Genio & Pierrots

30 anni senza andare fuori tempo

di Alfio Morelli

Proseguiamo la scia di articoli iniziata qualche numero fa, ripercorrendo la storia di un’orchestra che ha sempre fatto musica da ballo segnando e seguendo l’evoluzione di questo genere nel nostro paese.

La band nasce 25 anni fa a Rimini con il nome “I Pierrots” che, nel 1990, verrà trasformato durante il concerto del 1º maggio a Roma, in “Genio & Pierrots”, in omaggio al suo leader, al secolo il biondo Eugenio Zanni.
Nel ‘97 Genio & Pierrots lanciano Il Ballo del Pinguino, remake di un brano interpretato a suo tempo dalle Kessler, che spopola nelle piazze e nelle sale da ballo. Non mancano le presenze a trasmissioni televisive a diffusione nazionale che rendono il gruppo davvero molto conosciuto, anche all’estero.
Incontriamo Genio in una della tante sagre che in questo periodo estivo si svolgono in giro per i nostri meravigliosi borghi, in una calda serata d’estate.
Il personaggio si presenta con tutta la sua carica di simpatia genuina di altri tempi e ci fa ripercorrere la sua storia di musicista e frontman.
“Come molti ragazzini della mia età – inizia a raccontarci – attorno ai quattordici anni iniziai a suonare in una band per puro divertimento. Erano gli anni in cui la balera iniziava a diventare un movimento giovanile, il sabato sera per le persone adulte e la domenica pomeriggio per i giovanissimi. Io e la mia band iniziammo facendo i primi pomeriggi, per poi diventare più conosciuti ed apprezzati come band per il sabato sera. Così, negli anni, diventammo una band abbastanza apprezzata in zona.
“Arrivò il momento di sposarmi e quindi di mettere la testa a posto – continua Genio – con le responsabilità del buon padre di famiglia, così accettai la proposta di fare il cantante dell’Orchestra Baiardi, un periodo molto fortunato per me sotto tutti i punti di vista: buona paga e, soprattutto, sicura, che per un musicista all’epoca non era una cosa scontata. Grazie al Maestro imparai davvero il mestiere. Pian piano, però, tornò fuori la voglia della band e dello show man che c’era in me, così ricreai una nuova band: i Pierrots. Un giorno fortunato arrivò nel ‘90, quando Vincenzo Mollica ci invitò al ‘concertone’ del Primo Maggio a Roma, palco che ci diede un’immensa notorietà. Altro momento fondamentale fu il pezzo Il ballo del Pinguino, scritto insieme a Drudi. Era la metà degli anni Novanta e tutti impazzivano per quel pezzo: iniziarono degli anni d’oro. Avevamo una band con una decina di elementi e facevamo una media di 250 serate all’anno. Durò così per una decina d’anni, poi pian piano il lavoro cominciò ad affievolirsi: la musica da ballo non tirava più, molte orchestre si scioglievano, le serate diminuivano, ma noi tenemmo duro, rinnovandoci continuamente, fino ad arrivare ad oggi”.

Puoi tracciarci un percorso di tendenze delle mode del ballo durante gli anni?
Possiamo all’incirca dire che gli anni ‘70-’80 hanno visto il boom delle orchestre e dei gruppi da balera, gli anni ‘80-’90 sono stati scanditi dal ballo liscio, gli anni ‘90-2000 dalle orchestre-spettacolo in piazza, mentre dal ‘00 in poi è cominciata la crisi delle orchestre.

Dovendo fare un bilancio, qual è stato il periodo migliore?
Sicuramente il periodo che va dai primi anni Novanta fino alla metà degli anni 2000. Era il periodo in cui noi decidevamo il cachet e decidevamo anche dove andare a suonare e dove no, tante erano le richieste. Oggi invece ci chiedono di lasciare a casa qualche musicista per risparmiare nel cachet!

Che genere di repertorio avete oggi?
Specialmente in questo ultimo periodo non possiamo etichettarci come orchestra di un genere specifico, dobbiamo adattarci alle varie situazioni che incontriamo, dalla musica da ballo classica agli evergreen, ma anche salsa, merengue, balli di gruppo… poi, se qualcuno vuole, gli facciamo anche un panino col prosciutto. Abbiamo in repertorio di oltre nove ore di musica.

Come vi muovete oggi?
Siamo in otto sul palco più un responsabile tecnico ed il nostro manager. Chiediamo il palco, le strutture su cui montare le luci e l’alimentazione, mentre per tutto il resto siamo autosufficienti. Viaggiamo con una motrice, su cui trasportiamo gli strumenti e le tecnologie audio e luci. Arriviamo nel primo pomeriggio e ci mettiamo un paio d’ore per montare tutto. Per quanto riguarda le tecnologie, pensiamo di avere un’attrezzatura al di sopra della media, con un impianto audio Meyer Sound ed un mixer digitale Yamaha, ma anche testemobili e LED della DTS: la gente si diverte ascoltando bene e partecipando ad un bello spettacolo.

Alla fine di questi 30 anni di successi, quale sogno nel cassetto ti è rimasto?
Di sogni me ne sono rimasti ben pochi, tranne che augurarmi la salute per il resto della vita. Ho avuto la possibilità di fare il lavoro che avevo sempre sognato, la possibilità di crescere una famiglia, i soldi per togliermi qualche soddisfazione, facendo un bilancio penso di essere soddisfatto. Forse un rammarico ce l’ho: guardando mio figlio, che suona con me nella band, sinceramente non vedo un futuro roseo per lui in questo lavoro.

 

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