima fila e uno dietro (ovviamente tutti orientati verso il pubblico). Insomma, una lieve modifica alla fila indiana fatta di diffusori identici, mettendone davanti due affiancati invece di uno. Perchè tale disposizione? Semplice: perchè è quella che usano tutti.

Dopo un po’ di conciliabolo e una birra, decidiamo di prendere come riferimento iniziale la frequenza di 100 Hz.

Seguendo quanto scritto da Olson, posizioniamo il sub posteriore a 1,72 m (mezza lunghezza d’onda, considerando la velocità del suono 344 m/s), lo colleghiamo in controfase, impostiamo il delay a 5 ms e… lo teniamo spento!

Inviamo un rumore rosa ai due sub anteriori e iniziamo la procedura.

Misuriamo il riferimento, ci posizioniamo prima in asse a circa dieci metri, poi a 45° sempre a 10 metri, poi andiamo dietro a circa 5 metri, infine sul palco.

All’ascolto la sorgente è effettivamente omnidirezionale, cioè suona di fronte, ma produce un gran casino anche in tutte le altre direzioni, e questo non era una novità.

Attiviamo il sub posteriore, e ripetiamo la successione degli ascolti/misure. Prima impressione suffragata dalle misure: l’SPL del front è più basso di prima, a 45° non si notano particolari cambiamenti, dietro i sub è successo l’inverosimile (per chi non sa come funziona un semplice microfono cardioide o non ha messo in relazione i fatti): l’energia è assai attenuata (attenuazione sicuramente condizionata dalle riflessioni ambientali). Sul palco, invece, il sub c’è ancora ed è quasi invariato.

Sembrava di essere sulla buona strada. Stimando quella attenuazione sul front dovuta alle riflessioni in controfase dell’ambiente, decidiamo di spostare il sub posteriore a ¼ della lunghezza d’onda di 80 Hz. Lo posizioniamo quindi ad 1 m, e impostiamo il delay a 3,1 ms. Ripartiamo con gli ascolti/misure: questa volta il livello del front è aumentato, a 45° nessun cambiamento, il rear è sempre fortemente attenuato, sul palco il sub c’è ancora, segno che la “pancia” della figura cardioide entra ancora sul palco… mmmhh. Diamo una occhiata alla disposizione dei sub, ed effettivamente i sub anteriori sono allineati al fronte palco. Bene: spostiamo in avanti di un metro i gruppi di sub e il “problema” si ridimensiona di molto. Probabilmente avremmo raggiunto lo stesso risultato anche inclinando verso l’esterno l’asse dei gruppi.

A questo punto abbiamo ascoltato l’intero impianto e il commento generale è stato “buono”, che detto da tecnici è il massimo che si può sperare.

Ci siamo comunque dati appuntamento per provare il brivido della configurazione “ipercardioide”, della quale vi lascio solo un’immagine preliminare (figura 3).

 

Informazioni aggiuntive

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