IL FORUM DEI CINQUE FONICI |
Toni Soddu on line |
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Nel consueto ed immaginario forum ospitato sulle pagine di Sound&Lite, mai come in questo caso si sono riunite figure professionali cosi eterogenee per provenienza di mestiere che con il loro operato abbracciano un vasto periodo di tempo pari a quasi cinquanta anni di storia del mestiere di fonico di studio. Chiedo a Gaetano Ria, a cui mi lega una lunga e sincera amicizia, di parlarmi del passato o meglio del periodo doro dei suoi inizi. Il passato? Vorrai dire ieri! risponde Gaetano . Perché pensando alla registrazione di una canzone come I Watussi, successo evergreen di Edoardo Vianello del 1961, ho la sensazione che sia accaduto appena ieri, mi sembra di sentirlo ancora nel suono originale degli studi RCA. Del resto non posso dimenticare i tanti anni passati negli studi di via Tiburtina quando nei primi anni 70 registravamo le sessions de Le Orme, Il Banco Del Mutuo Soccorso, I Camaleonti, I Nomadi. Un periodo fatto di grande entusiasmo e di tante ore di lavoro al giorno, più ore di un orologio, sempre trainato da un sincero e divorante interesse per il mestiere di registrare. Ricordo i contatti con i colleghi americani e gli scambi di corrispondenza con gli schemi per registrare la batteria, i tipi di microfoni, le tecniche di ripresa, i trucchi del mestiere insomma. Certo si registrava proprio di tutto interviene Piero Bravin dal Barbiere di Siviglia a John Cage preparated piano, la grande orchestra ed il gruppo rock del momento. Il periodo degli anni 70 segnava il momento di frontiera nellaudio professionale, i primi registratori multitraccia e lautomazione nei banchi di missaggio; gli scambi di informazioni tra gli addetti ai lavori erano fitti e, sorprendentemente per lepoca, tempestivi: che tipo di microfono usare sulla voce, quale sistema di monitor per il mix, tutto era da scoprire in un periodo in cui e-mail, fax e riviste specializzate erano inesistenti. Il ricordo va con affetto anche alle inevitabili ingenuità: come non ricordarsi il mixaggio ad otto mani sul banco ed a tutte le volte che si ripartiva da capo quando qualcuno si dimenticava, oramai distrutto dalla fatica e dalla tensione, di alzare lo slider dello strumento a cui era stato affidato il controllo! Era la prima vera automazione. Sicuramente è una grande passione per la musica che fa scattare il meccanismo di questo lavoro esordisce Renato Cantele . Io agli inizi degli anni 80, da musicista con un occhio di riguardo per la tecnica, nel giro di due anni mi sono ritrovato fonico con tanto di studio da gestire. Unavventura che ha funzionato quasi da subito, tanto che nel giro di pochi anni in compagnia di Red Canzian dei Pooh abbiamo aperto il Morning presso gli studi ex-CGD di Milano. È un lavoro in cui si rimane coinvolti in misura massiccia e totalizzante soprattutto quando si lavora con profitto con artisti diversi e stimolanti dal punto di vista tecnico e perché no, artistico, visto che non si lavora per il solo pane!. Con divertito interesse, il nostro personaggio chiave, Sergio Marcotulli, prende la parola per la prima volta: Con piacere sento che le parole dordine del mestiere di fonico sono ancora entusiasmo, passione e responsabilità. Vorrei dirvi che anni fa esistevano solamente queste parole, accompagnate da una dotazione tecnica assolutamente basilare e con tempi di ripresa oserei dire da formula uno. Alla fine degli anni 50 non cera differenza fra ripresa e mixaggio, facevano parte della stessa operazione in quanto la macchina di registrazione possedeva solamente una pista! Quando si aveva a disposizione, come nel nostro primo studio alla RCA Italiana, un miscelatore a sei canali e sei microfoni (anche se a valvole di grande pregio), non si dovevano solo fare i miracoli ma soprattutto occorreva fare il disco, ed in fretta: il tempo medio per realizzare la facciata di un 45 giri era di ben quattro ore. Mi è strano pensare che oggi, con le apparecchiature più moderne di hard disc recording, in quattro ore si fa appena lediting della voce, quando va bene. Non vorrei sembrare un matusa, ma mi piace ricordare che la registrazione delle grandi orchestre che suonavano le colonne sonore di grandi film veniva effettuata in tempi molto rapidi, perché anche allora 60-80 musicisti costavano molto; in questi casi la tecnica di posizionamento dei microfoni era fondamentale ed aveva infatti compiuto passi da gigante soprattutto per la grande pratica degli operatori del suono che lavoravano con turni massacranti. Ricordo i tempi in cui i direttori dorchestra americani venivano a registrare presso lo Studio A della RCA Italiana (11.000 metri cubi con un acustica rimasta insuperata nel Mondo e negli anni) con la pianta della posizione dei microfoni redatta dai nostri colleghi americani per potere ottenere il suono più adatto. Spesso dopo la prima prova ci si accorgeva con evidenza dello scarso risultato, allora io, che conoscevo la sala, riposizionavo gli stessi microfoni secondo il mio personale approccio e subito dopo si aprivano i cuori dalla felicità. E questo aneddoto ci fa capire come nel nostro mestiere la pratica sia spesso più importante di una teoria scritta su un pezzo di carta. Sono perfettamente daccordo prosegue Gianluca Vaccaro potrebbe sembrare un controsenso ma con lHard disc recording la regola che adotto primariamente è proprio quella di provare sempre. Ci sono i programmi, redatti certo impeccabilmente dalle Case Madri, però se non si cerca bene tra le pieghe non si ottengono dei risultati veramente soddisfacenti. Ormai, almeno per il momento, ho trovato il modo per me più soddisfacente di registrare gli strumenti acustici più importanti nel tipo di musica a cui lavoro, cioè la batteria e la voce: dopo tante prove finisco per utilizzare ottime macchine analogiche che mi forniscono unottima presenza anche fra le camboge di chitarre! Per la cassa utilizzo due microfoni, uno posto allinterno, il sempre valido AKG D-112, ed uno allesterno a condensatore, un Neumann U 87 che preamplifico con un Massenburg 8400 quad preamp. ed equalizzo con un API sempre a stato solido, così preparo il suono per il mixaggio. Doppio microfono anche per il rullante con uno Shure SM 57 per la parte superiore ed il Sennheiser MD 421 per la retina, tutto convertito a 24 bit ed acquisito su Pro-Tools. Per la voce, come nel caso di Max Gazzè, utilizzo un Neumann U 67(limited edition) a valvole che viene raccolto dal Voxbox della Manley e leggermente equalizzato con un API, poi convertito in digitale su Pro-Tools. Penso sia lunione migliore dei due mondi analogico e digitale. Spesso, quando trovo in particolare la solita batteria concessa in sponsor, di solito mal regolata e che non suona neanche a calci, mi chiedo a che valgano tutti i nostri sforzi per ottenere un suono decente senza un po di attenzione allo strumento dice Piero Bravin . Attualmente per la batteria utilizzo un set di microfoni dinamici sui tamburi, per avere la giusta pressione, e ne utilizzo diversi per avere quella che chiamo microfotografia del set acustico, così da poter lavorare meglio il suono durante il mixaggio. Non ho uno standard fisso per i microfoni da utilizzare; ad esempio quando ascolto alcuni dischi passati a volte mi piace molto il suono della batteria ottenuta utilizzando un set di Neumann a condensatore al posto dei soliti SM 57 o MD421. Nel registrare la voce, più che i microfoni curo molto la sintonia con il cantante, cioè mi inserisco con lo stesso tipo di cuffia sulla barra di ascolto e trovo un ascolto che gli permetta di esprimersi al meglio per tradurre in tecnica quello che deve essere primariamente un risultato artistico ed emotivo. Negli ultimi tempi adopero spesso per registrare la voce il Sennheiser MKH 80, unottima macchina a condensatore della ultima generazione che ha uno splendido comportamento sia con le voci maschili sia femminili. Quello che vorrei sottolineare è che amo con tutto il cuore lavorare con musicisti che suonano con passione il loro strumento, perché ciò si traduce in una gioia anche nella registrazione: è forse questo elemento, rispetto al passato, la cosa che oggi mi viene più a mancare. Sono perfettamente daccordo con te interviene Gaetano Ria oggi cè forse troppo egoismo negli studi, in particolare tra musicisti e produzione in genere. Praticamente è scomparsa la figura del vero produttore artistico, quello che guidava, con più o meno discrezione, lartista o la band per tirarne fuori la parte migliore. È anche merito di questi personaggi, che a prima vista potrebbero sembrare cinici, laver creato artisti di fama solida e artisticamente longevi, non solo mordi e fuggi come oggi spesso accade. Anche lo studio di registrazione stesso era per lo più una fucina di creatività finalizzata alla produzione del disco, cosa che formava intere classi di professionisti tecnicamente preparati al lavoro di fonico dalla straordinaria competenza in acustica. Ciò lo affermo sulla mia pelle, in quanto io provengo da quel mondo che mi fece utilizzare per primo in Italia il metodo di registrare la cassa della batteria senza la pelle davanti e mettendo al suo interno una coperta ed un peso per tenerla ferma, per far sì che non cambiasse suono durante il take di registrazione. Grazie ai contatti con i colleghi americani sono stato fra i primissimi in Italia ad utilizzare il close miking per la batteria, con il set microfonico composto da AKG 541 per i piatti, Sennheiser MD 421 per i tom, Shure 57 sul rullante e EV PL 20 sulla cassa, un set che è ancora oggi uno standard usato moltissimo. Per la stessa ragione ho imparato ad usare i gate sui tom non solo per evitarne i rientri ma anche per arricchirne la sonorità. Per la voce utilizzo invece un bel Neumann U 87 o 47 / 67 a valvole, con un robusto anti-pop davanti ed inserisco nella catena quello che secondo me è il compressore semplicemente perfetto per questo utilizzo, lUrei LN 1176. Tutto ciò avviene solamente dopo che ho collocato il microfono in uno spazio acusticamente favorevole alla ripresa, né troppo piccolo ed assorbente (che toglie respiro e frequenze alla voce è) né troppo grande (che potrebbe colorare negativamente il microfono); soprattutto utilizzo sempre dei Tube Traps per equalizzare laria attorno al microfono smorzando con precisione le frequenze troppo invadenti dellambiente nei confronti della sorgente vicina. E già, lambiente continua Sergio Marcotulli oggi è sempre più uno sconosciuto, anche a causa delle tecniche di ripresa ravvicinata di cui a volte si abusa. Si tratta invece di un elemento fondamentale. Ci sono infatti delle regole fisiche che secondo me non si possono ignorare, specie nella ripresa degli strumenti acustici e delle grandi masse suonanti come le orchestre: un suono grave, situato nella parte bassa dello spettro audio, ha bisogno di grandi distanze per potere sfogare la sua energia; un timpano o una grancassa di qualsiasi natura, microfonati vicino possiedono una centesima parte dellenergia a quelle frequenze che misurano a volte decine di metri, e nessun equalizzatore vintage o ultramoderno potrà riequilibrare la corretta posizione del microfono; insomma è la ripresa ambientale che sola può fornire emotivamente il giusto impatto e la profondità necessaria alle basse frequenze. Più volte ho registrato la batteria posizionata al centro dellorchestra, utilizzando sia i microfoni in campo ravvicinato sia quelli distanti, posizionati per lorchestra, ho ottenuto un suono vivo ed entusiasmante in dinamica senza sacrificare minimamente il suono generale dellensemble. Stesso discorso per la registrazione delle voci: il microfono riprende sia il campo vicino sia lambiente dove la voce naturalmente si diffonde ed acquista la giusta profondità. Naturalmente ogni genere musicale ha bisogno delle sue cautele, però anche registrando musica leggera ho sempre utilizzato questo metodo e non mi sono trovato quasi mai a pentirmene. Posso solo ricordare il grande suono e la grande emozione di registrare il Maestro Bernstein che dirigeva la sua grande orchestra: un risultato che rimane ancora oggi notevole. Mi sarebbe piaciuto esserci dice Renato Cantele per potere assaporare quel suono dal vivo nella sala di registrazione, oggi sono occasioni così rare che si possono contare sulle dita di una mano. La tensione creativa, se vogliamo definirla così, si è spostata sul computer e sullhard disc recording: per carità, niente atti di accusa, rimane il mezzo principale su cui oggi realizzo i miei progetti discografici, però ultimamente lo utilizzo sempre più come un mero registratore audio e non come la macchina dei miracoli. Daltronde il suono delle produzioni attuali è massicciamente
quello dei sistemi che utilizzano Pro-Tools o sistemi simili, per cui
il produttore che arrischia il budget del suo nuovo progetto ha dalla
mattina alla sera in testa proprio quel sound lì. Per la batteria stesso discorso: a seconda del progetto utilizzo mezzi diversi e differenti tecniche per riprendere i pezzi della batteria, naturalmente, se previsto, unisco suoni acustici con suoni provenienti da samplers o affini. A questo punto molto sulla tecnica è stato messo sul tavolino ed i nostri magnifici cinque attaccano un discorso molto in voga a nostri giorni: la scarsa competenza in materia delle case discografiche, le continue liti per i budget assegnati alla produzione, la non perfetta competenza tecnica dei nuovi produttori ed amenità del genere che lasciamo vagare per la stanza seguite da grasse risate e salaci commenti. Rinnovo, mai come in questa occasione, i ringraziamenti per la disponibilità dei convenuti al Forum: la mia più grande soddisfazione, gli altri non me ne vogliano, è stata quella di poter discutere con Sergio Marcotulli, di cui avevo sentito solamente parlare con grande affetto da tutti quelli che lo conoscono e che mi ha trasportato per alcuni minuti in una sana e cordiale atmosfera di altri tempi, forse migliori di oggi, chissà |
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