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SOUND
&
LITE
n. 123
_2017
NEWS
Secondary Ticketing...
di Giancarlo Messina
A proposito di
I
nostri più attenti lettori avranno certamente letto quanto da me scritto nell’editoriale del nu-
mero scorso, ben prima che fosse messo in onda il servizio de
Le Iene
. Chi sa leggere fra le
righe avrà capito che lì molto veniva già detto, perché il giochino era facilmente intuibile agli
addetti ai lavori.
Il vero goal del programma televisivo sono stati ovviamente i documenti che provano inequivoca-
bilmente il funzionamento del business: le stesse agenzie vendevano i biglietti ai siti di bagarinag-
gio che, dopo averli venduti a prezzi maggiorati, restituivano il 90% degli utili.
Ovviamente ciò non è bello: è anzi molto pericoloso per tutto il settore.
Ma produrre eventi per vendere biglietti e fare dei guadagni è un lavoro. C’è chi lo fa bene, chi meno
bene. Vige la stessa regola di ogni commercio, quella semplicissima della domanda e dell’offerta:
se per un biglietto c’è molta domanda il prezzo sale. E chi accusa di speculare sulle emozioni del
pubblico non ci convince del tutto, perché non parliamo di farina: la “Tassa sul macinato” di Quin-
tino Sella, quella, sì, toglieva il pane di bocca al popolo indigente, qua parliamo di intrattenimento.
Il costo alto di un biglietto non ci impressiona affatto: ma sarebbe bene prendersi le proprie respon-
sabilità e vendere direttamente biglietti a prezzi più alti secondo le richieste. Che poi è quello che
fanno le compagnie aeree o, con i propri servizi, gli alberghi a Ferragosto... e ogni altro business nel
mondo. La complicità nel bagarinaggio è quindi una pratica ipocrita – perché finge di calmierare il
costo di biglietti che invece si sa benissimo di vendere a prezzi molto più alti.
Nonostante ciò, se c’è una cosa che davvero non mi è piaciuta è stato lo sciacallaggio mediatico e
l’accanimento contro Roberto De Luca, messo alla berlina in maniera a dir poco impietosa.
E ci siamo accorti che molti, nel nostro settore, hanno avuto la nostra stessa reazione, perché
Roberto nei rapporti lavorativi coi fornitori si è sempre distinto per serietà e correttezza.
Con questo non voglio dire che la complicità nel bagarinaggio on line fosse pratica moralmente
ineccepibile, tutt’altro, ma che prima di tentare di distruggere per questo motivo l’immagine di un
professionista come Roberto bisognerebbe essere molto più cauti.
Le Iene
sono iene, si chiamano
così apposta, ed hanno un loro senso mediatico; noi non cerchiamo lo scoop, ma solo di capire.
E in questa storia di cosine da capire, tanto per dire, ce ne sarebbero ancora tante. A partire
dal fatto di cui abbiamo già scritto e che nessuno ha evidenziato: la sede di Viagogo è in “Rue
de Lyon 109, 1203, Genève, Switzerland”, è cioè una società svizzera. Vi suggeriamo quindi un
po’ di domande utili ad approfondire l’argomento... domande a cui ovviamente noi non sappiamo
dare risposta. È possibile che Ticketone non sapesse della vendita di biglietti sui siti di secondary
ticketing? (qui la risposta sarebbe anche facilmente ipotizzabile, a dire il vero). Perché Ticketone
non è mai intervenuta prima, visto che aveva un contratto di esclusiva? (mumble mumble...). Il 90%
della vendita del biglietto, dovuto a quanto pare dalla società svizzera, rientrava in Italia regolar-
mente tassato? (mumble mumble). A chi veniva restituito questo 90%? A Roberto De Luca? A Live
Nation Italia? o a Live Nation Worldwide, Inc.? O a chi altri? Tutte domandine piuttosto scottanti
sulle quali gli inquirenti, e non certo noi, dovranno far luce. Se saranno ravvisati reati, la giustizia
farà ovviamente il proprio corso. Viagogo, che farà un po’ fatica a continuare a sostenere di essere
una piattaforma di scambio fra privati, avrà a che fare con la giustizia svizzera?
Nel frattempo, l’unica cosa che a tutti, e dico a tutti noi che lavoriamo in questo business, interessa,
è che il pubblico non perda fiducia ed entusiasmo verso l’evento live, perché sentirsi presi in giro è
prodromo di allontanamento, con conseguenti grandi guai per tutti. È più accettabile sentirsi dire:
“Questo biglietto, se lo vuoi, costa 400 €”, piuttosto che sentirsi raggirati.
Molto cambierà, da adesso, ma nessuno si erga a moralizzatore e depositario della verità: barra
salda nella tempesta e occhi sulla bussola.
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