Carmen a Masada

05 Ott 2012

di Louise Stickland

L’azienda di produzione tecnica The Design Group è tornata al sito creato nel 2010, ai piedi della montagna Masada e vicino la riva del Mar Morto, per l’ardente produzione della Carmen dell’Israeli Opera Festival 2012. Questo spettacolo si è rivelato caldo come le temperature cocenti del deserto.

La produzione “a palco nudo” ha sfruttato le vaste distese di terra deserta e rocciosa per creare una scenografia completamente nuova, tanto che è stato appositamente sbancato un ampio terreno.
Caratterizzata dalla scenografia di William Orlandi e la regia di Giancarlo Del Monaco, questa produzione di Carmen vantava anche la direzione orchestrale di Daniel Oren e lighting design di Avi “Bambi” Yona Bueno.
La squadra della Design Group è stata capitanata dal direttore di produzione Eyal Lavee ed il site production manager Elad Mainz che si sono certo avvalsi delle dure esperienze delle edizioni precedenti.

Carmen ha fatto uso delle capacità e delle risorse di due delle tre aziende che formano la Design Group, Stage Design e Irgunit (la terza azienda essendo LEDIM); Lavee e Mainz hanno lavorato con circa 150 lavoratori e tecnici sul posto per oltre due mesi.
Irgunit, in particolare, ha costruito il palco ed ha fornito tutta la scenografia per lo spettacolo e per le zone FoH, compresi l’audio e le luci. carmen a masada
Questo pacchetto comprendeva anche la fornitura delle tribune per ospitare 7500 persone a sera, e tutta l’infrastruttura necessaria per il sito e per la produzione. Il lavoro prevedeva una stretta collaborazione con la squadra di produzione dell’Opera, diretto da Uri Hartman, l’events and operations manager, con cui la Design Group ha un rapporto molto armonioso. Anche quest’anno, la Desgin Group si è avvalsa delle aziende inglesi Britannia Row, per l’audio, ed HSL per le luci, scelte non solo per la loro precedente esperienza con il luogo, ma anche per garantire il massimo livello di qualità.
Il deserto aveva dato una dura lezione negli anni precedenti, e tutti sapevano cosa li aspettava: l’imprevedibilità assoluta e la difficoltà di impiegare le tecnologie in una natura estrema.


La scena
A colpo d’occhio, il lavoro sul set poteva anche non dare una grande impressione ma, guardandolo meglio, si capiva che scolpire le rocce e la sabbia di un fondo marino preistorico, diventato deserto, e trasformarle nelle ambientazioni di Siviglia ha riciesto un impegno enorme ed una pianificazione meticolosa.
Per lavorare con il palco vuoto erano necessari “un approccio completamente diverso e tutta un’altra mentalità visiva” spiega Elad Mainz. Nudo com’era, il set doveva comunque incorporare e nascondere parecchia tecnologia, dai monitor wedge alle luci a chilometri di cavi. Anche la buca dell’orchestra, per mantenere sempre le migliori linee visive, è stata scavata nel deserto. Tutto il  paesaggio della scenografia, dalle montagne in fondo al palco fino ai sentieri ed alle collinette, è stato progettato attentamente per nascondere le installazioni tecniche. La scena, larghissima e quasi vuota, ha insomma assunto un aspetto cinematografico, in cui è la fantasia dello spettatore a riempire di significati i luoghi e gli oggetti.
Diversi grandi elementi scenografici sono stati costruiti da Irgunit, compreso un treno lungo 15 metri, con tanto di locomotiva e tre carrozze, per il quale sono stati distesi 50 metri di binari in fondo alla scena.
Il palco per i balli, composto da 20 moduli ed ampio 120 m2 è stato assemblato in scena a poi smontato durante lo stesso spettacolo in soli tre minuti e mezzo, grazie ad una squadra di carpentieri.
In fondo alla scena Irgunit ha costruito una serie di piloni elettrici e pali del telegrafo, fortemente giustapposti al desolato deserto. La squadra della Design Group ha iniziato il lavoro sul sito all’inizio di aprile ed entro il primo di maggio le operazioni sono state accelerate molto, per completarsi in tempo per le prime prove generali e la data per la stampa nella prima settimane di giugno.
Novità di quest’anno il paio di schermi LED per la mandate dell’IMAG, ripreso da una singola telecamera al FoH. Altri tre schermi, posizionati ai piedi del palco, mandavano sottotitoli bilingui (ebreo ed inglese).
Carmen ha funzionato in modo bellissimo ed organico: l’azione si sposava in modo sinergico con l’ambiente speciale di Masada, mentre il tempo mite è servito a rafforzare la mystique.

Le luci
carmen a masadaÈ stato il terzo turno di servizio a Masada per il caposquadra di HSL Ian Stevens e, anche se c’erano le stesse durissime condizioni degli ultimi anni, l’esperienza e l’acclimazione hanno reso più facile il lavoro.
Quest’anno, Stevens è stato affiancato da Matt Brown e i due hanno lavorato insieme a due dei migliori operatori luce israeliani, Tsafrir “Saffi” Dagan e Ran Hafner, entrambi impiegati da Stage Design.
Il regista Giancarlo del Monaco aveva una visione molto chiara di quello che voleva sul palco in termini di luce: tutto doveva rimanere il più naturale possibile. Facile a dirsi, meno da realizzare. Il lighting design Avi “Bambi” Yona Bueno ha infatti dovuto affrontare una grande sfida per trovare la giusta misura di stratificazione, di profondità e qualità specifica di luce necessaria per dipingere il grande quadro che aveva in mente il duo italiano (del Monaco ed Orlandi).
Bambi ha basato le scene diurne sulle fitte differenze di temperatura colore nei bianchi e nelle ambre, mentre le scene notturne sono state costruite su tinte di blu: semplice, tradizionale ed efficace. Inoltre la sfida di lavorare con una tavolozza di colori ristretta lo ha spinto a sviluppare più sulla qualità e la profondità.
Su entrambi i lati del palco, come negli anni precedenti, Stage Design ha costruito due portali di truss in acciaio per ospitare l’imponente parco luci. Sono stati le strutture più notevoli in tutta la venue, in grande contrasto con il resto dell’ambientazione del deserto. Una torre Layher è stata anche costruita in fondo alla zona delle tribune per ospitare la regia FoH.
Tutti i 150 testemobili utilizzati quest’anno sono stati della Robe, scelti perché negli anni precedenti si erano dimostrati molto resistenti all’ambiente super-ostile fatto di polvere, vento e temperature venusiane. Inoltre gli 82 ColorSpot 2500E AT e 32 ColorSpot 1200E AT erano adatti per coprire gli 80 metri di gettata dai portali.
Trenta REDWash 3•192 erano collocati in fondo palco per colorare le “montagne” scenografiche e per buttare schizzi di luce sulla lunghezza del palco. Questi proiettori sono tra i preferiti di Bambi ed hanno fornito un effetto eccellente.
Altri proiettori forniti da HSL comprendevano circa 200 ETC Source Four, degli Strand 5K Bambino fresnel attrezzati con adattatori per i CromaQ M5 Mk II scroller, una grande varietà di diversi PAR e Raylite, oltre a diverse barre di ACL da 250 e 600 Watt.


Inoltre anche la “vera” montagna, Masada, visibile dietro la scena ad una distanza di un chilometro e mezzo, è stata illuminata in momenti strategici dell’opera utilizzando 60 Panther 5K searchlight forniti da Stage Design. Questi erano rafforzati da 20 barre ACL da 600 W da HSL. Le luci per la montagna sono state controllate tramite un sistema wireless DMX City Theatrical fornito da HSL.
Alon Cohen ha programmato lo spettacolo e ha diretto le luci per le performance utilizzando una console Compulite Vector Red con una seconda come backup in full tracking.
Oltre nell’illuminazione, la squadra luci si è superata quest’anno nella creazione di una piacevole atmosfera al backstage: frigoriferi e congelatori sempre pieni, zone di relax che approfittavano dei migliori hotspot WiFi e il (adesso leggendario) Stevens Café&Grill, dove i sandwich tostati di Ian sono entrati nel mito moderno di Masada.

L’audio
Quest’anno la squadra di Britannia Row ha visto diverse facce nuove. Una di queste è stata quella del crew chief Tristan Farrow, che non si è fatto spaventare dal deserto e, anzi, ha abbracciato la sfida. L’impianto L‑Acoustics KUDO, che è stato un successo l’anno scorso, è tornato quest’anno, progettato e raffinato da Jonathon Dunlop, Bryan Grant – direttore di Brit Row – e Josh Lloyd, che è stato il system engineer e il crew chief a Masada nel 2010 e 2011.
C’erano 14 KUDO per lato negli array main e sette per lato nei side, con sei sub SB218 per terra su ogni lato. Il boccascena da 55 metri di larghezza, il buco d’orchestra aperto e il volume elevato dei cantanti sul palco hanno reso abbastanza problematico anche l’audio. Per compensare, è stato molto importante l’uso degli in-fill, composti da quattro gruppi di tre dV‑DOSC e tre dV‑SUB.
La linea di ritardo era formato da una fila di otto L‑Acoustics 108 dietro il primo anello del pubblico ed un’altra fila da otto posizionata a metà altezza delle tribune, per “rinfrescare” gli acuti.
Il fonico FoH Barry Bartlett ha usato un Midas XL8 per mixare lo spettacolo, facendo quasi tutto il processing all’interno del banco con l’eccezione di un singolo outboard: un riverbero Lexicon 960 per gli archi alti, gli archi bassi, il coro ed i solisti.
Il monitoraggio è stato mixato da Dee Miller che ha avuto il privilegio di lavorare all’interno di un container con aria condizionata dietro il palco.
I cantanti d’opera generalmente non utilizzano nessun monitoraggio, così la principale funzione del monitoring è stata quella di emulare i riflessi dei muri, decisamente assenti in mezzo al deserto.
A bordo palco era posto un anello di monitor Turbosound TFM420, diffusori completamente sepolti nella terra di cui era fatto il palco e ritardati per coincidere con la posizione del direttore d’orchestra. Un array di quattro dV‑DOSC ed un dV‑SUB era appeso come side-fill su ogni lato del palco, mentre posizionati nelle “montagne” si trovavano cluster di due dV‑DOSC appoggiati per fornire l’effetto delle riflessioni provenienti da un ipotetico muro. Il concetto ha funzionato molto bene e ha dato ai performer una sensazione più familiare, risolvendo l’imbarazzo di dover cantare all’aria aperta nel deserto sconfinato.


Il microfonaggio degli interpreti consisteva in 40 headset DPA 4061 su i dieci principali e 30 del coro, con vari microfoni a fucile posizionati in punti strategici intorno al palco ed alle scenografie. L’orchestra, invece, è stata ripresa da 54 microfoni Schoeps. Per i microfoni headset sono invece stati usati radiomicrofoni Sennheiser. Il sistema portato da Britannia Row era composto di 48 canali, con ricevitori 3782 mk II ed i trasmettitori tascabili 5212. Per garantire una copertura su tutta la zona della scena, sono state utilizzate otto antenne posizionate in varie zone del palco, combinate in un sistema di distribuzione Sennheiser. Il responsabile per l’RF è stato Barry McLeod, che ha avuto parecchie sorprese su quante fonti di interferenza ci possano essere anche in mezzo a un deserto!
Brit Row ha fornito anche un sistema di comunicazione basato su uno Yamaha DME e una rete Dante. Confluente in una console LS9‑16, questo sistema forniva comunicazioni di servizio tramite 48 altoparlanti Turbo Impact in tutte le zone backstage, i camerini e le zone tecniche.

Andando Avanti
Carmen è stato un altro successo creativo e tecnico per l’Israeli Opera e Design Group, che ha unito tante diverse discipline, capacità e talenti grazie ad un gran lavoro di squadra.
Questo massiccio entusiasmo per le produzioni a Masada ha prodotto tre grandissimi spettacoli in tre diverse stagioni: Nabucco nel 2010, Aida nel 2011 e Carmen nel 2012.
Avendo creato una fama internazionale ed un vero fenomeno – con spettacoli letteralmente scavati nelle sabbie del deserto – la Compagnia d’Opera Israeliana ha appena annunciato che l’evento si estenderà anche al 2013, con una produzione di Turandot di Puccini.

 

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