Laura Pausini - Fatti Sentire Worldwide Tour

a DSC 8235di Giancarlo Messina

È ormai consuetudine organizzare degli eventi importanti per dare l’abbrivio ai tour degli artisti. Anche l’operazione Circo Massimo di Laura Pausini è infatti creata per il lancio del nuovo tour che dopo il continente americano tornerà nei nostri palasport. Una gran bella idea, perché si tratta di una venue in cui nessuna donna si era mai esibita, e quindi di sicuro clamore, anche se il numero di spettatori necessari al sold-out, con questa configurazione, è inferiore a quelli che è capace di contenere lo Stadio Olimpico, dove Laura si era esibita in occasione della precedente tournée.
Un’occasione creata dall’agenzia F&P, con cui l’artista collabora ormai da diversi anni, e sfruttata benissimo dal team di creativi e dall’artista stessa, con due concerti di  grande impatto, fra l’altro magistralmente promossi e valorizzati dall’ottimo lavoro dell’ufficio stampa Goigest.
I concerti pop stanno da qualche tempo percorrendo la strada piuttosto televisiva del video-show, ed anche questo centra in pieno il filone, a cui aggiunge però tutta una serie di special che ne aumentano ulteriormente la spettacolarità, dai fuochi d’artificio veri a quelli finti degli Sparkular, poi coriandoli, bolle e tutto il repertorio che riscuote sempre un bel successo sul pubblico.
Lo show è curatissimo nei dettagli, con quella professionalità che la Pausini profonde e pretende dai suoi collaboratori. Contributi, regia live e disegno luci sono realmente un unicum compatto che pulsa perfettamente a tempo con la musica, con il tentacolare De Cave – nel senso che gestisce dalla sua console quasi tutto il visual dello spettacolo – che riesce anche a far suonare le luci perfettamente sul beat, rullate comprese. Certo tutta la città di Roma si accorge del concerto di Laura già al secondo brano, quando partono i fuochi d’artificio: un inizio a mille che conquista subito la platea.
Ci rendiamo presto conto della complessità del lavoro del fonico di sala, dovuta anche e soprattutto dalla grande passerella davanti l’imponente PA e da arrangiamenti estremamente complessi, con tanto di trigger sulla batteria da gestire. Evidentemente i produttori artistici, che conoscono il loro lavoro meglio di noi, hanno appurato che il pubblico ricerchi dal vivo le stesse sonorità dei dischi, aspetto che però complica non poco le cose, perché diventano necessari accorgimenti di non sempre immediata applicazione. Non basta a volte un fonico bravo, ce ne vuole uno bravissimo.
Almeno il Circo Massimo, essendo totalmente all’aperto, non complica ulteriormente le cose con i riverberi dei palasport e gli ingolfamenti degli stadi. Comunque sia, il risultato è piuttosto impressionante per la qualità del mix e la presenza della voce protagonista, scolpita con la definizione di un Canova – e parlo dello scultore, non dell’omonimo produttore. Sembra insomma di ascoltare a palla un Hi-Fi di ottimo livello nel salotto di casa propria (immagine, a ben pensarci, purtroppo sempre meno adatta a rendere il concetto se rivolta alle nuove generazioni!), e chi conosce tutto il lavoro retrostante capisce che si tratta di un risultato a dir poco eccezionale. 
Noi eravamo ovviamente presenti per intervistare gli addetti ai lavori, anche se qualche amico con cui avremmo parlato volentieri, come Bicio Marchi, era già volato in Florida per organizzare la prima tappa del giro americano.

 
Fabrizio Pausini

Fabrizio Pausini – Gentemusic Records

“Ovviamente – spiega Pausini – anche io domani partirò per Miami, e finché avrò la forza partirò sempre con Laura, perché mi piace girare il mondo e mi piace l’ambiente; Laura ormai è una donna matura che non ha certo bisogno di me, ma un padre segue sempre la figlia.
“Laura, dopo aver cambiato diversi management, si è affidata ad un team di ragazze; una scelta che approvo, perché fra donne si capiscono meglio, c’è meno conflittualità: non so poi se per convenienza o meno, ma sono sempre tutte d’accordo.
Mia figlia Silvia è la CEO di Gentemusic Management – continua Pausini – mentre Fabrizia Cerciello, che a me piace molto, è la manager di Laura, affiancata da altre ragazze. Stanno avendo risultati ottimi, quindi è un’organizzazione aziendale che funziona.
“Io faccio un po’ il Mattarella della situazione, nel senso che faccio il babbo ‘garante’: quando Laura è nervosa sa che sono sempre vicino a lei, ma non interferisco mai sulle scelte manageriali, anche perché io sono un musicista di un’altra generazione.
“L’agenzia – spiega Pausini – che ci accompagna nel live è sempre F&P Group, che ha un unico difetto: quando, raramente, c’è qualcosa che non va a livello organizzativo, prendo io tutte le colpe, perché il pubblico pensa che FP stia per Fabrizio Pausini!”.

 
Da sx: Luigi Antonini, coordinatore artistico e Orazio Caratozzolo, produttore esecutivo per F&P Group.

Orazio Caratozzolo – Produttore esecutivo per F&P Group

“La produzione – ci dice Orazio – è interamente F&P, con queste due date importanti che fanno da lancio per il tour americano e, da settembre, italiano. Per la prima volta una donna canta al Circo Massimo, e non è poco. Lo show sarà fondamentalmente lo stesso nei palasport, ma qui ovviamente è ingrandito per la venue.
“Il vero show designer con Laura è sempre l’artista, perché è lei a scegliere uomini, circostanze e alla fine anche il disegno del palco, arricchendolo di una serie di sue idee e desideri; tutto ovviamente coadiuvato da una squadra forte e capace di trasformare i pensieri dell’artista in realtà.
“Questa squadra artistica – continua Orazio – che ha progettato lo show è composta da Francesco De Cave, dai Videns, gruppo di videografici, da Luigi Antonini e Igor Ronchese per la parte scenografica. Caratozzolo è l’umile schiavo che come produttore esecutivo deve far poi tornare tutto.
“Abbiamo privilegiato i posti a sedere numerati per garantire serenità nell’ingresso e durante lo show, con oltre 14.000 posti totali, di cui 6700 sedie, che sono parecchie; la restante parte è divisa in quattro tribune che circondano il parterre. Nelle due date, entrambe sold-out, si conteranno 27.000 paganti: non siamo ai livelli dell’Olimpico, ma la risposta è stata ottima, anche perché per poter fare questo tipo di show, con questi numeri, i prezzi dei biglietti erano piuttosto altini, dai 160 euro in giù.
Agorà ha fornito praticamente tutta la tecnologia, con audio, video e luci; il palco è di Massimo Stage, gli special sono gestiti da Tekset.
“In America – dice Orazio – ci appoggeremo a produzioni locali, portandoci dall’Italia parte dell’audio, con mixer e ascolti degli artisti, e una parte del backline.
“Ovviamente abbiamo dei promoter nei vari paesi, gestiti da Ivana Coluccia del nostro ufficio booking F&P. Lì suoneremo in teatri da 4000 posti fino a grandi palasport, soprattutto in Sud America, perché Laura è una dei pochi artisti italiani ad avere un credito internazionale notevolissimo.
“I concerti stanno diventando troppo televisivi? Mah... da quello che mi riferiscono gli esperti della comunicazione, parlando di pop, al momento questa è la richiesta del pubblico. Ci si aspetta una spettacolarizzazione dell’evento, con elementi spesso ripresi dal linguaggio della televisione ma che, per paradosso, la televisione ha importato all’origine dal mondo dei concerti!”.

Luigi Antonini – Coordinatore artistico

“Sono un libero professionista – spiega Luigi – e mi occupo prevalentemente di regia televisiva, ad esempio quella di X-Factor che curo da un po’ di anni; lavoro molto con Mediaset e con F&P. In questa situazione ho assolto il compito di coordinamento fra le parti tecniche e la parte artistica.
“C’è molto video in questo spettacolo, con un impianto piuttosto complicato, anche perché il palco prenderà varie forme per adattarsi alle diverse venue, quindi la sfida era quella di creare dei contributi ed una regia che potesse adattarsi alle varie conformazioni del palco. E questa è una complicazione non da poco. Infatti la struttura nasconde dei segreti interessanti, uno su tutti: la parte inclinata del palco non è fissa, ma si alza o abbassa in base alla clearence del posto che ci ospita. Infatti tutto lo show è già nato ottimizzato per il futuro giro indoor. Ovviamente, anche l’incastro con il posizionamento delle luci fatto da De Cave diventa molto importante.
“Lo spettacolo – prosegue Luigi – è inoltre preparato in scalette diverse e con lingue diverse, perché ad esempio Laura ha delle canzoni che sono già uscite in spagnolo per l’America ma non ancora in italiano, o canzoni non tradotte in spagnolo... insomma... fra le varie cose da coordinare c’è anche questo aspetto.
“Nei concerti dal vivo c’è una nuova variante alle cui conseguenze pochi pensano: i telefoni! Guardare il concerto con il cellulare in mano ha diverse conseguenze, prima fra tutte la diminuzione degli applausi: chi ha il cellulare in mano non può applaudire! Inoltre un artista che decide di fare stage diving rischia la vita, perché se lo spettatore deve scegliere fra salvare il proprio cellulare da mille euro o prendere l’artista opta senza meno per la prima possibilità!
“Inoltre – aggiunge Luigi – i concerti passano attraverso i social, dove si vogliono vedere sempre immagini diverse postate dal pubblico, cioè quello che succede in TV dove deve esserci sempre una grande varietà di riprese e di situazioni sceniche.
Bisogna tener conto di ogni aspetto, progettando uno spettacolo moderno”.

 
Francesco De Cave, lighting e stage designer.

Francesco De Cave – Lighting e Stage Designer

“Il palco – racconta Francesco – vuole emulare e richiamare la cornice della Polaroid, il marchio di Laura di quest’anno. La base iniziale di tutto il progetto che vedi realizzato l’ho data io in una riunione insieme a Igor Ronchese, Orazio Caratozzolo e Bicio Marchi; da lì siamo partiti con lo sviluppo, arrivando a questo risultato. A Laura, dopo altri svariati progetti che non erano di suo gradimento, questo è piaciuto subito, ci si è riconosciuta, così siamo partiti. 
“Il palco prevede una cornice di video LED da 9 mm, con un LED centrale a due metri e mezzo di altezza, di 12 m x 4 m, ed altri due schermi laterali: qui al Circo Massimo misurano 8 m x 5 m, mentre negli indoor saranno di 4 m x 3 m; servono per allargare il più possibile l’idea del palco a 16:9. Il tutto è contornato con LED dinamico, montato su quelle ‘zeta’ che sono sul palco: ai lati della cornice ci sono infatti due americane, due BAT Truss con i fari, e affianco a quelle BAT Truss ci sono tre strisce di LED dinamico (la ‘zeta’ – ndr) a destra e a sinistra, con l’aggiunta di altre quattro strisce di LED dinamico sopra gli schermi laterali, sempre per avere la sensazione che il palco sia ancora più grande. Vengono usati con Madrix, e cerchiamo di simulare gli stessi colori, gli stessi effetti che vanno sugli schermi a LED, dove serve, a contrasto o a tono a seconda di quello che vogliamo vedere per quel brano.
“I contributi video – prosegue Francesco – sono nati da Laura che ha mandato delle reference già due o tre mesi prima della partenza ai grafici, e poi man mano abbiamo fatto degli aggiustamenti in corsa, anche abbastanza importanti, perché una volta montato realmente il palco bisogna riadattare un po’ tutto. Vengono gestiti da me su due media-server Catalyst su MacPro. Gestisco anche i laser, i getti di CO2, le Sparkular, i coriandoli, anche perché una volta che tutto è programmato, gira in time-code. Ho però l’idea di avere comunque tutto sotto mano, perché io l’occhio sullo show ce l’ho più veloce di chiunque altro, se c’è un problema so dove intervenire velocemente.
“C’è tanto video, ma anche tante luci, comprese le centosessanta SGM Q7 che mi hanno per fortuna concesso, ma questo è uno show in cui i proiettori sono quasi nascosti, perché dietro a tutto c’è un curtain led che non va sporcato, a cui non si possono mettere le americane davanti. Avevo bisogno di potenza mappabile, e infatti sono venuti fuori dei carrelli sotto il videoled che contengono, solo i carrelli, sessanta SGM Q7 e ventiquattro DTS Katana, mappate tramite Hog 4; con il sistema di mapping della console riesco a mandare anche piccoli contributi grafici che richiamano a volte quello che c’è sul video LED, specialmente con le Katana che hanno 12 pixel cadauna, con tre strisce molto visibili.
“La fornitura del materiale – spiega Francesco – è di Agorà: i proiettori sono dei Robe MegaPointe, poi Claypaky Mythos, che sto usando sia come spot che come beam, abbandonando lo Sharpy, così da avere un doppio utilizzo di un altro proiettore spot che può diventare un beam, con risultato ottimo. 
“È comunque uno show molto luminoso, anche perché ci sono le riprese televisive di Mediaset: lo stiamo riprendendo con il diaframma a f/6, mentre altre volte eravamo a f/4 o f/3.8, proprio perché è estremamente luminoso. Per lo stesso motivo abbiamo dovuto mettere per i bianchi del minus green sui segui, perché la lampada a scarica è sempre un po’ verde; ho aggiunto delle Q7 a terra per l’incarnato e per i ballerini in movimento; è stato necessario aggiungere dell’extra-light che abbiamo programmato, ed Emanuele Vangelatos lo sta rimettendo in scena: ci sono quaranta Claypaky Sharpy che fanno tutti i fori e gli alberi, oltre a sessanta Robe Spiider che fanno tutto il controluce in sala per dare visibilità al pubblico e capire dove siamo.
“Le riprese video live – dice Francesco – per noi sono gestite da Maurizio Maggi, che in questo caso adopera anche il segnale delle riprese di Canale 5. Mauri mi invia un program in modo che io possa aprire a destra o a sinistra, o una camera diversa dall’altra a destra o sinistra, o sul centrale: abbiamo definito e battezzato delle cose che succedono durante lo show, aperture e chiusure... è tutto molto preciso e programmato.
“Per quanto riguarda i miei collaboratori, Viviana Tupputi è la mia assistente per quanto riguarda la regia, la scaletta, tutte le fasi dello show, mi dà indicazioni su dove vanno i cori, dove va Laura, dove vuole uscire, come parla, quando parla. Emanuele Vangelatos è il mio assistente tecnico sulle Hog, ed è la persona che mi dà anche una mano in questa situazione con l’extra light. Poi Carlo Barbero che si è occupato di tutto il progetto Catalyst e che mi darà una mano in Sud America con tutti i vari service con cui lavoreremo: lui prepara il progetto prima di arrivare lì e avrà l’incarico per la progettazione del programma Catalyst, quindi quello che concerne la divisione degli schermi e tutto il resto. 
“Mi sono dimenticato di dirti – aggiunge Francesco – che oltre ad avere il LED dinamico vero, tutti gli schermi sono contornati da un finto LED dinamico, che non è altro che un piccolo mix fatto con il media server: appaiono delle striscette come le laterali, un po’ più definite, perché comunque è un 9 mm, ma con gli stessi colori, o a contrasto, per dare un outline degli schermi.
“C’è anche uno show caller in time code: io ho fatto prima tutte le chiamate, insieme a Luigi Antonini, che è un po’ il coordinatore generale di tutto quello che succede e ha dato preziosi consigli. Con lui e con Laura abbiamo deciso dove dovevano andare questi effetti, poi io mi sono preso tutte le tempistiche: ci sono le movimentazioni, un top con video LED da 9 mm che scende con motori a velocità variabile, c’è un lift che sale col il video LED 9 mm... tutte tempistiche da comprendere. Poi le tempistiche sono state date all’uomo sequenze, che è Nicola Fantozzi, il quale ha registrato la voce dello show caller e ha messo tutto in timecode: ‘3,2,1... go, ... standby’, così ci siamo liberati di questa incombenza. Per la cronaca, la voce registrata è di Max Gentile, da anni il personal di Laura.
“Sono molto contento di questo ritorno con Laura: per tutti è importante cambiare, per trovare nuovi stimoli e provare a fare cose diverse; ma questo è un lavoro sempre molto dinamico, tutto si muove, l’importante è non fermarsi mai”.

 
Da sx: Marco Monforte, sound engineer e Enrico Belli, PA engineer per Agorà.

Marco Monforte – Sound Engineer

“In regia ho le SD7 in configurazione ‘olimpiadi’ – dice Marco – quindi due superfici di controllo con un motore a testa, una scelta di default del service Agorà per affrontare i grandi eventi. Senza chiedere nulla ho trovato questa configurazione.
“Io uso un sistema con insert esterni e con un server Waves in appoggio per completare alcune sonorità. In tanti anni con questa artista le ricerche di nuove sonorità sono continue, il tutto sotto la guida del direttore musicale Paolo Carta. L’obiettivo è quello di ricreare fedelmente le sonorità del nuovo disco e ri-arrangiare i pezzi storici, quindi sonorità, volumi e dinamiche sono ben decisi insieme a Paolo.
Esigenze che poi bisogna tradurre tecnicamente. La difficoltà principale è quella di restituire un program musicale energico con una voce naturale anche con l’artista che canta col microfono puntato verso un enorme PA in punta ad una passerella di 24 metri!
“Questo cambia radicalmente il modo di mixare – spiega Marco – perché, ad esempio, non si può comprimere come si vorrebbe la voce, perché ci si porterebbe dietro tutto l’impianto, entrando in un tunnel che porterebbe al suicidio. Bisogna quindi cercare di lavorare di fino, trovare il giusto equilibrio fra il parlato e il cantato, tenendo sempre presente che la priorità assoluta è l’intelligibilità della voce. Bisogna costruire un mix molto solido in cui la voce possa appoggiarsi dinamicamente senza mai rischiare di perderla. Il lavoro durante il concerto non è un lavoro sul volume, bensì sulla compressione: c’è un canale che manda la voce al compressore MaxxBCL, mentre il canale di fianco è l’uscita del compressore stesso che va al master. Posso spingere o meno sul compressore secondo necessità riuscendo così ad averla sempre il più a fuoco possibile. Mando al PA due stem (band e voce): avere la voce separata dal resto del mix mi aiuta in alcuni accorgimenti come ad esempio quella di poter permettere al PA manager di scaricare leggermente il singolo K1 davanti il quale Laura sta cantando, una cosa impercettibile al pubblico ma che aggiunge una maggiore sicurezza e un piccolissimo margine di dinamica in più senza doverne alterare l’EQ.
“Laura canta con un Sennheiser SKM 2000 con capsula dinamica MMD 935, preamplificata DiGiCo.
“Tramite un Midas XL42, un de-esser SPL e gli utilissimi eq dinamici e compressori multi banda dell’SD7, effettuo il trattamento di base del MMD 935, quindi depurato di rumori vari di maneggiamento, controllo della parte bassa, delle ‘S’, delle ‘P’ e da effetti indesiderati di prossimità e di dinamica... 
“Ad esempio – spiega Marco – tolgo dinamicamente (modalita under degli EQ della SD7) 4 dB sui 258 Hz, frequenza critica di Laura quando canta piano col microfono vicino; ma quando Laura spinge e supera una determinata soglia, l’EQ annulla il taglio restituendole la parte bassa dello spettro. Al contrario una frequenza pungente come i 2000 Hz ad alte pressioni sonore può rivelarsi fastidiosa e l’eq dinamico in modalità over procede esattamente al contrario: superata una certa soglia l’eq interviene risolvendo l’aggressività momentanea a quel volume e a quella determinata frequenza. Insomma l’eq dinamico si rivela utilissimo per ottimizzare lo spettro della voce dell’artista permettendomi di entrare il più ‘pulito’ possibile nel compressore e nell’EQ successivo.
“Dopo questo primo intervento ‘correttivo’ – continua Marco – comincio a trattare la voce per come deve essere e per come mi viene richiesta, per piazzarla al meglio nel mix. Poi, ahimè, il gioco si fa duro quando bisogna adattare il tutto al PA che è praticamente sempre a 24 metri alle spalle dell’artista. Per queste diverse fasi mi faccio aiutare da outboard analogico, con alcune macchine a monte e altre a valle della catena di compressione. 
“Dopo la pulizia iniziale, per il trattamento finale uso il GML8200, un EQ eccezionale che uso in insert sullo stem della voce. Praticamente è il mio fine tuning; ogni intervento avviene dopo svariati test cercando il compromesso più idoneo per la sua voce.
“Riassumendo: pre DiGiCo, Midas XL42 e De-esser SPL, poi EQ SD7, la voce e i suoi effetti vanno nel MaxxBCL, poi prima di andare al master il segnale passa in un gruppo stem di voci che ha in insert il GML8200.
“Mi aiuta anche un analizzatore di spettro – aggiunge Marco – posizionato tramite delle macro della console prima o dopo ogni singolo trattamento della voce dell’artista, che mi permette di vedere dove sto andando, cosa sto facendo e individuare immediatamente un eventuale problema.
“Ovviamente la voce è sempre un compromesso nel live, non è come in studio; inoltre questo è un concerto in cui si toccano diversi stili musicali e diversi generi, e bisogna sempre creare delle sonorità idonee.
“Per usare dei campioni ritmici del disco abbiamo dei trigger, questo implica che per essere perfettamente allineati ad essi abbiamo misurato che la band debba essere ritardata di 6 millisecondi.
“Il trick divertente di quest’anno è l’uso di un bellissimo gate analogico Drawmer DS201 sulla cassa e sul rullante, usando come chiave di apertura una replica di loro stessi ma non ritardati.
“Vuol dire quindi che il gate si aprirà sempre 6 ms in anticipo rispetto al colpo di cassa permettendomi di non mangiarmi mai nessun attacco! Un trick direi banale che però mi ha aiutato tantissimo, specialmente nelle ballad!
“Parliamo di sei settimane di lavoro su questo mix – racconta Marco – per curare il dettaglio alla perfezione, quello che d’altra parte mi richiedono il direttore musicale e Laura.
“Affiancato dai bravissimi Simone Di Pasquale e Enrico Belli siamo arrivati fin qua cercando di migliorarci ad ogni ascolto!
“Registriamo sempre e tutto su un grosso Pro Tools e un Nuendo di proprietà dell’artista per effettuare i virtual soundcheck.
“Inoltre registriamo, tramite una porta madi dedicata, anche tutti i miei 18 stem della sala, materiale che poi do quotidianamente al produttore musicale per permettergli di essere aggiornato giorno dopo giorno sul lavoro svolto in FoH. Mettendo tutti miei stem a zero sente esattamente il mio mix e ci confrontiamo quotidianamente.
“Domattina – conclude Marco – abbiamo il volo per Miami: nella tournée americana e sud americana useremo un set-up più piccolo composto da una DiGiCo SD12 e da un server Waves in cui tutta questa catena che ti ho descritto sopra sarà onboard”.

Enrico Belli – PA Engineer per Agorà

“Il progetto non è mio – spiega Enrico – ma di Maxime Menelec per L-Acoustics, partendo da un vecchio progetto di Orlando Ghini. Anche il fonico mi ha detto che sarebbe stato curioso di provare a lavorare con i sub sospesi, cosa quanto mai adatta visto il palco piuttosto basso per via delle sedute, cosa che non permette di posizionare una quantità di sub eccessiva. Un po’ in controtendenza rispetto a quanto fatto negli ultimi anni, cerchiamo adesso di montare meno casse, almeno nella gamma medio-alta. Infatti qui il cluster è formato ‘solo’ da dieci L-Acoustics K1, più due K2, per la parte medio-alta, e in testa ci sono quattro sub K1-SB per estendere la parte -bassa; dietro c’è un cluster di altri otto K1-SB di rinforzo per le medio-basse, distante circa due metri. Questo permette alle trombe di lavorare meglio, con angoli un po’ più aperti, nella lunga gittata, cosa che chiaramente obbliga nei palasport o ad aumentare gli angoli o ad usare meno K1 rispetto a K2. Questo sistema permette una coerenza altissima tra parte bassa e medio-bassa, perché fondamentalmente viene quasi tutto dallo stesso punto sorgente.
“Insomma – continua Enrico – c’è un aumento di pressione sonora soprattutto sulla lunga distanza. Abbiamo comunque fatto degli stack di rinforzo senza usare torri, diciamo un rinforzino per la parte medio-alta, dato che quella bassa e medio-bassa arriva lontano già da sola. Ci sono dei delay solo come ‘rinfreschino’ per il vento, con casse K2, qui a 60 metri dal main. Poi in tribuna, in alto e negli angoli esterni, c’è giusto un rinforzino, con altri due delay laterali, quattro in tutto.
“Quasi tutto il progetto è stato fatto in virtuale con Sound Vision; adesso si tende ad usare una media di più misurazioni, come ho fatto personalmente a Jesolo: non solo un microfono, che è poco affidabile, ma si prendono varie misure attorno alla regia, anche 10 o 12, e facendo una media si riesce a ottenere una EQ molto più equilibrata.
“Il fonico di palco è Adriano Brocca, anche lui con DiGiCo: è tutto ridondante fra le console main e spare, e basta cambiare audio a master A e B che automaticamente anche tutti gli insert commutano da una macchina all’altra”.

i banchi in regia FoH

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Conosciamo i nostri utenti e vogliamo seguirne interessi e intenzioni, senza snaturare quindi minimamente quella qualità dei contatti cui dobbiamo buona parte del nostro successo. Sarà infatti un unico grande database a fare da collettore, identificando i nostri lettori, gli utenti, dandogli visibilità con SHOWBOOK.PRO, inviandogli la rivista, interagendo con loro.

 

Un preciso e dettagliato report di statistiche ci permette di destreggiarci nella grande mole di dati e di contatti, veicolando in maniera ancora più mirata la comunicazione pubblicitaria, che non è mai invasiva quando è soprattutto informazione professionale.

 

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