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ACUSTICA,
PSICOACUSTICA,
TECNOLOGIE AUDIO E DINTORNI.
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di
Guido Noselli
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Impiego e "settaggio" di un sistema di
sonorizzazione professionale
FREQUENZE BASSE: Parte 3
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Dopo la minima
indispensabile introduzione all'argomento sviluppata nei primi due articoli,
a cominciare da questo, cercherò di analizzare qualche esempio
pratico, per ora tra quelli più semplici e generici che, con maggiore
frequenza, s'incontrano nel campo della sonorizzazione professionale.
Per farlo, come
vi ho anticipato, userò software per modellazione acustica la cui
grafica, sono sicuro, renderà più facile la comprensione
dei fenomeni connessi anche al lettore meno preparato. Suggerisco di tenere
in evidenza, per una pronta consultazione, quanto sinora ho scritto sull'argomento.
Il primo programma
della cui grafica mi avvarrò su queste pagine è stato scritto,
con altri, qualche anno fa, dal famosissimo Mark Ureda, padre insieme
con Henricksen, della altrettanto famosa tromba Mantaray, progettata per
la nota Altec Lansing americana. Purtroppo il software, non so per quale
ragione, non è più stato implementato e quindi non ha avuto
il successo che si sarebbe meritato presso il grande pubblico dell'audio
professionale. Per quanto mi riguarda trovo questa prima, e forse ultima
release, anche se limitata nelle prestazioni, molto utile proprio per
illustrare in modo comprensibile alcuni aspetti teorici (che però
è facile riscontrare nella pratica) riguardanti gli argomenti sin
qui sviluppati sul tema ed in particolare quelli inerenti la propagazione
del suono di diffusori o gruppi di diffusori per basse frequenze in condizioni
di spazio libero o 4 .
Per la propagazione
in altre condizioni acustiche determinate dalle superfici di riflessione
come quelle di un qualsiasi ambiente chiuso, utilizzerò in futuro
un altro programma, di diversa concezione rispetto a questo, il cui nome
è ULYSSES. Lo scopo è quello di fornire al lettore indicazioni
pratiche d'utilizzo, supportate da simulazioni acustiche le più
realistiche possibile, che anticipino, se non proprio il vero risultato,
certamente qualche cosa in più della semplice tendenza.
Ma veniamo al
primissimo tra gli esempi che riguardano la propagazione delle frequenze
basse.
Il comportamento
di un solo diffusore per basse frequenze che contiene due altoparlanti
da 18" distanziati tra loro di cm 46, Fig.A1v. Le dimensioni sono:
altezza 110, larghezza 55 e profondità 60 cm (il disegno si riferisce
per ovvie ragioni al frontale di un subwoofer di produzione corrente dell'Outline,
che ha la peculiarità di poter essere sospeso, se proprio necessario,
avendo di serie i necessari punti d'ancoraggio).
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Nelle immagini
qui sopra, oltre al subwoofer di Fig.A1v, a lato vediamo un grafico (Fig.A1vP)
che rappresenta lo spazio tridimensionale attraverso tre assi che s'intersecano
in un punto centrale, denominati X+/X-, Y+/Y-, Z+/Z-.
Questa rappresentazione
grafica consente di evidenziare le direttrici d'emissione di una o più
sorgenti acustiche rispetto allo spazio che le circonda. In questo esempio,
i due punti rappresentano il centro d'emissione dei due altoparlanti montati
nel sub del disegno che si vede accanto, i due segmenti che emergono da
questi punti e che terminano con due frecce, indicano la direzione verso
cui è orientata la "faccia" frontale di questi altoparlanti,
da non confondere con la direzione della propagazione del suono, che avviene,
ovviamente data la natura omnidirezionale della sorgente, anche posteriormente
alla direzione delle frecce, così come si vedrà facilmente
nelle immagini che seguono. La distanza tra le due frecce corrisponde
all'interasse tra i due altoparlanti, nell'esempio 46 cm.
Se il grafico
degli assi, che d'ora in poi chiameremo grafico del Puntamento (Aiming
in Inglese), indica la posizione direzionale nello spazio della sorgente
o delle sorgenti, quelli che seguono sono riferiti rispettivamente ai
Diagrammi Polari orizzontale e verticale, "Polars", tracciati
su un piano e alla proiezione sul piano del "Balloon" o "Globo"
d'emissione sferica della medesima sorgente, visto di fronte dalla posizione
del microfono di misura.
Il programma
effettua i calcoli considerando fissa, ad un'estremità dell'asse
X+/X-, la posizione del microfono virtuale, ad una distanza di default
di 100 piedi, corrispondente a 30 m, distanza che ho scelto di utilizzare
per tutte le modellazioni presenti e future con questo programma, perché
sufficientemente adeguata a rappresentare il "campo lontano"
anche per gruppi d'altoparlanti accostati, che assumono dimensioni piuttosto
grandi, e perché tale distanza è paragonabile a quella d'ascolto
da lontano di un realistico sistema di sonorizzazione professionale. Il
"campo lontano" è una definizione utilizzata semplicemente
per indicare una condizione di misura nella quale la distanza è
sufficiente affinché le caratteristiche geometriche delle sorgenti
singole o multiple non possano influenzare la risposta.
Per leggere i
grafici bisogna fare un piccolo sforzo di fantasia. Immaginando
il microfono posto in X+ nel grafico del Puntamento alla distanza di 30
metri, all'intersezione del piano orizzontale e verticale, guardando il
grafico Polare potete immaginare che il microfono abbia tracciato la curva
di livello, di colore blu, facendo un giro di 3608 intorno al diffusore
o al gruppo di diffusori alla distanza costante di 30m, muovendosi intorno
al centro di rotazione orizzontale e cioè intorno all'asse Z+/Z-.
Mentre dovete immaginare che lo stesso microfono, come farebbe una matita,
abbia tracciato la curva polare di livello, di colore rosso, compiendo
un giro di 3608 sempre alla distanza costante di 30m intorno al centro
di rotazione verticale e quindi intorno all'asse Y+/Y-.
Queste due curve
sono evidenziate entrambe contemporaneamente su un "tracciato"
polare in cui i paralleli valgono 10dB ed i meridiani 158. Per continuare
nell'analogia con il globo terrestre Il grafico polare, in sostanza, evidenzia
con la curva blu il parallelo dell'equatore e con la curva rossa il meridiano
passante per i poli. Il livello s'intende 0 dB sull'asse di misura.
Facile leggere,
dopo quanto sopra, il Balloon o Globo che rappresenta la propagazione
in tutte le direzioni su un angolo solido di 3608 del suono emesso dalla
sorgente/i, che dovete immaginare immersa al centro del Globo a 30m di
profondità rispetto alla superficie del Globo che vedete rappresentata
in due dimensioni.
Forse, ad un
primo impatto, può sembrare non facile la comprensione dei grafici,
così come non è facile descriverne il significato a parole,
ma sono sicuro che un po' d'attenzione risolverà ogni dubbio.
Ancora una precisazione
prima di descrivere i risultati della modellazione: le immagini sono codificate
in modo tale che ogni grafico sarà facilmente identificabile ed
inequivocabilmente attribuibile ad una determinata sorgente in una certa
situazione acustica. Leggendo i codici è intuitivo attribuire alla
Fig. A1v, in una situazione acustica Fig. A1vP, gli altri grafici che
seguono, nei quali il codice identifica anche il tipo di grafico (P per
polar e G per globo) e la frequenza (50,80,125 Hz ecc.).
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Fig.A1vP50 |
Fig.A1vG50 |
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A 50 Hz la sorgente
è talmente omnidirezionale che nel diagramma polare non si distingue
il piano orizzontale da quello verticale e nel globo non si vedono zone
di diverso livello rispetto a quello sull'asse dove è posto il
microfono di misura virtuale. Infatti, il colore rosso omogeneo indica
che su tutta la superficie del "Globo" a 30 m dalla sorgente,
che è posta al suo centro geometrico, si misura in pratica lo stesso
livello sonoro.
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A
80 Hz, come si vede, diciamo che la situazione cambia di pochissimo per
non affermare che è la medesima dei 50 Hz. Omnidirezionalità
quasi totale quindi per la sorgente. |
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A 125 Hz, frequenza
che a mio parere è gia il limite per posizionare la frequenza d'incrocio
superiore ad una sezione subwoofer (del tipo di quella analizzata in queste
pagine), s'incomincia ad evidenziare nel grafico Polare la curva rossa
del piano verticale, segno che, rispetto a questo piano, la sorgente inizia,
direi in modo quasi impercettibile, circa 1,3 dB è la differenza,
a diventare più direzionale che nell'altro piano, anche se dal
colore omogeneo del Globo ancora non appare.
La spiegazione
di quel che avviene è molto semplice. Sul piano verticale gli altoparlanti
sono due sovrapposti e quindi, essendo la sorgente doppia formata da due
sorgenti separate, dà luogo a fenomeni d'accoppiamento o interferenza
che sono funzione della distanza tra i due altoparlanti e della frequenza
(meglio forse dire lunghezza d'onda) considerata. L'effetto si vedrà
maggiormente a frequenze più alte, come ad esempio a 200 Hz.
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A 200 Hz appare
evidente che la sorgente diviene sensibilmente direzionale sul piano verticale.
Infatti, posto che il livello sull'asse è 0dB, dalla simulazione
risulta che a + e a - 908, da -YZ a +YZ, il livello è 3,6 dB inferiore
rispetto a quello sul piano orizzontale. Questo si nota anche dalla colorazione
non omogenea del Globo che diventa sopra e sotto (posizioni corrispondenti
a + e - 908) arancione tendente al giallo. In un subwoofer, tagliato prima
di tale frequenza, di questa maggior direttività non ci accorgeremmo
nemmeno, ma se invece fosse un basso ad avere le stesse caratteristiche
geometriche, il risultato, spostandoci sopra o sotto il diffusore, sarebbe
avvertibile ad orecchio.
La ragione della
maggiore direttività risiede nello sfasamento, che si verifica
per via dell'arrivo al microfono, in tempi diversi, del suono emesso dai
due centri acustici presenti nella sorgente, che è tanto più
evidente quanto più questi ultimi si trovano allineati sull'asse
di misura (vedi la Fig. A1PT qui di seguito per averne un'idea grafica).
Questo comporta
una somma acustica minore rispetto a quella che si ha quando gli arrivi
sono coincidenti. Tale somma acustica non perfetta si traduce in una perdita
graduale fuori asse in funzione della frequenza e della connessa lunghezza
d'onda considerata.
Nel grafico di
Puntamento qui sotto i due punti blu indicano la posizione della faccia
dei due altoparlanti quando si trovano a 90° rispetto al microfono
che è in direzione dell'asse X+/X-. Appare evidente che i suoni
emessi dalle due sorgenti arriveranno sfasati, in tempi diversi, al microfono,
per la differenza di percorso (46cm in questo caso), generando quell'interferenza
il cui risultato è rappresentato nelle immagini precedenti.
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Guardando la
Fig. A1PT, a fianco al grafico di puntamento, possiamo vedere schematicamente
come avviene lo sfasamento per differenza d'arrivo del segnale al microfono
e capire quali sono i parametri da mettere in relazione, oltre alla frequenza
d'analisi e alla lunghezza d'onda connessa, per calcolare la perdita di
livello che si verifica a mano a mano che la misura si sposta dall'asse
mediano tra le due sorgenti. Non c'è più spazio in questo
articolo per riportare formule e calcoli necessari ad ottenere il valore
in dB perduto, ma in uno dei prossimi mi propongo di farlo in modo che
anche il lettore, con un po' d'impegno, possa a sua volta ripeterlo quando
riterrà che ne valga la pena. Al di là di quello che il
semplice esempio lascia giudicare su questo fenomeno acustico, addentrandoci
in questi argomenti si capirà presto che questo fenomeno è
alla base del corretto funzionamento di tutti i sistemi di sonorizzazione,
dal più semplice, perché formato da un unico diffusore a
più altoparlanti, al più complesso perché formato
da numerosi diffusori in array o in cluster.
Dopo questo primo
esempio, del quale mi auguro di essere riuscito a far comprendere il meccanismo
che sta dietro al risultato della simulazione fornita dal programma, non
sarà più necessario, spero, ripetere la stessa spiegazione
e gli stessi calcoli per gli esempi a seguire. Confido che potranno bastare
le immagini alla comprensione, così come le forniscono i programmi
di modellazione in generale e ovviamente anche questo qui utilizzato.
Se però qualcuno avesse proprio necessità di ulteriori chiarimenti,
poiché mi rendo conto di come questa non sia materia facile per
tutti, risponderò volentieri per posta elettronica. Suggerisco
però a tutti i lettori di inviarmi eventualmente le loro richieste
dopo aver letto ancora qualche puntata sull'argomento, perché,
forse, gli eventuali dubbi si saranno dissolti. Mentre invito sin d'ora
a segnalarmi con semplici schizzi senza pretesa, ma con tutte le quote,
eventuali situazioni acustiche, dal punto di vista dei diffusori per basse
frequenze, delle quali si voglia conoscerne l'effetto; tali segnalazioni
mi torneranno utili per gli articoli futuri.
Prima di chiudere
l'articolo per questioni di spazio, ecco un altro paio di esempi che chiariranno
ulteriormente quanto sia importante, ai fini del risultato, il posizionamento
di diffusori multipli in sistemi o array, per basse frequenze in particolare.
Nei prossimi articoli, ho accennato qui sopra, cercherò di dare
più spazio alle immagini che alle parole, in modo da presentare
il più rapidamente possibile una casistica di situazioni adeguata
all' utilizzo reale.
L'esempio qui
sotto è basato sull'accoppiamento verticale, 2,2 m in altezza,
di due dei subwoofer del primo esempio. Lo scopo è quello di ottenere
una migliore direttività verticale e quindi una capacità
di proiettare le frequenze basse più lontano, mantenendo inalterata
la dispersione sul piano orizzontale. Le immagini che seguono e che ricalcano
le simulazioni dell'esempio precedente si commentano da sole.
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Fig.
A2vsP50 |
Fig.
A2vsG50 |
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A
50 Hz la sorgente rimane ancora quasi perfettamente omnidirezionale anche
nel piano verticale sia nel diagramma polare, che lascia intravedere la
linea rossa del polar verticale (circa1 dB a 90°) sia nel globo,
nel quale è ancora più difficile vedere il leggerissimo cambiamento
di colore ai "poli". |
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Fig.
A2vsP80 |
Fig.
A2vsG80 |
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A
80 Hz come si vede la situazione cambia decisamente e riflette in quanto
a direttività verticale la situazione di un subwoofer singolo a 200
Hz. Appare evidente quanto sia importante il posizionamento dei diffusori
per i bassi.
Senza ripetermi, comincia gia a 80Hz il fenomeno d'interferenza illustrato
con le immagini A1P90 e A1PT. |
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Fig.
A2vsP125 |
Fig.
A2vsG125 |
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A 125 Hz, frequenza
che ho definito il limite per posizionare la frequenza d'incrocio superiore
nei subwoofer, la direzionalità diventa spiccata. Tra l'asse e
i 908 ci sono ben 10/11 dBSPL in meno, segno che sopra e sotto il diffusore
avremo la sensazione di sentire metà dei bassi che invece sono
percepiti di fronte, in asse al sistema.
(Ricordo, come
in altre occasioni, che 10 dB corrispondono al dimezzamento o al raddoppio
della sensazione sonora percepita dall'orecchio).
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Fig.
A2vsP200 |
Fig.
A2vsG200 |
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A 200 Hz riporto
i grafici per far notare che la direttività verticale diviene ancora
più spinta a causa della interferenza che si genera con maggiore
effetto al salire della frequenza, per il fatto che lo sfasamento, di
cui ho parlato più sopra, è provocato da differenze di distanza
paragonabili alla lunghezza d'onda proprio di questa frequenza. Per cui
il sistema a 200 Hz, evidentemente, ha un comportamento diverso da quello
che si può definire di "Piston Band", in cui tutte le
sorgenti si sommano e funzionano come un'unica sorgente (pistone) omogenea.
Di questo e di altri esempi però ne parleremo un'altra volta.
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