Mixers audio per impieghi live in sistemi di rinforzo del suono professionali

di Guido Noselli

 

Avendo chiarito, spero una volta per tutte, come regolare i livelli di un mixer tenendo conto della parte decisiva che esso ha nella struttura del guadagno in una catena d’amplificazione tipica, al fine di evitare distorsione e massimizzare il rapporto segnale disturbo, continuiamo il discorso del numero precedente

Analizziamo dunque la tipologia più classica e più diffusa di un Mixer Monitor da palco (Stage Mixer o Monitor Mixer come vi pare).
Innanzi tutto devo ricordare, come ho accennato forse all’inizio di questa serie d’articoli, che un tempo, non tanto lontano, non esisteva un mixer dedicato al monitoraggio sul palcoscenico, nemmeno nei più grossi concerti, e il mixaggio avveniva completamente dalla console di “sala” posta in mezzo al pubblico.

Questa prassi, se da un lato, teoricamente, non avrebbe dovuto penalizzare la qualità d’ascolto per l’audience, perché il fonico che regolava l’impianto era in mezzo ad essa, in realtà, di fatto e per la stessa considerazione intesa dall’opposto punto di vista, rendeva il risultato finale dipendente soprattutto dalla performance degli artisti, i quali si esprimevano più o meno al meglio, in virtù della qualità del monitoraggio loro fornito da quello stesso fonico che non poteva certamente sentire quanto accadeva sul palcoscenico.

Oggi, grazie all’abitudine acquisita negli studi di registrazione, che al giorno d’oggi consentono qualunque sofisticazione, gli artisti si sono abituati, come avviene appunto durante le riprese in studio nelle cuffie che indossano, a scegliere gli strumenti da sentire nei propri monitors sul palco. Questa è divenuta così la ragione principale che rende ormai indispensabile un mixer monitor e un fonico sul palco, capace di mettere a proprio agio l’artista senza le grandi o addirittura insormontabili difficoltà, che altrimenti, per fare tale servizio si avrebbero dovendo agire dalla posizione frontale in mezzo al pubblico (FOH).

Il “monitoraggio” sul palco è una delle chiavi più importanti per il successo di uno spettacolo musicale dal vivo. Il mixer monitor, quindi, è altrettanto importante quanto il cosiddetto mixer di sala.
Ovviamente tra le due tipologie ci sono alcune differenze funzionali.
La più evidente consiste nel fatto che un mixer monitor possiede molti canali d’uscita separati, ognuno capace di pilotare una completa catena di rinforzo del suono, dall’amplificatore alla cassa con la propria caratteristica mescolanza di segnali, al contrario di quanto avviene per il sistema principale che, normalmente, è stereofonico (due canali diversi solamente) o addirittura molte volte monofonico perché ai due canali è inviato lo stesso segnale.

Ogni uscita quindi del mixer da palco piloterà un sistema di casse acustiche monitor (o anche una sola cassa acustica) che, assegnato ad un particolare artista o ad un gruppo di artisti, fornirà loro i segnali o le parti di programma di cui hanno bisogno per la loro performance. Ad esempio il cantante principale, per stare a tempo durante l’esibizione, ha bisogno di sentire nel proprio monitor, bene in evidenza, la propria voce, a livello più basso quella del coro, oltre ad un po’ di tastiere e di chitarra. Il bassista avrà assolutamente bisogno di sentire molto bene la cassa della batteria, mentre il batterista a sua volta, oltre a se stesso, un po’ di basso e magari un po’ di tutte le voci. Il chitarrista dovrà sentire nel proprio monitor entrambi e chi suona le tastiere non potrà fare a meno di sentire perfettamente il cantante principale e la chitarra, oltre alla propria voce se anch’egli, come spesso accade, fa parte del coro.


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Figura 1







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Figura 2

 

Come è facile quindi intuire, il mixer da palco dovrà avere non soltanto un buon numero di uscite separate, ma anche una flessibilità tale da poter assegnare ad ognuna di queste uscite una precisa quantità di ognuno dei segnali al suo ingresso. In altre parole ognuno degli ingressi utilizzati nel mixer (24 generalmente per un medio gruppo in un concerto rock) sarà dosato, in quantità desiderata, su uno qualunque dei canali o “bus” di uscita (8 di solito quando gli ingressi sono 24) in modo che in ognuno di questi sia presente quel particolare mixaggio per quel monitoraggio particolare richiesto dalle necessità dell’artista.

Manovrare un mixer da palco quindi è certamente molto diverso e forse più complesso che manovrare un mixer da sala. Infatti, mixare per l’audience richiede attenzione ed impegno per mantenere l’equilibrio di un solo programma mixato; su palcoscenico, invece, un fonico deve mixare separatamente e contemporaneamente anche sedici differenti canali, mantenendo un’attenzione più alta per intervenire rapidissimo ad ogni segno dell’artista, ma anche per evitare il fenomeno del feedback, sempre in agguato.

In compenso il fonico da palco, al contrario del fonico di sala, non riuscirà ad influenzare più di tanto il risultato generale dello show e quindi in buona sostanza non subirà il peso della responsabilità più grande che in un concerto live si possa trovare: la buona riuscita di una performance per soddisfare le orecchie del pubblico (In sintesi l’unico scopo di una performance musicale).
Ci sono poi situazioni in cui è presente un solo fonico che si sobbarca la responsabilità delle regolazioni necessarie agli artisti sul palcoscenico, oltre a quella appena ricordata.

Il mixer in questo caso è di quelli che possiedono una sezione di uscite separate dalle altre che è dedicata al pilotaggio dei sistemi monitors posti sul palcoscenico. Tale tipologia di mixer è abbastanza diffusa per spettacoli di tipo teatrale, musicals o rappresentazioni, per cui, nei monitors dislocati sul palcoscenico è presente, generalmente, tutto il programma inviato in sala, o tuttalpiù, in alcuni di essi, semplici effetti sonori che rendono realistica una rappresentazione scenica, o ancora quando tale semplificazione nel monitoraggio è più che sufficiente, per esempio, nel caso in cui gli artisti si muovano in continuazione sul palcoscenico e quindi non avrebbe senso avere nei monitors segnali o programmi diversi tra loro; e ancora semplicemente quando, per ragioni di spazio, non sia ammissibile la presenza di un fonico sul palco con il proprio ingombrante armamentario.

Ricordo, per finire questo breve elenco, che tale tipologia di mixer è usata molto spesso dal fonico di una piccola band, che si occupa sia del monitoraggio sul palcoscenico sia del missaggio generale per l’audience. Questi ultimi soggetti, bisogna ammettere, sono quelli certamente più stressati e impegnati durante la performance, ed ironia della sorte, spesso sono anche i più bistrattati dagli artisti, che a volte pretendono, a gesti dal palcoscenico, reazioni immediate ad ogni loro richiesta, senza valutare cosa il fonico sia impegnato a fare in quel momento.

Per capire meglio le funzioni descritte sin qui, si possono vedere alcuni disegni schematici che rappresentano l’allestimento di un palcoscenico dal punto di vista del sistema monitor, mixer incluso.
Il primo, figura 1, è una rappresentazione schematica di un tipico palcoscenico in un concerto live con la presenza degli artisti, alcuni strumenti, il sistema di monitoraggio, incluso la postazione del fonico di palco, e, ovviamente i microfoni da ripresa.

Si potranno notare che sono presenti otto canali diversi di monitoraggio, al termine dei quali sono posti veri e propri diffusori da palcoscenico che presentano la classica inclinazione del pannello altoparlanti. Sono rappresentati, inoltre, altri due diffusori più grandi a larga banda, i cosiddetti Side Fill, anch’essi generalmente quasi sempre presenti sul palcoscenico.



Figura 3








Figura 4

 

Nei disegni che seguono è invece illustrato graficamente, come, attraverso un uso diverso dal punto di vista della presenza o meno del mixer sia da palco e di alcune interfacce come lo “stage box” o “splitter”, sia possibile controllare tutte le sorgenti presenti sul palcoscenico durante lo show. Nei disegni, per evitare complicazioni inutili in questa fase, non sono rappresentate proprio tutte le apparecchiature che di solito sono utilizzate in un sistema di monitoraggio, quali effetti, compressori, noise gate, equalizzatori, limiters ecc.; certamente ne parlerò in modo diffuso, con l’aiuto di questo genere di schemi, nei futuri articoli di questa stessa serie.

Nella figura 3 invece è rappresentato, certamente, il sistema più diffuso e versatile per eseguire l’interconnessione attraverso lo “stage box” vera e propria scatola di metallo con connettori XLR dove sono attaccati i microfoni collocati sul palcoscenico, e attraverso i cosiddetti “direct boxes”, per quanto concerne le varie sorgenti presenti sul palco, come le chitarre che richiedono un adattamento d’impedenza.
(Il direct box è un’altra scatola di metallo che contiene circuiti e connessioni d’adattamento delle uscite degli strumenti elettronici agli ingressi con la connessione bilanciata dello stage box o dello splitter).

L’interconnessione spesso è effettuata semplicemente, in modo “passivo”, sdoppiando il cavo schermato multipolare direttamente dai connettori; a volte in modo “attivo” e più ricercato, interponendo il cosiddetto “splitter” (sinonimo di “stage box”), altra apparecchiatura che, attraverso un preamplificatore per ogni ingresso, manda il segnale contemporaneamente a due uscite diverse, una che andrà al mixer di palco e l’altra al mixer di sala.

Segue la figura 4, che rappresenta il palcoscenico con gli artisti ed il sistema di monitoraggio, questa volta senza la postazione del fonico di palco.

Nella figura 5, l’ultima di quest’articolo, è rappresentato il classico schema di principio di un sistema di monitoraggio adatto a rappresentazioni teatrali, musicals ecc., dove un solo fonico controlla tutta la performance. Appare evidente che le uscite monitors sono collocate direttamente sul mixer di sala e da qui direttamente gestite.

Bene! Sin qui, credo, si siano capite le funzioni più importanti di un mixer da palco e le differenze sostanziali rispetto al mixer di sala.
Ma ci sono altre differenze tra le due tipologie?
Per capirlo, nei prossimi numeri di Sound&Lite analizzeremo in dettaglio le tipiche regolazioni presenti sui mixer citati, sia per quanto riguarda modulo d’ingresso, sia per gli altri moduli presenti.


Figura 5

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