QUESTO BUSINESS DELLA MUSICA

 

di Sergio Caputo
www.sergiocaputo.com

 

UN GIORNO IN TOUR
Tutto cio' che non sospettate neanche
dietro le quinte di un concerto.


Ciao a tutti. Sono Pinco Pallino.
L'ultima volta che ci siamo lasciati stavo salendo in macchina col mio tour manager per affrontare il primo giorno del mio primo tour. Da quel momento sono passati tre anni.
"Ma era solo pochi mesi fa!!!" direte voi. Beh, non è forse il mio lavoro, dopotutto, nient'altro che "fiction"? Nella fiction può succedere questo ed altro, e vi confesso che io stesso comincio a sentirmi un po' come un cartoon. Infatti, proprio come un cartoon, devo essere sempre uguale a me stesso, fare sempre le stesse cose, non posso uscire dai miei binari neanche per un attimo, la gente si aspetta che io faccia o dica una certa cosa, e io da bravo la faccio e la dico.

Ho provato, sapete, a fare e a dire delle cose diverse da quelle che la gente si aspetta da me, ma è fatica sprecata, se non addirittura deleterio. Nella migliore delle ipotesi non ti ascoltano nemmeno, fanno finta di non sentire. Nella peggiore s'incazzano come delle jene e te la fanno pagare in mille modi perversi.
Lasciamo perdere. Dunque ho imparato ad accettare il mio ruolo di cartoon, che del resto sono pagato per sostenere. È un lavoro come un altro - mi dico - la musica è solo marginale.

Un lavoro come un altro? Mah… giudicate voi. Per stare un'ora e mezzo sul palco (l'unico lasso di tempo durante il quale faccio musica, cioè il mio lavoro vero e proprio) sono in giro da dodici ore! La mia giornata lavorativa "normale" è di circa quindici ore, invece delle otto sindacali, tra viaggi, aereoporti, check in, check out, sound check (si, "check è una parola molto ricorrente nella mia routine), interviste telefoniche, interviste di persona, corse trafelate in questa o quella radio, un paio di foto qui, un paio di inquadrature per qualche televisione locale lì, l'incubo soffocante di essere costantemente in ritardo, e costantemente in recupero, l'incubo dell'impresario locale che vuol vedermi di persona (non si fidano mai che sei veramente arrivato, e che veramente farai lo spettacolo), il terrore che tutto si metta improvvisamente ad andare storto, e insomma, mamma mia!

"Hai voluto la bici? Pedala!", dice un antico proverbio che riassume in sé l'essenza stessa della vita.
Mi sto lamentando troppo? Sì, avete ragione, i cartoon lo fanno raramente.
Ma voi volete sapere che è successo in questi tre anni. Sarò breve. Ho fatto il mio primo tour, che ha fatto furore. Siccome il primo aveva fatto furore, me ne hanno fatto fare subito un altro, che è andato alla grande, anche se decisamente ripetitivo.

Nel frattempo la casa discografica mi ha fatto presente che era ora di cominciare a sentire i pezzi nuovi per il nuovo disco. Pezzi nuovi? Nuovo disco? E chi ha avuto tempo di pensarci? Di riffe o di raffe, sono stato in giro quasi un anno. Così mi sono messo, nelle pause, a scrivere materiale nuovo in fretta e furia, siamo andati in studio e abbiamo fatto il disco nuovo, che è costato il triplo del primo e che a me non piace neanche la metà. Miracolo dei miracoli, la gente lo ha comprato lo stesso.

Grazie al cielo, io e il mio pubblico abbiamo gusti musicali completamente diversi. Due mesi fa la mia casa discografica, che era già una multinazionale, è stata mangiata da una multinazionale ancora più grande, e adesso nella mia casa discografica non conosco più nessuno, sono arrivati tutti questi marziani, che parlano solo di marketing, merchandising, gadgets, mergers, joint ventures, files-sharing, di tutto tranne che di musica. Solo che però ogni tanto ti dicono cose tipo "il basso è troppo minimalista" o "il pad di archi è un po' troppo evocativo" o "ma dove vai a tagliarti i capelli? Hai visto Bono (che è quasi calvo! ndr) come li porta?" Pazienza.

È il nuovo corso delle cose e dovrò adattarmi. Ah…e il nuovo direttore artistico è lo stesso che, anni fa, in un'altra casa discografica, mi mise alla porta dicendo che la mia musica lo lasciava perplesso ed era comunque priva di ogni possibilità commerciale. Lui se lo ricorda benissimo, io pure, ma ambedue ci guardiamo bene dal menzionare il fatto di esserci già incontrati in circostanze meno idilliache. Naturalmente mi detesta (ricambiato) e non vede l'ora di vedermi fare un flop, per poter dire finalmente "Ti ricordi? Te l'avevo detto anni fa!" Io, da parte mia, non vedo l'ora che lui faccia una mossa fatale per la sua carriera e venga rimpiazzato da un altro come lui, solo qualche anno più giovane e molto più inesperto.
Benvenuti nel mondo del puro business, dove le questioni personali non hanno peso.
Insomma nuovo disco, nuovo tour invernale, televisione e radio, breve pausa, cominciare a pensare al terzo disco, e tre anni sono volati così, e adesso sono di nuovo in tour, questa volta estivo.
Gia', adesso…

   

ASPETTANDO ASPETTANDO torna a inizio pagina

Adesso sono seduto sulla sponda del letto in una camera d'albergo. Albergo? Beh, questo in realtà è un silenziosissimo (ironicamente) motel sull'autostrada. Tendaggi fantasia senape e marroncino-verdastro, televisore sospeso al muro in una posizione indiscutibilmente precaria, telecomando fissato al comodino con una catenella. Peli sospetti nella doccia. Inquietante, e del tutto superfluo, il quadro di un torero con tanto di toro, appeso sopra il frigobar.

Già, c'è un frigobar, che ogni due minuti e trentadue secondi - ho controllato - vibra stizzosamente, facendo tintinnare le bottigliette all'interno, dalle quali ho giurato di stare alla larga. Nella camera accanto una coppia dà piena voce alle sue passioni, suscitando da un lato tutta la mia invidia, dall'altro, in qualche modo, confermando i miei timori inerenti ai peli nella doccia e al normale uso che la gente fa di questo albergo.
Mica è sempre così.

Ieri ero in un megahotel a cinque stelle, camera enorme con vista su giardino all'inglese, cioccolatini Godiva sul cuscino e cesto di frutta sulla console finto Luigi XIV. D'estate bisogna beccarsi a casaccio quello che offre il mercato. Gli alberghi sono zeppi e in preda al panico, i ristoranti pure e quindi si mangia malissimo, il servizio è pessimo, c'e' traffico, viaggiare è un'impresa degna di Marco Polo (ma noi sembriamo l'armata Brancaleone) fa un caldo bestia, e chi diavolo ha inventato i tour estivi è un maledetto psicopatico.

È il 14 di agosto e sono le 17.30, ho appena finito quattro interviste telefoniche con quattro radio diverse e concorrenti fra loro. Estenuante il fatto di non far capire all'una che avevo già parlato con l'altra, estenuante sentirmi fare le stesse domande e dare le stesse risposte che ormai mi vengono automatiche.
Ieri notte, dopo lo spettacolo, tra una cosa e l'altra sono riuscito ad andare a nanna solo alle tre, stamattina l'unico aereo disponibile era alle 9.00 (e la chiamano estate!), così ho dovuto prendere quello, dopo mezz'ora di macchina per l'aereoporto e tutta la trafila di imbarcare i bagagli e le discussioni con la ciurma per riuscire a portarmi in cabina la chitarra come bagaglio a mano.

All'aereoporto di sbarco la polizia vede uno (me) con l'aria stravolta e sospetta, i vestiti raggrinziti, occhiali scuri, chitarra a tracolla, e immediatamente mi blocca per un controllo antidroga (aereoporto + sconvolto + chitarra a tracolla = droga nascosta da qualche parte), ormai non me la prendo più, succede quasi tutte le volte. Il pensiero però che saranno costretti a mettere le mani nella mia valigia ad alto potenziale mefitico mi dà una certa perversa soddisfazione.

Uscito indenne - solo per insufficienza di prove - dal controllo antidroga, un tale che non ho mai visto in vita mia, sedicente inviato dell'agenzia locale, e di cui in circostanze normali non mi fiderei mai, mi preleva, mi mette in macchina (guida come una bestia) e mi accompagna qui, dove, mi dice, mi chiameranno un po' di radio e un paio di quotidiani locali per interviste assolutamente inutili, visto che lo spettacolo è stasera e i giornali non escono prima di domani.

E gli altri dove sono? Rocco, il mio tour manager, ha dormito solo un paio d'ore ed è partito alle 7.00 per arrivare qui, noleggiare una macchina, andare al campo sportivo a controllare la situazione, verificare permessi etc…etc… ed aspettare il camion, incontrarsi con l'impresario e ancora etc…etc...
I tecnici invece non hanno dormito affatto, ieri notte hanno smontato il palco, caricato il camion, e viaggiato tutta la notte per arrivare qui. Dormiranno a turno nel camion stesso prima dell'inizio delle prove.

La band è partita più o meno dopo di me, fatto tutto il viaggio in un piccolo pullman, e
presumibilmente sarà già arrivata. O almeno spero. Avrebbero potuto prendere l'aereo anche loro, ma un paio di loro hanno paura di volare, altri hanno bagagli e strumenti che preferiscono portarsi dietro, in più d'estate volare è più complicato, così l'agenzia ha noleggiato il pulmino e tutti felici e contenti. Io a volte viaggio con Rocco, a volte con la band, ma sui percorsi lunghi l'aereo è imperativo, anche se ho paura di volare anch'io.
Ma che fine ha fatto Rocco? Rocco doveva telefonarmi un'ora fa dal campo sportivo per dirmi che sul palco è tutto OK, che la band è lì, e che sta venendo a prendermi per le prove, ma ovviamente se non l'ha ancora fatto ci può essere solo un motivo: NON È tutto OK.

Cosa può essere andato storto? Tante cose. Per esempio: il camion del service non è arrivato, o è arrivato tardi e stanno ancora scaricando. Oppure: è tutto pronto ma il comune non ha ancora dato l'elettricità al palco e tutti sono fermi sotto il sole d'agosto ad aspettare un intervento divino. Oppure: l'impresario non si trova, e visto che è lui che deve pagare, Rocco aspetta che il nostro uomo si materializzi prima di condurmi sul luogo di pena.

Oppure: è sparito di nuovo il bassista, sono due tre giorni che lo fa, e nessuno capisce dove va e che gli passa per il cranio di sparire e riapparire così. Oppure: sono arrivati i vigili e stanno esaminando tutti i permessi possibili e immaginabili, in cerca di un motivo per fare multe o dichiarare l'area inagibile. Oppure: c'è un gruppo "spalla" di cui nessuno ci aveva detto niente, e adesso stanno tutti litigando e rileggendo il contratto, e i miei tecnici stanno per incrociare le braccia perché per loro (a ragione) quello è un'altro spettacolo, e loro sono pagati solo per fare il mio. Va' a sapere! Ne ho viste di tutti i colori e ne vedrò di nuove.

   
 
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