Mp3 vs. CD vs. Vinile – parte 1

25 Gen 2012

di Lorenzo Cazzaniga

Ci siamo chiesti moltissime volte di come la musica abbia avuto nel secolo passato e in quello che stiamo vivendo un’influenza determinante nel direzionare lo sviluppo tecnologico ad essa correlato. Meno comune e più curiosa è invece un’analisi di come la tecnologia legata allo sviluppo dell’attività di produzione e fruizione della musica non sempre ci guidi in modo naturale verso la creazione e l’esaltazione del contenuto delle opere al fine di renderle interessanti e significative per l’epoca che stiamo vivendo. Il grande successo degli artisti e delle loro produzioni non sono altro che una risposta alle esigenze ancora insoddisfatte di un pubblico che in quel momento, magari senza averne coscienza, non vede l’ora di sentirsi dire esattamente “quelle” cose particolari, in “quel” modo così speciale e con “quel” linguaggio musicale unico.
Questa serie di articoli vuole invitarci ad analizzare come non sempre la tecnologia ci stimoli ad attuare in modo naturale questo processo creativo. vinil

Sono passati quasi 100 anni da quando (nel 1926) il primo prototipo di LP fece la sua comparsa grazie alla Western Electric. Quasi un secolo di musica, che ha visto non solo la rivoluzione del concetto e del tipo di supporto, ma anche una trasformazione della tecnologia parallelamente legata alla fase di produzione e di fruizione della musica stessa. A volere fare un rapido confronto (dal punto di vista della diffusione) tra i tre principali protagonisti della scena dei supporti di questo secolo, si nota subito come il più antico, il vinile, abbia per molti esperti un fascino ed una qualità intrinseca inarrivabili, nonostante la sua delicatezza strutturale, la sua scarsa capacità di resistenza nel tempo e la necessità di un hardware per la riproduzione mediamente caro dal punto di vista economico. Spesso esaltato dagli audiofili e dai nostalgici come il migliore dei supporti, lega la sua grande considerazione più alla qualità del contenuto musicale e all’immagine dell’oggetto stesso che alla reale capacità tecnica di riproduzione (basti pensare che dinamicamente, nelle migliori condizioni possibili, il rapporto segnale rumore di un buon vinile perfettamente conservato e di buona grammatura si aggira intorno ai 65–67 dB contro i 96 dB del CD).

Il CD, di contro, introdotto commercialmente nel 1982, vede l’industria proiettata alla ricerca di una soluzione dei problemi relativi alla durata nel tempo, alla capacità dinamica, alla riduzione di dimensione del supporto e alla sua possibilità di essere riprodotto anche in mobilità (problema già affrontato e parzialmente risolto in precedenza, verso la fine degli anni ‘70, dai registratori a cassette portatili, i cosiddetti Walkman – dal nome del lettore portatile a cassette prodotto da Sony – ma con qualità chiaramente inferiore sia al vinile che al CD stesso). Nonostante venne dapprima osteggiato dai puristi, più per colpa della scarsa conoscenza iniziale delle sue reali possibilità dinamiche e dell’inesistenza di regole di base per la trasposizione del materiale musicale sul supporto (si pensi che molti dei primi titoli pubblicati su CD, riferendosi a regole di allineamento relative all’esperienza delle macchine analogiche precedenti ad esso, vedevano uno sfruttamento minimo di quella che era invece la sua reale capacità dinamica di riproduzione), il compact disc vide una sempre maggiore attenzione rivolta su di sé, sia dal punto di vista della modalità di utilizzo che del miglioramento qualitativo e della riduzione dei costi della tecnologia correlata (convertitori, filtri anti aliasing, gruppi ottici di lettura, ecc.), fino a sostituire del tutto, a livello di distribuzione commerciale di massa, il vinile.

L’MP3 invece, acronimo comunemente utilizzato nell’indicazione di files compressi (e relativo invece all’algoritmo di compressione MPEG Layer III utilizzato inizialmente per codificare i files) è un brevetto della metà degli anni ‘90, che ha incominciato a diffondersi in maniera massiccia sulla rete nella seconda metà degli anni Novanta e, con l’avvento dei primi e‑stores nei primi anni Duemila, ha visto la sua consacrazione a fenomeno di riferimento per la vendita di massa dei prodotti musicali (a luglio 2011 iTunes rappresenta circa il 70% del mercato delle vendite di musica in USA). Estremamente versatile e compatibile con le capacità effettive che la rete oggi possiede (larghezza di banda) per permettere la fruizione del materiale, vede per la prima volta nella storia moderna della musica la separazione del contenuto musicale dal suo supporto (nel senso fisico dell’oggetto che lo contiene).

Altro aspetto molto apprezzato che caratterizza questo tipo di formato è la sua totale compatibilità con qualsiasi tipo di hardware esistente (computer, telefoni, lettori multimediali, ecc. ) e la sua comprensibile propensione alla semplicità (nel senso del poco spazio necessario) e logica di storaggio (nel senso della facilità di strutturazione di librerie organizzate) e all’utilizzo in movimento. Di contro, trattandosi di un formato compresso, presenta molte limitazioni dal punto di vista della qualità audio rispetto ai supporti precedentemente analizzati.


In un esperimento recentemente effettuato, in cui abbiamo coinvolto un’ottantina di persone (76 per la precisione), abbiamo chiesto loro di esprimere un giudizio anonimo di gradimento rispetto l’esecuzione dello stesso programma musicale dallo stesso sistema di riproduzione con i tre formati in questione. Le persone, di età e cultura musicale completamente diversa, vedevano tra di loro operatori professionisti del settore audio solo per circa il 5%. L’esperimento è stato concepito in modo di ottimizzare e parificare il loudness prodotto dai tre supporti, così da minimizzarne la percezione delle differenze e, d’altro canto, utilizzando la migliore tecnologia in nostro possesso (sia in senso analogico che digitale) per esaltare al meglio le caratteristiche dei contendenti.

Inoltre i segnali provenienti dai vinili sono stati campionati all’interno dello stesso sistema ad alta risoluzione (176,4 kHz) così da preservare al massimo possibile la loro risoluzione, rendere incomprensibile agli ascoltatori quale fosse la sorgente ed altresì permettere la correzione dei piccoli rumori di riproduzione meccanici della puntina. I risultati dell’esperimento sono curiosi, nel senso che le opinioni espresse dalle persone coinvolte evidenziano come indipendentemente dal programma musicale proposto (spezzoni di due minuti circa di otto brani dei tre diversi supporti di generi classici, pop, rock e dance) ci sia una comunanza di sensazioni suscitate dall’ascolto di ognuno dei supporti.


Il vinile è quasi sempre preferito indipendentemente dal genere ed indicato con aggettivi come: il più “emozionante”, il più “profondo”, il più “dinamico”, “meno chiaro ma più naturale”.
Il CD prevale nella scelta solo per alcuni generi (rock e pop elettronico) e specialmente nei casi in cui il materiale riprodotto proviene da operazioni recenti di remastering e non dalla prima pubblicazione su CD (che come detto a volte soffre dell’iniziale incapacità di sfruttamento dinamico completo del supporto in questione). È indicato con aggettivi come il più “luminoso”, il più “potente”, “quello con la parte alta dura ma più definita”, “quello più aperto nella stereofonia”.
L’MP3 riceve il gradimento di una percentuale piccolissima degli ascoltatori, mai prevalente sugli altri due supporti ed in relazione in particolare a un genere musicale (dance) già ampiamente compresso in senso dinamico all’origine. È indicato con aggettivi tipo “graffiante”, “poco stereo”, “poco dinamico”, “meno profondo”.
L’esecuzione di questo esperimento, al di là delle personali opinioni in merito legate a valutazioni tecniche, storiche, affettive che le influenzano, mi ha fatto riflettere su un aspetto che non avevo mai preso in considerazione del tutto.


Mi sono reso conto di come esista una latente ma costante relazione tra i tipi di supporti, le epoche che li hanno resi popolari ed utilizzati in larga scala e la tendenza generale che si sviluppa nel modo di produrre musica (specialmente da parte di coloro che, nascendo in un’epoca precisa, non sono soliti all’ascolto e al confronto costruttivo dei vari tipi di supporto utilizzati). I giudizi spontanei delle persone coinvolte nell’esperimento, che non sono frutto di elucubrazioni da scienziati e tecnici del settore, trovano una logica spiegazione nell’analisi del valore del contenuto musicale che in qualche modo possiede maggiori attinenze con il giudizio stesso di quanto non ne abbia la valutazione tecnica.

Non credo che sia un caso che il vinile, con tutti i suoi limiti, abbia avuto l’onore di raccogliere nei suoi solchi la musica della lunga epoca in cui semplicità, necessità di qualità e di talento da parte di artisti, musicisti, produttori e tecnici, originalità e genio creativo rappresentavano i somatismi fondamentali delle realtà di successo. La sensazione che si percepisce è come di equilibrio perfetto tra il modo in cui il supporto riproduce l’elemento musicale, il modo in cui si presenta e il valore di contenuto e di originalità al quale aspira. La cosa che più mi colpisce è che il vinile, ed i sistemi di riproduzione ad esso correlati, sembrano essere il luogo naturale in cui dinamica, numero limitato di sorgenti (intese come elementi strutturali fondamentali dell’arrangiamento) e sfruttamento della stereofonia con attenzione precisa alla correlazione di fase, trovano la loro collocazione perfetta. Il suo stesso aspetto in qualche modo mira ad esaltarne il contenuto: se fate caso, molte copertine di album sembrano quasi essere dei quadri e gli artwork vere e proprie opere grafiche.

Anche la sua fragilità strutturale, per certi versi, ci porta istintivamente ad una naturale attenzione verso l’oggetto e quindi verso il valore assoluto della musica che contengono. Se poi consideriamo l’obbligo di essere locati in un posto preciso per fruire dell’esperienza dell’ascolto, la difficoltà di reperimento dei dischi, specialmente di quelli provenienti da altre parti del mondo e quindi in generale della complessità di attenzioni che ci vengono richieste, ci rendiamo conto di come il vinile rappresenti la massima espressione tra le tre di valorizzazione del suo contenuto. Senza contare che il vinile rappresenta storicamente una rivoluzione per la musica; infatti è la risposta a una delle più grandi esigenze della gente: rendere ripetibile in modo univoco e fruibile a tutti l’ascolto di un’esecuzione.

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