IL FORUM
dei 4 Service

Toni Soddu on line

Il nostro Forum ci porta in questo numero a parlare di uno degli argomenti più interessanti, pieno di spunti e di polemiche: il mondo dei service, cioè delle società di noleggio che operano nel nostro settore.

Com'è normale, ognuno dei partecipanti invitati al forum ha cercato di essere molto diplomatico e di non sbilanciarsi troppo, ma siccome a noi piace vedere un po' di "sangue" abbiamo cercato di provocare i nostri ospiti. Siamo così riusciti a far luce, almeno in parte, su quelli che sono i principali aspetti del lavoro del service, cioè il rapporto con i dipendenti, con i distributori, con la committenza e soprattutto con i colleghi, o concorrenza che dir si voglia.
Ecco cosa ci hanno detto, uno per uno, i nostri amici.


 

Willy Gubellini di Nuovo Service

S&L: Ci giunge notizia che in una recente produzione una squadra di tecnici sia stata parcheggiata in un autogrill con tutto lo sleeper-bus perché nessuno era disposto a pagare l'albergo. Cosa ne pensi?

W.G.: Non sono abituato a rispondere su questioni che non conosco ed in questo caso non so come siano andati realmente i fatti; mi limito quindi a fare qualche considerazione. Parlando dei tecnici mi risulta che esistano diversi tipi di accordi con le produzioni o con i service: esiste l'accordo che prevede una diaria base per la data ed una diaria per il giorno off, con tutte le spese accessorie a carico della produzione, ed in questo caso i tecnici avrebbero tutto il diritto di lamentarsi. Esistono altri tour dove viene messo a disposizione uno sleeper-bus; si potrà discutere sul luogo dove parcheggiarlo, ma in quel caso non si può pretendere che nei giorni di concerto si dorma nello sleeper e nel giorno off sempre in albergo, perché affittare uno sleeper costa molto più dell'albergo. Poi esiste la terza formula, dove si decide una cifra lorda tutto compreso e in questo caso penso che non ci siano obiezioni da fare: la scelta di dormire in un ostello o in un hotel cinque stelle dipende solo dal tecnico. Comunque una piccola premessa andrebbe fatta: dobbiamo ricordarci che questo lavoro non è paragonabile ad un impiego statale, non bisogna quindi stupirsi se ci sono delle ore in più da fare, o dei pasti da saltare; bisognerebbe ogni tanto chiedersi perché si è scelto questo lavoro. Io parlo per quello che conosco: un tecnico guadagna all'incirca dalle 400 alle 6-700 mila Lire nette a data, al netto delle spese di vitto ed alloggio. Nei giorni off vengono rimborsate tutte le spese, più una piccola diaria di circa 80.000 Lire. Possiamo quindi dire che, facendo sì qualche sacrificio, si mettono in tasca dai due milioni ai quattro milioni alla settimana, al netto delle spese, che non mi pare siano malaccio.

S&L: Ci sono degli atteggiamenti scorretti o che ti danno fastidio da parte dei tecnici?

W.G.: Avrei qualche obiezione da fare su qualche personaggio dell'ambiente, qualcuno che si lascia ingolosire da qualche migliaio di lire in più offerte da strutture che, pur di prendere un lavoro, assumono certi personaggi qualificati che danno prestigio, a costo di pagarli quello che chiedono. Ma spesso non è tutto oro quello che luccica e ci sono amare sorprese, perché le promesse non vengono mantenute, i soldi non si vedono, oppure ci si accorge che non sono stati versati i contributi previdenziali. Io chiederei a questi personaggi di essere più imprenditori di se stessi, di non farsi ingolosire solo dai soldi, ma di guardare anche la serietà delle persone con cui lavorano, perché di meteore ne abbiamo viste passare tante e ne continueremo a vedere ancora.

S&L:Passiamo ai fornitori. Parlando con distributori o costruttori, quando il discorso cade sui service fanno spesso delle brutte faccie, ed affermano che se possono evitare certe foniture sono addirittura felici. Dal tuo punto di vista cosa hai da rimproverare a distributori e costruttori?

W.G.: Io posso solo dire bene di questa categoria, molto probabilmente perché per l'80% i miei investimenti hanno coinvolto una sola azienda fornitrice, o meglio una sola persona, Stefano Cantadori. Forse perché io e Stefano siamo nati professionalmente quasi nello stesso periodo, crescendo insieme, il nostro rapporto è veramente particolare, penso che sia stato e sia il partner ideale: quando c'era un concerto interessante da vedere, o dei prodotti nuovi, si faceva il biglietto aereo e si andava, e questi viaggi il più delle volte partorivano dei buoni affari, per me che acquistavo dei buoni prodotti, e per lui che acquisiva la distribuzione di marchi nuovi (che inevitabilmente avrebbe venduto anche a me!). D'altra parte anch'io ho cercato di essere un cliente importante e corretto. In qualche modo possiamo dire che ognuno ha i clienti o i fornitori che si merita.

S&L:Cosa ti dà fastidio dei tuoi colleghi?

W.G.: Non sopporto alcuni, e sottolineo "alcuni", per la loro falsità: quando ti incontrano ti fanno mille inchini e usano parole dorate, poi quando hai girato l'angolo ti pugnalano alle spalle. Non sopporto i colleghi che ti chiedono dei favori, come del materiale in affitto all'ultimo momento, perché devono risolvere delle situazioni impreviste, e poi ti rendono il materiale in ritardo, o rovinato, o non pagano le fatture facendosi addirittura negare quando cerchi di sollecitarli! Di altri ho invece la piena stima e spero di essere contraccambiato, perché penso che, come in tutti i settori, per fare l'imprenditore sia necessario il coltello in mezzo ai denti e la benda sull'occhio, ma anche un'etica professionale.

S&L:Cosa pensi Willy di certi acquisti fatti con dei finanziamenti a fondo perduto o con soldi della Comunità europea?

W.G.: Se questo è fatto nella piena osservanza delle leggi sono favorevole, ma alcune operazioni che sono state fatte non mi trovano certo d'accordo. Se non sbaglio questi finanziamenti hanno lo scopo di creare dei posti di lavoro in zone depresse ma, per quello che so, le cose non sempre vanno esattamente così e spesso il materiale acquistato da ditte con sede in zone cosiddette "depresse" è poi utilizzato da service di zone per niente povere, creando così nuove difficoltà sul mercato per quei service che acquistano e pagano il materiale per intero. Con queste operazioni si fa danno tre volte: la prima nel fare una truffa, e come cittadino contribuente non sono felice, la seconda perché non si crea nulla, né posti di lavoro né professionalità, la terza perché ci si ritrova un concorrente con del materiale più nuovo a dei prezzi più vantaggiosi.

Insomma il nostro Willy, e come poteva essere diversamente, ha le idee molto chiare. Allora andiamo a stuzzicare Rosario Aloisio di Siena Music Service, un personaggio che non ha certo peli sulla lingua. Ed infatti sentite cosa ci ha detto!


Rosario Aloisio di Music Service Siena

S&L: Cosa ci dici del rapporto con il personale?

R.A.: Il problema della formazione, di trovare gente preparata, è tale che qualunque persona che abbia fatto il facchino si propone oggi come dimmerista o fonico; quindi è molto difficile capire veramente di chi fidarti, occorre sempre prima testare le persone. Alla fine ti ritrovi con quei 10-15 tecnici con cui hai sempre lavorato e di cui ti fidi, e questo è controproducente, perché così lavorano sempre gli stessi. Credo che adesso ogni service cerchi di "tirar su" dei ragazzi al suo interno: per me le nuove leve sono i ragazzi che vengono nel mio magazzino, a titolo gratuito, ad imparare il mestiere e che io cerco di far crescere professionalmente.

S&L: Parliamo dei committenti, cioè le agenzie. Che tipo di rapporto hai con loro, cosa ne pensi?

R.A.: Le agenzie sono abituate ad aver a che fare con service che, al posto di aggiornarsi e lavorare bene, tendono ad accapparrarsi il 100% dei loro lavori. Così alcuni service girano tutte le agenzie cercando di monopolizzare il mercato, accettando il prezzo dell'agenzia, impostando il lavoro non sulla qualità ma sulla quantità. Questo è per loro indispensabile perché gli permette di far fronte ai leasing mostruosi che hanno fatto! Ma così il mercato si impoverisce per tutti: il nostro settore, che dovrebbe essere in continua fase evolutiva, sta andando indietro, perché poi per fare tour con un budget rimasto fermo a 10 anni fa non si può usare materiale di prima classe, ma mixerini da 10 milioni.

S&L: Il tuo discorso ci porta a parlare del rapporto fra service e distributori…

R.A.: I distributori spesso sposano delle cause che a volte sono sbagliate, così nasce un'identificzione fra service e distributori non del tutto corretta; a mio parere dovrebbero esserci meno cose politiche: il distributore vende un prodotto e chi ha i soldi lo compra. La verità è che in Italia il mercato è problematico, cioè non ci sono soldi, così i distributori diventano spesso, in qualche modo, parte integrante degli stessi service, gli fanno prestiti oppure pagamenti dilazionati, ritirano l'usato, insomma: se vogliono possono darti una grossa mano e così è come se mettessero piede nella tua azienda. Questo è un bene per il service ma anche un male. Un bene perché aiutano alcune strutture che altrimenti non potrebbero permettersi certi acquisti, ma d'altra parte influenzano quel service nelle vendite. Il ragionamento insomma è giustificato solo vista la disperazione in cui versa il nostro settore. Io ho visto che all'estero non funziona così: paghi e ti do il materiale. Non è un caso che i prodotti in italia costino di più, perché devono tamponare il costo di tutti i clienti che non pagano, delle ricevute che tornano indietro, di tutti i mixer che vanno in visione sei mesi e poi devono essere rivenduti da usato! Insomma, il distributore in Italia è costretto a fare politiche che alla lunga sono dannose per i service, perché falsano il mercato: io ho fatto il primo tour importante con Enrico Ruggeri diversi anni fa, a 5 milioni a data.

Oggi, se si lavora con una produzione equivalente, si prendono sempre 5 milioni a data, ma non ci si accontenta più di uno Yamaha PM3000, ci vuole almeno un Midas Xl3! Tutto è aumentato: i tecnici da 200.000 Lire costano 400.000, i trasporti sono passati da 900.000 Lire a bilico ad 1.300.000! l'unico che prende sempre le cifre di 10 anni fa chi è? Il service, solo il service, ed in buona parte grazie ai distributori che hanno messo in giro del materiale improponibile e sovradimensionato per il mercato italiano. Uno che compra un banco da 300 milioni come il mio collega Fumasoli per fare la tournée di Vasco, quando mai lo userà ancora in Italia? Io credo che veramente il mercato italiano sia falsato. Ma pensa solo agli impianti Martin Audio che abbiamo in giro, capisci che c'è qualcosa che non funziona: in Italia sono stati venduti qualcosa come 240 sistemi di Martin, 480 cabinet, un numero pazzesco per un mercato povero come quello italiano! Pensa che l'importatore ha preso il premio Martin Audio nel Mondo!

S&L: E della collaborazione fra service cosa pensi?

R.A.: Cosa vuoi che ti dica? Io ho portato Fumasoli con me nella tournée di Vasco di due anni fa, ma per quest'ultima lui ha voluto fare tutto da solo: per me è stata una scelta sbagliata, così l'ho lasciato fare senza obiezioni. Credo che puntare tutto su una sola grossa tournée sia sbagliato, anche per gli investimenti che lui si è dovuto sobbarcare: io ho preferito prendere tre tournée da 100 date ed ho lavorato tutta l'estate guadagnando molto di più. Più in generale credo che il rapporto fra i service, senza nascondersi dietro finte diplomazie, non sia per niente corretto: un grosso service come Agorà, se ne hai bisogno, ti chiede 3 milioni e mezzo a settimana per un XL4 e poi vieni a sapere che in un tour da 5 milioni a data ce ne sono due! Non mi sembra un comportamento molto corretto, e lo stesso dicasi per Musical Box che ha prezzi di listino molto alti, magari teoricamente corretti ma certo diversi da quelli da lui applicati per tour come quello dei Bluvertigo, un gruppo che vendeva l'intero concerto a 15 milioni a data! Insomma il service viene sempre considerato un concorrente, e se vuole il materiale lo deve strapagare, molto più di quello a cui viene affittato normalmente.

Ve l'avevamo detto che Rosario non aveva peli sulla lingua… Vediamo allora cosa pensa dell'argomento Renato Fumasoli, dell'omonima azienda valdostana.


Renato Fumasoli

S&L: Cosa pensi delle lamentele che spesso arrivano da parte del personale che lavora in tournée?

R.F.: Parliamoci chiaro: i problemi sono sempre quelli legati al budget, ed è chiaro che in una produzione c'è qualcuno che veramente guadagna tantissimo e qualcun altro che forse riceve il minimo indispensabile; ma non sono io la persona che deve dire da che parte è sbilanciato l'aspetto economico, posso solo dire che certamente service, tecnici e trasporti sono fra le parti meno privilegiate!

S&L: Cosa pensi del personale tecnico in Italia?

R.F.: Noi adesso abbiamo diversi grossi professionisti che nulla hanno da invidiare a quelli stranieri. Il problema è che c'è stato un miglioramento di alcune categorie ma di altre no, così il tecnico bravo viene pagato benino, mentre altre figure del crew forse non hanno lo stesso trattamento. Si tratta comunque di un personale particolare, con una preparazione tecnica fatta sul campo che non è mai completa, così quando ci sono delle lacune qualcuno cerca di pararle con un comportamento aggressivo. Più in generale credo che abbiamo ottimi professionisti, ma non si vede all'orizzonte un valido ricambio: forse perché è un lavoro pieno di sacrifici, perché sabato e domenica bisogna lavorare e non ci sono orari normali.

S&L: Parlaci del tuo rapporto con i fornitori di materiale

R.F.: Io personalmente ho un buon rapporto, ma questo dipende anche dall'aspetto economico, perché se sei uno che rispetta gli impegni, nei limiti del nostro mondo, poi vieni trattato in un certo modo. Qui in Italia esiste una situazione veramente particolare, perché spesso il distributore ha il problema di fare da importatore ma anche da banca per i suoi clienti! Perché se uno ha i soldi ormai può comprare in ogni parte del mondo. Con Audiosales, il mio fornitore principale, ho un ottimo rapporto, ma anche con Cantadori di Audiolink e con tutti gli altri.

S&L: I service italiani potranno farsi valere a livello europeo?

R.F.: Non so, all'estero sono molto più agguerriti di noi e per di più non hanno molto spirito collaborativo; per loro lo show business è una vera industria da tanto tempo, per noi è diventato una professione vera solo da pochi anni. Però possiamo dire che, se gli stranieri hanno guadagnato molto di più, noi forse ci siamo divertiti di più!

S&L: E dei finanziamenti della Comunità europea a certe aziende cosa mi dici?

R.F.: Finanziamenti? Boh, credo sbilancino il mercato, perché alcune aziende si ritrovano con tanto materiale di serie A e magari con non sufficiente affidabilità, professionalità, capacità di gestire politicamente quel materiale. Non so, staremo a vedere. Anche se è indubbio che brucino un po' il mercato, perché se, ad esempio, c'è un grande stock di Meyer in giro, comprato con i finanziamenti a fondo perduto, chi va a comprare un altro grosso impianto di quel tipo mettendosi in concorrenza diretta con chi lo ha avuto gratis o quasi? Si rischia insomma di non vendere più una cassa di quel tipo.

S&L: Come vedi il futuro del service?

R.F.: Certo non è facile affrontare tutte le nuove complicazioni dovute ad un mercato attualmente non certo brillante, anche se personalmente confido nel rapporto di stima ed amicizia che ho stretto negli anni con i miei principali clienti, anche se quasi non mi sento di definirli tali, perché nel campo della musica, secondo me, i rapporti personali contano più di qualsiasi legge di mercato.

Sarà vero quello che dice Renato? I rapporti personali contano ancora così tanto? Chissà, magari ha veramente ragione; o forse anche qui si va verso una spietata globalizzazione e verso un'ottica meramente votata al profitto? Forse chi lavora in una dimensione meno grossa si trova ancora in un ambiente più sano?


Lo chiediamo a BIG TALU, service che rappresenta una dimensione aziendale molto diffusa nel nostro paese, nata, come non di rado succede, quasi spontaneamente, senza un preciso progetto di base, adattatasi via via alle richieste del mercato.


BIG TALU

S&L: Oggi, dalla sua provincia di Cuneo, Big Talu schiaccia l'occhio al mercato nazionale, con le tournée di due delle band più interessanti e seguite dal pubblico giovanissimo: Subsonica ed Africa Unite.

B.T.: In realtà non ho mai avuto una vera strategia di marketing - conferma Talu - ed il lavoro è sempre arrivato tramite il passaparola dei musicisti e dei tecnici che mi ha permesso di approdare alle agenzie, prevalentemente quelle del settore "indipendente", come Mescal o Color Sound. Ho anche cominciato dei tour con dei gruppi che fino ad allora non avevano mai avuto la produzione al seguito, come Yoyo Mundi ed AfterHours.

S&L: Qual è il rapporto con gli altri service? Amicizia o concorrenza?

B.T.: Amicizia e collaborazione assoluti! Non so quali possano essere i meccanismi che regolano i rapporti fra i grandi service. Al mio livello posso dire che esiste una collaborazione con alcune aziende che travalica l'aspetto commerciale e sconfina veramente nell'amicizia. Posso fare proprio i nomi: AMS di Claudio Viberti, Electra Service dei "Manzo Brothers", Zoo MS di Franchino Angerosa, TSS di Mario Berciga; si tratta di aziende con cui ho formato un vero e proprio network che ci permette di lavorare molto meglio, contenere l'investimento nel materiale grazie allo scambio di apparecchiature ed ampliare il target dei nostri clienti. Insomma un aspetto fondamentale per il nostro lavoro. Faccio un esempio molto significativo: di recente, facendo uno spostamento col mio camion Iveco 115, ho perso in piena autostrada le ruote posteriori sinistre! Erano le sei del mattino ed io ero lì a guardare attonito il camion carico appoggiato sul mozzo: è bastata una telefonata a Claudio per far partire un altro camion a soccorrermi, non certo senza sforzo e "sbattimento" da parte sua. Insomma una situazione così fa ben capire che oltre al rapporto commerciale c'è una vera amicizia reciproca.

S&L: E con i collaboratori?

B.T.: Sono uno di loro! Da quando faccio questo lavoro ho sempre lavorato accanto ai miei collaboratori, sentendomi proprio uno di loro. Di conseguenza quando c'è un mugugno o qualcosa che non funziona, di solito riesco a capirlo subito, cercando così, se posso, di limitare il danno. Infatti il rapporto che ho instaurato con i ragazzi che lavorano per me è basilare per l'attività: io lavoro con loro tutto il giorno ed alla fine andiamo via sempre insieme; soprattutto quando vengono a lavorare in magazzino la tavola di casa mia si estende fino alla sua massima portata e dove si mangia in quattro… a volte si può mangiare in dodici!

S&L: Hai saputo dei finanziamenti a fondo perduto? Cosa ne pensi?

B.T.: Magari postessi averli anch'io! Beato chi li ha avuti! Quando il pensiero mi ha sfiorato la mente si è subito allontanato con una pacca del mio commercialista: Cuneo non è infatti una città sufficientemente depressa! Comunque resta chiaro per me, e credo per tutti, che il nostro lavoro non si improvvisa dall'oggi al domani e che non basta neanche riempire un magazzino di materiale nuovo ed alla moda per ottenere un tour importante: è un lavoro nato sulla strada che richiede grande esperienza e professionalità.

S&L: Come vedi il futuro della tua azienda?

B.T.: È difficile… più in generale credo che siano cambiati i parametri rispetto a venti anni fa, quando un mio amico guadagnava 1.200.000 a data in tour con Pupo, con 16 Par e 4.000 Watt di impianto audio! Oggi, per paradosso, il guadagno a data non è cambiato di molto, ma è aumentato mostruosamente il costo del personale e del materiale che bisogna fornire. Insomma, quella fra i service è una guerra fra poveri: ma è Rock&Roll, e forse tutti noi ne siamo completamente infettati!

Insomma, di spunti e polemiche forse ne abbiamo sollevati un po' troppi… senza dubbio un discorso da continuare, magari in una sede migliore, in un forum vero, dove ognuno può dire la sua: e allora spostiamo la discussione al forum sul sito www.soundlite.it… venite a dire la vostra!



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